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Wandering – Sammezzano, perla araba tra le colline Toscane

Sammezzano, perla araba tra le colline Toscane

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Trenta chilometri separano Firenze da Leccio di Reggello: qui su una collina si erge il Castello di Sammezzano, unico esempio di architettura moresca in Italia. Il Castello è facilmente raggiungibile, superata l’uscita dell’autostrada Incisa-Reggello incontrerete l’outlet The Mall. Potrete lasciare l’auto al parcheggio dell’outlet oppure scegliere di proseguire per qualche centinaio di metri a piedi sino ad arrivare alla sbarra che delimita la proprietà del castello, e da lì continuare il percorso a piedi. Davanti a voi troverete il parco del castello che vanta il più ricco esempio di sequoie d’Italia, alte oltre 35 metri. Dopo circa trenta minuti di cammino, attraverso il vasto parco, lo sguardo si aprirà sul castello.
L’ imponente struttura fu pazientemente progettata e realizzata a metà dell’800 da Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona. Nato nel 1813, discendente di una facoltosa famiglia della Toscana, fu Consigliere comunale, poi Parlamentare del neonato Regno d’Italia, molto vicino alla massoneria senza mai entrarne a far parte ufficialmente. Ferdinando era uomo ostinato, ma coltissimo, molte furono le sue passioni tra cui quella per la botanica e per l’arte orientale: un’arte che, tuttavia, non ebbe mai la possibilità di ammirare dal vivo ma che studiò con grande meticolosità e passione sui libri, decidendo poi di riprodurla nelle stanze del maniero. Si preoccupò di disegnare ogni dettaglio e per la realizzazione, esclusivamente in gesso e ceramica, si affidò artigiani del luogo. L’edificio principale è una costruzione in stile moresco edificata originariamente nel 1605 per volere degli Ximenes d’Aragona, successivamente passata in eredità a Ferdinando Panciatichi Ximenes ,che lo riprogettò tra il 1853 e il 1889.Il risultato fu un’opera architettonica unica che mescola dettagli persiani, indiani, egizi e spagnoleggianti: un tripudio di colori, decorazioni, colonne, giochi di luci e prospettive architettoniche.
Il castello e il suo parco costituiscono un “unicum” di grande valore storico-artistico ed ambientale. Il parco, tra i più vasti della Toscana, fu realizzato da Ferdinando servendosi dei terreni agricoli esistenti attorno alla sua proprietà. Egli vi fece piantare una grande quantità di specie arboree esotiche, come le sequoie della California e altre resinose americane che a Sammezzano hanno trovato le condizioni ideali per crescere, come dimostrano le notevoli dimensioni raggiunte da questi alberi in soli 150 anni ( tra cui la cosiddetta “ sequoia gemella” alta più di 50 metri che fa parte degli alberi monumentali d’Italia). L’arredamento architettonico esterno, invece, fu realizzato con elementi in stile moresco tra cui un ponte, una grotta artificiale dentro la quale era collocata una statua di Venere che,durante la guerra,venne portata via dai tedeschi,fontane, e altri elementi decorativi in cotto.
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Il castello, al suo interno, suggerisce l’idea di un vero e proprio viaggio attraverso quel mondo che tanto affascinava il marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes : l’Oriente. Sull’onda della corrente culturale definita “Orientalismo”, che si diffuse in tutta Europa dall’inizio dell’ottocento e che vide in Firenze uno dei principali centri, Ferdinando decise di realizzare un castello da “mille e una notte” che compendiasse tutti gli stili orientali dall’India alla Siria, passando per lo stile moresco. Nel 1853 iniziò a modificare la struttura originaria realizzando nuove sale: la Sala d’Ingresso, il Corridoio delle Stalattiti (1862), la Sala da Ballo (1867) fino alla Torre centrale che riporta scolpita la data del 1889. All’interno sono presenti 365 sale, una per ogni giorno dell’anno. Ogni stanza del maniero riproduce uno stile diverso: la Sala Bianca, modellata sull’Ahlambra di Granada, la Galleria tra la Sala degli Specchi e il Fumoir, la Sala dei Gigli, dei Bacili spagnoli, degli Amanti, la Sala della Musica con un’ottima acustica, la Sala dei Pavoni con riferimenti alla cultura indiana, la Sala dei Fumatori con un efficiente sistema di aspirazione e anche una piccola cappella. In questi spazi concatenati,si nascondono nicchie, aperture e angoli. E ancora colonne, finestre e percorsi labirintici.
Fino agli anni ’70 è stato adibito ad hotel di lusso, tale attività continuò fino alla fine degli anni ’80 . Dopo alterne vicende, nel 1999, la proprietà è stata acquistata da una società italo-inglese con l’intenzione di realizzare un ambizioso progetto di intervento per farne una struttura turistico recettiva. In occasione del bicentenario della nascita del marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona (1813-2013) è stato costituito il “ Comitato FPXA” che cerca di promuovere e valorizzare lo studio e la conoscenza del castello e del parco di Sammezzano. Oggi nonostante il ricorso al alcuni urgenti interventi di restauro la struttura risulta essere in stato di abbandono. Il castello è normalmente chiuso e non visitabile, ma grazie alla disponibilità della proprietà, alcune volte l’anno (normalmente maggio/giugno e ottobre) il Comitato, in collaborazione con le associazioni di volontariato del luogo, organizza aperture del castello con visite guidate gratuite. Nel corso della visita sono però accessibili soltanto le sale situate al primo piano. In occasione delle aperture straordinarie è obbligatoria la prenotazione tramite appositi moduli disponibili on-line.
Oggi a rinfocolare il mito di Sammezzano ci ha pensato anche Matteo Garrone, che qui ha girato alcune scene del suo nuovo lungometraggio, Lo cunto de li cunti ( in uscita nel 2015), ispirato all’omonima raccolta di fiabe seicentesche di Giambattista Basile, con Salma Hayek e Vincent Cassel.

 

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Ambra Scirè

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