mercoledì 20 Gennaio 2021 - 02:16

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Unconventional – Trainspotting

Choose your future, choose life

trainspotting v

“Choose your future. Choose life… But why would I want to do a thing like that? I chose not to choose life. I chose somethin’ else. And the reasons? There are no reasons. Who needs reasons when you’ve got heroin?” Più o meno così inizia il film di Danny Boyle, tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore scozzese Irvine Welsh, pubblicato nel 1993 ed edito in Italia da Guanda. Confrontarsi con il libro dopo aver visto il film è una bella sfida, considerato che il film è un vero capolavoro. Non sapevo, onestamente, che cosa aspettarmi, e devo dire che la trasposizione cinematografica della storia e la sua versione cartacea sono molto vicine, per quanto credo che il film abbia un impatto molto più forte e intenso rispetto al libro, e per quanto abbia, in definitiva, una marcia in più. Oggetto del libro sono le coinvolgenti e sconvolgenti vicende dei protagonisti, vale a dire Rent Boy, Spud, Sick Boy e Frank, che si alternano come voci narranti. Le loro sono storie di degrado fisico e morale, di devastazione. Sono uno spaccato di quella che l’esperienza della tossicodipendenza, con la sua solitudine profonda: nel tunnel della droga non esiste amicizia, non esiste l’amore e a mala pena esiste il sesso. Sei solo, sei terribilmente felice e terribilmente infelice: è il senso del vuoto a prevalere sulle emozioni. Non esiste lealtà, se non allo stato di stupefacenza. E questo Irvine Welsh lo fa capire con pungente chiarezza. L’autore ci racconta un disagio generazionale, una difficoltà a collocarsi in quella che è la standardizzazione di una società che in qualche modo ha deciso per noi una vita che non rispecchia necessariamente le prospettive, le ambizioni e le aspirazioni di ragazzi che trovano un rifugio solo e soltanto nella trasgressione, che diventa anche essa monotonia e squallore, perfettamente espressa dal titolo del libro: “Trainspotting”, infatti è l’azione di osservare i treni in arrivo e in partenza per ingannare il tempo. Così, i personaggi di questo libro non sono che spettatori dello scorrere del tempo e delle vicende, incapaci di salire sul treno della vita. Alcuni di loro provano a trovare una loro dimensione nel mondo, ma il treno della vita convenzionale non può che travolgerli e gettarli in un tunnel che è a suo modo una droga: quello della monotonia, dell’ordinarietà, della soffocante routine. Una tossicodipendenza ordinaria.

S. C.

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