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Unconventional - Tabucchi, Notturno indiano ⋆ Breakoff  

domenica 5 Dicembre 2021 - 01:20

Unconventional – Tabucchi, Notturno indiano

Tabucchi, Notturno indiano

notturno indiano

Acquistato in una libreria di viaggio che conteneva, oltre a cartine mappe e guide turistiche, una selezionatissima lista di narrativa di viaggio da cui ho pescato l’agile libello, Notturno Indiano non è il solito elogio alla “Bellezza” e al “Mistero” del viaggiare, logorate espressioni con cui numerose guide turistiche cercano di catturare la curiosità del turista ingenuo, alimentato da forti dosi di romanticismo. Qui la storia risulta una guida per “amanti di percorsi incongrui”, dove con percorsi si intende sia quelli fisici, spaziali sia quelli prodotti dalla mente umana. Si tratta di un viaggio per tappe insolite – molte riguadano hotel, c’è pure una fermata dell’autobus – attraverso il continente indiano, che si dispiega parallelamente alla costruzione di una favola filosofica dal significato sfuggente e dai contorni sfumati, che percorre le strade del sogno, dell’ignoto e si interroga sulla nostra identità, come accade in molti altri libri tabucchiani.
Il protagonista e voce narrante, Roux, è appena arrivato a Bombay ed è alla ricerca di un suo vecchio amico, Xavier, “che si è perso in India”. Allo stesso tempo il suo mestiere lo ha condotto a consultare gli archivi delle biblioteche indiane. Sulle tracce dell’amico incontrerà numerose persone, dalla prostituta Vimala Sar, al medico dell’ospedale, al devoto Jainista, al direttore della Theosophical Society e altre figure che si aggirano per la vasta India. Ognuno di essi è una traccia, uno specchio delle mille anime dell’India, presente nel libro con i suoi odori, i rumori e le voci.
Altra protagonista del romanzo è la notte o “il lato oscuro delle cose”, come recita il risvolto di copertina. Gli incontri avvengono di notte, perché probabilmente il protagonista, come Tabucchi stesso, soffre di insonnia e, come recita l’epigrafe, “le persone che dormono male sembrano essere più o meno colpevoli” perché “rendono la notte presente.” Un libro insomma che ibrida letteratura di viaggio e ricerca esistenziale. In fondo ogni viaggio da sempre non pone al suo centro la ricerca di sé e della propria identità?
Con quello che è già considerato un classico della letteratura italiana più recente, Tabucchi si inserisce in quella lista di scrittori, da Marco Polo a Pasolini, i quali affascinati dall’India tentarono di capirla e trasformarono in parole le sensazioni che ricevettero da questo paese oscuro, magmatico, fonte di fascinazioni e incubi per generazioni di europei.
In un saggio raccolto in Viaggi e altri viaggi Tabucchi ricorre proprio a Pasolini, sostenendo che lui più di altri l’ha compresa in modo diretto e profondo, poiché “ha capito che l’India possiede questo strano sortilegio: farci compiere un viaggio circolare alla fine del quale forse ci troviamo davvero di fronte a noi stessi. Senza sapere chi siamo.” Una definizione che credo possa fungere da buon viatico per la comprensione di Notturno indiano.

 

Tabucchi, Notturno Indiano,

Sellerio editore Palermo
Andrea Bilaghi

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