mercoledì 20 Gennaio 2021 - 12:44

Select your Top Menu from wp menus

Unconventional – Il Signore delle anime

Il signore delle anime, o la solitudine dell’uomo straniero

nemirovsky v

Avidità, invidia, ambizione sfrenata, lussuria e mancanza di scrupoli. Sono queste le costanti che segnano perennemente e per sempre la vita di Dario Asfar, protagonista di “Il signore delle anime”, e incarnazione perfetta dei principali peccati tanto cari alla tradizione cristiana. Dario Asfar è un medico che conduce una vita miserabile e insoddisfacente nel Sud della Francia. Cittadino del mondo e di nessun luogo, è un giovane immigrato che vive in povertà. Forte solo del proprio titolo di studio, e della consapevolezza di avere una certa abilità nel manipolare le persone, sconta la pena scaturita dalla sola colpa dell’essere straniero, che lo porta a vivere in una condizione di schiavitù dettata dall’aspetto fisico “miserabile e selvatico”. Reo della propria etnicità, vede la sua esistenza come lo specchio di una “vergogna di essere irrimediabilmente com’era”, nel “desiderio disperato di trasformarsi, di cambiare aspetto, condizione e anima”. Per farlo, scenderà a patti con la propria coscienza, diventando l’istanza mefistofelica della vicenda, abilmente narrata dalla sottovalutata e quasi riscoperta Irène Nemirowsky. In un percorso tra peccato e spinta verso la catarsi spirituale, ricercata e quasi trovata nell’angelica figura di Sylvie, Asfar finisce per perdere di vista la dimensione affettiva della vita, sprofondando in un limbo di ventri freddi e lenzuola sgualcite. Guidato dalla disonestà, l’uomo riesce ad arricchirsi, manipolando la mente dei suoi pazienti e sprofondando nella loro stessa condizione, dovuta alla necessità di “nascondere le proprie debolezze, le proprie ferite”. Perché loro, così come lui medesimo, dispongono di “un unico capitale per tirare avanti, che è la forza dei loro nervi”. E’ così che Asfar rimane irrimediabilmente ferito dalle “malattie, angosce, e inspiegabili fobie” che “insidiano questi infelici condannati al successo perpetuo”, finendo in un vicolo cieco. Il punto di forza di questo romanzo è senza dubbio l’esattezza con la quale è descritta la condizione sociale nella quale vive Dario. Stabilitosi in Francia con la moglie da lunga data, subisce l’onta di sentirsi ripetere “Ma lei è quasi uno di noi ormai…”. Ferito da quella parola, quel “quasi”, che “conteneva per Dario un mondo di sentimenti inesplicabili, di esperienze amare. Lui non aveva amici, non aveva genitori nè parenti. Non c’era nulla che lo facesse sentire in diritto di essere lì”. Probabilmente questa puntualità quasi scientifica nel classificare le sensazioni e le debolezze del dottor Asfar deriva dall’esperienza biografica dell’autrice stessa, tanto importante quanto drammatica. Nata in Russia da una famiglia ebrea , Irène parla francese prima di conoscere il russo; cresciuta, conosce il Polacco, il Finlandese, l’Inglese, il Basco e lo Yiddish. Nel 1914 si trasferisce a San Pietroburgo, per spostarsi poi a Mosca, Stoccolma, e stabilirsi definitivamente in Francia, a Parigi. Laureata con lode alla Sorbona, Irène è una scrittrice di successo,è costretta dalle circostanze storiche ad abbandonare la Ville Lumière. Nonostante l’autrice abbia ripudiato le proprie radici ebraiche, essendosi convertita al cattolicesimo, viene deportata a Auschwitz e assassinata dai nazisti. Intenso, profondo e ricco di spunti di riflessione, “Il signore delle anime” è sicuramente un libro che vale la pena di leggere.

S. C.

About The Author

Related posts

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close