lunedì 27 Gennaio 2020 - 08:28

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Unconventional – Antigone di Brecht

antigone v

“Non crediate d’essere risparmiati, o infelici.
Altri mutili cadaveri
Vedrete a mucchi giacere insepolti
Sull’insepolto.”

È il 1947 quando Bertolt Brecht affronta il testo dell’Antigone, partendo dalla traduzione dello studioso e letterato tedesco Friedrich Holderlin del testo di Sofocle. La guerra si è conclusa da due anni e la scelta di rielaborare il mito dell’eroina della stirpe dei Labdacidi nasce dalla profonda necessità di raccontare la tragedia di un recente passato che aveva investito l’ Europa intera. Sullo sfondo del Nazismo nasce quindi l’Antigone di Brecht che non muta l’ opera di Sofocle, rispettandone di fatto cronologia degli eventi e linguaggio, ma vi aggiunge un prologo ambientato nella Berlino del 1945 e ne modifica l’antefatto. Il testo, strettamente legato al modello sofocleo -chiara anche la volontà di lasciare riferimenti all’arcaico- subisce uno spostamento sul piano del registro interpretativo. Se la versione greca voleva infatti che Polinice ed Eteocle morissero l’uno per mano dell’altro nel tentativo di conquista di Tebe, il lavoro di Brecht racconta invece la guerra di Tebe contro Argo, voluta dal Re Creonte e durante la quale i due fratelli combattono fianco a fianco nell’esercito. La morte di Eteocle sul campo di battaglia, conduce poi Polinice alla fuga. Macchiandosi del reato di diserzione, egli viene punito con la morte. Da qui l’opera di Sofocle e quella del drammaturgo tedesco si ricongiungono nel difficile e doloroso tema della sepoltura negata a Polinice da parte di Creonte, in quanto traditore-nemico della patria. È dinanzi a ciò che la figura di Antigone si palesa, contrastando,nel momento in cui seppellisce il fratello, l’editto del re-tiranno e dunque il potere oppressore del regime. La sua, è lotta politica e non più individuale. Antigone si pone ad esempio per l’intera cittadinanza, distaccandosi in tal senso dal gesto individuale dell’originale greca. L’ azione marcatamente politica della protagonista, la risonanza della sua voce che diviene espressione universale di rifiuto al dittatore e alla guerra da lui voluta, è la voce dell’intera Tebe e per noi lettori contemporanei, l’eroina vive, prende forma, corpo e ci parla in una continua comunicazione con l’oggi. Il mito si fa nuovamente strumento di racconto, ponte fra passato e presente, contenitore di verità e risulta per Brecht il tramite perfetto attraverso il quale narrare al popolo tedesco l’orrore del regime. Evidente il parallelismo fra la figura di Creonte ed Hitler e fra le due citta, Tebe e Argo, rappresentazioni di Berlino e Stalingrado. Non è dunque casuale la scelta di mostrarci un’ Antigone velata, travestita ma non stravolta. Prevedibilmente la ribellione della fanciulla, come tutte le ribellioni che rischiano di mettere in crisi ogni forma di totalitarismo, viene soffocata ed ella condotta alla morte: rinchiusa viva dentro una roccia. La grandezza tragica di questo testo nasce e viene rafforzata dalla compresenza di personaggi “alti”, ognuno con un suo ruolo, con una sua dimensione, ognuno le cui azioni hanno conseguenze sui “molti” : il dittatore trincerato nella sua guerra e nelle bugie legate all’andamento di essa e i Vecchi -reinterpretazione del coro greco- tanto pronti a salire sul carro del vincitore quanto a scenderne senza assumersi responsabilità alcuna. Lo scontro ai vertici della società appare quindi come il preludio alla bruciante sconfitta di Tebe, alla condanna definitiva di Creonte. Così, ai molti morti, sepolti e non, di cui Eteocle, Polinice e Antigone sono soltanto le prime vittime, si aggiungono i figli del re sconfitto: Megareo ed Emone. Sull’immagine di Creonte che con “un panno insanguinato, unico resto dell’intera casa di Labdaco, scompare nella città che precipita” si chiude la catena di delitti caratteristica di ogni tragedia. La centralità assunta da sempre dall’eroina greca, nella cultura occidentale è un dato oramai ben consolidato. Divenuta oggetto di plurime rielaborazioni, riscritture, riflessioni e suscitando il fascino di importanti drammaturghi e registi, Antigone è la Tragedia per eccellenza. La grande Judith Malina, fondatrice del Living Theatre e storica interprete di Antigone era solita dire:“ SIAMO TUTTI ANTIGONE “. Non vi è forse frase più completa in grado di cogliere il senso profondo di una verità che attraversa i secoli. Tutti ugualmente segnati dai Creonte. Tutti ugualmente segnati dai grandi bottini di guerra. Tutti ugualmente segnati dalle ipocrisie.

Caterina Lupi

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