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The Astonishing - Dream Theater - Recensione ⋆ Breakoff  

mercoledì 5 Ottobre 2022 - 15:13

The Astonishing – Dream Theater – Recensione

dream theater - the astonishing

 

 

PREMESSA DOVEROSA

Approcciarsi ad opere complesse come l’”Ulisse” di Joyce o “La ricerca del tempo perduto” di Proust richiede debita attenzione e una particolare preparazione oltre a una concentrazione assidua. Con le dovute distanze da tali capolavori, avvicinarsi a un nuovo lavoro del teatro del sogno è quanto di più complicato possiamo incontrare, un’esperienza fatta di ascolti ripetuti, iniziali delusioni e successive rivalutazioni, il tutto condito dalle solite chiacchiere dei sostenitori ottusi o degli altrettanto inamovibili detrattori.

Ammetto che un viaggio in treno non è esattamente l’ideale per entrare fino in fondo a un lavoro come questo, non un concept album ma una vera e propria rock opera divisa in 34 tracce distribuite in due cd. Ecco due righe sulla storia in questione.

L’AMBIENTAZIONE

La storia si svolge nel futuro, 300 anni (così non c’è pericolo che ci arriviamo), in un mondo dove la musica è assolutamente proibita (anche qui, ma per dindirindina un mondo senza tasse è proprio difficile da immaginare) e gli unici suoni vengono fornite da odiose e rumorose macchine, le Noise Machines (NoMacs, quelle palle volanti in copertina). In un villaggio, Ravenskill, vive il giovane Gabriele,  l’eletto di turno con il dono della musica.

 Riuscirà il nostro a portare questo dono nel mondo e a sconfiggere i NoMacs? C’è lo racconteranno i Rush…Ops, scusate, i Dream Theater.

RECENSIONE

Sarò estremamente sincero: questa è in assoluto la recensione più ardua della mia vita; sarà la seconda che scrivo (e la quarta pensata) relativa a questo lavoro ma veramente non ho mai incontrato tante difficoltà.

Con un briciolo di bonaria presunzione sono sempre stato convinto di riuscire a inquadrare un album al primo ascolto e in questo caso ero stato categoricamente negativo, paragonandolo al tragico volo di Icaro.

Forzandomi non poco ho deciso di concedergli due ascolti supplementari per vedere la situazione sostanzialmente ribaltata. Intendiamoci, i punti deboli sono rimasti gli stessi, ma le quotazioni positive sono notevolmente salite ascolto dopo ascolto, e quindi credo di avere sufficienti mezzi per inquadrare il tredicesimo capitolo della storia del teatro del sogno.

Non c’è dubbio che tra gli aggettivi per descriverlo figuri nelle prime file “prolisso”, complici le tante tracce e diverse ballads, oltre a diversi pezzi non esattamente immediati, eppure tante armonie i Dream Theater non le azzeccavano da diversi anni, e penso a “The Gift of Music”, “Brother Can You Hear Me” (che contiene il tema portante dell’opera) o il singolo “Moment of Betrayal” (tra le cose migliori che i nostri hanno realizzato negli ultimi tempi) o la melodica e solenne title-track finale.

Stesso discorso potrebbe valere per i tanti intermezzi e per i musicisti che, per una volta, abbandonano il virtuosismo fine a se stesso per servire la causa di una storia da raccontare. In particolare non si può non elogiare la prestazione di James Labrie che adatta il proprio timbro ai vari personaggi, riuscendo egregiamente nel compito.

Di contro posso dire che diverse soluzioni adottate mi hanno fatto non poco innervosire: se componi una buona melodia per quale motivo la devi sprecare in un pezzo di due minuti? La sensazione che mi ha attraversato più volte la testa infatti è che se i nostri avessero concentrato tutti i momenti migliori di quest’opera in una manciata di canzoni probabilmente ora staremmo parlando del disco perfetto.

Resta il problema di un lavoro non immediato e faticoso da assorbire, dove la musica senza canzoni prevale sostanzialmente sui brani individuali, cosa questa che renderà difficile anche in futuro non immaginarlo come un’opera unitaria (problema di molti concept).

A conti fatti il mio giudizio non è che un bilanciamento tra luci e ombre, tra la prolissità e la buona musica, perché qui di passaggi a vuoto non ce ne sono (e non posso dire la stessa cosa per tutta la produzione precedente).

Per questo vi dico che un lavoro del genere non potrà conquistare chi ha già un parere negativo sul gruppo e chi non è disposto a spendere tempo ed energie per assorbirlo. Per gli altri sarà solo un altro ottimo album dei Dream Theater, niente di più e niente di meno.

Enrico Spinelli

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