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Styx: Shards of Darkness – Recensione ⋆ Breakoff  

domenica 5 Dicembre 2021 - 01:29

Styx: Shards of Darkness – Recensione

THIEF FORMATO GOBLIN

 

 

Correva l’anno 1998: i vecchissimi Looking Glass Studios creano un gioco che da quel momento in poi sarebbe diventato il capostipite di un intero genere.

 

Stiamo parlando dello stealth più puro e crudo e il gioco in questione si chiamava Thief.

 

Sono passati quasi venti anni da quel momento e il papà degli stealth viene ancora preso a modello da titoli che cercano di mettere al primo posto l’agire silenziosamente al menare le mani.

 

Styx: Master of Shadows è un degno appartenente alla categoria sopra citata, con l’unica differenza che al posto dell’incappucciato umano Garret, troviamo un incappucciato goblin chiamato appunto, Styx.

 

Master of Shadows, uscito nel 2014, aveva messo in evidenza molte buone cose che ogni amante di stealth vuole: attenzione a superfici e rumori, massima silenziosità, una penalità pesantissima ogni volta che si viene scoperti, mappe articolate e interattive.

 

Shards of Darkness è il seguito del precedente titolo e vede ancora una volta il sarcastico protagonista farsi largo in una guerra fra goblin ed umani, arraffando tutto ciò su cui riesce a mettere le sue abili mani.

 

Come detto, Shards of Darkness è il seguito di Master of Shadows e, come è logico aspettarsi, ne migliora moltissimi punti di vista.

 

Le mappe sono ancora più ampie e consentono di affrontare il gioco con approcci estremamente diversi: vogliamo avvelenare le scorte d’acqua delle guardie? O magari possiamo passare attraverso porte e finestre aperte lontano da occhi indiscreti? Possiamo altresì abbattere dalla distanza i nemici con i nostri dardi.

 

A ciò si aggiunge il nuovo sistema di crafting: tutti i giocattoli che useremo avranno bisogno di materiali per essere creati e quindi l’esplorazione diventerà cruciale.

Invero, Shards of Darkness premia proprio quei giocatori che avranno la voglia (e la capacità) di scoprire tutti i segreti delle mappe senza lasciarsi dietro una scia di corpi sanguinolenti.

 

Nelle sue scorribande Styx sarà dotato delle visione ambrata: skill molto simile all’occhio meccanico di Garret che consente al piccolo goblin di individuare oggetti e personaggi con cui interagire.

 

Buone le musiche, un po’ meno le animazioni che si mantengono legnose e veramente bruttine da vedere quando si decide di menare le mani contro i nemici.

 

La cosa che però fa più storcere il naso è la storia.

 

Si parte forte, con un incipit interessante: le vicende iniziano con una guardia umana che decide inaspettatamente di allearsi al nostro piccolo amico verde, le cui battute e black humor sono davvero piacevoli (specialmente i siparietti che partono al momento del game over). Il tutto però sfuma poco a poco perdendo di consistenza e finendo ancora peggio con una conclusione veramente mal scritta.

 

Aggiungiamoci qualche bug di compenetrazione poligonale, alcuni nemici che decidono di starsene immobili a farsi prendere a legnate senza motivi apparenti, ma a parte queste sbavature, Shards of Darkness si dimostra veramente un gioco interessante.

 

Per i patiti di stealth puro come il sottoscritto è un must che deve essere giocato.

 

Le ambientazioni fantasy, le mappe ben caratterizzate e il gameplay vario e soddisfacente sono plus non da poco per una categoria che a parte il suddetto Thief e Splinter Cell, non annovera poi molti titoli simili.

 

Consigliato.

 

Denny Calamai

About The Author

Autore della rubrica God Mode On per Breakoff.it // studente di ingegneria e lavoratore // musicista e dj // gattofilo integralista // cuoco mancato // pro gamer

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