sabato 19 Ottobre 2019 - 05:22

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Spiderman Far From Home – Recensione

Pochi mesi dopo gli eventi di Avengers Endgame Peter Parker torna alla normale routine scolastica dove il suo primo, e forse unico, pensiero è quello di riuscire a dichiararsi alla sua amata MJ (che sta per Michelle Jones, una rivisitazione in chiave nerd post-emo della più solare Mary Jane) durante la gita scolastica in tour per l’Europa.

Orfano del suo mentore e padre putativo Tony Stark, rigetta le pressioni di Nick Fury, che persuaso dallo stesso Stark, cerca di imprimergli per farlo diventare un supereroe che vada oltre l’essere il semplice amichevole Spider-Man di quartiere. La prima tappa a Venezia lo vedrà subito protagonista contro uno dei quattro Elementali, ovvero giganteschi esseri facenti parti dei quattro elementi fondamentali della cosmogonia. In difficoltà, verrà aiutato da una figura misteriosa venuta da un altro pianeta con cui creerà subito una grande affinità e che apre teoricamente la strada al multiverso nella saga di Spider-Man.

Spider-Man da sempre è uno dei personaggi dei fumetti che mostra, più di altri, l’ambiguità umana nel riuscire a dividersi tra l’essere eroe e l’essere una persona normale che deve affrontare la vita di tutti i giorni dei comuni mortali. Ma se negli Spider-Man di Raimi (e successivi reboot) questa ambiguità era mostrata tramite la paura verso i nemici da affrontare e nella paura di perdere gli affetti più cari, ma sempre rimanendo fedele ad un’etica eroica e responsabile (“da grandi poteri nascono grandi responsabilità”), in questo nuovo Spider-Man la paura è più centrata simbolicamente nei confronti del perdere il fanciullino interiore, nell’egoistica volontà di mantenere i propri piccoli sogni adolescenziali, nella paura di affrontare, non dei villain, ma l’età adulta con i suoi obblighi morali, la cui volontà sarebbe una scelta dettata dal raziocinio, da una maturità che non può facilmente scaturire da un sedicenne nonostante i superpoteri. Watts ci mostra un Peter Parker ingenuo ma anche con tutta la sua verità che lo rende in grado di sentire in modo autentico ciò che lo circonda. Un aspetto perciò molto reale che quasi si contrappone all’estetica fantasy-barocca delle tonnellate di effetti speciali e visivi che si protrarranno lungo tutto il film.

Dal punto di vista narrativo è diviso fondamentalmente a metà, una prima parte più incentrata sulla figura di Peter Parker ed una seconda sul suo alter ego, un inizio dai toni da teen-movie ed un finale più esplosivo e divertente che richiama la tipica esposizione action dell’universo dei fumetti, senza però ricorrere alla classica epica combattiva ed eroica dei precedenti film sugli Avengers. Nessun Omero né Virgilio contemporaneo quindi, ma una poetica calviniana dove la leggerezza non deve essere concepita come superficialità ma come volontà di identificarsi nello spirito giovane che ancora pervade l’adolescente eroe.

Dal punto di vista tecnico è ineccepibile. Le coreografie, il montaggio sonoro, gli effetti visivi sono di livello molto alto ed arrivano all’apice in una scena simil onirica di metà film che si potrebbe considerare tra le più belle del mondo Marvel. Tom Holland e la bellissima Zendaya sono assolutamente credibili nei loro acerbi imbarazzi, mentre Jake Gyllenhaal, nei panni dell’enigmatico Mysterio, si rivela sempre più un attore eterogeneo nelle sue molteplici sfaccettature.

In conclusione, Spider-Man: Far from home si rivela un ottimo film estivo e che chiude degnamente la terza fase del Marvel Cinematic Universe cominciata con Captain America: Civil War nel 2016. A tratti la volontà di produrre un film con velleità umoristiche ha portato al suo interno personaggi alquanto insopportabili, se non per la infima qualità delle battute quanto per la loro opinabile caratterizzazione. Due su tutti, i professori che accompagneranno la classe durante il tour europeo tra Venezia, Praga, Berlino e Londra.  La fase quattro viene introdotta tramite le due scene post titoli di coda che oltre ad essere sconvolgenti nell’ambito delle trame future, presentano anche personaggi assolutamente inaspettati.

Alessandro Alberghina

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Alessandro Alberghina

Permaloso come Martin McFly // paranoico come Boris Yellnikoff // simpatico come Jack Torrance // appassionato di arte contemporanea, di architettura e dei giorni dispari del calendario.

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