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Single Player: il colpo basso di EA ⋆ Breakoff  

mercoledì 5 Ottobre 2022 - 14:20

Single Player: il colpo basso di EA

IL SINGLE PLAYER STA MORENDO?

 

Oggi abbandono le mie recensioni/anteprime per concentrarmi su una notizia che ha fatto molto discutere: Electronic Arts ha chiuso Visceral Games.

 

Direte, è già da un mese che lo sappiamo. Ma è solo della settimana scorsa il motivo per cui la software house canadese ha deciso di chiudere la sua succursale, nonché studio creatore di Dead Space: in soldoni i giochi single player non tirano più.

 

Ergo un Dead Space 3 che ha riscosso poco successo e un lavoro fin troppo travagliato sul nuovo gioco di Star Wars, non fanno notizia nè tantomeno vendono.

 

Electronic Arts non sarebbe tale se non sapesse quello che fa, tuttavia questa affermazione è stata un colpo discretamente violento per chi come me, ritiene i giochi a campagna single player ancora un passo avanti al multiplayer di massa.

 

A vedere infatti i titoli che negli ultimi anni si sono aggiudicati il premio di miglior gioco dell’anno troviamo sempre i single player: Horizon Zero Dawn, Fallout 4, Uncharted 4, The Witcher III e solo quest’anno troviamo il fenomeno Player Unknown Battlegrounds fra i candidati. L’unico mmo candidato.

 

Nulla togliendo ai numeri milionari che giochi come Overwatch, il suddetto PUBG, Heartsone, League of Legends e compagnia fanno ancora registrare, le dichiarazioni di EA sono davvero fuori luogo.

 

Stroncare il single player a favore di titoli praticamente usa e getta come alla fine sono gli mmo, è un po’ eccessivo. Per titoli usa e getta non intendo assolutamente titoli da buttare, semplicemente parlo di titoli che lasceranno una minore impronta nella mente del videogiocatore.

 

Mi spiego con un semplicissimo esempio.

 

1992: Indiana Jones & the Fate of Atlantis è l’ultimo capolavoro di Lucas Arts.

2004: Unreal Tournament è campione indiscusso del multiplayer online competitivo.

Titoli cui ho giocato in maniera completa ed approfondita.

 

Ora, a distanza di più di dieci anni, i ricordi più vividi sono quelli legati agli enigmi e alle storie di Lucas Arts che rivivo oggi come allora. Dei milioni di proiettili, delle imprecazioni e dei ruba bandiera di Unreal mi ricordo bene, certo, ma penso: ci giocherei ancora?

 

Forse si, per smaltire lo stress di una giornata storta, ma solo quello. La voglia di un gioco completo, che mi appassioni fino in fondo non è caratteristica di questi titoli, ma dei primi citati.

 

Questo per dire: il marketing oggi fa purtroppo il bello e il cattivo tempo anche nel panorama dei videogiochi, ma cedere un’esperienza single player ad una totalmente online, che gioco forza ha caratteristiche completamente diverse, rischia di essere un errore di proporzioni catastrofiche.

 

Senza il single player non esisterebbero i vari Tomb Raider, Assassin’s Creed, Uncharted, The Last of Us, GTA, Skyrim, Dark Souls, Starcraft e moltissimi altri che potrei citare.

 

La giusta via è come sempre nel mezzo: Destiny 2, le living story di World of Warcraft, le missioni online di Assassin’s Creed Origins, il multiplayer competitivo di Need For Speed tanto per citarne alcuni, sono il connubio fra online e single player che funziona meglio.

 

A questo punto viene spontaneo chiedersi: alla luce di queste dichiarazioni, che razza di prodotto sarà Anthem? Un gioco ibrido online ma saldamente imperniato sulla campagna a bivi narrativi come promesso da Bioware e su cui si sta lavorando da più di cinque anni, o la padrona EA metterà il suo veto e stroncherà un’altra sua proprietà come ha fatto con Visceral?

 

Denny Calamai

 

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Autore della rubrica God Mode On per Breakoff.it // studente di ingegneria e lavoratore // musicista e dj // gattofilo integralista // cuoco mancato // pro gamer

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