venerdì 14 Agosto 2020 - 18:35

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Return To Forever – Scorpions – Recensione

scorpions

 

C’è una domanda fondamentale, per certi versi uno dei più grandi misteri del mondo e della storia, cui nessuno, esperto o meno del settore, ha saputo dare una risposta; e dire che di materiale su cui basarsi ce n’è quanto se ne vuole, eppure niente da fare! La domanda è la seguente: cosa c’era nell’aria in quel magnifico trentennio in cui sono nate la maggior  parte delle realtà più belle della musica? E cosa è cambiato dopo? I trent’anni in questione sono ovviamente i 60-70-80, un concentrato di adrenalina, potenza e intensità in un mondo le cui possibilità in termini tecnologici erano ancora tutte da scoprire. Eppure loro erano già avanti a tutti, e quel che più stupisce è che lo sono ancora.

Tra loro non possono assolutamente mancare gli Scorpions, chiamati a festeggiare una ricorrenza di nulla, giusto 50 anni. E se da un lato c’è chi li critica per aver annunciato il ritiro dalle scene salvo poi ritrattare (e sti ca**i!) c’è chi, come il sottoscritto, al solo ricordo di quella vecchia musicassetta con sopra il World Wide Live è pronto a saltare in piedi e ad esultare come un bambino di fronte a un regalo di Natale. Ed eccomi quindi ad ascoltare Return To Forever, composto per gran parte di materiale degli anni 80 inutilizzato al tempo….e a farmi ancora la stessa domanda! Eh sì, signori miei, perché se c’è una parola che salta subito in mente a un primo ascolto quella è divertimento: semplice hard rock senza pretese, fatto di sangue e passione. Inni live sentiti e risentite, nelle parole di un  richiamo allo scatenamento puro e in riff che non scriveranno la storia ma sanno colpire al punto giusto, testa o cuore poco importa.

“Going Out With A Bang”, “Rock My Car”, “All For One” sono brani diretti con refrain immediati e subito memorizzabili,  così come le intense, per vie diverse, “We Built This House” e “House Of Cards”.

E se in 12 canzoni c’è il rischio di stancare o di risultare ripetitivi, il gruppo riesce a ovviare variando opportunamente tono e tiro, regalandoci un lavoro eterogeneo in pieno stile Scorpions, senza rinnegare niente del proprio passato.

Inutile spendere troppe parole sulle singole prestazioni, impressionanti come sempre, soprattutto il buon  vecchio Klaus Meine che come un ragazzino è sempre pronto ad adescare con la sua voce nuovi bad boys.

 Così, mentre scorrono le ultime e dolcissime note della commovente “Gypsy Life” la domanda posta all’inizio torna a martellarmi la testa. E la risposta? Nemmeno io ce l’ho, lo ammetto, ma di una cosa sono assolutamente certo: qualunque cosa ci fosse nell’aria, certa gente l’ha respirata bene e fino in fondo. Il problema ora è ritrovarla.

Enrico Spinelli

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