lunedì 21 Settembre 2020 - 05:26

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Requiem for a Dream – Recensione

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Che cos’è un sogno? Che cosa succede quando un sogno muore? La risposta di Darren Aronofsky, il regista del film, è semplice: quando un sogno muore, si compone una canzone, un requiem. Un requiem incalzante, che perseguita i personaggi del film e che lega le vicende di questi ultimi come un eco che tormenta persino gli spettatori (si rimanda alla canzone completa, tratta dalla colonna sonora).

 I protagonisti del film sono Harry (Jared Leto), sua madre Sara (Ellen Burstyn), e la ragazza di Harry, Marion (Jennifer Connelly). Questi tre personaggi sono diversi tra loro sotto molti punti di vista, ma sono egualmente disperati, e inseguono lo stesso sogno:  cercano la felicità, o forse solo l’atarassia, la mancanza di turbamento. Così, spinti dalle proprie frustrazioni, si trovano in un vortice di dipendenza da ciò che li rende in qualche modo meno infelici e più sereni, sia esso  il denaro, il sesso, o la droga.

In particolare il concetto di droga viene rivisitato: si parla di eroina, ma anche di pillole dimagranti legali, di sesso e di televisione. La droga, nelle sue varie forme, è il mezzo che permette l’ingresso al mondo onirico e  l’evasione dalla realtà, in una discesa verso gli abissi orfici, verso un viaggio senza ritorno. Un viaggio che a tratti si trasforma in un incubo, e non è propriamente solitario: i personaggi percorrono insieme la via del declino, ma si limitano ad essere l’uno per l’altro presenze spettrali, fantasmagoriche, impalpabili. Inevitabile un epilogo nichilista.

Se ci soffermiamo sugli aspetti meno concettuali e più concreti di Requiem for a Dream, apprezziamo l’alta qualità della pellicola: le scene si susseguono con “morbidezza”, le velocissime sequenze di fotogrammi sono veramente d’effetto,  la fotografia è curata nei minimi dettagli. A scene più lente si alternano dei flash, delle immagini, che colpiscono lo spettatore stordendolo. Sicuramente di forte impatto visivo sono anche le scene più crude, violente, ma mai gratuite o ridondanti. I dialoghi sono essenziali, ma ben interpretati e elaborati: i personaggi  parlano poco, e mai a sproposito.

Questo film è un pugno nello stomaco, ma assestato talmente bene che è un piacere riceverlo.

S. C.

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