venerdì 14 Agosto 2020 - 18:32

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Old But Gold – Lolita

lolita (v)

Lolita, o l’innocenza perduta

“Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un breve viaggio di tre passi sul palato per andare a bussare, al terzo, contro i denti. Lo-li-ta. Era Lo, null’altro che Lo, al mattino, diritta nella sua statura di un metro e cinquantotto, con un calzino soltanto. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea punteggiata dei documenti. Ma nelle mie braccia fu sempre Lolita”.

Così inizia il romanzo di Nabokov, scritto in inglese e pubblicato inizialmente a Parigi nel 1955, tradotto in russo dall’autore stesso solo dieci anni più tardi. Tutti conoscono la storia a grandi linee. Chi la conosce per caso, chi perché ha visto la trasposizione cinematografica di Stanley Kubrick, chi perchè ha letto il libro, del quale veniamo a parlare. Lo stile dello scrittore russo è conciso, asciutto, diaristico. Questo fa sì che il capolavoro dell’autore sovietico risulti gradevolmente scorrevole, e che la pesantezza del contenuto dell’opera passi quasi in secondo piano rispetto a quello che è l’intreccio narrativo, all’interno del quale la crudità della tematica quasi si nasconde, si sperde. Una storia di pedofilia, si potrebbe banalizzare. Ma c’è di più: una perdizione portata all’estremo, una violenza inaudita che colpisce il lettore parola dopo parola, come una lama affilata. La violenza, nucleo essenziale di “Lolita”, si sviluppa in un repentino crescendo, e diviene lampante solo nell’epilogo: solo alla fine, infatti, il protagonista diviene consapevole della propria ‘follia’, vivendo nella colpa di aver commesso azioni terribili, di aver ucciso. Il reato di omicidio però passa quasi in secondo piano, se paragonato alla più grande delitto compiuto dal protagonista: l’aver privato una bambina della sua innocenza. La consapevolezza, fredda e dolorosa, della propria mostruosità, arriva solo nel momento nel quale cade in velo della finzione, tessuto con straordinaria abilità dal patrigno di Lolita. Dopo aver ingannato se stesso e il lettore stravolgendo la realtà, Humbert finisce per scontrarsi con la verità che si rivela, come un’epifania, e si manifesta in tutto il suo orrore. Da leggere di un fiato, “Lolita” lascerà una traccia in chiunque decida di scoprire questo capolavoro assoluto.

S. C.

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