venerdì 14 Agosto 2020 - 18:23

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Old But Gold – L’Idiota di Dostoevskij

“Il mondo ha bisogno di Idioti”

“Il vangelo di una catastrofica passione e
l’Apocalisse di una serena tragedia.”
V. Strada , 1986

l'idiota

E’ l’ anno 1869. In Russia vengono pubblicati, a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro, due romanzi che diventeranno capisaldi della letteratura mondiale: “Guerra e Pace” di Tolstoj e “Idiota” di Dostoevskij. Ma mentre il primo viene accolto con clamore dal pubblico, il secondo rimane nel silenzio pressochè assoluto. Il motivo di tale scarsa considerazione non desta meraviglia nella critica contemporanea che la giustifica con l’enorme complessità del romanzo e di conseguenza la sua scarsa comprensione.

E in effetti è romanzo di una grande incomprensione nonché di estraneità, questo sofferto Idiota, scritto a più riprese fuori dalla patria natia (terminato a Firenze).
Nel tentativo di rappresentare un uomo “totalmente bello” ( di una bellezza interiore ovviamente), “ generoso fino alla sconvenienza” un portatore di luce, Dostoevskij erige a protagonista una sorta di “straniero” e lo contrappone agli altri, anch’essi stranieri, ognuno a suo modo.
Questo splendido, una sorta di Cristo terreno, mite e spontaneo, con l’ingenuità di un fanciullo riesce a sollevare i veli dell’ipocrisia con cui si coprono i suoi interlocutori per nascondere le loro reali problematiche interiori.
Il principe Myskin ritorna nel paese natio dopo molti anni di cura all’estero; oltre all’epilessia infatti soffre di una forma di idiozia non ben specificata ma che rassomiglia ad una sorta di “demenza sociale”. In realtà egli è un idiota nel significato più originale del termine, vale a dire “ distinto dagli altri”, “estraneo” ( dal greco idios). Si trova infatti ad essere uno straniero nella società russa contemporanea, che a volte lo deride, a volte lo compatisce, lo accetta solo perché malato, ma non lo comprende mai. Ed egli umile, ignaro del proprio valore, come un raggio di sole che rischiara le ombre, stravolge le vite degli altri con la sola forza della compassione e della disponibilità d’animo verso la sofferenza altrui.
Due mondi inconciliabili, quello del principe e quello deglo “altri” che si aggirano distratti, come ombre, sottoposti alla legge della passione che deteriora l’anima. Come per esempio la passione vendicativa di Nastasja Filippovna, l’unica che comprende il principe, l’unica che ha in sé il suo stesso splendore, ma che sacrificherà questa luce a vantaggio della passione malata che la porterà alla rovina. Myskin pur amandola non riuscirà a salvarla forse perché il suo amore, che è puro spirito, non riesce a farsi strada nell’aria rarefatta e avvelenata di quella società aristocratica con cui si trova a dialogare. Inoltre la sua coscienza pura e innocente come quella dei bambini non ha come scopo programmatico, né fine utopistico, di salvare l’umanità.
Semplice ma non un sempliciotto, ingenuo ma non stupido, riuscirà questo “Don Chichotte” russo a sconfiggere le ombre che hanno reso ciechi gli uomini, i quali si sono dimenticati di cosa sia la reale felicità?
Lo vogliamo sperare, poiché come scrive lo stesso Dostoevskij, “La sfrontatezza dell’ingenuità è capace di arrivare al meraviglioso.”

Anna Grementieri
L’Idiota, Dostoevskij

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