venerdì 14 Agosto 2020 - 18:21

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Old but Gold – Il Giovane Holden

COP_Salinger_Holden.inddIl giovane Holden – Il libro bianco

La prima cosa che salta all’occhio del lettore quando entra in libreria è la copertina dei volumi. Certo, questo non è vero per tutti. Ma viviamo, in linea di massima, in una società che predilige l’estetica al contenuto, l’immagine all’essenza. Il vero valore di un libro, però, è racchiuso al suo interno, nascosto. E’ un segreto che si svela piano piano, e solo alla fine il lettore scopre quello che è lo spirito, quella che è l’essenza dell’opera. Per questo quando Salinger dovette scegliere la copertina per “Il Giovane Holden”, optò per una copertina nuda, sobria, spoglia, bianca, che Einaudi ripropone ancora oggi.

La trama è scorrevole: Holden è un ragazzo di sedici anni, alto, magro, coi capelli grigi. E’ stato espulso da scuola perché non ha sostenuto abbastanza esami, e deve tornare a casa, a New York, la settimana seguente. Ma decide di fuggire e concedersi qualche giorno di libertà. Decide di salutare l’unico professore verso il quale prova stima, che non esita a rimproverarlo per la sua condotta. Poi, parte all’avventura, vagando da solo per New York e incontrando vari ostacoli, soprattutto nel confronto con le altre persone.

Holden è un ragazzo sensibile e intelligente. Holden si chiede sempre il perché delle cose, si fa un sacco di domande, e cerca un suo posto nel mondo. Ma non è nè un bambino, nè un adulto. E’ un incompreso, incapace di adeguarsi alla società alto-borghese alla quale appartiene, in difficoltà nell’instaurare rapporti umani. E’ incapace di accettare la Falsità e il falso buonismo (“Phony” ricorre almeno trenta volte all’interno del romanzo). Il vuoto che lo circonda non è che la proiezione del suo mondo interiore. Holden è colmo di sensazioni, emozioni, con le quali entra in contatto. Queste sensazioni sono forti, stravolgenti, ridondanti; ma lo fanno sentire solo, vuoto, incompreso appunto. Così, finisce per chiudersi in sè stesso, rifiutando il mondo dei coetanei e la falsità degli adulti, e rimanendo incastrato tra giovinezza e maturità. Ad affiancarlo nel suo percorso di crescita // non crescita sono i molti personaggi che affollano le pagine del libro. Molti di questi non agiscono direttamente all’interno dell’intreccio narrativo, ma fanno capolino nel mondo dei ricordi di Holden. Alcuni sono simbolo di positività (come l’amica di vecchia data Jane, o il fratello maggiore D.B), altri sono negativi e inquetanti (come il professore Antolini), altri ancora sono presenti nella loro mancanza (come il fratellino Allie, morto di leucemia). In questo affresco di personalità multiformi, Holden si sente perso, si distacca dalla realtà. Vittima innocente di se stesso, trova rifugio solo nell’amore per la sorellina Phoebe, e nella saggezza infantile di questa.

Per quanto riguarda l’aspetto linguistico, “Il Giovane Holden” perde moltissimo nella traduzione, a partire dal titolo stesso (“The Catcher in the Rye”). I giochi di parole, lo “slang” di Holden, la ricercatezza lessicale di Salinger non sono resi fedelmente nella traduzione italiana. Per questo è consigliatissima la lettura in lingua originale.

Per similitudine di tematica e ambientazione si rimanda alla recensione del romanzo di Sylvia Plath “La Campana di vetro”.

S. C.

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