venerdì 14 Agosto 2020 - 19:41

Select your Top Menu from wp menus

K2 – Kula Shaker – Recensione

kula shaker k2

 

KULA SHAKER K2

Viaggio allucinante

 

ANTEFATTO

“Ti informo che a febbraio esce il nuovo album dei Kula Shaker”. Da questo messaggio, scritto da un amico e fine conoscitore di musica,è partita la mia esperienza con il gruppo in questione, fino a poco tempo fa sconosciuto alle mie orecchie. Sotto consiglio della medesima persona vado a informarmi e a recuperare il loro primo album, “K”, e scopro che non solo questi signori sono considerati i maggiori interpreti del rock psichedelico moderno ma soprattutto che sono veramente bravi. Senza indugi mi butto sulla loro ultima fatica, allettato dalla bella copertina di indiana memoria.

SVOLGIMENTO

Una cosa che ho sempre apprezzato in molte band è la capacità di sperimentare, nei limiti del proprio sound, aprendo nuovi orizzonti alla propria proposta.

Esiste però una realtà da me poco considerata, quella dell’esplorazione dei vari orizzonti, impresa non meno ardua perché vincolata al mantenimento di una certa identità di base.

I Kula Shaker riescono perfettamente in questa impresa, elaborando in 11 tracce un’esperienza di viaggio che va a toccare le varie sponde del mare immenso della musica, lasciando sempre ampio spazio alla sorpresa.

Ce lo dimostra subito il singolo “Infinite Sun”, dalla incipit tipicamente new age e uno sviluppo tipicamente rock con tanto di ritornello che si stampa morbosamente nella testa e nelle corde vocali (in un niente rischiate di trovarvi a ripeterlo all’infinito). E c’è tanta sorpresa nelle successive “Holy Flame”, “Death of Democracy” e in “Love B With U” dove folk, country e melodia si intrecciano in un vortice di suoni particolarmente azzeccato e coinvolgente (ritroveremo tali suggestioni nella quasi vintage “Oh Mary”, dalle atmosfere sospese tra gospel e Peter Seeger).

Uno degli apici del disco è senz’altro rappresentato da “Here Come My Demons”, il pezzo più visionario dell’intero lavoro: onirico per sfociare nel più classico acido rock tramandato dalla storia quanto mal perseguito da tante balconate band moderne, una suite che pare occupare ore intere e invece sono poco più di 6 minuti.

E se le atmosfere etniche di “Hari Bol” rappresentano un semplice intermezzo ci pensa “Get Right Get Ready” a rimetterci in carreggiata con un classic rock che sembra provenire dai Led zeppelin più sperimentali, per poi trovare il giusto commiato nella conclusiva “Mountain Lifter”.

Caleidoscopico, eclettico ed elegante, ricco di ispirazione e di sperimentazione, senza un attimo dii sbadiglio o di stanca, classico nelle sue variazioni continue quanto armoniche, quest’album ci regala un oceano di suggestioni che attingono dalle mille facce della musica di qualità, a ricordarci che in fondo, indipendentemente dal genere proposto, non esistono confini per una bella canzone.

Ovviamente dedicato a chi non ha voglia di annoiarsi e a chi desidera ampliare le proprie vedute con i piedi ben piantati sulla tradizione.

Enrico Spinelli

About The Author

Related posts

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close