venerdì 14 Agosto 2020 - 19:30

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E se José Saramago fosse…

Un minuto di Storia: José Saramago a…Parigi, 1940.jose_saramago_by_7arantula-d5llj0y

José Saramago si svegliò in una Parigi segnata a lutto, che i tedeschi erano entrati proprio nella notte. Ah, l’aria è ben calda, pensò, è il 14 giugno del 1940, l’alba di un nuovo mondo, se ce lo siamo meritati sarà il buon Dio a dirlo, ammesso che sia davvero buono e non si limiti soltanto a essere grande. Fumava, fumava e imprecava, i nazisti a Parigi, che storia è mai questa, e via con un’altra boccata. Sua moglie gli aveva sempre raccomandato di non imprecare troppo, specialmente durante la guerra, ché la morte – in questi casi – è più avida, più lasciva, perché farsi trovare con una colpa a macchiare l’anima?

  • All’inferno ti ritroverai, all’inferno!, gli urlava contro, ogni sera.

Niente da fare, gentili amici che state seguendo le tracce di José lungo la Parigi occupata dalle truppe di Hitler, il nostro imprecava. Con costanza, un po’ di fantasia, persino con ferocia. Aveva deciso: la guerra era colpa di Dio. Non soltanto la guerra, ad onore del vero: la cattiveria degli uomini, la loro sete di potere, il mondo tutto.  Perché non fa niente, si chiedeva, domanda che troverete banale e, forse, fanciullesca, ma ammettiamo pure che le domande non sono mai imbarazzanti, al contrario delle risposte, qui sì che potremmo sorridere laddove dovremmo, invero, piangere.

Sua moglie, allora, gli affibbiò un prete, glielo mise alla calcagna, che il marito aveva una salute cagionevole, poteva morire da un momento all’altro, abbiamo già detto della paura della signora che il marito si ritrovi dannato sotto tre metri di terra, non vale la pena insistere.

  • Parla con lui, José, ti aprirà il cuore.

José  ci parlò nei giorni del governo di Vichy, ecco un fedele servitore di Dio, chissà cosa vorrà, se vuole bestemmiare con me può senz’altro aggiungersi, il cielo è grande, c’è spazio per le imprecazioni di chiunque. Padre Emmanuel, però, è di tutt’altra idea, vuole scavare in questo pozzo senza luna che è l’animo di José.

  • José, le vostre preghiere arriveranno presto in cielo
  • Non ci sarà nessuno a riceverle, padre
  • Non dite così, Dio vi sente
  • Dio è sordo, ribatteva José

Va da sé che i due mondi sono inconciliabili, tanto toglie uno quanto l’altro concede. Gli anni passano, Parigi si ribella. José impreca ancora, senza gioia ormai, che né alle preghiere c’è risposta né, tantomeno, alle bestemmie. Da Londra, dove si è rifugiato per non finire nelle mani dei tedeschi, Charles De Gaulle incita alla rivolta, ché l’invasore va cacciato come si può. José sorride, cosa ci fa a Londra quest’uomo, che prenda pietre e fucili e venga qua, Dio e gli uomini di potere si somigliano, non si vedono mai quando c’è bisogno di loro. Emmanuel resisteva, invece, con i mezzi di un prete di città, abituato al Vangelo e alla Bibbia, non chiediamogli di prendere il fioretto o addirittura la sciabola, per carità. José ed Emmanuel hanno stretto amicizia, ormai, diciamo pure che si vogliono bene, che si stimano, pazienza se uno brucerà all’inferno e l’altro starà tra gli agi del Paradiso, la vita è lunga, che i nostri due eroi godano di questa compagnia.
Un giorno, poi, la guerra finisce, proprio come è iniziata, sbarcano gli alleati, la resistenza si coordina, cambia soltanto il colore delle divise di chi crepa, giudicate un po’ voi se è particolare da poco oppure no. José si avvia, come ogni giorno, verso il confessionale, Padre Emmanuel lo attenderà con il cuore pieno di gioia, oggi la guerra è finita.

  • Padre Emmanuel è morto, monsieur, gli risponde una voce di donna.

José sentì il cuore incrinarsi, come in una caduta. La guerra con Dio, pensò, è appena cominciata.

Giovanni  Luca  Valea

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Giovanni Luca Valea

Autore della rubrica "Il vangelo secondo Giovanni" // Ha pubblicato "Canzoni di rabbia, poesie d'amore" con Carmignani Editrice // Lento di professione // Incompreso (per fortuna)

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