lunedì 13 Luglio 2020 - 10:23

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Jojo Rabbit – Recensione

Solitamente le favole raccontano un universo di fantasia in cui abbondano simbolismi e allegorie che mostrino agli occhi di un bambino, ma spesso anche in quelli di un adulto, il mondo reale sotto una forma cognitiva inconscia, per poter poi affermare una morale che sia di insegnamento nella vita quotidiana. Waititi capovolge questo significato trasportando vicende reali come il nazismo, la persecuzione ebraica, la guerra, in un’atmosfera favolesca ed utilizzando i personaggi della storia come simboli di sé stessi. Avvolge una cruda realtà del passato in una calda metafora intessuta di tenerezza e commozione.

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Un metodo narrativo innovativo che estrae fuori dall’evoluzione degli eventi il grottesco intrinseco di vicende nerissime del ‘900. Non è tanto la visione e la percezione infantile quello che ci vengono mostrati, quanto piuttosto l’infantilismo di situazioni assolutamente adulte oltre che mostruose. Se ne Il grande dittatore la figura tirannica del Führer veniva fatta oggetto di satira in chiave denigratoria, in Jojo Rabbit viene resa come una sorte di proiezione intima e cartoonesca di una mancanza personale. Una guida di speranza falsa ed illusoria. Esattamente come lo è stata nella realtà storica per milioni di tedeschi.

Jojo è un bambino di dieci anni che vive solo con la madre nella Germania nazista del 1945. I suoi unici amici sono il suo coetaneo Yorki ed un amico immaginario con le sembianze di Adolf Hitler. Jojo è nato sotto l’educazione propagandistica del regime divenendone uno dei seguaci più fanatici e fedeli. Iscritto alla Gioventù hitleriana, guidata dal decaduto capitano Klenzendorf (un meraviglioso Sam Rockwell), viene deriso dagli altri partecipanti e soprannominato Rabbit a causa della sua reticenza nell’uccidere un coniglio. Dopo un incidente con una granata viene rimandato a casa, ferito nel corpo e nell’orgoglio, dove scopre che sua madre nasconde una ragazza ebrea.

Jojo Rabbit è una commedia degli orrori dove situazioni realmente esistite diventano surreali rappresentazioni di un teatro dell’assurdo. La comicità, sobria e leggera, percorre narrativamente tutto l’arco temporale del film senza lasciare spazio al dramma in maniera netta. Nessun climax dell’odio e del dramma quindi ma, come in una qualunque favola, non mancheranno momenti molto forti emotivamente.

Waititi, che è anche l’attore che interpreta l’Hitler immaginario (non essendo riuscito a trovare attori che decidessero di lavorare in un ruolo così ambiguo e rischioso), realizza un’opera molto sofisticata tecnicamente. Figlio di madre ebrea, ha saputo dileggiare il nazismo con le sue stesse mani, tramite i suoi stessi paradossi. Mostra una cultura dell’odio che altro non fa che basarsi sull’ignoranza e la paura. Senza enfatizzarla artificialmente però. Una paura indotta il più delle volte, ma spesso, come nel caso di Jojo, anche insita nelle proprie insicurezze personali.

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In conclusione possiamo dire che Jojo Rabbit può, in maniera evidente, arrogarsi il diritto di far parte di quella piccola cerchia di opere cinematografiche che, senza vittimismo, riesce ad unire emozioni e valori contrapposti assimilando il tutto in un’atmosfera elegante. Un cast eccezionale, dal primo all’ultimo, che vede nei due piccoli protagonisti due perle di purezza e genuinità. Bellissimi e sorprendenti i ruoli femminili da cui scaturiscono una energia emotiva straordinaria senza il bisogno di scimmiottare una carica patriarcale, ormai stanca e illusoria, ma utilizzando solo il potere della propria essenza.

Un film con una morale semplice quanto potente, tanto scontata quanto difficile da introiettare ancora oggi nella nostra società contemporanea. Ma, per quanto difficile, bisogna continuare a lottare affinché “Though nothing will keep us together. We could steal time, just for one day. We can be Heroes, for ever and ever. What’d you say?”

Alessandro Alberghina

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Alessandro Alberghina

Permaloso come Martin McFly // paranoico come Boris Yellnikoff // simpatico come Jack Torrance // appassionato di arte contemporanea, di architettura e dei giorni dispari del calendario.

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