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“Inconsolabile” di Anne Godard – Recensione

Quando generalmente si pensa alla figura di una madre, si fa strada nella propria testa l’idea di una forma perfetta, di un cerchio privo di zone d’ombra, fonte di luce salvifica, avvolgente, capace di grande perdono e di amore incondizionato.

Il libro Inconsolabile di Anne Godard, edito in Italia da Neri Pozza, da questo punto di vista è davvero un prodotto singolare poiché sembra quasi volersi allontanare dall’assunto incontrovertibile  che vuole le donne genitrici misericordiose, prive di colpe, restituendoci, attraverso la protagonista, l’immagine di una madre lacerata da un dolore talmente profondo e totalizzante – la morte di uno dei figli – da compromettere perfino la sua visione del mondo rispetto a coloro i quali hanno la colpa di essere ancora vivi.

Rinunciare a immergersi in maniera assoluta nel cordoglio della perdita, voler galleggiare sulla superficie di una tragedia per non morirvici dentro, sono i rimproveri che la protagonista della narrazione rivolge a tutti i membri della sua famiglia: figli e marito sono rei di avere una vita ancora da compiere mentre quella della loro madre/moglie si è fermata a un giorno e una data precisa. Sparisce l’indulgenza che spesso si concede al parentado indifferente al lutto e tutti, senza distinguo, diventano nemici contro i quali aprire trincee, guerre di logoramento.  

La protagonista della storia, questo “Tu” narrativo insistente e trascinante tende a santificare la morte fino a mitizzarla, a rendere di fatto il ragazzino perduto il migliore tra i figli avuti, quello più sensibile, amabile, benevolo. Il confronto è inevitabile: tutti gli altri tendono ad essere meno comprensivi con la madre inconsolabile, poco presenti, sempre pronti allo scontro e alla critica. A volte la disprezzano pure per quel suo modo silente di recuperare le memorie, creare un dialogo tra vivi e morti, interrogare il passato per rivoltarlo, per smuoverlo affinché non si secchi sul fondo della memoria divenendo infine irrecuperabile. 

Attraverso le parole della Godard, per quasi tutti i membri di questa famiglia sciagurata – salvo per la genitrice – l’evento luttuoso, in maniera orribile, si trasforma in un episodio di emancipazione, il principio del disgregamento di quei sottili rapporti di convenienza e convenzionalità che regolano l’organizzazione di una famiglia. Secondo questo stesso principio, per il basso grado di comprensione e indulgenza che parenti e amici  le rivolgono, per la madre dolente i morti sembrano più vivi dei viventi stessi. La scrittura dell’autrice, tagliente e lucida, si presenta al lettore sotto altre spoglie, da seconda persona, per imbastire un racconto che ha il valore inverso di una catarsi: niente purificazione ma solo avvilimento, disgregamento di un corpo tenuto insieme solo dalla nostalgia.   

 Luca Calò

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Luca Calò

Scrivo // Quando non scrivo, penso a cosa scrivere // Appassionato, sognatore e sperimentatore // Amo le short stories; non serve molto tempo per leggerle, giusto quello che si potrebbe utilizzare per portare fuori il cane o per cambiare colore ai capelli, eppure ti cambiano la vita.

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