venerdì 14 Agosto 2020 - 18:19

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I dolori del Giovane Werther – Recensione

“I dolori del Giovane Werther”, quando l’amore diviene privazione e distruzione

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Questa settimana si parla di uno dei classici che, durante l’adolescenza, ho amato di più: “I Dolori del Giovane Werther”. Questo romanzo epistolare è stato scritto da Goethe nel 1774, ed è stato considerato il simbolo dello “Sturm Und Drang”, uno dei concetti che sta alla base del Romanticismo Tedesco. La trama del libro è semplice: Werther è un giovane benestante che deve sbrigare questioni familiari in campagna, e per questo si reca a Wahlheim, dove si intrattiene con le persone del luogo. Una sera, a un ballo, incontra Lotte e subito rimane estasiato dalla ragazza: bella, affascinante, intelligentissima. Ma, ahimè, è promessa in sposa a un funzionario, Albert, che è fuori città. Una danza con la giovane ragazza gli è sufficiente per ammirare la sua grazia, e decidere di conoscerla meglio. Così, i due cominciano a frequentarsi. La loro frequentazione ha come interesse primario quello intellettivo. Werther è attratto da Lotte perché lei ha una sensibilità che lo conquista. Talmente tanto che se ne infatua, fino ad amarla perdutamente, pur cosciente del fatto che quella donna appartiene ad un altro uomo. Il ritorno di Albert segna per sempre il destino di Werther: solo allora, infatti, egli diviene consapevole dell’impossibilità di coronare il suo sogno d’amore. Nonostante questo, continua ad amare, perdutamente, soffrendo come solo gli eroi romantici sanno fare. Werther ascolta l’istinto di sopravvivenza, e decide di scappare, di salvarsi dal dolore, fuggendo verso la città. Il pensiero di Lotte e l’amore per questa, però, non lo abbandona mai. Lotte è sogno e incubo, è ossessione. E seguendo il richiamo della sirena, Werther torna a Wahlheim, dove ritrova la donna dei suoi sogni. Maritata. La delusione sentimentale è una parte consistente della sofferenza che Werther si trova a sopportare. Una sofferenza a 360 gradi. Werther è uno spirito solitario, un incompreso, un sognatore, un uomo immaginativo, di sentimento. È un emarginato, è insofferente verso le convenzioni sociali che non gli sono proprie: egli non è fatto per seguire un percorso stabilito, è uno spirito libero, vuoto e pieno al contempo.”Ah, questo vuoto! Questo tremendo vuoto che sento qui nel petto. Spesso penso, se potessi stringerla al cuore, questo vuoto verrebbe colmato!”, dice egli. L’unico vero desiderio che prova è quello di amare ed essere amato, e nel momento in cui viene privato di questo, ricevendo solo frustrazione, il suo mondo inevitabilmente crolla, spingendolo ad annullarsi di fronte al sentimento dell’amore e al dolore. Tutto questo dolore gli rende impossibile sopportare la vita. “Sono tanto ricco, e il mio sentimento per lei divora tutto. Sono tanto ricco e senza di lei tutto diviene nulla”. Perché per egli non esiste vita, senza amore. Ad una vita senza amori e fatta di una quotidianità preconfezionata, preferisce la morte. Una morte inevitabile, perché all’amore non si può sfuggire. Ed egli stesso sembra, in punto di morte, non pentirsi di aver vissuto a pieno, nella gioia e nella sofferenza. Gli è impossibile vivere nella privazione: ”Sono stato almeno cento volte sul punto di buttarle le braccia al collo! Lo sa Dio che cosa significa vedersi circondato da tanta grazia e non poterla afferrare?”. Per Werther, alla privazione, corrisponde obbligatoriamente l’annullamento, la morte.
Una prosa perfetta, un romanzo magistrale, emozionante, denso. Un libro da amare.

S. C.

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