mercoledì 20 Gennaio 2021 - 12:42

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For All Kings – Anthrax – Recensione

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ANTHRAX – FOR ALL KINGS

Gli amici ritrovati

“Dio salvi il re!” esclamò a un saggio di danza il mio maestro (la mia coscienza musicale ricorderà), e più o meno la stessa cosa ho pensato anch’io nell’approcciarmi a quest’ultima fatica targata Anthrax: non ho mai fatto mistero del mio amore incondizionato per i primi 5 album del gruppo quanto del mio odio per tutto ciò che è venuto dopo, compreso quel “Worship Music” che, a fronte di alcune tracce discrete e del tanto millantato ritorno di Belladonna al microfono, continuava a rimestare in quel calderone confusionario e indecente chiamato alternative rock.

Le aspettative erano alte così come la curiosità  (tenete conto che per partito preso io non ascolto mai le tracce messe a disposizione prima della pubblicazione salvo selezionate band), e certamente la copertina (forse la più bella mai realizzata dal gruppo) incoraggiava non poco nello spendere i sudati risparmi, fidandosi della storia. E dunque?

E dunque amici miei, posso dire tranquillamente che il re è salvo! Ebbene sì, quel vento che ha riportato freschezza e potenza nei lavori di Slayer e Megadeth pare aver contagiato anche i nostri qui presenti che, senza girarci troppo attorno, sfoderano un lavoro più che dignitoso.

Basterebbe l’opener “You Gotta Believe” con il suo chorus immediato e le sue inaspettate aperture melodiche a spazzare via ogni dubbio. I nostri infatti decidono di giocare su questi due punti, potenza e melodia, sapientemente dosati, aggiungendo quel pizzico di immediatezza e divertimento che rende l’ascolto più fluido e piacevole. Da “Monster at the End” alla title-track fino al trittico assassino di “Suze rain – “Evil Twin-Blood” e “Eagle Wings” (per me forse la migliore del disco) il gruppo regala una prestazione impeccabile e di grande impatto, con un Belladonna in perfetto stato di grazia.

 Non ci sono brani sparati o concessioni alla velocità fine a se stessa, e diverse soluzioni sembrano più vicine all’hard rock piuttosto che al thrash, eppure sembra proprio questa la dimensione più congeniale al gruppo di adesso.

Tutto questo vale se collochiamo al giusto posto i lavori storici e non abbiamo la pretesa di ritrovarli nelle trame di quest’album: è bene intenderci, a scanso di equivoci, gli Anthrax classici erano un’altra cosa e pensare di trovarsi nelle orecchie un nuovo “Among The Living” equivale alla possibilità di trovare un parcheggio gratuito in centro a tre minuti dal Duomo (e forse quest’ultima evenienza è più realizzabile).

Perciò condizione inevitabile per gradire l’operato della band è ascoltare con la ferma certezza che i tempi d’oro sono passati ma si può comunque trovare di che vivere a testa alta. Non stiamo parlando del disco dell’anno perché purtroppo non si può dire che tutto il lavoro mantenga lo stesso grado di interesse per tutta la sua ora di durata, anche se la forza e l’epicità  di “This Battle Chose Us!” e di “Zero Tolerance” offre ancora qualche brivido, e questo purtroppo rimane l’odioso limite di tutti i lavori afferenti a questo genere (quando si supera i tre quarti d’ora il rischio della ripetitività in un genere che non ha esattamente la sperimentazione tra le sue caratteristiche si fa sempre più forte).

Sicuramente se mi doveste chiedere chi ha fatto di meglio non avrei dubbi sul buon ritorno dei Megadeth, ma posso affermare con cognizione di causa che anche per i nostri il riscatto è finalmente giunto, e la gioia di aver ritrovato dei vecchi amici supera di gran lunga i momenti di stanca disseminati. Unica postilla in calce riguardo all’EP bonus, recante alcune tracce registrate dal vivo: la prossima volta, magari, scegliete quelle con una prestazione decente, altrimenti desistete, grazie.

Non rimane che celebrare il ritorno all’ovile di un’altra componente dei big 4  (aspettiamo i Metallica al varco) e del ritorno in generale del thrash metal sul podio delle uscite del 2016. In fondo,  come amo spesso ripetere,

“suonare metal estremo significa non dover mai dire mi dispiace”

Enrico Spinelli

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