mercoledì 20 Gennaio 2021 - 11:10

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Fall in Rock – Slayer – Repentless

Li avevamo dati per morti, finiti, non tanto per il discutibile licenziamento di Dave Lombardo in favore del pur eccellente Paul Bostaph quanto per la morte di uno dei pilastri fondamentali della band, Jeff Hanneman. Si aggiunga a questo l’altalenante qualità delle uscite post Season in the abyss, buona parte delle quali contaminate da influenze hardcore-punk poco attinenti con gli eccelsi esordi. Non nascondo che i precedenti Christ Illusion e World Painted Blood si erano distinti per una doppia facciata: canzoni di elvata qualità e dalla spiccata vena thrash alternate a composizioni anonime o, nella migliore delle valutazioni, manieristiche. Con un misto di curiosità e perplessità mi sono quindi accostato a questa nuova uscita, che vanta per di più l’interessante ingresso in formazione di Gary Holt, e dopo un paio di ascolti mi sento di confermare quanto detto riguardo i due dischi sopracitati. Ancora una volta gli Slayer piazzano una serie di ottime canzoni, nella migliore tradizione thrash statunitense, e una serie di brani poco incisivi o sfiancanti. L’inizio è assolutamente dei migliori con la cattiva e velocissima title-track, uno dei pezzi migliori dell’ultimo corso della band, e non sfigurano della tracklist nemmeno la più lenta Cast the First Stone (echi di South of Heaven), la sperimentale When the stilness comes (che tanto ha diviso i fans) o la più classica You against you, tutti brani già sentiti in anteprima. E il resto? Qualche buono spunto sicuramente, vedi Chasing death (tipica slayer song), così come Take control o Implode( anch’essa già rilasciata in rete) alcune tracce ordinarie e un finale interrogativo come non mai, Pride in Prejudice, anonima e stancante quasi come se fosse di un’altra band. Niente da dire sul lavoro dei musicisti, che come sempre svolgono alla grande il loro compito , con un particolare plauso ai nuovi entrati, o sull’inconfondibile voce di Tom Araya. Il vero problema di fondo è la mancanza di immediatezza: chi compra un album degli Slayer si aspetta una scarica di violenza nelle orecchie e brani che si piantino subito in testa, e non è purtroppo il caso di questo lavoro che necessità di più ascolti per essere afferrato in pieno proprio per la presenza di tracce fin troppo lente per lo standard del gruppo. In generale la sensazione a fine ascolto è di una mezza soddisfazione perchè il gruppo dimostra di saper scrivere delle songs notevoli, ma su penalizza con un’eccessiva eterogeneità e con la mancanza di continuità. Forse un gradino sopra quanto fatto negli ultimi quindici anni, ma ancora troppo poco per tornare a fare paura.
VOTO 7

 

Enrico Spinelli

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Responsabile categoria MUSIC per Breakoff.it // chitarrista & biker // pratica polemica a livello agonistico // inventore di barzellette opinabili // vive per tutto ciò che comprenda una chitarra

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