mercoledì 20 Gennaio 2021 - 12:02

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Fall In Rock – Rattle That Lock

 

rattle_that_lock_cover

 

Elegante. Questo è l’aggettivo con cui mi è stato presentato l’ultimo lavoro di uno dei chitarristi che più di tutti ha influenzato la mia adolescenza musicale, il quarto di una carriera solista piuttosto altalenante (e il primo, a mio avviso, con una copertina decente). In effetti è questo il modo migliore per descrivere un album che fa dell’eterogeneità e dell’eleganza il suo punto di forza. L’inconfondibile sound della chitarra che ha reso immortale Shine on you crazy diamond percorre le trame più profonde della dimensione musica senza necessariamente adagiarsi su un passato ricco e al tempo stesso ingombrante.

Varie facce si celano in queste dieci tracce: spiazza la title track (il cui tema riprende le quattro note create da Michaël Boumendil che precedono gli annunci alle stazioni ferroviarie della SNCF), commerciale nell’andamento ma con il pregio innegabile di piantarsi subito in testa.

Brani con Dancing right in front of me, The girl in yellow dress (in vero a tratti un po’ noiosetta) o A boat lies waiting esulano da qualsiasi categoria e richiedono più di un ascolto per essere metabolizzate, complesse nei loro giri ora blues, ora jazz ora swing.

Poi tre capolavori assoluti, Faces of stone, In any tongue (la mia preferita per intensità) e Today, forse i più pinkfloydiani, brani di grande carica emotiva e dall’andamento quasi epico, cadenzati nelle strofe che si aprono su ritornelli ariosi che richiamano la bellezza di opere quali l’indimenticabile Comfortably numb, momenti che segnano il confine spesso incerto tra storia e leggenda.

Troviamo ben tre strumentali, 5AM, Beauty e …And then, vere perle del nostro, che con le sue dita riesce a esplorare i territori più disparati con sapiente maestria e perizia tecnica che non cede mai al virtuosismo fine a se stesso (la sensazione è che il giorno in cui deciderà di realizzare un album esclusivamente strumentale, questo sarà il famoso disco da portare su un’isola deserta).

 Il primo ascolto termina con tanti punti interrogativi che trovano risposta solo con ascolti successivi: si, perchè questo è un lavoro in cui è necessario entrare pian piano, assaporando più volte le varie sfumature; non è un disco elitario, riservato a intenditori o pochi eletti, ma un viaggio che richiede la giusta dedizione e concentrazione e di non arrendersi a una prima superficiale impressione, aperto a tutti gli amanti della musica e della ricerca di nuove dimensioni. Riassumendo il tutto in una parola: elegante.

8

Enrico Spinelli

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Responsabile categoria MUSIC per Breakoff.it // chitarrista & biker // pratica polemica a livello agonistico // inventore di barzellette opinabili // vive per tutto ciò che comprenda una chitarra

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