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Elex - Recensione ⋆ Breakoff  

venerdì 30 Settembre 2022 - 22:26

Elex – Recensione

 

SPADE, FUCILI, DROGHE PESANTI

 

Piranha: pesce amazzonico carnivoro.

Questa la descrizione che potete trovare nel vocabolario.

 

Piranha Bytes: Gothic.

Questa invece è la descrizione che potete trovare nella bibbia dei giochi di ruolo.

 

Era il 2001 quando lo studio tedesco di Essen tirò fuori dal cilindro questo gioiellino che tutti giocatori hanno sentito nominare almeno una volta.

 

Piattaforma di lancio per il più maestoso e decisamente meglio rifinito Morrowind, che Bethesda avrebbe rilasciato proprio l’anno dopo, Gothic è stato il primo ad entrare nell’olimpo degli open world fantasy.

Un prodotto di dimensioni per l’epoca colossali, con una trama piena di intrecci, con fazioni diverse cui affiliarsi e conseguentemente modificare il gameplay, scelte morali e chi più ne ha più ne metta. Insomma quasi un capolavoro.

 

Quasi, perché Gothic ha sempre risentito di grandissimi problemi al gameplay e di pesanti bug.

Come detto, il pregio più grande di Morrowind è stata la qualità generale: animazioni fatte a modino, ottimi effetti, grafica molto rifinita, pochi problemi di compenetrazione poligonale o di legnosità generale.

 

Gothic invece sotto quell’unico punto di vista era una mezza catastrofe.

La saga ha provato a rinnovarsi e a tappare le falle qua e là senza mai riuscirci davvero: Gothic II e III sono andati via via perdendo pubblico e mentre a Bethesda nascevano Oblivion e Skyrim, ad Essen uscivano Risen II e III.

 

Ora, nel 2017, la casa tedesca ci propone Elex.

 

 

Ci troviamo in un futuro remoto regredito a medioevo in cui una misteriosa sostanza governa uomini e menti a tal punto da scatenare guerre per averla.

L’elex è questa arcana miscela che ci farà peregrinare in una nuova e vastissima mappa di gioco, comandando Jax, il protagonista che si trova invischiato in una lotta di potere più grande di lui e in una storia di vendetta e rivalsa.

 

Trama carina, leggermente più ispirata del classico medioevo fantasy, in cui la commistione fra arcano e futuristico fa bene il suo lavoro.

 

In questo nuovo mondo di gioco ci potremo muovere liberamente scoprendo luoghi mistici, città fantascientifiche o castelli, a seconda della fazione e della zona in cui ci troveremo.

I chierici usano l’elex solo per le loro apparecchiature, i berserker rifiutano la sostanza e vivono da contadini guerrieri, i fuorilegge sono anarco-folli-reietti e infine gli Alba, i più potenti, sono gli unici che riescono a consumare l’elex senza risentirne i terribili effetti.

 

Tutto bello fin qui: le fazioni sono ben caratterizzate, molto diverse fra loro e ci porteranno a prendere decisioni importanti già dopo poche ore. Anche le mappe sono estremamente ben riuscite con rimandi a Mad Max, Fallout e Wasteland.

 

Dovunque si respira Gothic. Dovunque si ritrovano i bug di Gothic.

 

 

Punto 1: il Genome Engine.

Un motore grafico vecchio di non so manco quanti anni, con tutti i bug che lo affliggono.

Troveremo quindi animazioni tronco d’albero, compenetrazioni di poligoni, movenze estremamente poco realistiche.

 

Punto 2: il combat system.

Scopiazzato da un certo Dark Souls: risultati pessimi.

La difficoltà del gioco è estremamente elevata, ma non per il grado di sfida, quanto per l’erroneo bilanciamento dei danni. Tanto per capirsi, anche a livelli più alti si può rischiare di essere ammazzati da tre cinghiali.

 

Punto 3: problemi relativi a quest malfunzionanti, inspiegabili morti (tipo cadere da un sasso alto mezzo metro), errori di sincronizzazione durante i dialoghi, varie ed eventuali.

 

Che dire quindi di Elex: bello, ma un cantiere ancora mezzo aperto e con un po’ troppe sbavature.

 

Denny Calamai

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Autore della rubrica God Mode On per Breakoff.it // studente di ingegneria e lavoratore // musicista e dj // gattofilo integralista // cuoco mancato // pro gamer

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