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Sofia, Autore a Breakoff https://www.breakoff.it/author/sofia/ Social Web Magazine Tue, 30 May 2017 09:24:55 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.0.2 Notre Dame de Paris – Recensione https://www.breakoff.it/notre-dame-de-paris-recensione/ Thu, 18 Feb 2016 14:49:11 +0000 https://www.breakoff.it/?p=7628

Notre Dame de Paris Quasimodo, Esmeralda e la sua capretta Djali, il crudele Frollo e il Capitano Phoebus. Sono tutti personaggi ampiamente noti non solo agli adulti, ma anche a tutti quei bambini che hanno avuto il piacere di guardare il famoso cartone di Walt Disney: Il Gobbo di Notre-Dame. Walt Disney riprende, revisiona e ...

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Notre Dame de Paris

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Quasimodo, Esmeralda e la sua capretta Djali, il crudele Frollo e il Capitano Phoebus. Sono tutti personaggi ampiamente noti non solo agli adulti, ma anche a tutti quei bambini che hanno avuto il piacere di guardare il famoso cartone di Walt Disney: Il Gobbo di Notre-Dame.
Walt Disney riprende, revisiona e adatta ad un pubblico più giovane il più famoso romanzo dello scrittore romantico francese Victor Hugo. Sono tante le analogie che si possono riscontrare fra il film animato e il libro, ma la storia originale lascia un segno diverso, più profondo.
Se si legge Notre-Dame de Paris dopo aver guardato Il Gobbo di Notre-Dame, bisogna scordarsi di quest’ultimo. Pur essendo abbastanza fedele al libro, il finale è tutta un’altra storia.
Attraverso i suoi personaggi, Hugo racconta la Parigi del 1482, anno in cui è ambientato il romanzo, dilungandosi in dettagliate descrizioni, trasportando il lettore nell’atmosfera e nei luoghi dell’epoca e tenendolo per mano mentre esplora le strade della città.
Fra una descrizione e l’altra veniamo a conoscenza della storia della Esmeralda, una dolce e gentile ragazzina gitana di appena 16 anni, e di come il suo destino si intrecci con quello del misterioso e all’apparenza mostruoso campanaro, Quasimodo.
È una narrazione che sembra una poesia, in cui Hugo tratta temi importanti, spaziando dall’amore lussurioso a quello puro e ingenuo, dalla devozione, alla fedeltà alla sottomissione, mettendo in mostra realtà diverse come quella degli accattoni, considerati ladri e miserabili, ma uniti e con saldi valori, guardati dall’alto in basso da quella classe medio-alta che di valori sa solo parlarne.
Notre-dame de Paris è una storia che affascina. Impossibile non provare tenerezza per Quasimodo, o affezionarsi alla Esmeralda o, ancora, provare un senso di repulsione per l’arcidiacono Frollo. È una storia che resta. Una di quelle che ti fa venir voglia di visitare Parigi e tutti i luoghi raccontati, per toccare con mano le scene lette e immaginate, per verificare i cambiamenti perché tanto, nella Parigi del 1482 è come esserci stati. È una di quelle storie che rileggeresti, perché ogni nuova lettura regala una diversa emozione.

NOTRE-DAME DE PARIS
VICTOR HUGO
FELTRINELLI, 2002

Rosangela Amato

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Romancero gitano – Recensione https://www.breakoff.it/romancero-gitano-recensione/ Fri, 12 Feb 2016 10:17:55 +0000 https://www.breakoff.it/?p=7612

Romancero gitano Racconto del diverso Pubblicato per la prima volta nel 1928 a Madrid sulla Revista de Occidente, Romancero gitano è una delle opere più conosciute dell’autore andaluso Federico Garcia Lorca, esponente principale delle Generazione del ’27. È un romanzo poetico, formato da 18 componimenti in versi, ognuno dedicato a persone e artisti cari allo ...

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Romancero gitano
Racconto del diverso

romancero gitano
Pubblicato per la prima volta nel 1928 a Madrid sulla Revista de Occidente, Romancero gitano è una delle opere più conosciute dell’autore andaluso Federico Garcia Lorca, esponente principale delle Generazione del ’27. È un romanzo poetico, formato da 18 componimenti in versi, ognuno dedicato a persone e artisti cari allo scrittore: Dámaso Alonso, Fermando de los Rios, José Antonio Rubio Sancristán. Il primo e unico obiettivo di Lorca è dar voce ai gitani: ne descrive leggende, costumi, sentimenti, evocando quella loro identità che tanto cercano di preservare. Il lettore percepisce subito una certa empatia che unisce l’autore andaluso con il mondo gitano: entrambi vivono in una condizione di disagio in cui la loro identità è punita dalla società. Lorca, che non vive di buon grado la sua omosessualità, si avvicina ad un popolo ghettizzato e dimenticato, se pur radicato da anni nella terra andalusa. In Romancero gitano prevalgono toni nostalgici e sentimentali, immagini quasi mitologiche di un tempo ormai perduto che le autorità tentano di estirpare con la forza. Le passioni represse di questo popolo sono condivisi dall’autore e, in un secondo momento, trasmesse al lettore. Apice, a mio parere, del sentimento di sofferenza generale che caratterizza l’opera è il componimento La monaca gitana, nel quale si rivivono i desideri repressi di una donna che si è imposta un abito religioso e ora non riesce ad adempiere a i suoi doveri. Ricorrenti sono le immagini del fiume Guadalquivir e della polizia che, puntualmente, scova fuorilegge o amanti gitani per poi punirli. Il verde, colore associato alla carnagione di questo popolo, è il colore che predomina e che Lorca celebra nel componimento Romancero sonámbulo con toni forti e decisi:

Verde ti voglio proprio verde.
Verde vento. Verdi rami.
La sua barca sul rame
E il cavallo sulla montagna.

Romancero gitano è un romanzo che nasce da un uomo diverso, desideroso di poter vivere la propria natura senza essere oltraggiato. Il disagio provato da Federico Garcia Lorca lo unisce nella sofferenza alla cultura gitana e da voce a uno dei capolavoro della letteratura spagnola.

Romancero gitano
Cátedra, Madrid, 2011
Martina Antenore

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Manna e Miele, Ferro e Fuoco https://www.breakoff.it/manna-e-miele/ Thu, 28 Jan 2016 10:10:44 +0000 https://www.breakoff.it/?p=7492

MANNA E MIELE, FERRO E FUOCO La Manna è la linfa estratta dalla corteccia di alcune piante, precisamente dalla pianta del Frassino, “muddio” per dirla alla siciliana. È proprio in Sicilia, infatti, che il culto di fare Manna si tramanda di padre in figlio fin dal XIX secolo, quando quest’ultima costituiva la base dell’economia per ...

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MANNA E MIELE, FERRO E FUOCO

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La Manna è la linfa estratta dalla corteccia di alcune piante, precisamente dalla pianta del Frassino, “muddio” per dirla alla siciliana. È proprio in Sicilia, infatti, che il culto di fare Manna si tramanda di padre in figlio fin dal XIX secolo, quando quest’ultima costituiva la base dell’economia per i frassinicoltori locali.
In quest’epoca e in questa splendida regione del Sud Italia vive Alfonso Gelardi, che del fare Manna non ne ha fatto solo un semplice mestiere, ma una filosofia di vita. Alfonso è uno “Ntaccaluòro” che crede innanzitutto nell’equilibrio della natura, un uomo semplice e generoso che tratta i suoi muddii come se fossero figli. Di figli, Alfonso ne ha tre, tutti maschi. Fino a quando sua moglie, già avanti negli anni, non resta incinta per la quarta volta e, spinta dall’ardente desiderio di avere una femminuccia, chiede la grazia a Sant’Anna. Così nasce Romilda, la vera protagonista del romanzo, una bambina speciale come la Manna, dolce come il miele e bella come il sole. Di lei si innamora Don Francesco, barone di Ventimiglia, un uomo potente, freddo e duro come il ferro.
Sullo sfondo di un’Italia appena unita, animata dalla voglia di autonomia e libertà e in continua lotta per l’affermazione della propria identità, viene narrata la storia di una ragazza giovane e ingenua, che si affaccia alla vita piena di speranze che verranno presto spezzate. Romilda, ancora una bambina nel giorno del suo matrimonio, acquisisce con il tempo una consapevolezza nuova, che la porterà a compiere delle scelte, a volte anche drastiche, ma che le permetterà di riuscire finalmente a trovare se stessa.
Giuseppina Torregrossa parla la lingua del popolo: attraverso il dialetto siciliano si avvicina al lettore stabilendo con esso un rapporto di complicità e intesa. È facile affezionarsi a tutti i personaggi e vivere con essi le proprie gioie e le proprie sofferenze. Nonostante il dialetto, è un libro capace di raggiungere l’Italia da nord a sud, unendo i cuori e lasciando una sensazione che difficilmente si riesce a dimenticare.

MANNA E MIELE, FERRO E FUOCO
GIUSEPPINA TORREGROSSA
OSCAR MONDADORI, 2012
ROSANGELA AMATO

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Manicomio Primavera – Recensione https://www.breakoff.it/manicomio-primavera-recensione/ Fri, 08 Jan 2016 14:04:49 +0000 https://www.breakoff.it/?p=7248

Inside Outside: Quando la Follia Interiore si scontra con la Follia dell’Ordinarietà Questo libro del quale mi appresto a parlare mi è stato regalato per Natale da un caro amico. E’ il primo libro che ci scambiamo, il che è piuttosto strano, visto che tutti e due siamo scrittori e lettori incalliti; due tossici delle ...

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Inside Outside: Quando la Follia Interiore si scontra con la Follia dell’Ordinarietà

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Questo libro del quale mi appresto a parlare mi è stato regalato per Natale da un caro amico. E’ il primo libro che ci scambiamo, il che è piuttosto strano, visto che tutti e due siamo scrittori e lettori incalliti; due tossici delle parole. “Manicomio Primavera” è un piccolo volume di cento pagine circa, e raccoglie tredici racconti di Clara Sereni. Frammenti narrativi di vite straordinariamente ordinarie, legate tra loro attraverso un tema comune: il sottile equilibrio tra realtà e immaginazione, tra equilibrio e squilibrio, tra normalità e anormalità. Il titolo di questa raccolta trae ispirazione da una meravigliosa poesia di Sylvia Plath, che in Italiano porta il titolo di “La Zitella” (“Sì, impazziscano pure gli idioti nel manicomio primavera: lei se ne tirò subito fuori…” è la chiusa). L’accostarsi a Sylvia Plath mi sembra una trovata piuttosto tracotante, ma se Clara Sereni si è sentita in grado di portare il peso del confronto con una delle più brillanti scrittrici americane, che se ne giovi pure. Veniamo dunque a questi racconti. Il grande pregio è che sono molto scorrevoli, si leggono con piacere; lo stile è conciso, sintatticamente scarno ma ricco nella sua semplicità, forse a tratti un po’ ridondante, ma niente che non sia tollerabile. Queste prose sono brevi quadri che descrivono l’interiorità emotiva di donne che vivono la difficoltà di trovare realmente una propria dimensione nel mondo della realtà, perché finiscono sempre per scontrarsi con le proprie paure, le proprie perversioni, o semplicemente le proprie stranezze e diversità. Diversità a volte consapevoli, a volte inconsapevoli, che non possono portare che all’incomunicabilità e alla sofferenza. Il mondo dei cosiddetti “normali” è così inospitale per chi ha un microcosmo multiforme e frastagliato….

Non privo di una delicata sofferenza, discreta (anche troppo), ma sentita, a tratti non arriva al lettore con la violenza che per certi versi troverei appropriata. Per questo, “Manicomio Primavera” rimane, in definitiva, non totalmente soddisfacente. La follia è devastante, la vita dei folli è straziante. E questo strazio violento e doloroso è reso solo in parte, rimane in superficie. Almeno secondo me…

S. C.

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Saltatempo – Recensione https://www.breakoff.it/saltatempo-recensione/ Thu, 24 Dec 2015 15:58:43 +0000 https://www.breakoff.it/?p=7138

“Saltatempo” di Stefano Benni “Saltatempo”. A leggere il titolo si potrebbe pensare quasi ad una fiaba per bambini o, in ogni caso, ad racconto buffo e divertente. E di divertente questo libro ha veramente tanto. È una storia narrata con sapiente ironia, nessuna parola è scritta a caso, ogni pagina suscita una risata e ogni ...

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“Saltatempo” di Stefano Bennisaltatempo v

“Saltatempo”. A leggere il titolo si potrebbe pensare quasi ad una fiaba per bambini o, in ogni caso, ad racconto buffo e divertente. E di divertente questo libro ha veramente tanto. È una storia narrata con sapiente ironia, nessuna parola è scritta a caso, ogni pagina suscita una risata e ogni capitolo sembra nascondere una sua morale.
Il protagonista è un ragazzino, soprannominato Lupetto, che come tutti i ragazzini sogna e scalpita e che un giorno riceve un dono particolare: un orobilogio, ovvero un orologio interno che gli permette di far scorrere in avanti il tempo e vedere il futuro. Lupetto diventa così Saltatempo e nelle pagine dell’omonimo libro Benni ci racconta la sua storia. Ma “Saltatempo” è questo e molto altro. Attraverso le avventure di un ragazzino che cresce affrontando la vita, Benni riesce a regalarci una panoramica dell’Italia dal secondo dopoguerra. Saltatempo, infatti, vive immerso nel cambiamento, a partire dal suo paesello di campagna, con la costruzione di autostrade e mostri di cemento, ai movimenti Sessantottini, alla nascita della televisione e alla trasformazione della politica e del mondo.
Leggendolo, vivendo le avventure di questo ragazzo di campagna si avverte la nostalgia per quell’Italia di un tempo, che si nutriva di sogni e speranze, che cresceva ragazzi sempre allegri e spensierati. Si avverte la trasformazione non solo di un paese, ma dei suoi abitanti, che diventano più avidi, perdendo quella semplicità che li ha sempre caratterizzati e dimenticando la vera gioia di vivere.
Saltatempo rappresenta un po’ quella parte giocosa e nostalgica di ognuno di noi. La crescita, il primo amore, il primo amico perduto. L’accettazione del cambiamento, ma senza mai rassegnarsi. Il vivere a pieno ogni giorno, promettendo sempre a se stesso di non diventare mai come quelle persone che hanno “distrutto” il suo piccolo universo. Di non cambiare mai.

Rosangela Amato

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Marocco – Wandering https://www.breakoff.it/marocco-wandering/ Mon, 21 Dec 2015 17:58:35 +0000 https://www.breakoff.it/?p=7091

[gird-gallery id=”10″] Il Marocco è una terra di misteri, di stelle che illuminano il deserto. Nella notte e nel buio, nel silenzio e nel rumore delle strade, questo paese si rivela in tutta la sua bellezza. (S. C.) “Mi è sempre piaciuto il deserto. Ci si siede su una duna di sabbia. Non si vede ...

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Il Marocco è una terra di misteri, di stelle che illuminano il deserto. Nella notte e nel buio, nel silenzio e nel rumore delle strade, questo paese si rivela in tutta la sua bellezza.

(S. C.)

“Mi è sempre piaciuto il deserto. Ci si siede su una duna di sabbia. Non si vede nulla. Non si sente nulla. E tuttavia qualche cosa risplende nel silenzio”.
(Antoine de Saint-Exupery)

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I dolori del Giovane Werther – Recensione https://www.breakoff.it/i-dolori-del-giovane-werther-recensione/ Thu, 17 Dec 2015 13:11:35 +0000 https://www.breakoff.it/?p=7069

“I dolori del Giovane Werther”, quando l’amore diviene privazione e distruzione Questa settimana si parla di uno dei classici che, durante l’adolescenza, ho amato di più: “I Dolori del Giovane Werther”. Questo romanzo epistolare è stato scritto da Goethe nel 1774, ed è stato considerato il simbolo dello “Sturm Und Drang”, uno dei concetti che ...

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“I dolori del Giovane Werther”, quando l’amore diviene privazione e distruzione

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Questa settimana si parla di uno dei classici che, durante l’adolescenza, ho amato di più: “I Dolori del Giovane Werther”. Questo romanzo epistolare è stato scritto da Goethe nel 1774, ed è stato considerato il simbolo dello “Sturm Und Drang”, uno dei concetti che sta alla base del Romanticismo Tedesco. La trama del libro è semplice: Werther è un giovane benestante che deve sbrigare questioni familiari in campagna, e per questo si reca a Wahlheim, dove si intrattiene con le persone del luogo. Una sera, a un ballo, incontra Lotte e subito rimane estasiato dalla ragazza: bella, affascinante, intelligentissima. Ma, ahimè, è promessa in sposa a un funzionario, Albert, che è fuori città. Una danza con la giovane ragazza gli è sufficiente per ammirare la sua grazia, e decidere di conoscerla meglio. Così, i due cominciano a frequentarsi. La loro frequentazione ha come interesse primario quello intellettivo. Werther è attratto da Lotte perché lei ha una sensibilità che lo conquista. Talmente tanto che se ne infatua, fino ad amarla perdutamente, pur cosciente del fatto che quella donna appartiene ad un altro uomo. Il ritorno di Albert segna per sempre il destino di Werther: solo allora, infatti, egli diviene consapevole dell’impossibilità di coronare il suo sogno d’amore. Nonostante questo, continua ad amare, perdutamente, soffrendo come solo gli eroi romantici sanno fare. Werther ascolta l’istinto di sopravvivenza, e decide di scappare, di salvarsi dal dolore, fuggendo verso la città. Il pensiero di Lotte e l’amore per questa, però, non lo abbandona mai. Lotte è sogno e incubo, è ossessione. E seguendo il richiamo della sirena, Werther torna a Wahlheim, dove ritrova la donna dei suoi sogni. Maritata. La delusione sentimentale è una parte consistente della sofferenza che Werther si trova a sopportare. Una sofferenza a 360 gradi. Werther è uno spirito solitario, un incompreso, un sognatore, un uomo immaginativo, di sentimento. È un emarginato, è insofferente verso le convenzioni sociali che non gli sono proprie: egli non è fatto per seguire un percorso stabilito, è uno spirito libero, vuoto e pieno al contempo.”Ah, questo vuoto! Questo tremendo vuoto che sento qui nel petto. Spesso penso, se potessi stringerla al cuore, questo vuoto verrebbe colmato!”, dice egli. L’unico vero desiderio che prova è quello di amare ed essere amato, e nel momento in cui viene privato di questo, ricevendo solo frustrazione, il suo mondo inevitabilmente crolla, spingendolo ad annullarsi di fronte al sentimento dell’amore e al dolore. Tutto questo dolore gli rende impossibile sopportare la vita. “Sono tanto ricco, e il mio sentimento per lei divora tutto. Sono tanto ricco e senza di lei tutto diviene nulla”. Perché per egli non esiste vita, senza amore. Ad una vita senza amori e fatta di una quotidianità preconfezionata, preferisce la morte. Una morte inevitabile, perché all’amore non si può sfuggire. Ed egli stesso sembra, in punto di morte, non pentirsi di aver vissuto a pieno, nella gioia e nella sofferenza. Gli è impossibile vivere nella privazione: ”Sono stato almeno cento volte sul punto di buttarle le braccia al collo! Lo sa Dio che cosa significa vedersi circondato da tanta grazia e non poterla afferrare?”. Per Werther, alla privazione, corrisponde obbligatoriamente l’annullamento, la morte.
Una prosa perfetta, un romanzo magistrale, emozionante, denso. Un libro da amare.

S. C.

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Nowadays – Lo Zen del Gatto https://www.breakoff.it/nowadays-lo-zen-del-gatto/ Thu, 03 Dec 2015 15:52:47 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6918

Lo Zen del Gatto Mentre scrivo questo articoletto, Gatto gratta la porta di camera. Ha fame, ancora è presto per cenare. Io sono seduta sul divano, e mi scaldo sotto un plaid rosso con dei gatti disegnati sopra. Noi gattari siamo una razza numerosa, ne conosco tanti di gattari. Ma tra quelli che conosco, due ...

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Lo Zen del Gatto

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Mentre scrivo questo articoletto, Gatto gratta la porta di camera. Ha fame, ancora è presto per cenare. Io sono seduta sul divano, e mi scaldo sotto un plaid rosso con dei gatti disegnati sopra.

Noi gattari siamo una razza numerosa, ne conosco tanti di gattari. Ma tra quelli che conosco, due si distinguono: Anna, che mi ha regalato il libro del quale mi attardo a parlare, e Francesco, il folle caporedattore della categoria “Film”, che ogni giorno mi invia foto di gatti, video di gatti, che è persino riuscito a mettere un meraviglioso felino techno/fluo nel visual della nostra festa (io non ho parole!). Vi rimando al suo articoletto sui gatti, a proposito…

Molti dicono di amare i gatti, insomma, ma non tutti li osservano veramente, e provano a condividerne la filosofia di vita. Io, Anna e Francesco, sì. Perché? Perché queste straordinarie creature vivono con un’eleganza esemplare (oddio, non sempre!), e il loro modo di essere ci può insegnare molto. Ce lo racconta Ludovica Scarpa nel suo delizioso “Lo Zen del Gatto: trenta lezioni di serenità”. L’autrice, laureata in filosofia, ci parla di Zorro, il gatto del condominio. Zorro appartiene a tutti e a nessuno, forse solo a se stesso. Zorro va a trovarla quando ne ha voglia, “non ha energia pensatoria in più”. Zorro sa donare, così come sa ricevere. Quando arriva, è sempre il momento giusto, perché è quello che sente: lui ascolta solo il suo istinto. E questo gli permette di abbandonarsi completamente, “fiducioso verso il mondo che lo sostiene, amico”. Zorro è curioso, vuole annusare, vuole conoscere tutto. E’ felice nell’apprezzare le piccole cose. “Non progetta, non desidera, non valuta, non riflette intorno ai propri scopi”. Semplicemente, vive preoccupandosi solamente di ciò che è necessario, secondo natura. Senza costruzioni sociali, senza inutili parole, senza inutili domande. Zorro agisce, e tanto basta.

Questi sono solo alcuni degli esempi che ci propone l’autrice, e sono già sufficienti per comprendere che, in effetti, questi bellissimi felini hanno molto da insegnare.

Una lettura leggera ma non insipida, consigliata a chi ama la semplicità e, chiaramente, i gatti.

 

S. C.

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Unconventional – Troilus and Cressida https://www.breakoff.it/unconventional-troilus-and-cressida/ Thu, 26 Nov 2015 13:09:37 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6835

Troilus and Cressida: Le dame, i cavalier, l’arme e l’amore “Troilus and Cressida” fa parte dei drammi Shakespeariani “etichettati” come problem plays, drammi problematici. Sconosciuto alla massa di lettori di Shakespeare, “Troilus and Cressida” è stato poco amato dal grande pubblico ma anche dai registi teatrali, ed è stato messo in scena soprattutto dal ventesimo ...

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Troilus and Cressida: troilusLe dame, i cavalier, l’arme e l’amore

“Troilus and Cressida” fa parte dei drammi Shakespeariani “etichettati” come problem plays, drammi problematici. Sconosciuto alla massa di lettori di Shakespeare, “Troilus and Cressida” è stato poco amato dal grande pubblico ma anche dai registi teatrali, ed è stato messo in scena soprattutto dal ventesimo secolo in poi, prevalentemente in ambito universitario. Questo è piuttosto strano, perché a partire dall’ultima decade del 1500 la maggior parte dei plays di Shakespeare sono stati proposti al pubblico senza mai essere dimenticati. Probabilmente questo play, che non è classificabile né come tragedia né come commedia, era troppo all’avanguardia per essere compreso e apprezzato, e ancora oggi non è alla portata di tutti.

Vi chiederete, a questo punto, di cosa parla, e che cosa succede. E’ difficile trovare una risposta a questa domanda. Di cosa parla “Amleto”? In questi due drammi succede tutto, e allo stesso tempo non succede assolutamente niente.

Proviamo a sintetizzare la trama di “Troilus and Cressida”: c’era una volta, ai tempi della guerra di Troia, un principe troiano, un certo Troilo. Era un fico, chiaramente, come tutti i principi, e faceva il guerriero. Ma non era tanto interessato alla guerra, quanto alla sua bella, Cressida. Era un giovane ragazzo in cerca dell’amor cortese, fatto di poesia e purezza: era quello il campo di battaglia che voleva sondare. C’era poi Cressida, la figlia di Calcante. Chiaramente era bellissima, ma era la classica acqua cheta, ed era incostante come tutte le donne. Così, dopo aver consumato la prima notte d’amore con Troilo, Cressida viene presa dai Greci come ostaggio in cambio della restituzione di Antenore. Troilo non fa nulla per opporsi alla decisione, presa dal consiglio dei principi troiani, e le giura amore eterno. Di tutta risposta, una volta all’accampamento greco, Cressida fa la civetta con tutti i soldati e finisce con Diomede. Troilo non la prende troppo bene, e diciamo che dopo la morte di suo fratello Ettore le cose prendono proprio una brutta piega per lui. Ma Shakespeare non concede spazio alla disperazione del giovane principe, e chiude il dramma senza una vera conclusione, un epilogo vero e proprio, una catarsi.

I protagonisti della vicenda, dunque, sono i due amanti. Ma anche Pandaro, lo zio di Cressida, che si interpone tra i due come match maker. Pandaro è un voyeur, un vecchio depravato, una figura squallida e degradata, così come lo è Tersite, guerriero greco che si prende gioco di tutti gli eroi combattenti con una volgarità senza limiti. Tersite ricopre il ruolo che tradizionalmente era affidato al jester, ironizzando senza finezza alcuna sulla presunta omosessualità di Ettore e Achille, e si prende gioco del cornuto Menelao, di Elena, di tutti, sostenendo che tutto passa di moda, ad esclusione della guerra e della lussuria.

In questo dramma viene messo in dubbio tutto, a partire dal concetto di valore delle persone, delle donne in particolare: Elena vale davvero il prezzo che sta costando sia ai Troiani che ai Greci? E qual è il metro per misurare il valore delle persone? Che cosa si è poi disposti a fare per difendere il proprio onore? E qual è il significato della vita umana di fronte al Tempo, questa forza predatrice che ci consuma nella sua immensità? Quanto è importante la Fortuna nella vita umana? Esistono davvero gli eroi, o si riduce tutto a una questione di apparenza? Siamo poi così diversi dagli animali? Sono queste le chiavi necessarie per accedere ai veri contenuti del dramma. Le risposte che troverete non saranno belle, ma saranno vere, nichiliste, oneste, severe, amare. Gli esseri umani sono divorati dal proprio egoismo, mirano ai propri interessi e non si curano affatto degli altri. Gli esseri umani sono maligni, traditori. Gli esseri umani si perdono in un bicchier d’acqua, senza capire davvero perché combattono, e contro chi combattono. In un mondo così affollato di umani-disumani, non c’è speranza che fiorisca un amore puro, non c’è speranza che il bene trionfi. E tutto diviene vuota bestialità, persino il linguaggio.

S. C.

 

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Old but Gold – Il Giovane Holden https://www.breakoff.it/old-but-gold-il-giovane-holden/ Thu, 19 Nov 2015 15:02:01 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6759

Il giovane Holden – Il libro bianco La prima cosa che salta all’occhio del lettore quando entra in libreria è la copertina dei volumi. Certo, questo non è vero per tutti. Ma viviamo, in linea di massima, in una società che predilige l’estetica al contenuto, l’immagine all’essenza. Il vero valore di un libro, però, è ...

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COP_Salinger_Holden.inddIl giovane Holden – Il libro bianco

La prima cosa che salta all’occhio del lettore quando entra in libreria è la copertina dei volumi. Certo, questo non è vero per tutti. Ma viviamo, in linea di massima, in una società che predilige l’estetica al contenuto, l’immagine all’essenza. Il vero valore di un libro, però, è racchiuso al suo interno, nascosto. E’ un segreto che si svela piano piano, e solo alla fine il lettore scopre quello che è lo spirito, quella che è l’essenza dell’opera. Per questo quando Salinger dovette scegliere la copertina per “Il Giovane Holden”, optò per una copertina nuda, sobria, spoglia, bianca, che Einaudi ripropone ancora oggi.

La trama è scorrevole: Holden è un ragazzo di sedici anni, alto, magro, coi capelli grigi. E’ stato espulso da scuola perché non ha sostenuto abbastanza esami, e deve tornare a casa, a New York, la settimana seguente. Ma decide di fuggire e concedersi qualche giorno di libertà. Decide di salutare l’unico professore verso il quale prova stima, che non esita a rimproverarlo per la sua condotta. Poi, parte all’avventura, vagando da solo per New York e incontrando vari ostacoli, soprattutto nel confronto con le altre persone.

Holden è un ragazzo sensibile e intelligente. Holden si chiede sempre il perché delle cose, si fa un sacco di domande, e cerca un suo posto nel mondo. Ma non è nè un bambino, nè un adulto. E’ un incompreso, incapace di adeguarsi alla società alto-borghese alla quale appartiene, in difficoltà nell’instaurare rapporti umani. E’ incapace di accettare la Falsità e il falso buonismo (“Phony” ricorre almeno trenta volte all’interno del romanzo). Il vuoto che lo circonda non è che la proiezione del suo mondo interiore. Holden è colmo di sensazioni, emozioni, con le quali entra in contatto. Queste sensazioni sono forti, stravolgenti, ridondanti; ma lo fanno sentire solo, vuoto, incompreso appunto. Così, finisce per chiudersi in sè stesso, rifiutando il mondo dei coetanei e la falsità degli adulti, e rimanendo incastrato tra giovinezza e maturità. Ad affiancarlo nel suo percorso di crescita // non crescita sono i molti personaggi che affollano le pagine del libro. Molti di questi non agiscono direttamente all’interno dell’intreccio narrativo, ma fanno capolino nel mondo dei ricordi di Holden. Alcuni sono simbolo di positività (come l’amica di vecchia data Jane, o il fratello maggiore D.B), altri sono negativi e inquetanti (come il professore Antolini), altri ancora sono presenti nella loro mancanza (come il fratellino Allie, morto di leucemia). In questo affresco di personalità multiformi, Holden si sente perso, si distacca dalla realtà. Vittima innocente di se stesso, trova rifugio solo nell’amore per la sorellina Phoebe, e nella saggezza infantile di questa.

Per quanto riguarda l’aspetto linguistico, “Il Giovane Holden” perde moltissimo nella traduzione, a partire dal titolo stesso (“The Catcher in the Rye”). I giochi di parole, lo “slang” di Holden, la ricercatezza lessicale di Salinger non sono resi fedelmente nella traduzione italiana. Per questo è consigliatissima la lettura in lingua originale.

Per similitudine di tematica e ambientazione si rimanda alla recensione del romanzo di Sylvia Plath “La Campana di vetro”.

S. C.

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Wandering – Fujian, Cina https://www.breakoff.it/wandering-fujian-cina/ Tue, 17 Nov 2015 16:02:28 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6745

[gird-gallery id=”8″] dal film into the wild Christopher Mccandless (Emile Hirsch) Ho vissuto molto, e ora credo di aver trovato cosa occorra per essere felici: una vita tranquilla, appartata, in campagna. Con la possibilità di essere utile con le persone che si lasciano aiutare, e che non sono abituate a ricevere. E un lavoro che ...

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dal film into the wild

Christopher Mccandless (Emile Hirsch)
Ho vissuto molto, e ora credo di aver trovato cosa occorra per essere felici: una vita tranquilla, appartata, in campagna. Con la possibilità di essere utile con le persone che si lasciano aiutare, e che non sono abituate a ricevere. E un lavoro che si spera possa essere di una qualche utilità; e poi riposo, natura, libri, musica, amore per il prossimo. Questa è la mia idea di felicità.

Foto di Elena Chilleri

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Requiem for a Dream – Recensione https://www.breakoff.it/recensioni-in-so-many-words-requiem-for-a-dream/ Tue, 17 Nov 2015 12:05:43 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6715

Che cos’è un sogno? Che cosa succede quando un sogno muore? La risposta di Darren Aronofsky, il regista del film, è semplice: quando un sogno muore, si compone una canzone, un requiem. Un requiem incalzante, che perseguita i personaggi del film e che lega le vicende di questi ultimi come un eco che tormenta persino ...

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Che cos’è un sogno? Che cosa succede quando un sogno muore? La risposta di Darren Aronofsky, il regista del film, è semplice: quando un sogno muore, si compone una canzone, un requiem. Un requiem incalzante, che perseguita i personaggi del film e che lega le vicende di questi ultimi come un eco che tormenta persino gli spettatori (si rimanda alla canzone completa, tratta dalla colonna sonora).

 I protagonisti del film sono Harry (Jared Leto), sua madre Sara (Ellen Burstyn), e la ragazza di Harry, Marion (Jennifer Connelly). Questi tre personaggi sono diversi tra loro sotto molti punti di vista, ma sono egualmente disperati, e inseguono lo stesso sogno:  cercano la felicità, o forse solo l’atarassia, la mancanza di turbamento. Così, spinti dalle proprie frustrazioni, si trovano in un vortice di dipendenza da ciò che li rende in qualche modo meno infelici e più sereni, sia esso  il denaro, il sesso, o la droga.

In particolare il concetto di droga viene rivisitato: si parla di eroina, ma anche di pillole dimagranti legali, di sesso e di televisione. La droga, nelle sue varie forme, è il mezzo che permette l’ingresso al mondo onirico e  l’evasione dalla realtà, in una discesa verso gli abissi orfici, verso un viaggio senza ritorno. Un viaggio che a tratti si trasforma in un incubo, e non è propriamente solitario: i personaggi percorrono insieme la via del declino, ma si limitano ad essere l’uno per l’altro presenze spettrali, fantasmagoriche, impalpabili. Inevitabile un epilogo nichilista.

Se ci soffermiamo sugli aspetti meno concettuali e più concreti di Requiem for a Dream, apprezziamo l’alta qualità della pellicola: le scene si susseguono con “morbidezza”, le velocissime sequenze di fotogrammi sono veramente d’effetto,  la fotografia è curata nei minimi dettagli. A scene più lente si alternano dei flash, delle immagini, che colpiscono lo spettatore stordendolo. Sicuramente di forte impatto visivo sono anche le scene più crude, violente, ma mai gratuite o ridondanti. I dialoghi sono essenziali, ma ben interpretati e elaborati: i personaggi  parlano poco, e mai a sproposito.

Questo film è un pugno nello stomaco, ma assestato talmente bene che è un piacere riceverlo.

S. C.

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Unconventional – Teorema Catherine https://www.breakoff.it/unconventional-teorema-catherine/ Thu, 12 Nov 2015 15:31:46 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6662

Teorema Catherine Chi non ha mai desiderato essere un bambino prodigio o un genio per inventare qualcosa che permetta di lasciare il segno ed essere ricordati? É proprio questo il sogno di Colin, il protagonista di Teorema Catherine, il secondo romanzo dell’autore di successo John Green. Da sempre considerato un bambino prodigio, Colin teme di ...

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teoremaTeorema Catherine

Chi non ha mai desiderato essere un bambino prodigio o un genio per inventare qualcosa che permetta di lasciare il segno ed essere ricordati? É proprio questo il sogno di Colin, il protagonista di Teorema Catherine, il secondo romanzo dell’autore di successo John Green. Da sempre considerato un bambino prodigio, Colin teme di perdere tale considerazione perché incapace di trovare il suo momento Eureka, di scoprire quel qualcosa che gli permetta di entrare nella storia. É solo dopo essersi diplomato e dopo essere stato mollato dalla sua fidanzatina Catherine, che Colin realizza che nella sua vita è uscito esclusivamente con ragazze di nome Catherine. “Non Cathy, Katrina o Katherine, ma Catherine.” Così, la sua ultima ragazza diventa Catherine XIX e l’essere stato mollato per l’ennesima volta lo spinge ad elaborare un teorema per riuscire a prevedere le relazioni d’amore ed evitare di farsi spezzare il cuore. Con incredibile umorismo Green è riuscito a scrivere una storia divertente e accessibile e piacevole per qualsiasi fascia di età, dal ragazzo adolescente che si avvicina alla lettura al lettore un po’ più esigente, attraverso uno stile particolare che prevede anche l’uso delle note a pié di pagina come strumento esplicativo parte integrante della storia stessa. Note che non possono essere saltate, ma che soprattutto il lettore è invogliato a leggere. È una storia avvincente, con un tocco di romanticismo, che oltre a regalare una gustosa leggerezza elargisce fra le righe una lezione di vita da non sottovalutare. Colin scoprirà infatti che nella vita esistono più eccezioni che regole, e sono proprio quegli impensabili imprevisti a renderla cosi interessante. Ma scoprirà anche che non tutte le ragazze speciali si chiamano Catherine.

Teorema Catherine
John Green
Rizzoli Vintage Gold, 2006
Rosangela Amato

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Frammenti – Fagioli con aglio https://www.breakoff.it/frammenti-fagioli-con-aglio/ Mon, 26 Oct 2015 12:16:10 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6436

Quando il mondo della poesia e quello della cucina diventano tutt’uno. Non perdetevi questo Frammento! Questo è piuttosto importante: mettere sulla pagina i tuoi sentimenti, è meglio che radersi o cucinare fagioli con aglio. è quel poco che possiamo fare questo piccolo atto di coraggio introspettivo e c’è naturalmente anche pazzia e terrore nel sapere ...

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Quando il mondo della poesia e quello della cucina diventano tutt’uno.
Non perdetevi questo Frammento!

Questo è piuttosto importante:
mettere sulla pagina i tuoi sentimenti,
è meglio che radersi
o cucinare fagioli con aglio.
è quel poco che possiamo fare
questo piccolo atto di coraggio introspettivo
e c’è naturalmente
anche pazzia e terrore
nel sapere
che certe parti di te
caricate come un orologio
non possono essere più ricaricate
quando si ferma.
ma ora
c’è un ticchettio sotto la camicia
e rimesti i fagioli con un cucchiaio,
un amore morto, un amore andato
un altro amore…
ah! tanti amori quanti sono i fagioli
si, contali adesso
triste, triste
i tuoi sentimenti che bollono sulla fiamma,
mettili sulla pagina.

Charles Bukowski

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Unconventional – Espiazione https://www.breakoff.it/unconventional-espiazione/ Thu, 22 Oct 2015 09:33:53 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6402

Quando l’immaginazione diviene colpa: “Espiazione” di Ian McEwan Briony Tallis è una bambina, quasi una ragazzina. Una tredicenne che vive in un mondo di fantasie e fantastiche avventure immaginarie, e trascorre il tempo nel giardino della villa dei suoi genitori a scrivere. Briony, un po’ saccente e un po’ arrogante, vuole diventare grande e coronare ...

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Quando l’immaginazione diviene colpa: “Espiazione” di Ian McEwan

espiazione v

Briony Tallis è una bambina, quasi una ragazzina. Una tredicenne che vive in un mondo di fantasie e fantastiche avventure immaginarie, e trascorre il tempo nel giardino della villa dei suoi genitori a scrivere. Briony, un po’ saccente e un po’ arrogante, vuole diventare grande e coronare i suoi sogni al più presto.

E’ un giorno d’estate, e Briony progetta di mettere in scena il suo primo recital con la collaborazione dei cuginetti e della cugina Lola. Qualcosa però va storto: la mattina stessa, infatti, la protagonista del romanzo entra in possesso di una lettera scritta da Robbie, il figlio della domestica, e destinata a sua sorella Cecilia. Questa lettera, dalle sfumature decisamente erotiche, la turba oltremisura. A turbarla ancora di più, però, è il vedere la sorella e Robbie che si baciano appassionatamente in biblioteca, in procinto di spingersi oltre.

La giornata va avanti, e si creano diversi momenti di tensione tra le due sorelle, soprattutto durante la cena alla quale sono presenti numerosi ospiti. La situazione degenera quando i due cuginetti delle sorelle Tallis scappano, e tutti si precipitano a cercarli. Nel caos generale, infatti, si consuma un delitto: Lola subisce una violenza sessuale, e Briony testimonia contro Robbie dichiarando di averlo visto aggredire la giovane ragazza. Briony mente, e sa di mentire; sa che Robbie è un bravo ragazzo e che probabilmente la sagoma che ha visto fuggire nel buio non era lui. Ma dichiara il falso, con convinzione. Così Robbie finisce in galera, e viene separato dalla bella Cecilia.

A questo antefatto, che segna e sconvolge per sempre le vite di Cecilia, Robbie e Briony, seguono gli accadimenti della guerra. La guerra e l’amore irrefrenabile, con le sue complicazioni, sono i temi centrali della seconda e terza parte del libro. La quarta parte vede invece come protagonista Briony, che è ormai una donna anziana, assediata dal senso di colpa, perfettamente espresso nelle parole: “Come può una scrittrice espiare le proprie colpe quando il suo potere assoluto di decidere dei destini altrui la rende simile a Dio? Non esiste nessuno, nessuna entità superiore a cui possa fare appello, per riconciliarsi, per ottenere il perdono”. La colpa di Briony è stata quella di far prevalere la fantasia sulla realtà, e di aver condizionato irrevocabilmente il destino di due delle persone a lei più care.

Intenso, sconvolgente, appassionante, il romanzo dimostra le grandi capacità di Mc Ewan. Ciliegina sulla torta, il finale a sorpresa. (Consigliatissima anche la versione cinematografica di Joe Wright, uscita nel 2007).

S. C.

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Wandering – Sichuan province China https://www.breakoff.it/wandering-sichuan-provence-china/ Mon, 19 Oct 2015 16:33:05 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6375

[gird-gallery id=”7″] Orizzonti che si aprono Come un vasto oceano oggi si aprono davanti a noi molte possibilità di vita; infatti oggi, dovunque l’uomo lavori, vi è un’opportunità, un tesoro da scoprire: tutto ciò che può fare. Unirsi a un coro, recitare a teatro, costruire ferrovie, pilotare un aereo, lavorare in un laboratorio, scrivere poesie, ...

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[gird-gallery id=”7″]
Orizzonti che si aprono
Come un vasto oceano
oggi si aprono davanti a noi
molte possibilità di vita;
infatti oggi, dovunque l’uomo lavori,
vi è un’opportunità, un tesoro da scoprire:
tutto ciò che può fare.
Unirsi a un coro, recitare a teatro,
costruire ferrovie, pilotare un aereo,
lavorare in un laboratorio,
scrivere poesie, discendere pendii nevosi,
guidare una nave tra le grandi onde,
esplorare l’artico o i tropici, vivere sotto una tenda.
Nella vita di ogni giorno
fa’ attenzione anche alle cose minute:
accendi il fuoco degli altri con il tuo fuoco,
apri il cuore degli altri con il tuo cuore;
la vita è splendida e immensa,
e dovunque vi è vita vi è un tesoro. .

 

 

 

Fotografie di Elena Chilleri, Poesia di Ho Chi Fang

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Old But Gold – Il Signore delle Mosche https://www.breakoff.it/old-but-gold-il-signore-delle-mosche/ Thu, 15 Oct 2015 12:49:57 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6292

Il Signore delle Mosche: Homo homini lupus Che cosa succederebbe se un gruppo di ragazzini fosse totalmente lasciato a se stesso, lontano dalla civiltà? A questa domanda risponde la fantasia di Golding, che nel 1983 ha ottenuto il premio Nobel. Un aereo si schianta su un’isola. Così inizia il capolavoro dello scrittore inglese, un romanzo ...

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Il Signore delle Mosche: Homo homini lupus

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Che cosa succederebbe se un gruppo di ragazzini fosse totalmente lasciato a se stesso, lontano dalla civiltà? A questa domanda risponde la fantasia di Golding, che nel 1983 ha ottenuto il premio Nobel.

Un aereo si schianta su un’isola. Così inizia il capolavoro dello scrittore inglese, un romanzo breve ma intenso. I protagonisti delle vicende narrate sono appunto i superstiti di un volo che avrebbe dovuto condurli in Australia, dei normalissimi ragazzini inglesi. Allo smarrimento iniziale dovuto alla situazione (“We’re on an island. We’ve been on the mountain-top and seen water all around. We saw no houses, no smoke, no footprints, no boats, no people. We’re on an uninhabited island with no other people on it”, dice uno dei bambini), corrisponde la ricerca di unione: subito viene trovata da Ralph e Piggy una conchiglia, utilizzata per richiamare l’attenzione di eventuali altri sopravvissuti all’incidente.

Da questo momento in poi, si viene a costituire una società, inizialmente estremamente democratica. Tutti hanno gli stessi diritti, tutti si aiutano, c’è armonia. I problemi iniziano quando i ragazzini avvertono una presenza, nel bosco, che percepiscono come minacciosa. Che cosa sia effettivamente questa entità, non è dato saperlo. Probabilmente è solo lo spettro delle loro paure interiori e delle loro insicurezze…

Questa situazione turba l’armonia, rivelando un’agghiacciante verità: l’uomo, anche al suo stato embrionale, è un animale rapace. E i bambini sono capaci di compiere crudeltà e malignità anche senza accorgersene. L’uomo è un animale abituato a ricercare il potere, e è pronto ad utilizzare qualsiasi mezzo pur di ottenerlo e conservalo. Di che tipo di potere si parla? Forse solo di un potere psicologico, impalpabile: il potere di poter gestire e manipolare le altre persone, quelle più deboli. Il potere di imporsi, di essere a capo di un branco nel quale ognuno riveste il ruolo più consono rispetto al proprio carattere e alla propria fisicità: così ci sono “il capoccia”, “l’anello debole”, “il buono”…

La prosa incalzante, semplice, piana, conferisce al libro una grande piacevolezza, e si addice perfettamente alla crudeltà che fà costantemente capolino tra una frase e l’altra pronunciata dai protagonisti.

Questo romanzo è la risposta al mito del buon selvaggio rousseauiano. Una risposta inquietante, orribilmente vera. Perchè “gli uomini producono il male come le api producono il miele”.

S. C.

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Frammenti – “Uno dei tanti”, una poesia per Sartre https://www.breakoff.it/frammenti-uno-dei-tanti-una-poesia-per-sartre/ Tue, 13 Oct 2015 14:11:04 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6299

Una poesia di Bukowski dedicata a Jean Paul Sartre, recitata come sempre dal nostro Simone Margheri Sartre era un grand’uomo, o yes, ci ha mostrato l’Esistenza nuda fino all’osso e ce l’ha sbattuta in faccia. la scelta è vostra, ha detto, la morale è morta con Dio, arrangiatevi da soli. una volta ogni tanto, nel ...

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Una poesia di Bukowski dedicata a Jean Paul Sartre, recitata come sempre dal nostro Simone Margheri

Sartre era un grand’uomo, o yes,
ci ha mostrato l’Esistenza nuda
fino all’osso e ce l’ha sbattuta
in faccia.
la scelta
è vostra,
ha detto,
la morale è morta
con Dio,
arrangiatevi da soli.

una volta ogni tanto,
nel corso dei secoli,
sorge un gigante
in mezzo agli uomini,
ci scuote per benino,
ci risveglia
dal torpore,
in modo che, almeno
per un poco, diventiamo consapevoli,
resuscitati
mentre infiliamo le scarpe
al mattino,
mentre arranchiamo verso
il nostro destino,
mentre mangiamo, defechiamo,
fantastichiamo d’amore,
imbuchiamo lettere,
guidiamo e camminiamo
attraverso la città,
cose e pensieri
assumono una forma
differente.

Sartre era uno di quei
giganti.
Parigi, la Francia, buona parte
del mondo
rimbombarono e barcollarono
per causa
sua.

senza gente così,
infilarsi le scarpe
al mattino
diventerebbe così difficile
da risultare quasi
impossibile.

grazie
di
tutto,
Jean-Paul.

 

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Unconventional – Assurdo universo https://www.breakoff.it/unconventional-assurdo-universo/ Thu, 08 Oct 2015 10:33:31 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6193

“Assurdo universo” di Frederic Brown Fantascienza. Quando si pensa ad un romanzo di questo genere, tendiamo a immaginare storie di alieni, astronavi spaziali, viaggi in un tempo remoto o, più generalmente, in un futuro ideato nei minimi particolari dalla mente dell’autore. Ma di cosa potrebbe parlare un libro fantascientifico scritto nel 1949, quando ancora a ...

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“Assurdo universo” di Frederic Brown

assurdo universo

Fantascienza. Quando si pensa ad un romanzo di questo genere, tendiamo a immaginare storie di alieni, astronavi spaziali, viaggi in un tempo remoto o, più generalmente, in un futuro ideato nei minimi particolari dalla mente dell’autore. Ma di cosa potrebbe parlare un libro fantascientifico scritto nel 1949, quando ancora a stento si immaginava che l’uomo potesse addirittura arrivare a mettere piede sulla luna? È quello che si scopre leggendo “Assurdo universo”, di Frederic Brown.  Brown immagina la storia di Keith Winton, direttore della rivista di fantascienza “Storie sorprendenti”. Descrive la sua vita come quella di un americano qualunque  in quegli anni. Una vita tranquilla, un lavoro normale, il sogno di un amore. Poi, all’improvviso, qualcosa la stravolge: il primo razzo lunare ideato negli Stati Uniti cade proprio sulla sua testa. Un boato, una lampo di luce e poi di nuovo la normalità. Come se non fosse successo nulla. È solo portando avanti la sua giornata come aveva sempre fatto che Keith scoprirà che niente, o quasi, è come sempre. Arturiani, lunari e una guerra interspaziale in un universo parallelo saranno solo alcune delle cose che Keith si ritroverà ad affrontare, rischiando costantemente la vita perché ignaro di ciò che gli sta accadendo. Scorrevole e piacevole, “Assurdo universo” è un ottimo compagno pomeridiano. Divertente al punto giusto, Brown riesce a tenere viva l’attenzione del lettore creando quella suspense che ti tiene ancorato alle pagine, curioso di sapere cosa accade dopo. E sarà bello scoprire che, forse, di universo non ne esiste soltanto uno.

Rosangela Amato

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Nowadays – Il Lago https://www.breakoff.it/nowadays-il-lago/ Thu, 01 Oct 2015 10:49:00 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6188

Poesia resa romanzo – Il lago   Leggere “Il lago”, ultima opera di Banana Yoshimoto, è stato una sfida personale. Non mi piace cimentarmi in romanzi che osano toccare i miei punti più intimi e vulnerabili, tuttavia la curiosità ha vinto. La copertina scelta dall’autrice giapponese ha catturato la mia attenzione: un azzurro profondo, semplice, ...

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Poesia resa romanzo – Il lago

 

12092466_514512765369960_310368479_nLeggere “Il lago”, ultima opera di Banana Yoshimoto, è stato una sfida personale. Non mi piace cimentarmi in romanzi che osano toccare i miei punti più intimi e vulnerabili, tuttavia la curiosità ha vinto. La copertina scelta dall’autrice giapponese ha catturato la mia attenzione: un azzurro profondo, semplice, che sfocia in un bianco latte e riflette un piccolo volatile dal lungo becco trasmette un senso di libertà. Scegliere un libro per la sua immagine di copertina è una scelta banale? Generalmente sì, in questo caso no poiché “Il lago” altro non è che un inno di libertà, poesia resa romanzo, musica, lettere che diventano note, melodia struggente e malinconica che si innalza e protrae verso la libertà, ripercorrendo lo stesso volo di quell’uccellino che si posa su un lago. Odio il razionalismo di Banana Yoshimoto, la sua capacità di analizzare ciò che è semplicemente irrazionale che, per convenzione, è stato definito con il termine sentimento. Ciò nonostante, non posso che nutrire stima e reverenza nei suoi confronti in quanto autrice e in quanto persona. Chihiro è la protagonista de “Il lago”. Giovane donna, vuota, insicura, spaesata, ha appena perso la madre. Non ha un rapporto sincero col padre, i gesti che mostra nei suoi confronti sembrano dettati più dal dovere che dall’amore. Non ha una meta, un obbietivo, energie per istaurare rapporti umani, ha molti problemi irrisolti che derivano dalla sua famiglia e da come lei ha deciso di viverla. Si è imposta varie immagini di felicità che non sono reali, un comportamento di rispetto nei confronti dei suoi genitori che, in realtà, cela insofferenza. Chihiro ama suo padre e sua madre anche se non si rispecchia nella famiglia che hanno creato. Solo in seguito a questa autoconfessione riesce a liberarsi e a scoprirsi innamorata di Nakajima, suo vicino di casa. Inizialmente lo spia, controlla che sia a casa o che la finestra del suo appartamento, durante la notte, sia chiusa. È legata a lui, ma non vuole riconoscerlo. Il malessero interiore di Chihiro riaffiora quando decide di fare visita a due amici che vivono nei pressi di un bellissimo lago. La mancanza di qualunque misura di tempo e spazio, che lì aleggia, permette alla protagonista di mettersi a nudo e capirsi. Capirsi diventa fondamentale per capire l’altro e permettergli di entrare nella propria vita.

Martina Antenore
Il lago, Banana Yoshimoto
Edizione Feltrinelli, Milano, 2015

 

 

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Frammenti – Amare il mondo https://www.breakoff.it/frammenti-amare-il-mondo/ Tue, 29 Sep 2015 08:51:06 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6152

Un invito ad amare il mondo, e a cercare di migliorarlo. Una poesia di Bertold Brecht recitata da Simone Margheri “Ci impegniamo, noi e non gli altri, unicamente noi e non gli altri, né chi sta in alto, né che sta in basso, né chi crede, né chi non crede. Ci impegniamo: senza pretendere che ...

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Un invito ad amare il mondo, e a cercare di migliorarlo. Una poesia di Bertold Brecht recitata da Simone Margheri

“Ci impegniamo, noi e non gli altri,

unicamente noi e non gli altri,

né chi sta in alto, né che sta in basso,

né chi crede, né chi non crede.

Ci impegniamo:

senza pretendere che gli altri si impegnino per noi,

senza giudicare chi non si impegna,

senza accusare chi non si impegna,

senza condannare chi non si impegna,

senza cercare perché non si impegna.

Se qualche cosa sentiamo di “potere”

e lo vogliamo fermamente

è su di noi, soltanto su di noi.

Il mondo si muove se noi ci muoviamo,

si muta se noi ci facciamo nuovi,

ma imbarbarisce

se scateniamo la belva che c’è in ognuno di noi.

Ci impegniamo:

per trovare un senso alla vita,

a questa vita

una ragione

che non sia una delle tante ragioni

che bene conosciamo

e che non ci prendono il cuore.

Ci impegniamo non per riordinare il mondo,

non per rifarlo, ma per amarlo”.

 

 

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Unconventional – Trainspotting https://www.breakoff.it/unconventional-trainspotting/ Thu, 24 Sep 2015 11:23:36 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6130

Choose your future, choose life “Choose your future. Choose life… But why would I want to do a thing like that? I chose not to choose life. I chose somethin’ else. And the reasons? There are no reasons. Who needs reasons when you’ve got heroin?” Più o meno così inizia il film di Danny Boyle, ...

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Choose your future, choose life

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“Choose your future. Choose life… But why would I want to do a thing like that? I chose not to choose life. I chose somethin’ else. And the reasons? There are no reasons. Who needs reasons when you’ve got heroin?” Più o meno così inizia il film di Danny Boyle, tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore scozzese Irvine Welsh, pubblicato nel 1993 ed edito in Italia da Guanda. Confrontarsi con il libro dopo aver visto il film è una bella sfida, considerato che il film è un vero capolavoro. Non sapevo, onestamente, che cosa aspettarmi, e devo dire che la trasposizione cinematografica della storia e la sua versione cartacea sono molto vicine, per quanto credo che il film abbia un impatto molto più forte e intenso rispetto al libro, e per quanto abbia, in definitiva, una marcia in più. Oggetto del libro sono le coinvolgenti e sconvolgenti vicende dei protagonisti, vale a dire Rent Boy, Spud, Sick Boy e Frank, che si alternano come voci narranti. Le loro sono storie di degrado fisico e morale, di devastazione. Sono uno spaccato di quella che l’esperienza della tossicodipendenza, con la sua solitudine profonda: nel tunnel della droga non esiste amicizia, non esiste l’amore e a mala pena esiste il sesso. Sei solo, sei terribilmente felice e terribilmente infelice: è il senso del vuoto a prevalere sulle emozioni. Non esiste lealtà, se non allo stato di stupefacenza. E questo Irvine Welsh lo fa capire con pungente chiarezza. L’autore ci racconta un disagio generazionale, una difficoltà a collocarsi in quella che è la standardizzazione di una società che in qualche modo ha deciso per noi una vita che non rispecchia necessariamente le prospettive, le ambizioni e le aspirazioni di ragazzi che trovano un rifugio solo e soltanto nella trasgressione, che diventa anche essa monotonia e squallore, perfettamente espressa dal titolo del libro: “Trainspotting”, infatti è l’azione di osservare i treni in arrivo e in partenza per ingannare il tempo. Così, i personaggi di questo libro non sono che spettatori dello scorrere del tempo e delle vicende, incapaci di salire sul treno della vita. Alcuni di loro provano a trovare una loro dimensione nel mondo, ma il treno della vita convenzionale non può che travolgerli e gettarli in un tunnel che è a suo modo una droga: quello della monotonia, dell’ordinarietà, della soffocante routine. Una tossicodipendenza ordinaria.

S. C.

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Wandering – Hong kong https://www.breakoff.it/wandering-hong-kong/ Tue, 22 Sep 2015 16:02:24 +0000 https://www.breakoff.it/?p=630

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Unconventional – Il Fantasma https://www.breakoff.it/unconventional-il-fantasma/ Thu, 17 Sep 2015 08:51:55 +0000 https://www.breakoff.it/?p=5978

Il fantasmagorico sentiero dei sentimenti Gerhart Hauptmann è ricordato per il suo capolavoro “I Tessitori”, e per aver vinto il Premio Nobel per la letteratura nel 1912. Ma ho scelto di parlare di un’opera minore, “Il Fantasma”, edito presso Sellerio. Questo breve romanzo ha come proprio nucleo principale l’esperienza autobiografia dell’autore stesso, che si era ...

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Il fantasmagorico sentiero dei sentimenti

il fantasma

Gerhart Hauptmann è ricordato per il suo capolavoro “I Tessitori”, e per aver vinto il Premio Nobel per la letteratura nel 1912. Ma ho scelto di parlare di un’opera minore, “Il Fantasma”, edito presso Sellerio. Questo breve romanzo ha come proprio nucleo principale l’esperienza autobiografia dell’autore stesso, che si era infatuato di una ragazzina di sedici anni. “Il Fantasma” si sviluppa e avviluppa in un’atmosfera noir, che ci avvolge e travolge “come quando, passando davanti a vecchi muri diroccati, l’anima rabbrividisce nel percepire, dal basso di una fessura, l’odore di ferro e di muffa proveniente da una camera di tortura sotterranea”.Tema principale, la traumatica esperienza dell’amore intenso e folle che ha travolto il protagonista in giovane età, portandolo a stravolgere la sua vita e a perdere il dominio di stesso. Un amore folle, impossibile e devastante, che spinge Lorenz a commettere azioni orribili senza nemmeno rendersene conto, a perdere se stesso e tutto il mondo che si era costruito, indagando ciò che di più irrazionale esiste, ovvero la sfera del sentimento. Il confine tra legittimo e illegittimo diviene labile, terribilmente labile, facendo regnare il caos emozionale. La profondità con la quale è trattata questa tematica e la trama scorrevole e ben articolata rendono “Il Fantasma” un libro interessante, provo di cliché, che vale la pena leggere.

S. C.

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Frammenti – Il teatrante https://www.breakoff.it/frammenti-il-teatrante/ Mon, 14 Sep 2015 14:49:08 +0000 https://www.breakoff.it/?p=5986

Ecco a voi il nuovo video di Simone, “Il teatrante”…  

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Ecco a voi il nuovo video di Simone, “Il teatrante”…

 

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Nowadays – Florence https://www.breakoff.it/nowadys-florence/ Thu, 10 Sep 2015 10:40:21 +0000 https://www.breakoff.it/?p=5874

Florence Storia della grande guerra, storia di un uomo Prima di prendere un treno amo arrivare in anticipo e passare qualche decina di minuti in libreria. Mi imbatto sempre in qualcosa di interessante, che cattura la mia attenzione e curiosità. In questo modo ho scoperto l’ultimo romanzo di Stefania Auci Florence, ambientato nella Firenze del ...

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Florence

Storia della grande guerra, storia di un uomo

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Prima di prendere un treno amo arrivare in anticipo e passare qualche decina di minuti in libreria. Mi imbatto sempre in qualcosa di interessante, che cattura la mia attenzione e curiosità. In questo modo ho scoperto l’ultimo romanzo di Stefania Auci Florence, ambientato nella Firenze del ’14. Siamo allo scoppio della prima guerra mondiale, l’Italia decide di non entrare in guerra dividendo l’opinione pubblica fra interventisti e neutralisti. Ludovico Aldisi, protagonista del romanzo, è un fervente interventista, vuole che l’Italia e lui medesimo partecipino a questo grande evento storico. Persona di umili origini, Aldisi riesce a diventare giornalista della Nazione dopo una dura gavetta. È ambizioso; è spregiudicato; è un arrivista; si serve dell’amante Claudia, donna più grande di lui, moglie di un ricco avvocato fiorentino, per svagarsi e chiederle prestiti che mai verranno restituiti. Prima di partire per la Marna come inviato di guerra, incontra per casualità Dante Ducceschi, il vecchio amico di studi. Con lui si reca a casa del vecchio professore di letteratura francese Laurenti. Dante e Laurenti gli rinfacciano di essere cambiato, di non essere più lo studente brillante e pieno di ideali come una volta, di aver preferito una carriera giornalistica trascurando il suo grande talento letterario. In casa Laurenti Ludovico conosce Irene, figlia del professore. Adolescente anticonformista dal sangue per metà italiano e metà francese, detesta l’ambiente provinciale fiorentino. Non si sente libera ed autorizzata ad esprimere la propria personalità, rimpiange gli anni trascorsi a Parigi e spesso si rifugia nella lingua tanto amata, il francese, per esprimere i suoi sentimenti più profondi. Irene e Ludovico non entrano subito in sintonia, i discorsi della giovane ragazza turbano l’animo del cronista della Nazione. Al ritorno dalla Marna, i due continuano a frequentarsi, Aldisi non è più il giornalista spregiudicato di prima e il rapporto con la ragazza gli permette di capire cosa sia avvenuto dentro di sé, cosa sia cambiato, riesce a recuperare il suo vero modo di essere. Questa crisi che vive al ritorno dal fronte sembra rispecchiarsi nelle sorti di Firenze, che da lì a poco verrà travolta dall’ondata della prima guerra mondiale. Florence non è semplicemente un romanzo storico, difatti l’autrice riesce a controllare il peso della storia ed intrecciarlo con le vicende personali dei protagonisti. Largo spazio viene concesso all’analisi introspettiva dei personaggi, pur risultando a volte leggermente stereotipati. Amore, passione, guerra, ideali si scontrano nel romanzo di Stefania Auci, facendo prevalere i grandi principi di sempre. Sicuramente interessante la scelta del titolo in francese, non a caso Florence compare per la prima volta in una confessione di Irene ad Aldisi: “Siamo tornati a Florence perchè lui si sente vecchio”. Ecco che l’autrice predilige Florence a Firenze, ecco che dietro questo titolo si nascondono grandi ideali, molti dei quali appartengono alla giovane Irene.

Florence, Stefania Auci
Edizione Baldini Castoldi, Padova, giugno 2015
Martina Antenore

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Old But Gold – Il Dottor Zivago https://www.breakoff.it/old-but-gold-il-dottor-zivago/ Mon, 07 Sep 2015 13:01:10 +0000 https://www.breakoff.it/?p=5846 Il dottor Živago Quando si pensa alla letteratura russa la prima immagine che sovviene è, nella maggior parte dei casi, quella di un libro enorme e pieno di nomi difficili da leggere, pronunciare, ricordare. Forse è per questo che il mondo letterario russo gode della fama di essere immenso e quasi noioso. E in parte ...

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Il dottor Živago

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Quando si pensa alla letteratura russa la prima immagine che sovviene è, nella maggior parte dei casi, quella di un libro enorme e pieno di nomi difficili da leggere, pronunciare, ricordare. Forse è per questo che il mondo letterario russo gode della fama di essere immenso e quasi noioso. E in parte è vero. Si prende fra le mani un libro russo e pesa. Ma ciò che spesso non si coglie, è la bellezza e la profondità di quel peso, impregnato di vita e poesia, dove la Storia con la “S” maiuscola e la fantasia si mescolano creando mondi e situazioni che solo una mente brillante può partorire. È il caso di Boris Leonidovič Pasternak, che con il suo unico libro, Il dottor Živago, è riuscito, oltre che a conquistare il premio Nobel per la letteratura, nel 1958, anche ad appassionare generazioni di lettori italiani ancor prima che russi. Questo romanzo, infatti, fu pubblicato in anteprima mondiale in Italia, nel 1957 da Feltrinelli, perché vietato dalla censura del regime comunista sovietico dell’allora URSS, dove uscirà solo nel 1988, addirittura dopo l’uscita, nel 1965, dell’omonimo film diretto da David Lean. Ambientato agli inizi del ‘900, fra la Grande Guerra e la Rivoluzione d’Ottobre, il romanzo ruota attorno alla figura di Jurij Andrèevič Živàgo, medico e poeta che tenta in tutti i modi di sopravvivere dignitosamente agli eventi storici in cui si trova precipitosamente scaraventato. Diviso fra l’amore per due donne, Živàgo prova a cogliere un po’ di serenità anche dalle situazioni più avverse, abbandonandosi alle proprie emozioni che esprime attraverso le sue poesie. Piene di amore, ma anche di ideali, sono proprio queste uno dei motivi per i quali è costretto a dover condurre una vita da fuggitivo, che lo porterà a scelte più che difficili, ma necessarie a causa delle quali si ritroverà a finire la sua vita solo con se stesso. Come la maggior parte dei libri russi, anche la lettura de Il dottor Živago non è semplice da portare avanti. Se si cerca qualcosa di leggero, non compare sicuramente fra i libri consigliati. Ma una cosa è certa: se si porta a termine, ciò che resta è unico e inspiegabilmente bello.

Il Dottor Živago
Boris Pasternak
Feltrinelli, 2002

Rosangela Amato

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Nowadays – Cari Mostri https://www.breakoff.it/nowadays-cari-mostri/ Thu, 16 Jul 2015 11:33:58 +0000 https://www.breakoff.it/?p=5778

Cari mostri Il lato mostruoso di ognuno “Cari mostri”, l’ultima opera di Stefano Benni, è una raccolta di 25 racconti brevi, in cui l’amato autore bolognese esplora l’uomo e il suo mondo, indagando determinati comportamenti spesso ignorati. Benni descrive la mostruosità, più o meno latente, dell’uomo e ne parla con quell’innocenza tipica di un bambino. ...

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Cari mostri
Il lato mostruoso di ognuno

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“Cari mostri”, l’ultima opera di Stefano Benni, è una raccolta di 25 racconti brevi, in cui l’amato autore bolognese esplora l’uomo e il suo mondo, indagando determinati comportamenti spesso ignorati. Benni descrive la mostruosità, più o meno latente, dell’uomo e ne parla con quell’innocenza tipica di un bambino. È un’innocenza voluta la sua, che permette di smorzare i toni di una narrazione altrimenti troppo cruda. Poiché l’uomo riesce a mascherare la sua mostruosità, è necessario provocarla perché possa emergere e manifestarsi. Affinché ciò avvenga, a volte è utile l’inserimento di un personaggio destabilizzante, come accade nel primo racconto, “Cosa sei?”, nel quale al protagonista viene assegnato un wenge, uno strano animale che riesce a risvegliare l’indole più malvagia dell’uomo. Il wenge è destinato solo ad alcune persone, coloro che per natura sono violenti e scatenano brutalmente la propria ira contro chi li circonda. È ciò che accadrà al protagonista, tagliatore di teste per professione, che metterà in atto una carneficina, uccidendo prima i propri animali domestici, in seguito il vicino, la ex-fidanzata e infine lo stesso wenge. Non sempre è necessario l’inserimento di un personaggio deus ex-machina, spesso è sufficiente descrivere il mondo, soprattutto quello adolescenziale, per cogliere la mostruosità umana. Nel racconto “Sonia e Sara”, Benni descrive l’ossessione di un gruppo di adolescenti per una band musicale inglese tanto in voga. Le teenagers conoscono ogni particolare della vita intima dei componenti della band, sono disposte a tutto pur di vedere uno dei loro concerti. Ciò che avviene fra le due protagoniste, Sonia e Sara, è un regolamento di conti: le due ragazze riusciranno ad ottenere solo un biglietto per il concerto, e questa situazione si risolverà in un unico modo, con la roulette russa. L’attento osservatore Benni non trascura l’importanza delle tecnologie informatiche d’oggi. Quest’ultime permettono all’uomo di superare ogni tipo di barriera, etica e morale comprese. Ecco che nel racconto “Numeri” compaiono le candies, prostitute robotiche pronte a soddisfare ogni tipo di desiderio sessuale maschile, purché non sfoci in violenza. Del resto anche le candies sono tutelate da un codice di severe norme comportamentali, rivolte a coloro che usufruiscono delle loro prestazioni sessuali. Chi non rispetta il codice è destinato, nei peggiori dei casi, alla morte, come accadrà al protagonista del racconto. Benni ricorre persino alla rivisitazione di antiche fiabe, come quella di Hänsel e Gretel, riproponendola in chiave odierna. I due bambini vengono cacciati dal padre perché troppo esigenti e viziati e catturati da una strega che adesca bambini per rivenderli sul mercato della pedofilia. I due bambini non solo riescono a liberarsi della perfida strega, ma a impadronirsi di tutti i suoi averi. In sintesi, ciò che suscita la lettura di “Cari Mostri” è una riflessione sul male della nostra società e dell’uomo, male che si manifesta in tanti modi, uno più attraente e intrigante dell’altro. Male fondato sulla paura dell’uomo, male peggiore che possa esistere.

Stefano Benni,
Feltrinelli, Milano, 2015
Martina Antenore

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Unconventional – Il Giro di Vite https://www.breakoff.it/unconventional-il-giro-di-vite/ Thu, 09 Jul 2015 13:39:05 +0000 https://www.breakoff.it/?p=5417

Il giro di Vite Scritto sotto forma di diario, “Il Giro di Vite” di Henry James è edito nel 1898. La trama del racconto si sviluppa in poco più di duecento pagine, e trova spazio nel genere del fantastico. Miss Giddens, una giovane donna, accetta l’incarico di occuparsi di due bambini rimasti orfani; si ritrova ...

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Il giro di Vite

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Scritto sotto forma di diario, “Il Giro di Vite” di Henry James è edito nel 1898. La trama del racconto si sviluppa in poco più di duecento pagine, e trova spazio nel genere del fantastico. Miss Giddens, una giovane donna, accetta l’incarico di occuparsi di due bambini rimasti orfani; si ritrova così a svolgere le proprie mansioni con estremo piacere, godendo della compagnia dei ragazzi, che si dimostrano essere molto svegli, intelligenti, di compagnia. Ma un mondo immaginario (o reale?) prende il sopravvento, e l’istitutrice si trova ad assistere a scenari surreali, fatti di immagini fantasmagoriche, di morti, di terrore: apparizioni sinistre, un uomo con i baffi e i capelli rossi, una donna dal pallore inquietante e vestita a lutto… Così, miss Giddens cerca di scoprire dove sta la realtà e dove inizia la fantasia, dove è il pericolo e come può salvaguardare se stessa e i bambini. Sola, se escludiamo la compagnia della signora Grose, l’ingenua governante, combatte un nemico che non conosce, mettendo in discussione ogni certezza, in una storia conturbante dove crolla ogni certezza, e sono i dubbi, i sospetti, a fare da protagonisti. Una prosa sobria, scorrevole, un libro che si legge in poche ore.

S. C.

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Unconventional – Sostiene Pereira https://www.breakoff.it/unconventional-sostiene-pereira/ Mon, 06 Jul 2015 18:07:33 +0000 https://www.breakoff.it/?p=5689

Sostiene Pereira Se siete affascinati dal Portogallo e vorreste avvicinarvi alla sua cultura, il libro di Antonio Tabucchi è quello che fa per voi. Abile scrittore italiano, Tabucchi è riuscito a capire un ambiente inizialmente a lui estraneo, ma non troppo distante, e a permearvi fino a farlo diventare quasi la sua seconda patria. I ...

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Sostiene Pereira

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Se siete affascinati dal Portogallo e vorreste avvicinarvi alla sua cultura, il libro di Antonio Tabucchi è quello che fa per voi. Abile scrittore italiano, Tabucchi è riuscito a capire un ambiente inizialmente a lui estraneo, ma non troppo distante, e a permearvi fino a farlo diventare quasi la sua seconda patria. I suoi romanzi sono impregnati dell’essenza portoghese e con il suo stile rapido e profondo, riesce a far appassionare anche i più restii. “Sostiene Pereira” può essere considerato il suo capolavoro. Utilizzando il discorso diretto libero, che ricorda molto la tecnica di scrittura che ha reso celebre José Saramago, Tabucchi ci racconta la storia di Pereira, un uomo semplice, di mezza età, vedovo e senza figli, che dopo anni di onorata carriera come giornalista di cronaca nera per un importante giornale locale si ritrova a dirigere la pagina culturale del “Lisboa”, un giornale indipendente. Così, mentre fuori la Storia avanza verso la Seconda Guerra Mondiale e la resistenza alle dittature, Pereira si chiude nel proprio mondo fatto di necrologi, traduzioni e ricorrenze. E la sua vita continua a scorrere indisturbata e senza problemi fin quando non decide di assumere qualcuno che lo aiuti. È cosi che conosce Marta e Monteiro Rossi, due giovani rivoluzionari animati dalla passione per la libertà, che si oppongono e combattono gli oppressori. Pereira diventa per loro un punto di riferimento, un aiuto indispensabile e loro, per lui, rappresentano non solo quei figli che non ha mai avuto, ma soprattutto il risvegliarsi della sua coscienza e, senza neanche rendersene conto, Pereira si ritrova a fare i conti con un nuovo “io egemone” che sta prendendo il sopravvento e che lo porta a prendere decisioni che mai avrebbe pensato di prendere. Vincitore di due premi nazionali come il Viareggio-Rèpaci e il Campiello, e del Prix Européen Jean Monet, Sostiene Pereira dipinge alla perfezione gli animi tormentati di quel periodo, attraverso spunti di vita e storia reale uniti alla fantasia e alla meravigliosa penna di un artista. Racconta pensieri, stimola riflessioni. È uno di quei libri che dovrebbero essere presenti in ogni casa ed essere letti almeno una volta nella vita.

Sosiene Pereira
Antonio Tabucchi
Feltrinelli 2013
Rosangela Amato

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Nowadays – I giovani https://www.breakoff.it/nowadays-i-giovani/ Thu, 02 Jul 2015 15:55:27 +0000 https://www.breakoff.it/?p=5677

I giovani – Salinger Il piccolo volume bianco intitolato “I Giovani” è una delle sorprese che molti lettori italiani non si aspettavano. Composto di sole settanta pagine, ospita tre racconti brevi di Salinger che non erano mai stati tradotti nella nostra lingua. Brevi, ma non per questo prive di intensità, queste tre prose introducono i ...

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I giovani – SalingerI-giovani_verticale

Il piccolo volume bianco intitolato “I Giovani” è una delle sorprese che molti lettori italiani non si aspettavano. Composto di sole settanta pagine, ospita tre racconti brevi di Salinger che non erano mai stati tradotti nella nostra lingua. Brevi, ma non per questo prive di intensità, queste tre prose introducono i temi che sono cari all’autore americano: la solitudine, la difficoltà nel comunicare con gli altri, la necessità di trovare un riparo nel mondo dell’interiorità. Ognuno dei tre racconti soddisfa il lettore in poche righe, ma lo lascia in sospeso: senza una chiusura definitiva, i personaggi rimangono soli con loro stessi, finendo quasi per svanire nel nulla, come apparizioni fantasmagoriche destinate a fare ritorno nel loro regno al quale non è possibile accedere, se non per un breve istante, per lo spazio di qualche pagina. Ad aprire le danze è proprio “I Giovani”, che ci catapulta nell’abitazione (e nei panni) di una ricca ragazza di New York, Edna. Un personaggio diverso ma affine alla Phoebe di “The Catcher in the Rye”: giovane eppure matura, incompresa e geniale, non può far parte della società nella quale vive, o può farlo solo indossando una maschera. Il racconto che segue, “Va’ da Eddie”, affronta il tema dell’amore “torbido”, clandestino, legato al sentimento ma soprattutto alla violenza e l’importanza della reputazione. Infine, la raccolta si chiude con “”Una volta alla settimana”, stampato nel 1944. Consigliato a tutti coloro che hanno amato “The Catcher in the Rye”, e che apprzzano lo stile sobrio e pungente di Salinger.

S. C.

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Unconventional – Le intermittenze della morte https://www.breakoff.it/unconventional-le-intermittenze-della-morte/ Thu, 25 Jun 2015 13:01:09 +0000 https://www.breakoff.it/?p=5493

Le intermittenze della morte “ …non alimentiamo false speranze.”   In un tempo e in un luogo non ben specificati ma che possiamo facilmente identificare con uno dei qualsiasi dei paesi occidentali (cattolici) dei nostri tempi, le persone si ritrovano all’improvviso ad affrontare un evento di straordinaria improbabilità: il 31 dicembre di un anno qualsiasi ...

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Le intermittenze della morte

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“ …non alimentiamo false speranze.”

 

In un tempo e in un luogo non ben specificati ma che possiamo facilmente identificare con uno dei qualsiasi dei paesi occidentali (cattolici) dei nostri tempi, le persone si ritrovano all’improvviso ad affrontare un evento di straordinaria improbabilità: il 31 dicembre di un anno qualsiasi la morte ( rigorosamente la morte degli uomini, poiché per ogni specie vivente c’è una morte specifica) interrompe il suo mestiere. Non ha importanza la gravità degli incidenti o quella delle varie malattie, la gente non muore più. La prospettiva di una reale eternità terrestre porta all’euforia collettiva che nasconde in un primo tempo le reali conseguenze dell’evento. Ma gradualmente ed inevitabilmente ci si rende conto che lo sciopero della signora morte non può che causare uno sconvolgimento della società, della sua impostazione e del suo fragile equilibrio; dal fallimento delle imprese funebri a quello della Chiesa, la cui istituzione è fondata sulla resurrezione delle anime ( senza resurrezione non esiste Dio) , dai problemi organizzativi nonché morali delle singole famiglie a quelli dell’intera società che si trova ad affrontare le conseguenze legate ad una crescita demografica incontenibile. In questa confusione generale, dovuta anche all’incapacità (proverbiale) del governo di gestire la situazione, colei che riesce a trarne vantaggio è naturalmente la criminalità organizzata, chiamata ironicamente “maphia” (ma che funziona proprio come la mafia). Nessuno sciopero però in questo mondo può andare avanti ad oltranza e infatti la morte (naturalmente donna e naturalmente fornita di falce) è costretta, misteriosamente da qualcuno più in alto di lei, a tornare ad uccidere. Ma lo farà con eleganza, inviando ad ogni singolo cittadino una lettera di preavviso. Anch’essa però si troverà ad affrontare una bega inaspettata: una delle sue missive le tornerà regolarmente indietro, rispedita al mittente. Per far fronte al proprio fallimento la morte si troverà costretta ad affrontare a viso aperto l’uomo ( forse non per caso un artista) che si rifiuta di morire. In un romanzo dalla struttura circolare, dove la fine si confonde con l’inizio, il premio nobel per la letteratura affronta l’angoscia eterna dell’uomo, vale a dire la natura estinguibile della vita. Come di fronte ad uno specchio non possiamo che identificarci in questa società, nei nostri atteggiamenti irrazionali, meschini, spesso disumani. Con ironia e sarcastica benevolenza Saramago passa in rassegna le caratteristiche potremmo dire quasi immutabili del genere umano, sia come individuo che come collettività. Ma con la metamorfosi della morte, resa quasi umana nei suoi gesti e nei suoi monologhi interiori, non dimentica di ricordarci del dono immenso che tutti possediamo. Finale sorprendente; poetico e commovente.

Anna Grementieri

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Nowadays – Nel blu tra il cielo e il mare https://www.breakoff.it/nowadays-nel-blu-tra-il-cielo-e-il-mare/ Thu, 18 Jun 2015 13:20:36 +0000 https://www.breakoff.it/?p=5489

Nel blu tra il cielo e il mare Storia di un popolo in fuga Secondo la religione araba, il colore blu rappresenta la dimensione spazio-tempo degli spiriti. Il blu è il colore protagonista dell’ultimo romanzo di Susan Abulhawa, intitolato “Nel blu tra il cielo e il mare”. Blu è il colore della copertina e degli ...

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Nel blu tra il cielo e il mare

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Secondo la religione araba, il colore blu rappresenta la dimensione spazio-tempo degli spiriti. Il blu è il colore protagonista dell’ultimo romanzo di Susan Abulhawa, intitolato “Nel blu tra il cielo e il mare”. Blu è il colore della copertina e degli occhi del bambino che compare su di essa. Blu è il colore associato ad uno dei personaggi principali del romanzo, Nazmiyeh, una delle figure chiave del romanzo. Le vicende della storia familiare di Nazmiyeh si svolgono a partire dal 1948, anno della Nekba: in seguito ai bombardamenti israeliani, la popolazione palestinese è costretta ad abbandonare le proprie terre. Si tratta di un esodo tragico e doloroso, durante il quale Nazmiyeh viene più volte stuprata sotto gli occhi della sorella minore Mariam, che troverà la morte proprio durante l’esodo. Il destino crudele non soltanto vuole che Nazmiyeh rimanga incinta, ma che quel figlio non voluto abbia gli occhi blu. Mazen è il nome dato al bambino, che crescendo diventerà un leader della lotta palestinese, incarcerato e torturato per più di vent’anni. Alla nascita di Mazen seguirà quella di altri undici figli e un’unica figlia, Alwan. Alwan si contraddistingue dal resto dei fratelli per aver ereditato il dono di famiglia: interagire con il mondo degli spiriti. Alwan avrà due figli, uno dei quali sarà Khaled, la voce narrante che apre il romanzo. L’intero romanzo si snoda attorno alle vicende di questa famiglia, svelare ulteriori dettagli sulla trama vorrebbe dire svelare il segreto che cela l’opera. Ogni personaggio dell’intricato albero genealogico della famiglia di Nazmiyeh rappresenta un momento della storia del popolo palestinese. Nell’ultimo romanzo di Susan Abulhawa, la Storia, quella con la lettera maiuscola che si studia a scuola, si alterna ad un realismo magico di stampo sudamericano, se pur qui contraddistinto da tinte arabe. Da questo unione ne deriva una fusione tra crudo realismo, provocato dall’intrusione della Storia all’intero dell’opera, e profonda sensibilità, trasmessa dall’autrice e accentuata dalla presenza del realismo magico. Non sempre sensibilità e realismo coincidono, a volte prevale quest’ultimo, il crudo realismo, che riesce ad emozionare il lettore più di qualunque altro espediente letterario. Ne è prova il racconto dello stupro di Nazmiyeh che commuove e rende vivo il dolore, se pur silenzioso, della donna palestinese che nulla può contro la violenza dei soldati israeliani. Da quella palude di dolore, come la definisce la stessa autrice, rinasce la storia e l’identità del popolo palestinese, entrambi destinati ad essere dispersi nel mondo dalla famiglia di Nazmiyeh e da tante altre come la sua. Le parole di Mazen: “Sparate! I vostri fucili non possono uccidermi! Ma uccideranno voi, com’è vero che il mio corpo morirà” continuano a riecheggiare.

Susan Abulhawa Feltrinelli, Milano, 2015

Martina Antenore

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Unconventional – Mar del Plata https://www.breakoff.it/unconventional-mar-del-plata/ Thu, 11 Jun 2015 12:49:24 +0000 https://www.breakoff.it/?p=5424

Mar del Plata È il 1978. Non troppo tempo fa. È un anno che gli appassionati di sport ricorderanno sicuramente. L’Argentina, padrona di casa, che vince il Mondiale battendo 3-1 la nazionale di calcio dei Paesi Bassi. Un Mondiale diverso da quelli che conosciamo oggi, contornato da un’aura di paura e tensione perché, come ci ...

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Mar del Plata

claudio fava

È il 1978. Non troppo tempo fa. È un anno che gli appassionati di sport ricorderanno sicuramente. L’Argentina, padrona di casa, che vince il Mondiale battendo 3-1 la nazionale di calcio dei Paesi Bassi. Un Mondiale diverso da quelli che conosciamo oggi, contornato da un’aura di paura e tensione perché, come ci insegna la Storia, l’Argentina del tempo era in mano ad un oppressivo regime militare, già da due anni, un regime che non lasciava scampo agli oppositori: “comandano, minacciano, ammazzano. A modo loro si divertono.” Ma di storie sul calcio ne conosciamo a bizzeffe, biografie e racconti di vita vissuta riempiono gli scaffali sportivi avvicinando a questo mondo anche i meno appassionati, quelli a cui del calcio in se non importa tanto, ma vogliono comunque conoscerne i retroscena più umani, quelli che vanno oltre la palla e il campo di gioco. Questa è una di quelle storie. Non parliamo di calcio, ma di rugby. Uno sport meno conosciuto, ma altrettanto amato. Parliamo dell’Argentina del 1978 e di una squadra di ragazzi poco più che ventenni, cresciuti per strada, ma pieni di sogni, di speranze e di vita. Il Mono, Otilio, Pablo, Santiago, il Turco, Mariano, Raul e Passarella, il loro allenatore. Nomi di fantasia (ad eccezione di Raul), storia vera. Un gruppo di amici accomunati dalla passione per il rugby. Si preparano al campionato, un solo obiettivo: vincere. E ottenere quella vittoria diventa sempre più importante, giorno dopo giorno da quando il Mono scompare per essere ritrovato abbandonato e senza vita. Da quando decidono di sfidare quel governo che li vuole tutti morti perché troppo ambiziosi, troppo idealisti. Decidono di restare e combattere, di non piegare la testa di fronte all’oppressione, di restare uniti per portare Mar del Plata alla vittoria, con un retrogusto di ribellione e libertà. Claudio Fava dà voce a quei ragazzi la cui storia era sconosciuta. Porta alla luce non solo gli eventi, ma le sensazioni, le emozioni, i pensieri e i gesti di quei ragazzi che scelsero di restare, riuscendo a stabilire, in poche pagine, un legame indissolubile con il lettore. Un po’ come ha legato gli spettatori a Peppino Impastato, scrivendo la sceneggiatura de “I cento passi”.

Mar del Plata
Add Editore, 2013
Rosangela Amato

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Old But Gold – Lolita https://www.breakoff.it/old-but-gold-lolita/ Mon, 01 Jun 2015 11:21:01 +0000 https://www.breakoff.it/?p=4493

Lolita, o l’innocenza perduta “Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un breve viaggio di tre passi sul palato per andare a bussare, al terzo, contro i denti. Lo-li-ta. Era Lo, null’altro che Lo, al mattino, diritta nella sua statura di un metro ...

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lolita (v)

Lolita, o l’innocenza perduta

“Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un breve viaggio di tre passi sul palato per andare a bussare, al terzo, contro i denti. Lo-li-ta. Era Lo, null’altro che Lo, al mattino, diritta nella sua statura di un metro e cinquantotto, con un calzino soltanto. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea punteggiata dei documenti. Ma nelle mie braccia fu sempre Lolita”.

Così inizia il romanzo di Nabokov, scritto in inglese e pubblicato inizialmente a Parigi nel 1955, tradotto in russo dall’autore stesso solo dieci anni più tardi. Tutti conoscono la storia a grandi linee. Chi la conosce per caso, chi perché ha visto la trasposizione cinematografica di Stanley Kubrick, chi perchè ha letto il libro, del quale veniamo a parlare. Lo stile dello scrittore russo è conciso, asciutto, diaristico. Questo fa sì che il capolavoro dell’autore sovietico risulti gradevolmente scorrevole, e che la pesantezza del contenuto dell’opera passi quasi in secondo piano rispetto a quello che è l’intreccio narrativo, all’interno del quale la crudità della tematica quasi si nasconde, si sperde. Una storia di pedofilia, si potrebbe banalizzare. Ma c’è di più: una perdizione portata all’estremo, una violenza inaudita che colpisce il lettore parola dopo parola, come una lama affilata. La violenza, nucleo essenziale di “Lolita”, si sviluppa in un repentino crescendo, e diviene lampante solo nell’epilogo: solo alla fine, infatti, il protagonista diviene consapevole della propria ‘follia’, vivendo nella colpa di aver commesso azioni terribili, di aver ucciso. Il reato di omicidio però passa quasi in secondo piano, se paragonato alla più grande delitto compiuto dal protagonista: l’aver privato una bambina della sua innocenza. La consapevolezza, fredda e dolorosa, della propria mostruosità, arriva solo nel momento nel quale cade in velo della finzione, tessuto con straordinaria abilità dal patrigno di Lolita. Dopo aver ingannato se stesso e il lettore stravolgendo la realtà, Humbert finisce per scontrarsi con la verità che si rivela, come un’epifania, e si manifesta in tutto il suo orrore. Da leggere di un fiato, “Lolita” lascerà una traccia in chiunque decida di scoprire questo capolavoro assoluto.

S. C.

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Unconventional – Come è dolce sapere che esisti https://www.breakoff.it/unconventional-come-e-dolce-sapere-che-esisti/ Thu, 28 May 2015 11:10:50 +0000 https://www.breakoff.it/?p=4487

Com’è dolce sapere che esisti   Un titolo che esprime in poche parole tutto il romanticismo e la dolcezza che un rapporto può contenere. E, se ci si limita al questo, si potrebbe pensare di avere fra le mani uno di quei libri forse un po’ troppo pieni di zucchero che raccontano una storia d’amore ...

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come è dolce sapere che esistiCom’è dolce sapere che esisti

 

Un titolo che esprime in poche parole tutto il romanticismo e la dolcezza che un rapporto può contenere. E, se ci si limita al questo, si potrebbe pensare di avere fra le mani uno di quei libri forse un po’ troppo pieni di zucchero che raccontano una storia d’amore strappalacrime. C’è chi lo comprerebbe proprio per questo motivo e chi, invece, lo lascerebbe sullo scaffale della libreria. Ma è solo leggendolo che si scopre la vera essenza di questo romanzo, pagina dopo pagina. Si tratta in effetti, non solo di una dolce storia d’amore, ma del rapporto che l’autore ha con la figura femminile. Tornato dopo anni nella casa natia, Battaglia si lascia andare ai propri ricordi, narrandoceli con quella leggerezza e spontaneità che è propria dei poeti. Ogni piccolo capitolo è dedicato ad una donna, figure fondamentali che hanno lasciato un segno indelebile nella sua memoria e regalatogli un insegnamento utile per il suo cammino. Dopo una breve introduzione, il primo è dedicato a sua madre, della quale non dice il nome. La madre è una donna buona, ma al contempo severa, esempio di forza d’animo e maestra di vita. L’autore prosegue parlando del suo primo amore adolescenziale, Francesca. Da qui in poi, ogni capitolo è associato il nome della donna che rappresenta. Attraverso queste figure femminili, Battaglia racconta tutto ciò che per lui significa essere Donna, un punto di vista maschile che la riscopre attraverso le diverse esperienze narrate dalle donne a lui più vicine. E lascia per ultima Teresa, che tutti conosciamo, esempio di bontà e altruismo, la Madre del popolo. Ma l’autore non si limita ai racconti. Oltre a narrarci anche i suoi pensieri, alla fine di ogni storia inserisce una poesia, con lo scopo di avvicinare ancora di più il lettore alle varie vicende e al personaggio da lui descritto. Sceglie con cura fra grandi autori come Pascoli, Neruda, Tagore, per finire con la stessa Madre Teresa di Calcutta. Non si tratta di poesie d’amore, ma di poesie di vita.

Com’è dolce sapere che esisti
Romano Battaglia
Rizzoli, 2006

Rosangela Amato

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Frammenti – Il Vecchio e il Mare https://www.breakoff.it/frammenti-il-vecchio-e-il-mare/ Mon, 25 May 2015 09:32:18 +0000 https://www.breakoff.it/?p=4459

Tutti conoscono “Il vecchio e il mare” di Hemingway. Simone ne legge un brano per Breakoff “Sta salendo” disse. “Su, mano. Su, per favore.” La lenza si alzò lentamente e regolarmente e poi la superficie dell’oceano si sollevò davanti alla barca e il pesce uscì. Uscì senza fine e l’acqua gli ricadde dai fianchi. Era ...

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Tutti conoscono “Il vecchio e il mare” di Hemingway.
Simone ne legge un brano per Breakoff

“Sta salendo” disse. “Su, mano. Su, per favore.” La lenza si alzò lentamente e regolarmente e poi la superficie dell’oceano si
sollevò davanti alla barca e il pesce uscì. Uscì senza fine e l’acqua gli ricadde dai fianchi. Era lucente nel sole e la testa e la schiena erano di un rosso scuro e nel sole le strisce sui fianchi apparivano larghe, di un lavanda leggero. La spada era lunga come una mazza da baseball e appuntita come un’alabarda e il pesce si alzò in tutta la sua lunghezza dall’acqua e poi vi rientrò, dolcemente, come in un tuffo, e il vecchio vide la grande lama falcata della coda andare sott’acqua e la lenza incominciò a filare. “È mezzo metro più lungo della barca” disse il vecchio. La lenza si allontanava in fretta ma regolarmente e il pesce non era preso dal panico. Il vecchio cercò con tutt’e due le mani di tenere la lenza in modo che non si spezzasse. Sapeva che se non riusciva a far rallentare il pesce con una pressione regolare, il pesce poteva prendere tutta la lenza e spezzarla. E un pesce grosso e devo vincerlo, pensò. Devo impedirgli di rendersi conto della sua forza e di quello che potrebbe fare fuggendo. Se fossi al suo posto, è adesso che ce la darei tutta e andrei avanti finché si spaccasse qualcosa. Ma grazie a Dio non sono intelligenti come noi che li uccidiamo; anche se sono più nobili e più capaci. Il vecchio aveva visto molti pesci grossi. Ne aveva visti molti che pesavano più di quattro quintali e mezzo e ne aveva già presi due di quelle dimensioni in vita sua, ma non era mai stato solo. Ora, da solo e in pieno mare aperto, era legato al pesce più grosso che avesse mai visto e di cui avesse perfino sentito parlare, e aveva la mano sinistra ancora serrata come la morsa degli artigli di n’aquila. Ma certo si scioglie, pensò. Certo ora si scioglie per venire in aiuto alla mano destra. Sono in tre a essermi fratelli: il pesce, e le due mani. È necessario che si sciolga. È indegno di lei avere il crampo. Il pesce aveva di nuovo rallentato e procedeva all’andatura consueta. Chissà perché ha fatto quel salto, pensò il vecchio. Pareva quasi che volesse farmi vedere com’era grosso. Comunque ora lo so, pensò. Vorrei potergli mostrare che tipo d’uomo sono io. Ma allora mi vedrebbe la mano col crampo. Facciamogli credere che sono più uomo di quanto non lo sia e cosi lo diventerò.

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Nowadays – Sonno https://www.breakoff.it/nowadays-sonno/ Thu, 21 May 2015 10:49:46 +0000 https://www.breakoff.it/?p=4232

“Una notte d’amore è un libro letto in meno” “Una notte d’amore è un libro letto in meno”, diceva Honoré De Balzac. Probabilmente, questa sarebbe l’epigrafe più adatta al romanzo “Sonno”, arrivato in Italia solo poche settimane fa. Prima di parlare del libro, però, vale la pena soffermarsi un minuto a descrivere come si presenta ...

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“Una notte d’amore è un libro letto in meno”

sonno v

“Una notte d’amore è un libro letto in meno”, diceva Honoré De Balzac. Probabilmente, questa sarebbe l’epigrafe più adatta al romanzo “Sonno”, arrivato in Italia solo poche settimane fa. Prima di parlare del libro, però, vale la pena soffermarsi un minuto a descrivere come si presenta il volume: settantasette pagine patinate, copertina rigida, a catturare l’attenzione sono sicuramente le illustrazioni di Kat Menschik, artista tedesca che collabora con le riviste “Stern” e “Frankfurter Allgemeine Zeitung”. Le tavole proposte dalla fumettista sicuramente arricchiscono questa edizione, e funzionano da interessante intermezzo per il lettore.  Interessante, ma non sempre efficace o soddisfacente. Trovo curiosa la scelta di uno stile grafico occidentale per un libro che, invece, è giapponese. Vero è, però, che le vicende narrate appartengono ad una donna moderna, giapponese sì, ma con una mentalità che finisce per rifuggire il tradizionalismo. sonno v 2Veniamo dunque al libro: una giovane donna si trova a vivere un’esistenza convenzionale. Moglie e madre a soli trent’anni, ha preso delle decisioni che la fanno sentire in una trappola, ingabbiata in una vita che non la rende felice ma solo contenta. Così, trascorre le sue giornate a occuparsi (senza preoccuparsi) della famiglia, tralasciando la propria individualità e quelle che sono le sue ambizioni. Tutto questo fin quando non smette di dormire, senza una ragione. La mancanza di sonno, ossia la veglia perenne, la spinge a riprendere le passioni che in gioventù avevano infiammato il suo spirito, in particolare quella per la lettura. Una volta recuperato l’amore per la letteratura, e anche per se stessa, tutto cambia: la realtà quotidiana, in tutte le sfere che la riguardano, finisce per divenire un noioso automatismo subordinato ad una vita intellettiva ed intellettuale vivace e varia. “Da quando non riuscivo più a dormire, mi rendevo conto di quanto fosse banale la realtà. Di quanto fosse facile manovrarla. Era soltanto la realtà. Erano soltanto le pulizie di casa, soltanto una famiglia. Era come manovrare un semplice macchinario, una volta che si impara come farlo funzionare, poi basta solo ripetere gli stessi gesti. Schiacciare questo bottone, tirare quella leva. Regolare i gradi, chiudere il coperchio, predisporre il timer. Semplice routine”. All’assenza di sonno corrisponde quindi un risveglio, una rinascita interiore, un recupero del senso di libertà e dell’individualismo, ma anche una subordinazione della dimensione terrena della vita e degli affetti. Questa condizione è presa in esame dall’autore solo marginalmente, e il romanzo risulta in qualche modo incompleto, quasi superficiale, insoddisfacente. Accompagnata dal piuttosto banale il parallelismo sonno//morte, la chiusa del libro resta un interrogativo.

S. C.

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Unconventional – Antigone di Brecht https://www.breakoff.it/unconventional-antigone-di-brecht/ Thu, 14 May 2015 12:08:01 +0000 https://www.breakoff.it/?p=4289

“Non crediate d’essere risparmiati, o infelici. Altri mutili cadaveri Vedrete a mucchi giacere insepolti Sull’insepolto.” È il 1947 quando Bertolt Brecht affronta il testo dell’Antigone, partendo dalla traduzione dello studioso e letterato tedesco Friedrich Holderlin del testo di Sofocle. La guerra si è conclusa da due anni e la scelta di rielaborare il mito dell’eroina ...

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antigone v

“Non crediate d’essere risparmiati, o infelici.
Altri mutili cadaveri
Vedrete a mucchi giacere insepolti
Sull’insepolto.”

È il 1947 quando Bertolt Brecht affronta il testo dell’Antigone, partendo dalla traduzione dello studioso e letterato tedesco Friedrich Holderlin del testo di Sofocle. La guerra si è conclusa da due anni e la scelta di rielaborare il mito dell’eroina della stirpe dei Labdacidi nasce dalla profonda necessità di raccontare la tragedia di un recente passato che aveva investito l’ Europa intera. Sullo sfondo del Nazismo nasce quindi l’Antigone di Brecht che non muta l’ opera di Sofocle, rispettandone di fatto cronologia degli eventi e linguaggio, ma vi aggiunge un prologo ambientato nella Berlino del 1945 e ne modifica l’antefatto. Il testo, strettamente legato al modello sofocleo -chiara anche la volontà di lasciare riferimenti all’arcaico- subisce uno spostamento sul piano del registro interpretativo. Se la versione greca voleva infatti che Polinice ed Eteocle morissero l’uno per mano dell’altro nel tentativo di conquista di Tebe, il lavoro di Brecht racconta invece la guerra di Tebe contro Argo, voluta dal Re Creonte e durante la quale i due fratelli combattono fianco a fianco nell’esercito. La morte di Eteocle sul campo di battaglia, conduce poi Polinice alla fuga. Macchiandosi del reato di diserzione, egli viene punito con la morte. Da qui l’opera di Sofocle e quella del drammaturgo tedesco si ricongiungono nel difficile e doloroso tema della sepoltura negata a Polinice da parte di Creonte, in quanto traditore-nemico della patria. È dinanzi a ciò che la figura di Antigone si palesa, contrastando,nel momento in cui seppellisce il fratello, l’editto del re-tiranno e dunque il potere oppressore del regime. La sua, è lotta politica e non più individuale. Antigone si pone ad esempio per l’intera cittadinanza, distaccandosi in tal senso dal gesto individuale dell’originale greca. L’ azione marcatamente politica della protagonista, la risonanza della sua voce che diviene espressione universale di rifiuto al dittatore e alla guerra da lui voluta, è la voce dell’intera Tebe e per noi lettori contemporanei, l’eroina vive, prende forma, corpo e ci parla in una continua comunicazione con l’oggi. Il mito si fa nuovamente strumento di racconto, ponte fra passato e presente, contenitore di verità e risulta per Brecht il tramite perfetto attraverso il quale narrare al popolo tedesco l’orrore del regime. Evidente il parallelismo fra la figura di Creonte ed Hitler e fra le due citta, Tebe e Argo, rappresentazioni di Berlino e Stalingrado. Non è dunque casuale la scelta di mostrarci un’ Antigone velata, travestita ma non stravolta. Prevedibilmente la ribellione della fanciulla, come tutte le ribellioni che rischiano di mettere in crisi ogni forma di totalitarismo, viene soffocata ed ella condotta alla morte: rinchiusa viva dentro una roccia. La grandezza tragica di questo testo nasce e viene rafforzata dalla compresenza di personaggi “alti”, ognuno con un suo ruolo, con una sua dimensione, ognuno le cui azioni hanno conseguenze sui “molti” : il dittatore trincerato nella sua guerra e nelle bugie legate all’andamento di essa e i Vecchi -reinterpretazione del coro greco- tanto pronti a salire sul carro del vincitore quanto a scenderne senza assumersi responsabilità alcuna. Lo scontro ai vertici della società appare quindi come il preludio alla bruciante sconfitta di Tebe, alla condanna definitiva di Creonte. Così, ai molti morti, sepolti e non, di cui Eteocle, Polinice e Antigone sono soltanto le prime vittime, si aggiungono i figli del re sconfitto: Megareo ed Emone. Sull’immagine di Creonte che con “un panno insanguinato, unico resto dell’intera casa di Labdaco, scompare nella città che precipita” si chiude la catena di delitti caratteristica di ogni tragedia. La centralità assunta da sempre dall’eroina greca, nella cultura occidentale è un dato oramai ben consolidato. Divenuta oggetto di plurime rielaborazioni, riscritture, riflessioni e suscitando il fascino di importanti drammaturghi e registi, Antigone è la Tragedia per eccellenza. La grande Judith Malina, fondatrice del Living Theatre e storica interprete di Antigone era solita dire:“ SIAMO TUTTI ANTIGONE “. Non vi è forse frase più completa in grado di cogliere il senso profondo di una verità che attraversa i secoli. Tutti ugualmente segnati dai Creonte. Tutti ugualmente segnati dai grandi bottini di guerra. Tutti ugualmente segnati dalle ipocrisie.

Caterina Lupi

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Frammenti – Il culo https://www.breakoff.it/frammenti-il-culo/ Mon, 11 May 2015 12:01:05 +0000 https://www.breakoff.it/?p=4248

Carlos Drummond de Andrade è un esponente del modernismo brasiliano nato a Itabira nel 1902 e morto a Rio de Janeiro nel 1987. La poesia che Simone ha scelto questa settimana è “Il Culo”: Il culo, che meraviglia. È tutto un sorriso, non è mai tragico. Non gli importa cosa c’è sul davanti del corpo. ...

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Carlos Drummond de Andrade è un esponente del modernismo brasiliano nato a Itabira nel 1902 e morto a Rio de Janeiro nel 1987.

La poesia che Simone ha scelto questa settimana è “Il Culo”:

Il culo, che meraviglia.
È tutto un sorriso, non è mai tragico.
Non gli importa cosa c’è
sul davanti del corpo. Il culo si basta.

Esiste dell’altro? Chissà, forse i seni.
“Mah!” sussurra il culo “quei marmocchi
ne hanno ancora di cose da imparare”.

Il culo sono due lune gemelle
in tondo dondolio. Va da solo
con cadenza elegante, nel miracolo
d’essere due in uno, pienamente.

Il culo si diverte
per conto suo. E ama.

A letto si agita. Montagne
s’innalzano, scendono. Onde che battono
su una spiaggia infinita.

Eccolo che sorride il culo. È felice
nella carezza di essere e ondeggiare.
Sfere armoniose sul caos.

Il culo è il culo,
fuori misura.

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Nowadays – La distanza fra noi https://www.breakoff.it/nowadays-la-distanza-fra-noi/ Thu, 07 May 2015 09:46:20 +0000 https://www.breakoff.it/?p=4200

La distanza fra noi: Microcosmi conciliabili Ciascun rapporto di coppia sancisce l’incontro di due mondi, anzi, mi correggo, l’incontro di due microcosmi, l’unione dei quali genera la nascita di un unico mondo, il mondo in cui prenderà forma il percorso iniziato dalla coppia. È sorprendente osservare come nel corso del tempo scelte e decisioni riguardanti ...

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La distanza fra noi: Microcosmi conciliabili

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Ciascun rapporto di coppia sancisce l’incontro di due mondi, anzi, mi correggo, l’incontro di due microcosmi, l’unione dei quali genera la nascita di un unico mondo, il mondo in cui prenderà forma il percorso iniziato dalla coppia. È sorprendente osservare come nel corso del tempo scelte e decisioni riguardanti uno dei due membri ricadano anche sull’altro. Tuttavia, ancor piú sorprendente è osservare come entrambi i microcosmi possano vivere separati, senza mai incontrarsi. Se ciò avviene, entrambi si articolano e sviluppano giorno dopo giorno, fino a raggiungere una loro completezza. Con queste premesse, l’autrice britannica Maggie O’Farrell dà vita al suo ultimo romanzo dal titolo “La distanza fra noi”. I due microcosmi descritti all’interno del romanzo appartengono a Jack Kildoune e Stella Gilmore. Jack è un aiuto regista trentenne di Hong Kong. Nato da genitori britannici, non ha mai conosciuto il padre Tom. Sposato con la ricca Mel, si è ingabbiato con le proprie mani in una vita priva di stimoli e sentimento, se pur condotta in maniera agiata. Al suo fianco ha una donna della quale non è innamorato, al suo fianco non ha il padre, che ha sempre voluto conoscere. Stella è una produttrice radiofonica scozzese di origine italiana. La sua personalità racchiude varie sfaccettature: il temperamento tipico del popolo italiano; la vena di viaggiatrice ed esploratrice; un segreto che ormai cela da vent’anni e che non le da pace, costrigendola a vagare continuamente. Il legame che ha con la sorella Nina incide profondamente sulla sua personalità. Nina è la sorellina (se pur maggior di lei di due anni) da dover sempre difendere; allo stesso tempo, è la sua perenne spina nel fianco. Sia Jake che Stella percepiscono, se pur in modi diversi, una distanza dai loro cari: Jake dal proprio padre, Stella dalla propria sorella; distanza che viene superata solo in seguito al loro incontro. Il microcosmo dell’aiuto regista di Hong Kong si scontra con quello della produttrice radiofonica di origine italiana. I due entrano in contatto in una dimensione quasi surreale, in un villaggio della campagna scozzese in cui entrambi si sono rifugiati momentaneamente. Il passato dei due protagonisti si ricostruisce gradualmente, riaffiorano esperienze, sofferenze, segreti passati di entrambi, ma soprattutto affiora la paura che fino a quel punto ha frenato sia Jack che Stella, impedendoli di condividere il proprio mondo con qualcun’altro. Così Jake, scappato in Scozia alla ricerca del padre, si imbatte in qualcosa di non previsto. Incontro scontro che mette a nudo difetti, paure, pregi di entrambi che nessuno aveva avuto il coraggio di vedere. Inutile dire che il lieto fine è assicurato e d’obbligo. Fortunatamente, Maggie O’Farrell non opta per il decantato e fin troppo abusato e vissero tutti felici e contenti, ma insinua nel lettore una riflessione: due microcosmi separati che si incontrano, si affiancano fino a fondersi, per iniziare un nuovo percorso.

La distanza fra noi, Maggie O’Farrell
Ugo Guanda Editore, Milano, 2015
Martina Antenore

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Old But Gold – Memorie dal sottosuolo https://www.breakoff.it/old-but-gold-memorie-dal-sottosuolo/ Mon, 04 May 2015 13:27:07 +0000 https://www.breakoff.it/?p=4096

“Io sono una persona malata… una persona cattiva” E’ proprio vero: sono gli scrittori russi ad aver indagato – e forse compreso – per primi la profondità dello spirito umano, dell’uomo del mondo post-industrializzazione. Nel 1864, anno di uscita delle “Memorie dal sottosuolo” di Dostoevskij, Freud aveva solamente otto anni, e ancora la psicologia non ...

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memorie del sottosuolo (v)“Io sono una persona malata… una persona cattiva”

E’ proprio vero: sono gli scrittori russi ad aver indagato – e forse compreso – per primi la profondità dello spirito umano, dell’uomo del mondo post-industrializzazione. Nel 1864, anno di uscita delle “Memorie dal sottosuolo” di Dostoevskij, Freud aveva solamente otto anni, e ancora la psicologia non era una vera scienza. Nonostante questo, la sensibilità di Doestoevskij gli forniva gli strumenti indispensabili per la stesura di un’opera tanto introspettiva quanto innovativa, un’opera che è lo specchio dello spirito di un uomo emarginato dalla società; un uomo che vive nel sottosuolo, in una dimensione di desideri e proiezioni inconscie, un individuo che si interroga sul senso delle cose, ed è per questo chiamato a scegliere tra introspezione e realtà. “Ci siamo anzi a tal punto disabituati che avvertiamo talvolta una sorta di ripugnanza per ciò che è veramente ‘vita viva’, e perciò non riusciamo nemmeno a sopportare che qualcuno ce ne parli. Già, perché noialtri ormai siamo arenati a un punto tale che tutto ciò che è veramente ‘vita vera’ lo consideriamo quasi una fatica, quasi un qualcosa che si fa per dovere di servizio, e siamo tutti d’accordo che è molto meglio quello che leggiamo nei libri”. Di qui, l’inettitudine, l’incapacità di agire, il senso di inadeguatezza, ovvero i drammi all’origine della riflessione che occupa la prima parte dell’opera, ‘Il Sottosuolo’. ‘Il Sottosuolo’ è un monologo, o forse un dialogo, attraverso il quale il protagonista (o l’autore stesso?) si confronta con il lettore, rivolgendo a quest’ultimo domande esistenziali, che alcune volte trovano una risposta, altre no. Alla base di questi interrogativi, è la critica alla mentalità positivista dell’epoca, contrapposta a quello che sarebbe l’istinto primordiale dell’uomo, un istinto che lo spinge verso un segreto e misterioso desiderio di sofferenza, di sporcizia e di auto-umiliazione. Ed è questo stesso stato esistenziale a portare l’io narrante a dire di essere un uomo malato, malvagio, privo di attrattive, e che lo ha spinto a divenire “nemmeno un insetto”. Così, in quanto rifiuto della società, in quanto individuo privo di valore, il protagonista – che nemmeno ha un nome – trova rifugio solo in se stesso, nel sottosuolo, nell’ombra. La seconda parte del romanzo è titolata “A proposito della neve bagnata”; questa sezione del libro è ambientata sedici anni prima, e sono narrate alcune vicende esemplificatrici della tesi principale dell’uomo del sottosuolo: “sono un uomo cattivo”. Egli racconta la propria cattiveria, ma ancor di più la propria incapacità di comunicare con i propri simili, del proprio istinto autolesionista che è il fondamento delle sue azioni “odiose”, seguite dal rimpianto o dal senso di colpa. L’uomo del sottosuolo si sente inferiore, si sente un inetto, e per questo si comporta in maniera meschina, soprattutto con chi si trova in una posizione ancora più svantaggiata della sua, ferendone i sentimenti con un senso di rivalsa che lo rende cieco, e compiutamente cattivo. Ma la cattiveria dell’uomo del sottosuolo non è dettata tanto dalla sua indole, quanto dalla sua incapacità di trovare un proprio spazio nel mondo, e dal sentirsi inadeguato. Sono queste problematiche a spingerlo a ripiegarsi su se stesso, a soffrire, sentire, urlare. Ma la sua voce risuona solo all’interno della sua cassa toracica, senza che possa essere ascoltata, se non dall’autore e dal lettore. Così, nel proprio silenzio, e nel dialogo//monologo con la prostituta Liza, risuona la domanda (retorica, ma non elementare) che in questo capolavoro di Dostoevskij trova una risposta: “Che cosa è meglio? Una felicità a buon mercato o un’eletta sofferenza? Eh? Cos’è che è meglio tra le due cose?”. A voi, ritrovare la risposta in voi stessi o in questo libro

S. C.

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Frammenti – Novecento https://www.breakoff.it/frammenti-novecento/ Mon, 27 Apr 2015 16:31:33 +0000 https://www.breakoff.it/?p=3999

Anche voi avete letto “Novecento” di Baricco? Simone interpreta per noi un estratto di questo libro che ha riscosso tantissimo successo… “Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa… e la vedeva. È una cosa difficile da capire. Voglio dire… Ci stavamo in più di mille, su quella nave, tra ricconi in ...

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Anche voi avete letto “Novecento” di Baricco? Simone interpreta per noi un estratto di questo libro che ha riscosso tantissimo successo…

“Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa… e la vedeva. È una cosa difficile da capire. Voglio dire… Ci stavamo in più di mille, su quella nave, tra ricconi in viaggio, e emigranti, e gente strana, e noi… Eppure c’era sempre uno, uno solo, uno che per primo… la vedeva. Magari era lì che stava mangiando, o passeggiando, semplicemente, sul ponte… magari era lì che si stava aggiustando i pantaloni… alzava la testa un attimo, buttava un occhio verso il mare… e la vedeva. Allora si inchiodava, lì dov’era, gli partiva il cuore a mille, e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava (piano e lentamente): l’America. Poi rimaneva lì, immobile come se avesse dovuto entrare in una fotografia, con la faccia di uno che l’aveva fatta lui l’America. La sera, dopo il lavoro, e le domeniche, si era fatto aiutare dal cognato, muratore, brava persona… prima aveva in mente qualcosa in compensato, poi… gli ha preso un po’ la mano, ha fatto l’America

Quello che per primo vede l’America. Su ogni nave ce n’è uno. E non bisogna pensare che siano cose che succedono per caso, no… e nemmeno per una questione di diottrie, è il destino, quello. Quella è gente che da sempre c’aveva già quell’istante stampato nella vita. E quando erano bambini, tu potevi guardarli negli occhi, e se guardavi bene, già la vedevi, l’America, già lì pronta a scattare, a scivolare giù per nervi e sangue e che ne so io, fino al cervello e da lì alla lingua, fin dentro quel grido (gridando), AMERICA, c’era già, in quegli occhi, di bambino, tutta l’America.

Lì, ad aspettare.

Questo me l’ha insegnato Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento, il più grande pianista che abbia mai suonato sull’Oceano. Negli occhi della gente si vede quello che vedranno, non quello che hanno visto. Così, diceva: quello che vedranno.

Io ne ho viste, di Americhe… Sei anni su quella nave, cinque, sei viaggi ogni anno, dall’Europa all’America e ritorno, sempre a mollo nell’Oceano, quando scendevi a terra non riuscivi neanche a pisciare dritto nel cesso. Lui era fermo, lui, ma tu, tu continuavi a dondolare. Perché da una nave si può anche scendere: ma dall’Oceano… Quando c’ero salito, avevo diciassette anni. E di una sola cosa mi fregava, nella vita: suonare la tromba. Così quando venne fuori quella storia che cercavano gente per il piroscafo, il Virginian, giù al porto, io mi misi in coda. Io e la tromba. Gennaio 1927″.

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Unconventional – Ladies and Gentlemen! https://www.breakoff.it/ladies-and-gentlemen/ Thu, 23 Apr 2015 15:19:18 +0000 https://www.breakoff.it/?p=3931

Alla veneranda età di 80 anni Alan Bennett è ancora considerato uno dei più influenti scrittori intellettuali dell’Inghilterra contemporanea. A testimonianza di ciò, la sua lunga carriera come scrittore, sceneggiatore e persino attore che sembra non avere fine, anzi, continua a crescere in modo deliziosamente smisurato. Considerato il “Teddy Bear” nazionale, Bennett conquista il pubblico ...

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Ladies and GentlemenAlla veneranda età di 80 anni Alan Bennett è ancora considerato uno dei più influenti scrittori intellettuali dell’Inghilterra contemporanea. A testimonianza di ciò, la sua lunga carriera come scrittore, sceneggiatore e persino attore che sembra non avere fine, anzi, continua a crescere in modo deliziosamente smisurato. Considerato il “Teddy Bear” nazionale, Bennett conquista il pubblico inglese, e non solo, grazie al suo modo ironico di trattare i problemi dell’Inghilterra politica e sociale con una leggerezza mai banale, stimolando risate immediate e di gusto, a cui segue un’inevitabile riflessione da parte del lettore o dello spettatore. “Signore e Signori” ne è un illustre esempio. Una serie di monologhi scritti negli anni ottanta attraverso i quali Bennett dà voce, com’è solito fare, alle persone a margine e agli inascoltati, senza mai prescindere da quella componente autobiografica che caratterizza tutte le sue opere. Ambientati a Leeds, nel nord dell’Inghilterra, luogo natale dell’autore, i monologhi sono tutti recitati da personaggi femminili, tranne uno il cui protagonista è un uomo omosessuale. Le trame sono brevi, drammatiche e ironiche, ma contengono in quelle poche righe tutta le ingiustizia della vita che ci ritroviamo a offrontare quotidianamente. Bennett ironizza sull’ipocrisia che circonda ognuno di noi nel suo piccolo mondo che crede di conoscere come nessun altro, ma che spesso si rivela essere diverso da quello che si pensava. È un sestetto di pezzi comici, ciascuno dei quali porta in scena diversi stadi del declino di un personaggio, da una difficile situazione iniziale attraverso una lenta consapevolezza della disperazione della propria situazione, per concludersi con un finale tetro o ambiguo. Al contrario di quello che la parola monologo porta spesso a pensare, quelli raccolti in Signore e Signori sono scorrevoli e divertenti, mai banali o noiosi, ma pungenti e irriverenti al punto giusto. Furono scritti nel 1988 per la BBC e intitolati Talking Heads, e alcuni di essi furono interpretati da Bennett stesso. Nel 1998 Bennett ne ha scritto anche il seguito, intitolato Talking Heads 2, un secondo sestetto di monologhi in cui ha rappresentato la situazione di quegli stessi personaggi dieci anni dopo. Come sempre, Bennett si rivela essere sinonimo di qualità.

Signore e Signori
Alan Bennett
Adelphi, 2009
Rosangela Amato

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Nowadays – Nulla, solo la notte https://www.breakoff.it/nowadays-nulla-solo-la-notte/ Thu, 16 Apr 2015 12:01:09 +0000 https://www.breakoff.it/?p=3773

Una solitudine onirica Un compromesso irraggiungibile, un continuo e repentino passaggio tra veglia e sogno, tra amore e violenza, passione, impeto e inerzia. Questa è la vita del giovane Arthur, protagonista del libro di John Williams “Nulla, solo la notte”, scritto nel 1948 e arrivato nelle librerie italiane solo questo Febbraio. Come ogni sognatore, “egli ...

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Una solitudine onirica

nulla solo la notte

Un compromesso irraggiungibile, un continuo e repentino passaggio tra veglia e sogno, tra amore e violenza, passione, impeto e inerzia. Questa è la vita del giovane Arthur, protagonista del libro di John Williams “Nulla, solo la notte”, scritto nel 1948 e arrivato nelle librerie italiane solo questo Febbraio. Come ogni sognatore, “egli non è che lo strumento di un oscuro saltimbanco, di un piccolo e sinistro pagliaccio che si diverte a creare mondi dentro altri mondi, vite dentro altre vite, cervelli dentro altri cervelli. Tutto il suo illusorio potere proviene da quest’allegro soggettista, che elargisce e revoca doni a suo piacimento”. Inerte, Arthur continua a proiettare il suo presente nel sogno, in un passato onirico fatto di mostri e simulacri, in una dimensione che gli impedisce di andare avanti per la propria strada. Si ferma, si blocca, senza saper prendere coscienza di un passato misterioso che lo soggioga fino a renderlo un uomo rinchiuso nella gabbia dei suoi pensieri, delle sue emozioni. Un bambino che cerca affetto e riparo, ma lo fa nel modo sbagliato, ruggendo, scappando. Un adulto, un cieco che non vede ma sente, che non si ferma all’apparenza ma percepisce l’essenza delle cose, grazie al tatto; che vaga alla ricerca di qualcosa che non riesce a trovare, imbattendosi in se stesso nel buio, e sbattendo contro gli spigoli del proprio spirito. Di cosa è in cerca, dunque, Arthur? Senza dubbio, di una compensazione al profondo senso di solitudine. E questo senso di solitudine non può che realizzarsi nel contatto con la folla, e nel momento della consapevolezza dell’ incapacità di entrare in contatto con gli altri: “Una figura solitaria, nella distesa immutabile del deserto resta comunque consapevole del proprio peso, per quanto minimo, e della relazione che mantiene con lo spazio circostante. Ma chi è isolato in mezzo a uno sciame di gente perde coscienza di se stesso come individuo. Le centinaia di corpi estranei che premono inconsapevolmente contro il suo, le centinaia di occhi estranei che lo guardano in viso con aria assente e senza riconoscerlo, le voci che gli parlano tutt’intorno, ma senza mai rivolgersi a lui, rappresentano la vera solitudine”. Arthur è l’uomo moderno che vive un profondo disagio esistenziale, disagio che si proietta nell’immagine da lui stesso costruita della società, e degli altri esseri umani, che finiscono per essere configurati come presenze diaboliche e grottesche, seducenti un momento e repulsive l’attimo successivo. Inebriato da forze diaboliche che si impossessano del suo spirito, vive, o forse sopravvive, nella propria incomunicabilità. E’ più vera e consistente una vita fatta di pensieri, o una fatta di eventi? Sicuramente, l’esistenza di Arthur è segnata dall’inattività: non riesce a stringere amicizie, e ancor più difficili gli sono i rapporti con il padre, e con le donne. Rapporti umani che rifugge, che si nega, che lo scuotono e lo turbano infinitamente, fino a trovare sfogo nella somatizzazione. Consapevole del “bisogno sottile di creare un vincolo, un legame più fragile del merletto più delicato”, Arthur è un sonnambulo che vaga nella misteriosa, e buia notte. Ad accompagnarlo è solo il narratore, e il lettore che, come lui, si perde nell’oblio…

S. C.

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Frammenti – Mi piaci silenziosa https://www.breakoff.it/frammenti-mi-piaci-silenziosa/ Mon, 13 Apr 2015 12:28:01 +0000 https://www.breakoff.it/?p=3756

Pablo Neruda, all’anagrafe Ricardo Eliezer Neftalí Reyes Basoalto, è probabilmente il poeta cileno più famoso di tutti i tempi. Diplomatico, scrittore, politico, è una delle più importanti figure della letteratura latino americana contemporanea. Questa settimana, scopriamo con Simone Margheri la poesia “Mi piaci silenziosa”.   MI PIACI SILENZIOSA Mi piaci silenziosa, perché sei come assente ...

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Pablo Neruda, all’anagrafe Ricardo Eliezer Neftalí Reyes Basoalto, è probabilmente il poeta cileno più famoso di tutti i tempi. Diplomatico, scrittore, politico, è una delle più importanti figure della letteratura latino americana contemporanea.

Questa settimana, scopriamo con Simone Margheri la poesia “Mi piaci silenziosa”.

 

MI PIACI SILENZIOSA

Mi piaci silenziosa, perché sei come assente
mi senti da lontano e la mia voce non ti tocca.
Par quasi che i tuoi occhi siano volati via
ed è come se un bacio ti chiudesse la bocca.

Tutte le cose sono colme della mia anima
e tu da loro emergi, colma d’anima mia.
Farfalla di sogno, assomigli alla mia anima
ed assomigli alla parola malinconia.

Mi piaci silenziosa, quando sembri distante.
E sembri lamentarti, tubante farfalla.
E mi senti da lontano e la mia voce non ti arriva:
lascia che il tuo silenzio sia il mio silenzio stesso.

Lascia che il tuo silenzio sia anche il mio parlarti,
lucido come fiamma, semplice come anello.
Tu sei come la notte, taciturna e stellata.
Di stella è il tuo silenzio, così lontano e semplice.

Mi piaci silenziosa perché sei come assente.
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Basta allora un sorriso, una parola basta.
E sono lieto, lieto che questo non sia vero.

Pablo Neruda

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Unconventional – Il Signore delle anime https://www.breakoff.it/unconventional-il-signore-delle-anime/ Thu, 09 Apr 2015 14:29:59 +0000 https://www.breakoff.it/?p=3268

Il signore delle anime, o la solitudine dell’uomo straniero Avidità, invidia, ambizione sfrenata, lussuria e mancanza di scrupoli. Sono queste le costanti che segnano perennemente e per sempre la vita di Dario Asfar, protagonista di “Il signore delle anime”, e incarnazione perfetta dei principali peccati tanto cari alla tradizione cristiana. Dario Asfar è un medico ...

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Il signore delle anime, o la solitudine dell’uomo straniero

nemirovsky v

Avidità, invidia, ambizione sfrenata, lussuria e mancanza di scrupoli. Sono queste le costanti che segnano perennemente e per sempre la vita di Dario Asfar, protagonista di “Il signore delle anime”, e incarnazione perfetta dei principali peccati tanto cari alla tradizione cristiana. Dario Asfar è un medico che conduce una vita miserabile e insoddisfacente nel Sud della Francia. Cittadino del mondo e di nessun luogo, è un giovane immigrato che vive in povertà. Forte solo del proprio titolo di studio, e della consapevolezza di avere una certa abilità nel manipolare le persone, sconta la pena scaturita dalla sola colpa dell’essere straniero, che lo porta a vivere in una condizione di schiavitù dettata dall’aspetto fisico “miserabile e selvatico”. Reo della propria etnicità, vede la sua esistenza come lo specchio di una “vergogna di essere irrimediabilmente com’era”, nel “desiderio disperato di trasformarsi, di cambiare aspetto, condizione e anima”. Per farlo, scenderà a patti con la propria coscienza, diventando l’istanza mefistofelica della vicenda, abilmente narrata dalla sottovalutata e quasi riscoperta Irène Nemirowsky. In un percorso tra peccato e spinta verso la catarsi spirituale, ricercata e quasi trovata nell’angelica figura di Sylvie, Asfar finisce per perdere di vista la dimensione affettiva della vita, sprofondando in un limbo di ventri freddi e lenzuola sgualcite. Guidato dalla disonestà, l’uomo riesce ad arricchirsi, manipolando la mente dei suoi pazienti e sprofondando nella loro stessa condizione, dovuta alla necessità di “nascondere le proprie debolezze, le proprie ferite”. Perché loro, così come lui medesimo, dispongono di “un unico capitale per tirare avanti, che è la forza dei loro nervi”. E’ così che Asfar rimane irrimediabilmente ferito dalle “malattie, angosce, e inspiegabili fobie” che “insidiano questi infelici condannati al successo perpetuo”, finendo in un vicolo cieco. Il punto di forza di questo romanzo è senza dubbio l’esattezza con la quale è descritta la condizione sociale nella quale vive Dario. Stabilitosi in Francia con la moglie da lunga data, subisce l’onta di sentirsi ripetere “Ma lei è quasi uno di noi ormai…”. Ferito da quella parola, quel “quasi”, che “conteneva per Dario un mondo di sentimenti inesplicabili, di esperienze amare. Lui non aveva amici, non aveva genitori nè parenti. Non c’era nulla che lo facesse sentire in diritto di essere lì”. Probabilmente questa puntualità quasi scientifica nel classificare le sensazioni e le debolezze del dottor Asfar deriva dall’esperienza biografica dell’autrice stessa, tanto importante quanto drammatica. Nata in Russia da una famiglia ebrea , Irène parla francese prima di conoscere il russo; cresciuta, conosce il Polacco, il Finlandese, l’Inglese, il Basco e lo Yiddish. Nel 1914 si trasferisce a San Pietroburgo, per spostarsi poi a Mosca, Stoccolma, e stabilirsi definitivamente in Francia, a Parigi. Laureata con lode alla Sorbona, Irène è una scrittrice di successo,è costretta dalle circostanze storiche ad abbandonare la Ville Lumière. Nonostante l’autrice abbia ripudiato le proprie radici ebraiche, essendosi convertita al cattolicesimo, viene deportata a Auschwitz e assassinata dai nazisti. Intenso, profondo e ricco di spunti di riflessione, “Il signore delle anime” è sicuramente un libro che vale la pena di leggere.

S. C.

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Old But Gold – Il Lupo della Steppa https://www.breakoff.it/old-but-gold-il-lupo-della-steppa/ Mon, 06 Apr 2015 11:54:35 +0000 https://www.breakoff.it/?p=3510

“ Soltanto per pazzi” Pazzi sono coloro che riescono ad “abbandonarsi al mondo fluttuante e senza leggi dell’anima e della fantasia.” Ed Harry Haller, il protagonista de Il lupo della steppa è pazzo a tutti gli effetti. Non sappiamo se succede di nascere pazzi, di sicuro a qualcuno succede di arrivare a metà della propria ...

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“ Soltanto per pazzi”

il-lupo-della-steppa (v)Pazzi sono coloro che riescono ad “abbandonarsi al mondo fluttuante e senza leggi dell’anima e della fantasia.” Ed Harry Haller, il protagonista de Il lupo della steppa è pazzo a tutti gli effetti. Non sappiamo se succede di nascere pazzi, di sicuro a qualcuno succede di arrivare a metà della propria vita per accorgersi che non è ancora troppo tardi ( e non lo è mai ) per percorrere la via della pazzia. Naturalmente questa presa di coscienza non può essere che frutto di un lungo percorso di riflessione nonchè di duro conflitto tra le diverse anime che dimorano dentro ogni essere umano. Il conflitto che si svolge nello spirito di Haller è quello tra cultura e natura, tra Haller il borghese che non rinuncia alle buone maniere né alle comodità che gli offre la società che egli tuttavia critica, e Haller il lupo della steppa ( “un orso diremmo noi” ), solitario, ombroso, inquieto, sull’orlo del suicidio. È la lotta primordiale “tra l’istinto e la ragione, tra la sensualità e lo spirito”.  Il percorso per sanare tale conflitto ha inizio, paradossalmente, con la disperazione, che corrisponde al “ momento di rottura totale col mondo circostante”, con l’atto di spogliarsi di tutte le maschere, e arriva gradualmente all’abbandono alla leggerezza che la vita può offrire. È un percorso che tendenzialmente necessita di una sorta di guida; nel caso di Harry Haller si tratta di Erminia, il suo alter ego femminile, l’incarnazione del gioco, maestra del godersi la vita. Dopo aver fatto ricorso per lungo tempo al “pensiero magico”, vale a dire a quella capacità di vedere in modo diverso tutte le cose della vita, per trovarvi una “traccia divina”, al fine di sfuggire alla miseria spirituale della realtà che lo circonda, con l’aiuto di Erminia il lupo della steppa subisce una sorta di catarsi e comprende che la realtà, una volta accettata, può essere vissuta come un gioco anche nei suoi aspetti più convenzionali e rigidi. Haller arriverà così a capire che la sua anima non è lacerata in due entità inconciliabili, ma che è caleidoscopica, molteplice, e che per arrivare alla felicità è necessario trovare un equilibrio, guardarsi con serenità in quello specchio ( l’io interiore ) frantumato in migliaia di pezzi. Siamo tutti “uno nessuno e centomila”, e la vita è un giocoforza tra i tanti noi; la vita che “non è stasi, bensì evoluzione, sviluppo inesorabile, ricerca costante del magico da contemplare, di quella “traccia divina” che può essere trovata anche in quello che all’apparenza ci può sembrare infimo o volgare, poiché come gli suggerisce Pablo, il suonatore di sax amico di Erminia, quello che conta è il cuore, non solo l’intelletto, che anche una calda suonata di jazz, alla stregua di Mozart o Bach, può elevare lo spirito se produce piacere in chi l’ascolta. Scritto nel 1927 ma in Italia pubblicato solo dopo la fine del secondo conflitto mondiale poiché trapelava esortazioni contro la guerra e addirittura ne prevedeva lo scoppio, nel Lupo della steppa Hesse ci porta a scoprire le contraddizioni del mondo contemporaneo e quelle del mondo interiore di ognuno di noi; contraddizioni che spesso è meglio risolvere con una sana risata.

Anna Grementieri

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Unconventional – La notte https://www.breakoff.it/unconventional-la-notte/ Thu, 26 Mar 2015 14:27:19 +0000 https://www.breakoff.it/?p=3262

“La Notte” l’esordio di José Saramago a teatro Scoperto con grande entusiasmo con la lettura di “Cecità”, romanzo che gli è valso l’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura nel 1998, non ho potuto che innamorarmi sempre di più della visione del mondo di José Saramago, scrittore portoghese a dir poco interessante e mai banale. ...

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“La Notte”
l’esordio di José Saramago a teatro

saramago v

Scoperto con grande entusiasmo con la lettura di “Cecità”, romanzo che gli è valso l’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura nel 1998, non ho potuto che innamorarmi sempre di più della visione del mondo di José Saramago, scrittore portoghese a dir poco interessante e mai banale. Folgorato dalla sua sensibilità e dalla sua ironia, ho letto vari suoi libri ma mai le sue opere teatrali, per lo più sconosciuti al grande pubblico come la maggior parte dei suoi lavori, finché non mi sono imbattuto in una libreria dell’usato nel centro di Milano in “La seconda vita di Francesco d’Assisi e altre opere teatrali”. Il primo incontro di Saramago con il teatro è avvenuto nel 1977, quando Luzia Maria Martins, direttrice di un teatro d Lisbona, invita ancora il non famoso romanziere a scrivere un’opera teatrale nella quale l’azione si svolgesse in una redazione di giornale. Scrivere un testo teatrale però richiede altre competenze e capacità che lo avrebbero allontanato dal suo stile. All’inizio riluttante, sarà lui stesso a ricercare la direttrice per accettare l’incarico, ispirandosi alla propria esperienza da giornalista, come lui stesso racconta della genesi della sua prima opera:

“Di tecniche teatrali potevo forse non saperne quanto serviva, ma sapevo bene che cosa erano gli scontri politici e le dispute ideologiche, le coerenze di tutta una vita e gli opportunismi dell’ultima ora, le ambizioni sconfitte e le nuove ambizioni che si preparano a occupare i posti vacanti. Fu con questi ingredienti che scrissi La notte, messa in scena nel 1979”.

La produzione teatrale di Saramago si caratterizza con l’incontro tra poesia, lucidità e potenza evocativa, che ritroviamo nel suo stile narrativo, e sfocia come soluzione espressiva in un testo brechtiano, teatro sperimentale con funzione sociale che fa uso di immagini, create anche tramite le combinazioni di partiture fisiche della danza e suoni, con lo scopo di rompere la mimesi emotiva dello spettatore portandolo, appunto, a una riflessione sul tema.
Tema scelto per la sua prima opera è la libertà di pensiero, per tanti anni negata dal regime di Salazar e, all’epoca della scrittura de “La Notte”, appena riconquistata. Infatti l’azione si svolge in due atti nella notte tra il 24 e il 25 aprile del 1974 in una redazione di giornale di Lisbona obbediente alla dittatura, messa sottosopra dalla Rivoluzione dei Garofani. L’atmosfera del primo atto è tediosa, sottolineata dalla routine lavorativa della redazione, ovattata dalla censura che non permette ai giornalisti di creare con la propria testa. Tedio intellettuale che si infrange alla notizia della presa di Lisbona da parte dei militari, trasformando la redazione in uno specchio del caos politico, dove saltano tutti gli schemi e le gerarchie, fino a raggiungere l’apice con un’immagine fortissima nel finale.

Di forte impatto concettuale, visivo ed emotivo, “La Notte” risulta essere ancora oggi un’opera attuale soprattutto dopo l’attentato al “Charlie Hebdo” a Parigi. Un’opera che ci invita a porre attenzione a quella libertà di stampa e di pensiero conquistata con difficoltà ma che tante volte diamo per scontata. Forse è proprio come monito, e speranza, che Saramago introduce la sua piéce con la seguente citazione

“Tutti faremo giornali, un giorno”.
(autore sconosciuto)

Marco Burchini

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Frammenti – Il Lonfo https://www.breakoff.it/frammenti-il-lonfo/ Mon, 23 Mar 2015 10:38:22 +0000 https://www.breakoff.it/?p=3184

Conoscete la metasemantica? E’ è una tecnica letteraria teorizzata ed utilizzata da Fosco Maraini e messa in pratica nella sua raccolta di poesie “Gnòsi delle fànfole” del 1978, della quale fa parte anche “Il Lonfo”. Questa poesia, come le atre della raccolta, va oltre il significato delle parole e consiste nell’utilizzo di parole prive di ...

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Conoscete la metasemantica? E’ è una tecnica letteraria teorizzata ed utilizzata da Fosco Maraini e messa in pratica nella sua raccolta di poesie “Gnòsi delle fànfole” del 1978, della quale fa parte anche “Il Lonfo”. Questa poesia, come le atre della raccolta, va oltre il significato delle parole e consiste nell’utilizzo di parole prive di referente ma dal suono familiare alla lingua, della quale segue le regole sintattiche e grammaticali. Grazie al suono e alla posizione all’interno del testo, si possono attribuire significati più o meno arbitrari a queste parole.

Simone ha interepretato per Breakoff “Il Lonfo”:

“Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco e gnagio s’archipatta.

E’ frusco il Lonfo! E’ pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.

Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;

e tu quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t’ alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi”.

Fosco Maraini

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