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Daniele, Autore a Breakoff https://www.breakoff.it/author/lorenzo/ Social Web Magazine Fri, 14 Feb 2020 15:46:42 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.0.2 Intervista ai “Lady in the Radiator” https://www.breakoff.it/intervista-i-lady-in-the-radiator/ Fri, 14 Feb 2020 15:37:01 +0000 https://www.breakoff.it/?p=14761

Martedì 11 Febbraio a Rockdj, negli studi di Radio Mugello, sono passati a trovarci per la prima volta i Lady in the Radiator. I Lady in the Radiator sono trio alternative rock formato a Prato circa un anno fa e sono composti da Sara Parigi (voce, tastiere) Lorenzo Robin Frosin (chitarra) e Walter Bellini (batteria). ...

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Martedì 11 Febbraio a Rockdj, negli studi di Radio Mugello, sono passati a trovarci per la prima volta i Lady in the Radiator. I Lady in the Radiator sono trio alternative rock formato a Prato circa un anno fa e sono composti da Sara Parigi (voce, tastiere) Lorenzo Robin Frosin (chitarra) e Walter Bellini (batteria). Il nome del gruppo trae la sua ispirazione da un personaggio presente nel film di David Lynch “Eraserhead la mente che cancella” del 1977. Il gruppo nasce dall’incontro musicale fra Sara e Lorenzo che prima di far vita a questo progetto vantano entrambi precedenti esperienze musicali (Bad Flow, Fantastic Bra, Horses, Ioni).

Il loro sound si contraddistingue per un mondo sonoro vagamente espressionista fatto di voci eteree e spigolose chitarre graffianti. A seguito dell’account di Walter alle percussioni, i Lady in the Radiator esordiscono dal vivo alla trentunesima edizione del Rock Contest organizzato da Controradio. Non ci poteva essere miglior esordio perché arrivano alla finale all’Auditorium Flog a Firenze e vincono il concorso. Attualmente stanno preparando l’uscita di alcuni singoli sotto la supervisione di Alessio Pepi (Dilatazione, La Banda del Brasiliano). Durante la chiacchierata in studio con Sara e Lorenzo ci siamo ascoltati in versione acustica “Palmhouse”,”Empty Party” e “Blue Dive”


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Mirco Chiaramonti

 

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Intervista Massimiliano Larocca https://www.breakoff.it/intervista-massimiliano-larocca/ Fri, 07 Feb 2020 18:17:42 +0000 https://www.breakoff.it/?p=14749

Martedì 4 Febbraio a Rockdj, negli studi di Radio Mugello, è passato a trovarci per la prima volta Massimiliano Larocca. Massimiliano Larocca è un cantautore fiorentino, la cui attività è iniziata nel 1996 e che musicalmente propone folk rock e musica d’autore. A metà anni 90 Massimiliano forma la sua prima band rock, con la ...

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Martedì 4 Febbraio a Rockdj, negli studi di Radio Mugello, è passato a trovarci per la prima volta Massimiliano Larocca.

Massimiliano Larocca è un cantautore fiorentino, la cui attività è iniziata nel 1996 e che musicalmente propone folk rock e musica d’autore.

A metà anni 90 Massimiliano forma la sua prima band rock, con la quale propone i suoi primi brani originali  e contemporaneamente nasce il suo amore per l’opera del poeta di Marradi Dino Campana. Nel 2005 esce il suo primo album “Il ritorno delle passioni” composto da 12 brani e ispirato alla tradizione folk rock statunitense ed alla musica cantautoriale italiana. Nel 2008 pubblica il secondo disco “La breve estate” che vince il premio lunezia per il valore musicale e letterario dell’album. Nel 2009 forma il supergruppo Barnetti Bros Band insieme a Massimo Bubola (storico collaboratore di Fabrizio De André), con cui registra in Nuovo Messico l’album “Chupadero”. Pubblica così altri due dischi “Esce qualcun o stanotte” nel 2014 e “Un mistero di sogni avverati” (portando a compimento il lavoro sulle liriche del poeta Dino Campana iniziato 15 anni prima) nel 2016. Arrivando invece ai giorni nostri nel 2019 esce il suo quinto album “Exit/ Enfer” prodotto da Hugo Race (ex dei Nick Cave and the Bad Seeds) e che vede la collaborazione di Howe Gelb ed Enrico Gabrielli. In questo disco Massimiliano, complice la collaborazione con Hugo Race, taglia i ponti con le produzioni precedenti trovando una nuova, convincente direzione musicale.Durante la nostra chiacchierata in radio ci siamo ascoltati estratti da”Exit/Enfer”: “Cose che non cambiano” (di cui su Youtube si trova un video di animazione), “Black Love” e “Fin du monde”


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Mirco Chiaramonti 

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Intervista Blue Jane Acoustic https://www.breakoff.it/intervista-blue-jane-acoustic/ Mon, 03 Feb 2020 15:08:54 +0000 https://www.breakoff.it/?p=14730

Martedì 28 Gennaio a Rockdj, negli studi di Radio Mugello, sono passate a trovarci per la prima volta le Blue Jane Acoustic. Le Blue Jane Acoustic sono un duo formato nell’estate del 2017 a La Spezia da due ragazze: Giulia Perazzo (chitarra) e Sonia Isabel (voce). Nonostante la formazione piuttosto recente il duo ha già ...

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Martedì 28 Gennaio a Rockdj, negli studi di Radio Mugello, sono passate a trovarci per la prima volta le Blue Jane Acoustic. Le Blue Jane Acoustic sono un duo formato nell’estate del 2017 a La Spezia da due ragazze: Giulia Perazzo (chitarra) e Sonia Isabel (voce).

Nonostante la formazione piuttosto recente il duo ha già avuto modo di esibirsi in locali ed eventi musicali noti il Liguria, Toscana e Piemonte con notevoli riscontri. Fra i vari concerti a cui hanno partecipato da menzionare in particolare il Festival Country-irlandese al Carrarafiere, al Palasport di Genova ed al Lingotto Fiere di Torino. Il repertorio proposto dalle Blue Jane è molto vario e spazia dal blues al jazz, ma il duo non disdegna di esplorare altri generi come il country, il folk, classici pop e rock, r&b, funky, musica italiana, latina; in sintesi suoni dal mondo.

Praticamente la proposta musicale delle Blue Jane è molto versatile e si adatta alle esigenze dei locali o delle manifestazioni in cui si esibiscono.

In questo periodo stanno lavorando a due progetti, due album che usciranno a breve con inediti in lingua italiana ed inglese. In particolare l’album in inglese ha un sapore folk, rock ed i brani sono accomunati da sonorità acustiche, evocative di atmosfere tribali, un po’ mistiche. Il tema che lega i testi dei vari pezzi che compongono l’album è la ricerca di una soluzione alternativa alla monotonia della realtà odierna; inseguendo una via di fuga avvolta dal mistero e dall’incertezza. Durante la chiacchierata in radio con Sonia e Giulia ci siamo ascoltati live in acustico “Indigo Heights”, “Orange Juice”, “Wrong Road” e “Andersen’s Bay” (che faranno parte dell’album che uscirà a breve).
Facebook  Blue Jane Acoustic 

Instagram  Itisisysonia
Mirco Chiaramonti 

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Old Bridge – Intervista https://www.breakoff.it/old-bridge-intervista/ Wed, 20 Nov 2019 09:53:27 +0000 https://www.breakoff.it/?p=14561

Martedì 12 Novembre a Rock Dj, negli studi di Radio Mugello, sono passati a trovarci per la prima volta gli Old Bridge. Gli Old Bridge sono un gruppo heavy metal fiorentino formato nel 2009 e composto da Sascia Brizzolari (chitarra), Tiziano Ciliberti (voce), Gianni Matteucci (basso) e Andrea Fanti (batteria). Il nome del gruppo è ...

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Martedì 12 Novembre a Rock Dj, negli studi di Radio Mugello, sono passati a trovarci per la prima volta gli Old Bridge.

Gli Old Bridge sono un gruppo heavy metal fiorentino formato nel 2009 e composto da Sascia Brizzolari (chitarra), Tiziano Ciliberti (voce), Gianni Matteucci (basso) e Andrea Fanti (batteria).

Il nome del gruppo è un omaggio al Ponte Vecchio, monumento simbolo di Firenze e al sommo poeta Dante Alighieri, che con le immagini oniriche espresse nell’Inferno della Divina Commedia, ispira gran parte del loro lavoro.

Tutti i membri degli Old Bridge vengono da esperienze pluriventennali nell’ambito dell’underground metal fiorentino.

Gli Old Bridge amano le atmosfere medioevali proprie della loro città e fin dall’inizio scoprono che magicamente le idee musicali di Sascia si miscelano alla perfezione con le melodie e i testi di Tiziano.

Nasce così rapidamente un vasto repertorio di brani personali,dove si mescolano metal classico, prog, doom, gothic, dark e hard rock blues.

Durante la chiacchierata in radio ci siamo ascoltati estratti dal loro ultimo album “Ascended to Hell” uscito proprio in questi giorni), “Dark Room”, “Hands of Blood” e la titletrack.


Facebook: Old Bridge

Mirco Chiaramonti

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Millennium Bug – Intervista https://www.breakoff.it/millennium-bug-intervista/ Sat, 19 Oct 2019 13:44:05 +0000 https://www.breakoff.it/?p=14418 Martedì 15 Ottobre a Rockdj, negli studi di Radio Mugello, sono passati a trovarci per la prima volta i Millennium Bug. I Millennium Bug sono un gruppo alternative rock-post grunge formati nel 2017 a Viareggio e composti da Steve (voce), Ste (chitarra), Palme’ (chitarra), Filo (basso) e Mohaws (batteria). Il gruppo unisce nel proprio sound una ...

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Martedì 15 Ottobre a Rockdj, negli studi di Radio Mugello, sono passati a trovarci per la prima volta i Millennium Bug.

I Millennium Bug sono un gruppo alternative rock-post grunge formati nel 2017 a Viareggio e composti da Steve (voce), Ste (chitarra), Palme’ (chitarra), Filo (basso) e Mohaws (batteria).

Il gruppo unisce nel proprio sound una solida sezione ritmica a riff di chitarra grunge ed arpeggi alternati con linee vocali potenti ed incisive.

Nei loro testi i Millennium Bug gridano al mondo come ci si senta ad essere diversi in una società che standardizza ed uniforma tutti e di quanto possa essere difficile dover crescere nei primi anni 2000 (sopravvivendo alla fine del xx secolo a quello che fu il millennium bug).

Il 21 Marzo del 2019 è uscito il loro primo singolo “Save Me”, seguito poi da “Push It to the Limits” e il 27-09 da “Monster” (di tutti e tre su Youtube si trova il relativo video).

I tre brani (che ci siamo ascoltati durante la chiacchierata in radio con il gruppo) risultano all’ascolto molto diversi tra di loro e risentono delle varie influenze musicali dei componenti della band.


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Instagram: Millennium Bug.band

Mirco Chiaramonti 

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Raven Tide live @ Arena di Verona https://www.breakoff.it/raven-tide-live-arena-di-verona/ Fri, 27 Sep 2019 08:00:58 +0000 https://www.breakoff.it/?p=14304

Sono tantissimi gli artisti che si sono esibiti all’Arena di Verona, dei generi più disparati, italiani e stranieri, ma con i Raven Tide è stata la prima volta per una band metal italiana. Già noti al panorama americano, i Raven Tide sono usciti allo scoperto (finalmente) anche in Italia, calcando uno dei palchi più importanti, ...

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Sono tantissimi gli artisti che si sono esibiti all’Arena di Verona, dei generi più disparati, italiani e stranieri, ma con i Raven Tide è stata la prima volta per una band metal italiana.


Già noti al panorama americano, i Raven Tide sono usciti allo scoperto (finalmente) anche in Italia, calcando uno dei palchi più importanti, aprendo il concerto degli Evanescence insieme ai Veridia.


La nuova formazione, con Carlotta “Cheryl” Cimeli alla voce, Claudio “Shark” Biancalani alla chitarra e Marco “Mark” De Curtis alla batteria ha riscaldato il pubblico dell’Arena suscitando non poco interesse.


La band pratese nasce esattamente 10 anni fa, nel 2009, quale miglior modo per celebrare questo evento?


La loro esibizione è partita con Nova, un brano introduttivo, calmo e melodico dove la protagonista è solo la voce di Cheryl, che ha “rotto il ghiaccio” con il pubblico. Nova, come all’interno dell’album Novarize, funge da “sigla d’apertura” di uno show caratterizzato da un mix perfetto tra le atmosfere del metal sinfonico, i toni scuri del gothic insieme alla potenza dell’heavy metal.
A seguire Rise Up che introduce tutta la band e dà la giusta carica di adrenalina al pubblico. Il brano crea un’escalation dinamica di suoni, preparando l’ascoltatore a Lipstick Smile (ultimo singolo della band) anteprima del sound che caratterizzerà il terzo album attualmente in lavorazione, e che porta un vento di novità anche nella sua versione remixata da Flamingo Studio, uscita lo scorso 16 agosto.
A cornice della loro esibizione gli effetti luce hanno accompagnato la loro performance, scelta cromatica non casuale durante l’esecuzione di Blue, nominata agli Hollywood Music in Media Awards nel 2016.
A concludere Breakeven, colonna sonora del loro video reportage del tour americano, un brano che si potrebbe definire catchy con un giro di piano che ti entra in testa fin dal primo ascolto.


Sarà senz’altro stata per loro una grande emozione poiché, oltre all’orgoglio di suonare in una location così importante e suggestiva, hanno condiviso il palco con una band come gli Evanescence che è chiaramente stata un punto di riferimento per loro. Infatti lo stile dei Raven Tide è stato forse il più coerente con la loro musicalità, rispetto a quello dei Veridia che risultano essere quasi più pop.


Se queste sono le premesse, non vediamo l’ora di ascoltare il nuovo album.
Scaletta del concerto:

  • Nova
  • Rise Up 
  •  Lipstick Smile
  •  Blue
  • Breakeven
PH. Elena Di Vincenzo

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La band fiorentina Violet Blend in apertura ai Garbage a Villa Ada a Roma https://www.breakoff.it/la-band-fiorentina-violet-blend-in-apertura-ai-garbage-a-villa-ada-a-roma/ Mon, 08 Jul 2019 10:55:34 +0000 https://www.breakoff.it/?p=14181

Villa Ada – Roma Incontra il Mondo Festival  XXVI edizione 2019 La band fiorentina Violet Blend si esibirà lunedì 8 luglio 2019 in apertura al concerto dei Garbage (USA) sul palco di Villa Ada a Roma per la XXVI edizione del prestigioso Festival Villa Ada – Roma Incontra il Mondo. I Garbage, capitanati da Shirley ...

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Villa Ada – Roma Incontra il Mondo Festival  XXVI edizione 2019

La band fiorentina Violet Blend si esibirà lunedì 8 luglio 2019 in apertura al concerto dei Garbage (USA) sul palco di Villa Ada a Roma per la XXVI edizione del prestigioso Festival Villa Ada – Roma Incontra il Mondo.

I Garbage, capitanati da Shirley Manson, dopo 25 anni di grandi successi e 14 milioni di dischi venduti, tornano in Italia per quest’unica data nella Capitale. La band si è chiusa in studio da oltre un anno per scrivere e registrare le nuove canzoni di quello che sarà il loro ottavo ed attesissimo nuovo album, che speriamo di ascoltare in anteprima durante la loro l’esibizione dal vivo.

Villa Ada – Roma Incontra il Mondo celebra nel 2019 la sua XXVI edizione e si conferma come uno dei Festival più longevi e prestigiosi del panorama italiano. Una ricca programmazione dal 28 giugno al 5 agosto 2019 che vedrà alternarsi concerti di celebri artisti internazionali tra cui i già citati Garbage, Hooverphonic, God Is An Astronaut , Bandabardò, Finley, Giorgio Poi e molti altri, nella splendida cornice del Parco di Villa Ada.

Il concerto dell’8 luglio che vedrà protagonisti i Garbage ed i Violet Blend è organizzato da DNA – Concerti, Barley Arts, Erocks Production e SoundsRock Agency.

I Violet Blend, reduci del premio discografico ET – Music a Sanremo Rock, iniziano col botto il nuovo Tour esibendosi in apertura alla rock band simbolo degli anni duemila per un concerto completamente female-fronted di grande prestigio.
Gli ultimissimi biglietti si trovano su www.i-ticket.it

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Lassistente – Intervista https://www.breakoff.it/lassistente-intervista/ Fri, 31 May 2019 13:00:00 +0000 https://www.breakoff.it/?p=14071

Martedì 28 Maggio a Rockdj, negli studi di Radio Mugello, abbiamo ospitato per la prima volta Lassistente. Lassistente, nome d’arte di Francesco Ricci, è un cantautore fiorentino laureato in politiche sociali. Proprio negli anni universitari Francesco inizia a sentire l’esigenza di scrivere, comporre ed esibirsi il più possibile live. Alla fine del 2015 apre il ...

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Martedì 28 Maggio a Rockdj, negli studi di Radio Mugello, abbiamo ospitato per la prima volta Lassistente.

Lassistente, nome d’arte di Francesco Ricci, è un cantautore fiorentino laureato in politiche sociali. Proprio negli anni universitari Francesco inizia a sentire l’esigenza di scrivere, comporre ed esibirsi il più possibile live.

Alla fine del 2015 apre il concerto dell’ultimo dell’anno in Piazza Pitti a Firenze e nell’Aprile dell’anno successivo, grazie alla fiducia di Toni Pagliardini e Alessandro Bellucci delle Nozze di Figaro, inizia a scrivere brani per il suo primo ep solista.

La produzione artistica è affidata al musicista Alessandro “Finaz” Finazzo con il quale scrive, arrangia e registra le canzoni del suo primo disco “Molecole”, presso il Wallup Studi di Paolo Baglioni.

La parte comunicativa della musica e la sua potenzialità di poter raccontare storie di vita, sono elementi cardine delle canzone de Lassistente dal sound pop rock elettronico contemporaneo.

Durante la chiacchierata con Francesco in radio ci siamo ascoltati estratti da “Molecole”: la titletrack (di cui su Youtube si trova anche il video girato in Piazza Santa Croce a Firenze durante il calcio storico), “Se fossi come te” e “La mia generazione”.


Facebook:  Lassistente


Mirco Chiaramonti 

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Firenze Rocks – Iron Maiden + Helloween + Jonathan Davis + Shinedown – Recensione https://www.breakoff.it/firenze-rocks-iron-maiden-helloween-jonathan-davis-shinedown-recensione/ Thu, 21 Jun 2018 10:23:03 +0000 https://www.breakoff.it/?p=12621

  Per la prima tappa italiana del “Legacy Of The Beast World Tour” degli Iron Maiden sono circa 40000 i presenti al terzo giorno del Firenze Rocks alla Visarno Arena. (clicca qui per le nostre review di Foo Fighters e Ozzy Osbourne) La storica band inglese però non è l’unica grande star della giornata, ci ...

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Per la prima tappa italiana del “Legacy Of The Beast World Tour” degli Iron Maiden sono circa 40000 i presenti al terzo giorno del Firenze Rocks alla Visarno Arena. (clicca qui per le nostre review di Foo Fighters e Ozzy Osbourne)

La storica band inglese però non è l’unica grande star della giornata, ci sono anche gli Helloween, impegnati nel Pumpkins United Tour, che vede presenti tutti i cantanti che hanno militato nella band (Kai Hansen, Michael Kiske e Andi Deris).

In apertura da metà pomeriggio gli Shinedown, band alternative rock statunitense e Jonathan Davis, già frontman dei Korn, impegnato nel tour del suo disco solista.

Proprio gli Shinedown aprono le danze e sono protagonisti di uno show serrato e coinvolgente dove danno prova di meritarsi sicuramente i grandi palchi dei festival. Unica nota dolente la prestazione non perfetta del cantante, precisissimo e potente su tutti i brani in scaletta, in “Unity”, probabilmente il loro pezzo più famoso.

Segue Davis, con un sound molto diverso da quello abituale dei Korn. La voce è inconfondibile, i brani non spingono invece tantissimo, complice anche l’audio non perfetto in cui la batteria è fastidiosamente troppo presente. La sua prestazione viene accolta comunque bene, soprattutto dalle prime file.

Rapido cambio di scenografia ed è il turno degli Helloween. Subito si capisce che siamo saliti di categoria. Il sound, le scenografie, il coinvolgimento del pubblico, la precisione e la potenza di esecuzione sono magistrali. Deris dirige l’orchestra delle zucche con esperienza sapiente (e a onor del vero qualche acuto calante), Kiske pare aver scongelato la voce direttamente dal 1988. Volano così i grandi classici di “Keeper Of The Seven Keys” e degli altri album più noti. Arriva il momento di Kai Hansen, che esegue con la stessa grinta che ben conosciamo dai Gamma Ray, un medley da “Walls Of Jerico”, primo disco della band in cui era cantante solista e chitarrista. L’accoppiata finale Future World\I Want out fa esplodere il pit della Visarno Arena e varie file retrostanti. 80 minuti sono veramente pochi per godersi degli artisti della portata degli Helloween.

Mentre il sole tramonta giunge il momento degli attesissimi headliner. Le note di “Doctor Doctor” degli UFO (di cui esiste una cover proprio dei Maiden) introducono il celeberrimo “Churchill’s Speech”, ovvio preludio di “Aces High”. La scenografia finalmente viene rivelata alla folla: un gigantesco aeroplano sovrasta la band che inizia il concerto.

Non si può dire molto sugli Iron Maiden che non sia già stato detto o scritto il altre recensioni. Non si parla di gruppi di una categoria superiore, qui siamo davanti a extraterrestri, musicisti di un altro pianeta.

Una scaletta incredibile, ricca di grandissimi classici,  scenografie d’impatto, intrattenimento di altissimo livello, il tutto da parte di una band di sessantenni. I brani sono eseguiti come sempre in modo magistrale, pare di ascoltare un disco. Menzione doverosa e speciale per Bruce Dickinson, che ha ancora tanto da insegnare a cantanti con un terzo dei suoi anni. Il frontman della Vergine di Ferro salta, si muove senza posa, duella col pupazzo gigante di Eddy, brandisce un lanciafiamme in pieno stile Rammstein, intrattiene come un attore consumato (ma con più cambi d’abito), ma soprattutto, cosa ben più importante, regala una performance vocale da brivido, praticamente con zero sbavature, risparmiandosi solo in un paio di occasioni.

Per l’ennesima volta, come se ce ne fosse bisogno, i Maiden hanno dimostrato di essere tra i più grandi, se non i più grandi, nel metal.

 

Scaletta

Aces High
Where Eagles Dare
2 Minutes to Midnight
The Clansman
The Trooper
Revelations
For the Greater Good of God
The Wicker Man
Sign of the Cross
Flight of Icarus
Fear of the Dark
The Number of the Beast
Iron Maiden
The Evil That Men Do
Hallowed Be Thy Name
Run to the Hills

 

Daniele Cristellon

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Call of Duty: World War II – Recensione https://www.breakoff.it/call-of-duty-world-war-ii-recensione/ Mon, 05 Mar 2018 12:47:35 +0000 https://www.breakoff.it/?p=11951

Amato e odiato: Call of Duty smuove sempre centinaia di migliaia di giocatori al momento di ogni nuovo rilascio. C’eravamo lasciati nel futuro di Infinite Warfare, non troppo digerito dai fan, probabilmente stanchi di armi e modalità di combattimento portate fin troppo all’estremo, più da fps arena che simulatore di guerra. Era dunque necessario un ...

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Amato e odiato: Call of Duty smuove sempre centinaia di migliaia di giocatori al momento di ogni nuovo rilascio.

C’eravamo lasciati nel futuro di Infinite Warfare, non troppo digerito dai fan, probabilmente stanchi di armi e modalità di combattimento portate fin troppo all’estremo, più da fps arena che simulatore di guerra.

Era dunque necessario un tuffo nel passato, e Activision ci ha accontentato.

Siamo nei panni di Ronald Daniels, soldato di prima classe dell’esercito americano all’alba del D-Day con la Normandia all’orizzonte.

Il gioco infatti inizia proprio il 6 giugno del ‘44 e ci farà rivivere con fedeltà storica, episodi come la battaglia di Aquisgrana, l’Operazione Cobra e la battaglia della foresta di Hurtgen.

Avremo la possibilità di pilotare aerei, guidare carri armati e non mancheranno le missioni stealth. In questi casi dovremo dimenticarci delle armi da fuoco e lavorare di coltello restando ben nascosti.

Tante cose da fare quindi in questo nuovo CoD, in cui l’ia è sveglia e reattiva e ci punirà se resteremo esposti o faremo troppo baccano.

Vista l’ambientazione, WWII ci garantisce totale realismo: mettersi in copertura verso un riparo sarà la regola, e stavolta niente rigenerazione automatica della vita: solo medikit. Un colpo in fronte o una raffica di mitra e siamo al game over.

La sinergia tra commilitoni sarà la chiave per superare molte avversità. Essi potranno rifornirci di granate, fumogeni, kit di pronto soccorso e soprattutto munizioni.

Realismo anche qui: siamo nel 1945, le pallottole sono oggetti tanto rari quanto preziosi. Anche le armi sono quanto di meglio l’occhio e la soddisfazione di gioco possono chiedere

Nota assolutamente di merito per la parte grafica. Il motore spinge tantissimo, regalando paesaggi mozzafiato e una cura minuziosa dei dettagli. Tra una missione e l’altra non troviamo più la classica animazione briefing, bensì un vero e proprio filmato in cui potremo goderci le interazioni dei nostri beniamini fuori dal campo di battaglia.

Questo Call Of Duty infatti, per la prima volta, approfondisce molto la personalità dei personaggi e la loro storia.

Essi influiranno più di quanto si possa immaginare sullo sviluppo della trama, per quanto essa sia senza bivi narrativi e con un unico finale.

In conclusione, CoD non si è assolutamente snaturato con questo episodio, nel bene e nel male.

Si respira per tutto il gioco l’atmosfera della saga, con rimandi continui a missioni di altri titoli per come sono sviluppate e per le animazioni utilizzate. Alcuni momenti sono effettivamente prevedibili per un giocatore affezionato, ma è vero anche che Activision ci ha sempre abituato a veder morire personaggi, anche da noi manovrati, senza possibilità di appello e questo tiene sempre viva la suspance. Le innovazioni portate al sistema di gioco sono senza dubbio gradevoli e un passo avanti rispetto a ciò che era stato visto negli ultimi titoli, in quanto ci lasciano immersi in un fedele contesto storico aumentando gli espedienti di divertimento.

Daniele Cristellon & Denny Calamai

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Eleven Jan – Intervista https://www.breakoff.it/eleven-jan-intervista/ Tue, 02 Jan 2018 14:00:24 +0000 https://www.breakoff.it/?p=11580

  Martedì 19 Dicembre, ultima puntata del 2017 di Rock Dj, sono passati a trovarci negli studi di Radio Mugello gli Eleven Jan. Gli Eleven Jan sono una cover band punk rock di Barberino formata da Edoardo Agresti (voce, tastiere ), Romeo Moncali (chitarra, voce), Ettore Fammoni (batteria), Nicola “Nagu” Randazzo (chitarra), Lorenzo Tarquini (basso). ...

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Martedì 19 Dicembre, ultima puntata del 2017 di Rock Dj, sono passati a trovarci negli studi di Radio Mugello gli Eleven Jan.

Gli Eleven Jan sono una cover band punk rock di Barberino formata da Edoardo Agresti (voce, tastiere ), Romeo Moncali (chitarra, voce), Ettore Fammoni (batteria), Nicola “Nagu” Randazzo (chitarra), Lorenzo Tarquini (basso).

Il gruppo si forma all’inizio di quest’anno,esattamente l’11 Gennaio (da qui nasce il loro nome Eleven January abbreviato in Eleven Jan), durante il concerto dei Green Day a Firenze.

Infatti in quell’occasione il gruppo di amici decide che è giunta l’ora di ritornare a fare musica insieme dopo tanti anni (i membri della band erano già stati coinvolti in passato in progetti musicali condivisi).

Così dopo aver trovato in Lorenzo un valido bassista da arruolare nel gruppo; gli Eleven Jan si chiudono in un casolare per provare in vista dei live estivi.

Il loro esordio avviene il 5 Maggio a Barberino (prendendo in prestito un gergo calcistico in casa), dopo di che nell’estate appena trascorsa, il gruppo riesce a suonare in diverse occasioni nel territorio mugellano-fiorentino.

Durante il loro live gli Eleven Jan propongono cover punk rock di gruppi come i già citati Green Day, Blink 182, Ramones, Foo Fighters e altri.

Inoltre il gruppo sta lavorando in questo periodo ad un demo che includerà anche due brani inediti.

Durante la nostra chiacchierata in radio ci siamo ascoltati “Panic Song” (uno dei due brani inediti), ed in versione acustica “Stay” (l’altro loro brano inedito), “Warning”(cover di un brano dei Green Day), “Rock’n Roll Queen” (in origine dei Subways)

Facebook: Eleven Jan

Mirco Chiaramonti

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Le Signorine – Intervista https://www.breakoff.it/le-signorine-intervista/ Tue, 03 Oct 2017 14:15:22 +0000 https://www.breakoff.it/?p=11128

  Torniamo al classico in questa rubrica; ovvero vi parlerò degli ospiti che passeranno a trovarci a Rockdj, negli studi di Radio Mugello. Martedì 26 Settembre per la prima volta sono passate a trovarci Le Signorine, trio vocale toscano. Le Signorine è un progetto nato nel 2006 dalla volontà di tre ragazze toscane Claudia Cecchini, ...

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Torniamo al classico in questa rubrica; ovvero vi parlerò degli ospiti che passeranno a trovarci a Rockdj, negli studi di Radio Mugello.

Martedì 26 Settembre per la prima volta sono passate a trovarci Le Signorine, trio vocale toscano.

Le Signorine è un progetto nato nel 2006 dalla volontà di tre ragazze toscane Claudia Cecchini, Lucia Agostino, Valentina Di Stefano, amiche di una vita,di formare un trio vocale accompagnate da Tommaso Faglia (contrabasso), Andrea Baroni (chitarra) e Duccio Bonciani (batteria).

Dopo un po’ di anni che le tre si erano perse di vista (a causa degli studi musicali), scoprono il gusto di intrecciare le loro voci cantando in terzetto.

La svolta al loro progetto avviene quando un arrangiatore le ascolta e decide di aiutarle a realizzare il sogno di diventare le reginetta del retrovintage musicale italiano.

Infatti il loro repertorio si basa sulla riscoperta delle perle musicali italiane anni 50, intramontabili e quasi dimenticate.

Le Signorine dal vivo propongono uno spettacolo all’insegna dell’italianità, curato sia a livello di sonorità che di stile di abbigliamento e trucco, che fa si che lo spettatore sia proiettato nelle atmosfere anni 50.

A Luglio è uscito il loro primo ep “Canzoni Da 2 Soldi” in cui troviamo canzoni della tradizione italiana e un loro inedito dal titolo “Nonna Supermiss” dedicato alle loro nonne, che sono state per loro di grande ispirazione.

Inoltre il 30 Settembre esce un loro video in cui reinterpretano un altro classico intramontabile, ovvero “Nel Blu Dipinto di Blu”

Facebook: Le Signorine(Trio Vocale)

Mirco Chiaramonti

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Victim Of The System – Intervista https://www.breakoff.it/victim-of-the-system-intervista/ Wed, 10 May 2017 12:10:25 +0000 https://www.breakoff.it/?p=10649

  Mercoledì 3 Maggio(dalla settimana prossima promesso torniamo al canonico Martedì) a Rock Dj abbiamo ospitato, negli studi di Radio Mugello, in live acustico i Victim of the System. I Victim of the System nascono a Prato nel 2003 come tribute band dei System of a Down e sono attualmente composti da Mr.White (voce), Lobo ...

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Mercoledì 3 Maggio(dalla settimana prossima promesso torniamo al canonico Martedì) a Rock Dj abbiamo ospitato, negli studi di Radio Mugello, in live acustico i Victim of the System.

I Victim of the System nascono a Prato nel 2003 come tribute band dei System of a Down e sono attualmente composti da Mr.White (voce), Lobo (chitarra), Germano (basso), Massimo Della Pena (batteria) e Kona (tastiere, campionatori).
La loro scelta di rendere un tributo ad i S.O.A.D nasce dal fatto che questo gruppo li ha fortemente influenzati ed appassionati, con il loro sound che combina melodie mediorientali a taglienti riff di chitarra.
Infatti l’origine armena dei componenti dei S.O.A.D, ma poi californiani d’adozione, fa si che nasca questa miscela unica nel suo genere, che li ha resi uno dei gruppi che ha reinventato l’alternative metal.
I Victim of the System sono composti da 5 elementi, diversamente dai S.O.A.D che sono 4, questo gli permette di aggiungere tastiere e campionatori, che rendono il loro sound live più simile a quello dei dischi del gruppo armeno americano.
Ogni singolo membro dei Victim of the System ha un proprio background musicale  alle spalle, con partecipazioni a project, tournee, registrazioni sia in studio che dal vivo.
Il gruppo fin ad oggi si è sempre esibito con una buona frequenza dal vivo, in Toscana ma anche nel Centro Nord Italia.
Durante la nostra chiacchierata in radio i Victim hanno eseguito in versione acustica (armati di chitarra, armonica, jambé, ukulele) “Aereals”, “Suggestions” e “Lonely Day”.

 

Mirco Chiaramonti

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Report Event – Green Day @ Unipol Arena https://www.breakoff.it/report-event-green-day-unipol-arena/ Tue, 24 Jan 2017 09:55:12 +0000 https://www.breakoff.it/?p=9870

”Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” 13 Gennaio, Bologna. Dopo Torino e Firenze la terza data del tour italiano dei Green Day tocca Bologna. A causa di un colpevole ritardo nella ricerca dei biglietti e dello spiacevole fenomeno del second ticketing devo scavalcare l’appennino per un concerto in trasferta. Premessa: chi vi scrive suona ...

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”Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”

13 Gennaio, Bologna. Dopo Torino e Firenze la terza data del tour italiano dei Green Day tocca Bologna.

A causa di un colpevole ritardo nella ricerca dei biglietti e dello spiacevole fenomeno del second ticketing devo scavalcare l’appennino per un concerto in trasferta. Premessa: chi vi scrive suona in un tributo ai Green Day, quindi è ovviamente schierato, ma la recensione cercherà di essere super partes.

In primis la location: parcheggiare è facilissimo, l’entrata del pubblico è fluida e i servizi di ristorazione sono veloci ed impeccabili. Il guardaroba mi perplime leggeremente, ma ci torneremo in seguito.

L’Unipol Arena è uno spazio ideale per i concerti e contrariamente a molti altri palazzetti d’Italia presenta un sistema di correzione audio professionale. Mi aspetto quindi molto dalla serata.

A causa del ritardo nel viaggio non  ho occasione di vedere il gruppo spalla e con mia sorpresa, alle 20,30 in punto, spiazzando i molti che stanno cercando di cenare, le luci si spengono e i nostri salgono sul palco puntualissimi e le prime note di “Know Your Enemy” aprono le danze.

Il fuoco

Seguono per un inizio al fulmicotone “Bang Bang” e “Revolution Radio”, tratte dall’ultimo lavoro in studio. “Holiday” ci riporta un po’ indietro nel tempo, “Letterbomb” incalza e un primo respiro lo tiriamo con “Boulevard of Broken Dreams”, la cui intro è suonata in acustico come da tradizione.

Oltre ai tre ovvi membri ufficiali sul palco presenziano un secondo chitarrista (a volte farà capolino addirittura un terzo) e un tastierista.

E’ la prima volta che ho occasione di vedere i Green Day live e onestamente mi sarei aspettato uno show più punk, più spartano. Al contrario i brani sono riprodotti con una precisione maniacale, l’audio è ottimo, esplosioni, giochi pirotecnici e di luce abbondano e infiammano il pubblico.

Billie Joe domina la scena da attore consumato con vecchi e nuovi siparietti. Due bambini e una ragazza vengono fatti salire in momenti diversi sul palco per suonare e cantare (una chitarra viene regalata con mia somma invidia a uno di loro).

Non c’è tregua: “Longview”, “Youngblood”, “Hitchin’ a Ride” e “When I Come Around” si susseguono in un turbinio incessante di note.

Il pubblico è decisamente eterogeneo, vengono coperte almeno tre generazioni e i più giovani tentano un (timido) pogo.

Inizia la parte del live per i fan più accaniti e l’atmosfera si spenge leggermente. Tra “Christie Road”, “Burnout”, “Scattered” e “Are We the Waiting”; viene cantata all’unisono solo “Minority”. Forse l’unica pecca del live è stata la disposizione di questi brani in scaletta, ma si sa, l’opinione cambierebbe da fan a fan.

Si ritorna prepotentemente a schiacciare sull’acceleratore con il poker “St. Jimmy”, “Basket Case”, “She” e “King for a Day.

Dopo un lunghissimo (e bellissimo ad onor del vero) solo di sax con doveroso tributo a George Michael, è il momento delle cover: “Shout”, “Satisfaction” e “Hey Jude”.

Chiudono la prima parte di live altri due estratti dell’ultimo album, eseguiti in maniera magistrale: “Still Breathing”e “Forever Now”.

I nostri escono ma (come è ovvio) è solo una finta e arrivano gli agognati bis: “American Idiot”, “Jesus Of Suburbia”, “Ordinary World” e “Good Riddance”, cantata e suonata dal solo Billie Joe.
Un live coinvolgente, divertente, perfetto acusticamente e nel suonato. Una gioia per vista e udito.

 

Il ghiaccio

Cosa potrebbe andare storto a questo punto? Ricordate la mia perplessità sul guardaroba? Ecco, era dovuta al fatto che il guardaroba è situato all’aperto. Già, a Gennaio, di notte, zero gradi, ci sono due punti guardaroba per più di diecimila persone che escono contemporaneamente. E sono all’aperto.

Morale della storia: senza zaini e giubbotti abbiamo sostenuto un’ora e mezzo di coda all’aperto per poterci coprire. Ho visto ragazzine chiedere i teli termici alle ambulanze.

In questo onestamente sarebbe stata auspicabile un po’ più di intelligenza da parte degli organizzatori.

 

Daniele Cristellon

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The Book Of Souls – Recensione – Parte II [Cd 2] https://www.breakoff.it/the-book-of-souls-recensione-parte-ii-cd-2/ Thu, 31 Mar 2016 20:29:25 +0000 https://www.breakoff.it/?p=7969

Enrico, autore della rubrica “Fall In Rock” e Daniele, autore della rubrica “Ghost Notes” e responsabile della categoria musica di Breakoff, uniscono le forze per recensire il mastodontico “The Book Of Souls”, l’ultimo lavoro in studio degli Iron Maiden.

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Enrico, autore della rubrica “Fall In Rock” e Daniele, autore della rubrica “Ghost Notes” e responsabile della categoria musica di Breakoff, uniscono le forze per recensire il mastodontico “The Book Of Souls”, l’ultimo lavoro in studio degli Iron Maiden.

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The Book Of Souls – Recensione – Parte I [Cd 1] https://www.breakoff.it/the-book-of-souls-recensione/ Thu, 17 Mar 2016 18:37:41 +0000 https://www.breakoff.it/?p=7868

  Enrico, autore della rubrica “Fall In Rock” e Daniele, autore della rubrica “Ghost Notes” e responsabile della categoria musica di Breakoff, uniscono le forze per recensire il mastodontico “The Book Of Souls”, l’ultimo lavoro in studio degli Iron Maiden.        

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Enrico, autore della rubrica “Fall In Rock” e Daniele, autore della rubrica “Ghost Notes” e responsabile della categoria musica di Breakoff, uniscono le forze per recensire il mastodontico “The Book Of Souls”, l’ultimo lavoro in studio degli Iron Maiden.

 

 

 

 

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Cover Band Vs. Gruppi Inediti https://www.breakoff.it/cover-bandvsgruppiinediti/ Thu, 03 Mar 2016 11:01:27 +0000 https://www.breakoff.it/?p=7748

Cover Band Vs. Gruppi Inediti: una rivalità che affonda ormai radici profonde nel terreno della musica underground. E’ vero che le cover band rubano pubblico ai gruppi inediti? O anch’essi hanno le loro responsabilità? I locali che fanno musica live che ruolo ricoprono in questa situazione? Ne parliamo nella terza puntata di Ghost Notes insieme ...

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Cover Band Vs. Gruppi Inediti: una rivalità che affonda ormai radici profonde nel terreno della musica underground.

E’ vero che le cover band rubano pubblico ai gruppi inediti? O anch’essi hanno le loro responsabilità? I locali che fanno musica live che ruolo ricoprono in questa situazione?

Ne parliamo nella terza puntata di Ghost Notes insieme a Tommaso Dettori, cantante dei Junkie Dildoz e direttore artistico dell’Hard Rock Cafè di Firenze.

 

[Ci scusiamo in anticipo per il rumore di fondo, consigliamo la riproduzione al 75% del volume del dispositivo]

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Il futuro del metal https://www.breakoff.it/il-futuro-del-metal/ Thu, 18 Feb 2016 16:55:11 +0000 https://www.breakoff.it/?p=7632

Nella seconda puntata della rubrica Ghost Notes parliamo del futuro del metal.

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Nella seconda puntata della rubrica Ghost Notes parliamo del futuro del metal.

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The Ties That Bind – Bruce Springsteen – Recensione https://www.breakoff.it/the-ties-that-bind-recensione/ Tue, 16 Feb 2016 14:00:41 +0000 https://www.breakoff.it/?p=7617

    Si narra che nel secondo dopoguerra i fiorentini avessero nascosto i manoscritti più preziosi nei sotterranei della Biblioteca Nazionale, per preservarli dalle razzie naziste; non furono però altrettanto solerti nel recuperarli al termine della guerra e gran parte di questi tesori andarono perduti o gravemente danneggiati in seguito all’alluvione del 66. Ho pensato ...

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Si narra che nel secondo dopoguerra i fiorentini avessero nascosto i manoscritti più preziosi nei sotterranei della Biblioteca Nazionale, per preservarli dalle razzie naziste; non furono però altrettanto solerti nel recuperarli al termine della guerra e gran parte di questi tesori andarono perduti o gravemente danneggiati in seguito all’alluvione del 66.

Ho pensato spesso a questa pagina fangosa della nostra cultura e a quanti tesori si siano persi per l’incuria o per la scarsa per lungimiranza dei loro custodi e a quanti invece si siano conservati nel tempo nonostante la volontà contraria dei loro creatori (L’Eneide in questo senso ne è un mirabile esempio).

Esiste poi una categoria a parte, invero piuttosto rara, che comprende quegli artisti particolarmente prolifici, tanto da realizzare più brani di quanti ne possa racchiudere un album, con l’inevitabile conseguenza di mettere nel cassetto potenziali capolavori.

È la storia di Bruce Springsteen: scrive canzoni in continuazione,  la band non ce la fa quasi a stargli dietro, scrive e scrive, porta in concerto i brani appena provinati annunciandoli come futuri classici…e poi questi pezzi scompaiono nel nulla, salvo poi essere recuperati in operazioni celebrative (“Tracks” su tutte).

 Il nostro è reduce dal successo di “The Darkness At The Edge Of Town”, per il quale ha sacrificato una gran quantità di pezzi di indiscusso valore (su tutti una certa “Because The Night”, ceduta all’amica Patti Smith), e decide per il nuovo lavoro di alleggerire le strutture, dedicandosi a un rock più sereno e arioso, distante dai toni cupi del suo predecessore.

Il progetto inizialmente si chiama “The Ties That Bind”; ben presto tuttavia, il Boss si rende conto di avere fin troppo materiale di qualità e di non poterne sacrificare più di tanto; di qui la coraggiosa decisione di realizzare un album doppio e di cambiare il titolo prendendo spunto da una delle ballate più riuscite di sempre nella sua carriera: esce così “The River”.

Passano gli anni e il nostro decide di compiere un viaggio a ritroso nella sua storia e di recuperare il materiale rimasto escluso da quelle prolifiche registrazioni, in parte già sbocconcellato in operazioni simili (“Tracks” per l’appunto).

Decide anche di confezionare il tutto con estrema perizia e seguendo un criterio imprescindibile per quanto spesso disatteso dai suoi colleghi: la completezza. Ecco quindi il cofanetto in questione, 4 cd e 3 DVD,  e un viaggio articolato come un fiume che attraversa la storia resistendo al tempo.

Inutile soffermarsi sui primi due cd che, nel rispetto del criterio di cui sopra, ripropongono logicamente il noto doppio album, patrimonio di ogni rocker che si rispetti; il terzo cd ci presenta il progetto originario, ovvero “The Ties That Bind”: la maggior parte dei brani qui presenti finirà nella versione definitiva, ma è comunque interessante conoscere la bozza di partenza di un classico, felicitandoci della realizzazione finale. Merita un ascolto anche per il diverso arrangiamento dei brani presenti, come nel caso dei classici “Hungry Heart” e la stessa “The River”.

È ovviamente il quarto disco il piatto forte della componente audio, con più di 20 canzoni, le famose “escluse”, buona parte delle quali completamente inedite e tutt’altro che secondarie, tutte afferenti al rock vivace e di grande impatto abbracciato in quel periodo, insieme a quella vena acustica che sfocerà nel  successivo e malinconico capolavoro chiamato “Nebraska”.

Eppure il tesoro di cui vi parlavo non è nemmeno qui, troppo facile… la vera chicca per tutti i sostenitori del nostro si cela in quei 3 DVD che, tra live, versioni alternative e documentari ci permettono di assaporare fino in fondo il ricordo e la storia di un grande lavoro e la sua gestazione. Brani dal vivo e racconto rimangono le pagine più belle di questo viaggio, insieme al bellissimo cofanetto, ricco di foto e impreziosito dalla riproduzione del quaderno su cui il nostro abbozzava le liriche.

Proprio perché si tratta di un tesoro da scoprire non mi dilungo oltre, lasciando alle vostre orecchie e ai vostri occhi il privilegio della sorpresa. E per parlarsi schiettamente, avete davvero bisogno che vi dica o vi consigli qualcosa trattandosi di Bruce Springsteen? Scommettendo al buio, credo proprio di no.

Enrico Spinelli

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Reunion Guns N Roses https://www.breakoff.it/reunion-guns-n-roses/ Fri, 29 Jan 2016 09:53:23 +0000 https://www.breakoff.it/?p=7514

Nella prima puntata della nuova rubrica Ghost Notes parliamo della reunion dei Guns N Roses. Il ritorno di Axl&soci sarà un successo o un flop? Parliamone insieme!

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Nella prima puntata della nuova rubrica Ghost Notes parliamo della reunion dei Guns N Roses.

Il ritorno di Axl&soci sarà un successo o un flop? Parliamone insieme!

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Rock Dj – Report Ministri Live @ Obihall https://www.breakoff.it/rock-dj-report-ministri-live-obihall/ Tue, 01 Dec 2015 11:11:11 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6899

  Il concerto dei Ministri di Venerdì 27 Novembre all’Obihall a Firenze è stato, per diversi motivi che vedremo, diverso. Vi chiederete cosa intendo col termine diverso: per me e molti dei presenti era il primo concerto dopo i fatti tragici del Bataclan a Parigi. Sentivo dentro ed intorno, nella gente, una voglia di normalità, ...

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Il concerto dei Ministri di Venerdì 27 Novembre all’Obihall a Firenze è stato, per diversi motivi che vedremo, diverso.

Vi chiederete cosa intendo col termine diverso: per me e molti dei presenti era il primo concerto dopo i fatti tragici del Bataclan a Parigi. Sentivo dentro ed intorno, nella gente, una voglia di normalità, di divertimento e di condivisione della passione per la musica, indipendentemente da chi vorrebbe impedirli.

Un altro aspetto che ha reso questo concerto particolare è stato un problema di salute di Michele, batterista dei Ministri, che gli ha impedito di partecipare a questa data del “Cultura generale tour” (che ovviamente prende il nome dal loro ultimo album in studio).

Quindi i Ministri si sono ritrovati, a pochi giorni dalla data, nella difficile situazione di dover decidere se cancellare il concerto o no, ma hanno deciso di mantenere l’impegno, anche perché nella serata avevano coinvolto altri due gruppi rock italiani (dando comunque la possibilità a chi volesse di ottenere il rimborso del biglietto).

Infatti per questa data fiorentina, insieme ai Ministri, sul palco sono saliti anche “il Pan del Diavolo” e i “Fast Animals and Slow Kids” (entrambi intervistati in questi anni da noi di Rockdj).

Ma veniamo al concerto: intorno alle 20 i primi a suonare sono i “il Pan del Diavolo”, gruppo folk rock palermitano che, con due chitarre e un tamburo, sono riusciti a coinvolgere il pubblico che iniziava ad affollare l’Obihall, soprattutto col brano”Folkrockaboom” che ha chiuso il loro concerto.

Poi è il turno dei “Fast Animals and Slow Kids”,  gruppo alternative rock di Perugia, che nonostante l’assenza dai palchi di oltre tre mesi, sono protagonisti di un grande live, energico e coinvolgente, col pubblico che poga e balla, cantando e dimostrando di conoscere gran parte dei loro brani.

Alle 22 circa arriva il momento dei Ministri: la curiosità del pubblico è molta, sopratutto quella di vedere come riusciranno a sopperire alla mancanza di Michele.

Alla batteria durante il live si alternano il chitarrista ritmico che li segue per il tour e, in un brano, “Spingere”, Aimone (cantante dei Fast Animals) che, vista la folta capigliatura e l’energia impiegata, mi ricorda per un attimo visivamente Dave Ghrol ai tempi dei Nirvana.

La scaletta del concerto ha subito diverse variazioni rispetto alle altre date di questo tour, infatti i Ministri ripropongono, in chiave acustica aiutati dall’amico musicista Effe Punto, brani che non eseguivano da molto tempo come “La piazza”, “Ballata del lavoro interinale”, “Il bel canto”, “Vestirsi male”, “Alexander Platz”(cover di Franco Battiato).

Grande il finale del concerto in cui Davide (cantante-bassista dei Ministri), dopo aver fatto stage diving (buttarsi dal palco nel pubblico e farsi trasportare dalle loro mani) precedentemente, canta il brano di chiusura, “Abituarsi alla fine”, direttamente in mezzo alla gente.

Comunque (tra l’altro titolo di un brano che i Ministri hanno eseguito) nonostante le difficoltà della serata i Ministri si sono resi protagonisti di un buon concerto, magari meno energico dei loro standard, ma con chicche ed esecuzioni di brani che lo hanno reso, ritornando al termine con cui ho iniziato la recensione, diverso e apprezzato molto dal pubblico accorso in buon numero alla serata.

Mirco Chiaramonti 

Foto: Alessio Tafuri, Francesca Curioni

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Report event – Foo Fighters Live @ Unipol Arena https://www.breakoff.it/bring-the-noise-foo-fighters-live-unipol-arena/ Thu, 26 Nov 2015 14:00:38 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6829

Foo Fighters Live @ Unipol Arena Unipol Arena, Casalecchio di Rena (Bologna) – Che fosse una giornata storica lo si era capito già al casello di Casalecchio di Reno, dov’era presente una notevole colonna di macchine. Quelle persone erano lì ovviamente per raggiungere l’Unipol Arena dove li attendevano Dave Grohl e soci, per la seconda data ...

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Foo Fighters Live @ Unipol Arena

Unipol Arena, Casalecchio di Rena (Bologna) – Che fosse una giornata storica lo si era capito già al casello di Casalecchio di Reno, dov’era presente una notevole colonna di macchine.

Quelle persone erano lì ovviamente per raggiungere l’Unipol Arena dove li attendevano Dave Grohl e soci, per la seconda data italiana del tour di “Sonic Highways”.

Tramite annuncio on line, il concerto è stato anticipato alle 20:30, accelerando l’afflusso degli spettatori.

Abbiamo preso posto poco prima dell’inizio dello show. La struttura, veramente eccellente, in cui non ero mai stato, mi ha lasciato subito di stucco, soprattutto per il colpo d’occhio dovuto alla folla.

Partono i primi accordi di “Everlong” e appena Dave attacca l’inizio della parte vocale, l’immenso sipario con lo stemma classico dei FF cade, scatenando l’entusiasmo dei fan. Mr Grohl ha ancora il tutore che lo accompagna dalla rovinosa caduta in Svezia (che come sapete ha fatto saltare alla band diverse date in Europa tra cui due sold out a Wembley) ed è seduto sul trono mobile che percorre tutta la lunghezza del palco. Il resto del gruppo è al completo e in splendida forma, con un molto “arieggiato” Taylor Hawkins alla batteria: credo abbia avuto un ventilatore puntato addosso per tutto il live. Da segnalare anche la presenza del tastierista, assente nel precedente tour.

La performance prosegue con tutte le hit storiche: da “Learn to fly” a  “The pretender”, passando per “Walk”, “Breakout” , “My hero” e “All my life”, tre pezzi dell’ultimo già citato lavoro e un medley fra repertorio proprio,Van Halen e Rush.

Tra una canzone e l’altra Grohl dà sfoggio di tutte le sue doti da showman: scherza col pubblico, prende in giro Taylor, e narra le sue esperienze nel capoluogo emiliano avute alla tenera età di 19 anni. Per concludere ringrazia perfino il suo primo tatuatore.

Uno dei punti culminanti dello show arriva con “Wheels”, l’inedito uscito nel “Greatest hits” del 2009, pezzo fra l’altro raramente proposto dal vivo, che regala la classica pelle d’oca.

Restano solo due cose da fare. La prima è ringraziare il pubblico, cosa che un Dave Grohl visibilmente emozionato e sincero fa: “I’m not kidding, you’re the very best attendence as I wish”.

La seconda è regalarci definitivamente il meglio di loro chiudendo lo show con “Best of you”, con relativa e strameritata standing ovation finale.

Avevo già visto quattro anni fa i Foo Fighters, ormai consacrati leggende viventi, e pensavo che non sarebbe stato possibile emozionarmi quanto se non più della prima volta, ma mi sbagliavo.

Alle 23 circa, dopo due ore e mezzo di live, usciamo. Quello che è successo intorno a quell’ora purtroppo tutto il mondo lo sa…

Lapo Nencioni

Photos of Riccardo Schillaci

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Fall In Rock – Def Leppard https://www.breakoff.it/fall-in-rock-def-leppard/ Tue, 24 Nov 2015 14:00:09 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6774

In un periodo caratterizzato da grandi ritorni non poteva mancare all’appello una delle realtà più vive di quegli anni 80 carichi di ispirazione e di voglia di divertire e innovare: i Def Leppard. Gli anni passano e la voglia di divertire è sempre presente, anche se l’innovazione è solo un lontano ricordo. Il “leopardo sordo” ...

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In un periodo caratterizzato da grandi ritorni non poteva mancare all’appello una delle realtà più vive di quegli anni 80 carichi di ispirazione e di voglia di divertire e innovare: i Def Leppard.

Gli anni passano e la voglia di divertire è sempre presente, anche se l’innovazione è solo un lontano ricordo.

Il “leopardo sordo” non si pone problemi a mettere il proprio nome come titolo né a presentare una tracklist coraggiosa, ben 14 brani.

Cosa troviamo in questo lavoro, a parte la classica copertina minimalista ma di grande effetto? Un po’ di tutto. Nelle interviste precedenti la band aveva parlato di quest’album come del più rock dai tempi di Hysteria, di un contenitore di tutte le esperienze precedenti della band.

A dirla tutta ci troviamo più vicini alla seconda dichiarazione piuttosto che alla prima. Il rock c’è, eccome, ma c’è anche tanto altro e non sempre è un bene.

L’inizio è pura forza, con una “Let’s go” che saccheggia abbondantemente le classiche “Pour some sugar on me” e “Let’s get rocked”, risultando tuttavia piacevolissima (anche se i risultati migliori si sentiranno dal vivo). “Dangerous” è il classico rock alla Def Leppard, arioso e diretto, pura luce nel cuore rockettaro.

Con “Man enough” entriamo in un giro di basso troppo riconoscibile (e non vi dico altro perché mi sto riferendo proprio alle basi), per quanto il pezzo funzioni, così come la successiva “We belong” (anche se il ritornello ricorda un noto brano pop).

Da qui comincia una serie di brani altalenanti, dalla gradevole “Invincible” all’intollerabile “Energized” (non vogliono proprio capirlo che “X” faceva schifo), qualche spunto rock gradevole (“Sea of love”, “Broke’n’brokenhearted”), una divagazione simil country superflua come “Battle of my own”, la classica ballad di turno, “The last dance”, neanche tanto riuscita, ma chi vi parla del resto non è esattamente un fan delle loro ballad, fino alla conclusione solenne con riserva di “Blind faith”.

L’ora passa e un po’ ci siamo divertiti, perché in fondo non è colpa dei Leppard se il rock segue sempre le stesse strutture, ciò che conta è la professionalità e il coinvolgimento.

A dirla tutta i momenti più deboli di questo lavoro sono proprio quelli più sperimentali. Meno sperimentalismi e 4-5 pezzi in meno e saremmo di fronte a un disco perfetto.

Sarei tuttavia ingiusto se non tributassi il giusto riconoscimento a una band che, nonostante gli anni, è ancora in grado di partorire buona musica: di un’ora almeno una quarantina di minuti hanno regalato un po’ d’aria pulita, e in questi tempi d’inquinamento sonoro non è assolutamente scontato.

Enrico Spinelli

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Rock Dj – Intervista a Numa https://www.breakoff.it/rock-dj-intervista-a-numa/ Fri, 20 Nov 2015 15:25:38 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6769

  Martedì 17 Novembre a Rock dj è tornato a trovarci una nostra vecchia conoscenza: Numa Nardoni, in arte solo Numa, per presentarci il suo nuovo album e per fare un mini set acustico accompagnato alla chitarra da Andrea e Giulio. Numa nasce a Firenze il 4 Agosto 1982, la passione per il canto in ...

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Martedì 17 Novembre a Rock dj è tornato a trovarci una nostra vecchia conoscenza: Numa Nardoni, in arte solo Numa, per presentarci il suo nuovo album e per fare un mini set acustico accompagnato alla chitarra da Andrea e Giulio.

Numa nasce a Firenze il 4 Agosto 1982, la passione per il canto in lui si sviluppa in giovane età, quando a otto anni nella sua cameretta cerca di emulare Freddie Mercury, artista che da sempre lo ha folgorato per talento e carisma.

Il suo primo gruppo sono, nel 1999, i Morgana, cover band dei Litfiba, con i quali fa le sue prime esperienze live. Nel 2001 fonda la sua prima band di musica inedita, gli Sheakermakers (poi Ex Novo), con cui per 4 anni calca i palchi fiorentini.

Finito il percorso con questo gruppo Numa, negli anni successivi intraprende esperienze diverse, anche lontane dalla musica rock, come il jazz e i musical, fino al 2009, quando esce il suo primo album solista”Nel mio sguardo”.

Nel 2013 invece pubblica il secondo lavoro “Pout pourrock!” (che ha presentato due anni fa a Rock Dj), mentre nel Marzo 2015 è uscita la sua ultima fatica discografica: “Il periodo”.

Rispetto ai due lavori precedenti, ne “Il periodo” si nota un sound più aggressivo. Numa lo definisce come un hard rock cantato in italiano con sfumature metal.

Il gruppo che accompagna Numa è formato attualmente da Daniele Mannori (batteria), Giulio Peretti (chitarra), Andrea Anichini (chitarra) e Marco Polidori (basso).

In radio, Numa, insieme ad Andrea e Giulio alle chitarre, ci ha proposto tre brani estratti da”Il periodo” (ovviamente rivisti in chiave acustica e molto distanti dalle versioni presenti nel disco): “Ego”, “Danny the ball” e “Hai ancora il coraggio di chiedere”.

Facebook: Numa-Numa Nardoni

Sito internet: www.numaproject.it

Mirco Chiaramonti 

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Fear Factory – Genexus https://www.breakoff.it/fear-factory-genexus/ Tue, 17 Nov 2015 18:36:03 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6750

  “Non tutto ciò che cammina in forma di uomo è umano”. Quando Aristotele pronunciò queste parole non avrebbe mai immaginato che avrebbero rappresentato la fonte d’ispirazione per i concept e gli album dei Fear Factory. La band di Dino Cazares e Burton C. Bell negli anni ha rappresentato il progresso tecnologico e robotico ricorrendo ...

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“Non tutto ciò che cammina in forma di uomo è umano”.

Quando Aristotele pronunciò queste parole non avrebbe mai immaginato che avrebbero rappresentato la fonte d’ispirazione per i concept e gli album dei Fear Factory.

La band di Dino Cazares e Burton C. Bell negli anni ha rappresentato il progresso tecnologico e robotico ricorrendo a uno stile peculiare: un mix di elettronica e thrash-death metal con risultati alterni, a volte egregi, (Demanufacture e Obsolete su tutti) a volte mediocri o ordinari, ma sempre fedeli alla loro voglia di sperimentare.

Arriva così Genexus e il discorso, almeno dal punto di vista lirico, è sempre lo stesso; ciò che stupisce, tuttavia, è un alleggerimento delle strutture, in favore di una maggiore melodia e un contrapporsi continuo tra strofe potenti e refrain ariosi, facilmente memorizzabili e a tratti epici.

Culmine di questa ricerca è la conclusiva Expiration Date, una pseudoballad dall’andamento quasi paranoico e ossessivo che con un sottofondo di rumori metallici ci accompagna alla fine di questo viaggio.

L’immediatezza e la freschezza sono paradossalmente i punti di forza di questo lavoro: con un briciolo di azzardo questo disco potrebbe piacere a chi non digerisce il metal estremo o, addirittura, a chi non ama proprio l’heavy metal.

Si potrebbe forse obiettare che le strutture si ripetano senza grosse variazioni, manca forse una certa varietà, ma in fondo è proprio questo che cerca un fan del metal estremo.

Da aggiungere in calce l’uso sapiente dell’elettronica, che risulta in perfetta armonia con le parti suonate. Il fatto che questa armonia si stia presentando anche nella realtà tra esseri umani e tecnologia, inutile nasconderlo, mette un po’ paura.

Enrico Spinelli

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Rock Dj – ilNero https://www.breakoff.it/rock-dj-ilnero/ Fri, 13 Nov 2015 14:00:14 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6710

  Nella puntata di Martedì 10 Novembre a Rockdj abbiamo avuto l’opportunità di fare una bella chiacchierata con Gianluigi Cabo Cavallo, che ci ha parlato del suo nuovo progetto denominato IlNero. Gianluigi Cabo Cavallo è un cantante, chitarrista e compositore italiano nato a Parma il 9 Agosto 1968. Dal 1999 al 2006 ha militato come ...

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Nella puntata di Martedì 10 Novembre a Rockdj abbiamo avuto l’opportunità di fare una bella chiacchierata con Gianluigi Cabo Cavallo, che ci ha parlato del suo nuovo progetto denominato IlNero.

Gianluigi Cabo Cavallo è un cantante, chitarrista e compositore italiano nato a Parma il 9 Agosto 1968. Dal 1999 al 2006 ha militato come cantante nei Litfiba, con i quali ha venduto 20000 album e ottenuto 4 dischi d’oro.

Il soprannome Cabo deriva dalla contrazione di caballo, traduzione in spagnolo del suo cognome.

Finita l’esperienza con i Litfiba, Gianluigi si dedica ad altre attività, come quella di produttore di gruppi (Scaramouche, gruppo folk toscano), ma anche quella di conduttore radiofonico: tra il 1998 e il 2002 conduce programmi di musica rock in emittenti tosco-emiliane.

Nel Gennaio 2014 dopo 7 anni di silenzio discografico Gianluigi pubblica la cover di “Heroes” di David Bowie. Successivamente, a Gennaio del 2015, annuncia la nascita del progetto IlNero.

Il gruppo è composto oltre che da Cabo alla voce, da Joe Nocerino (chitarra solista), Sebastiano Cavallo (chitarra ritmica), Riccardo Rossi (basso), Nunzio Bisogno (tastiere e programmazione), Daniele Timo Secondi (chitarra acustica), Umberto Dell’Anno (batteria), Francesco Bravi (live veejay).

Il 16 Ottobre di quest’anno è uscito “E=mc2 essenza di macchina cuore cervello”, album composto da 10 pezzi inediti più una cover di “Personal jesus” dei Depeche Mode, rivista in maniera molto particolare e lontana dall’originale.

IlNero non è solo una band, ma un’entità che mira a fondere in se musica,arti visive, intrattenimento, creatività e tecnologia usata in maniera innovativa.

Diverso anche il modo con cui il gruppo ha deciso di commercializzare l’album: in maniera diretta, tramite le tecnologie odierne, evitando così i  passaggi di intermediari che lucrano sulla musica senza dare sostegno alla stessa.

Nel progetto IlNero, Gianluigi ha avuto la possibilità di includere anche suo figlio Sebastiano alla chitarra ritmica. Ci ha raccontato quanto questa cosa lo emozioni tutte le volte che ha occasione di salire sul palco insieme a lui, condividendo la grande passione per la musica.

Durante la nostra chiacchierata telefonica ci siamo ascoltati da “E=mc2” il singolo “Cuore”, brano dedicato all’amore incondizionato genitore-figlio di cui c’è un video girato a Parma, città natale di Gianluigi, “Soli ed unici” e “Ultimo stupido”.

Facebook IlNero

Sito internet www.ilnero.it

Mirco Chiaramonti 

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Bring the Noise – Report – Anthrax live in Bologna https://www.breakoff.it/bring-the-noise-report-anthrax-live-in-bologna/ Fri, 13 Nov 2015 10:00:59 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6705

   Al Music Factory di Bologna in zona Roveri vanno in scena gli Anthrax, che dopo la data di Milano (insieme ad un’altra band storica: gli Slayer) concedono il bis nello stivale con una performance di alto livello. Il pubblico accorso accoglie subito con grande calore la band newyorkese che regala un’ora e mezza di ...

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 Al Music Factory di Bologna in zona Roveri vanno in scena gli Anthrax, che dopo la data di Milano (insieme ad un’altra band storica: gli Slayer) concedono il bis nello stivale con una performance di alto livello.

Il pubblico accorso accoglie subito con grande calore la band newyorkese che regala un’ora e mezza di show ad alta intensità, mantenendo le attese del suo fiero, e anche un po’ nostalgico pubblico, concedendosi anche qualche battuta nella nostra lingua fra un pezzo e l’altro, generando risate collettive.

Per mettere in atto una performance di alto rango, gli Anthrax attestano ancora una volta di avere tutte le qualità necessarie per stare su qualsiasi tipo di palco  e il riscontro di chi è lì sotto è immediato.

Joey Belladonna, rientrato nella band per la terza volta cinque anni fa, dimostra di essere  in grande spolvero, tirando fuori una prova vocale di grande spessore facendo capire che le sue doti non sono state corrose da decenni di carriera.

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Scott Ian (questa volta nei comuni panni di chitarrista e non di zombie di Walking Dead) e il resto della band sono il perfetto completamento di una serata che regala pezzi storici come “Madhouse” , “Efilnikufesin (N.F.L.)” e “Cought in a mosh” , alternati a un paio di inediti, per arrivare a chiudere con la grandiosa “Among The Living”, che mette il sigillo alla serata con il pubblico che ha praticamente riempito il locale e che saluta con grande enfasi la storica band.

Lapo Nencioni

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Fall in Rock – W.A.S.P. – Golgotha https://www.breakoff.it/fall-in-rock-w-a-s-p-golgotha/ Tue, 10 Nov 2015 14:00:04 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6586

  A essere sincero mi ero rotto le scatole: avevo amato alla follia la perversione e il rock spregiudicato di Blackie Lawless (ormai unico membro degli W.A.S.P. ndr), mi ero letteralmente perso nelle trame incantevoli e drammatiche di “Crimson Idol” e “Neon God”, ma la svolta religiosa proprio non l’ho digerita, nonostante sia credente. Non ...

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A essere sincero mi ero rotto le scatole: avevo amato alla follia la perversione e il rock spregiudicato di Blackie Lawless (ormai unico membro degli W.A.S.P. ndr), mi ero letteralmente perso nelle trame incantevoli e drammatiche di “Crimson Idol” e “Neon God”, ma la svolta religiosa proprio non l’ho digerita, nonostante sia credente.

Non me ne voglia il buon Blackie, ma sinceramente nei panni del santone apocalittico non ce l’ho mai visto.

Questa svolta ha avuto a mio parere un’influenza più che negativa sulla musica del gruppo, con un lavoro noioso e anonimo come “Babylon”. E dire che il precedente “Dominator” si era lasciato apprezzare non tanto per innovazione quanto per la freschezza dell’ispirazione.

Dunque non nascondo lo scetticismo con cui mi sono avvicinato a questo album dal titolo poco rassicurante (“Golgotha”) e con una non migliore copertina. Per fortuna mi sono in buona parte ricreduto.

Che Blackie non inventi più nulla da tempo è cosa nota e stranota, ma brani come “Scream”, “Lasa Runaway” e “Shotgun” richiamano alla memoria i tempi d’oro che furono, piazzandosi subito in testa e convincendo già a un primo ascolto. “Miss you” è poi una delle migliori ballad realizzate dal nostro negli ultimi tempi.

Qualche calo qua e là non manca, ma in generale la sensazione è molto positiva come testimonia il trittico finale, in odore di “Headless Children”, culminante con la lunga title-track.

Lo shock rock non ha avuto una storia recente delle più felici, ma dischi come questo sono ossigeno puro per gli amanti di certe sonorità e per chi, nonostante l’ennesima svolta di Blackie Lawless, continua a volergli bene.

Enrico Spinelli

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Rock Dj – Synapse – Pink Floyd Tribute https://www.breakoff.it/rock-dj-synapse-pink-floyd-tribute/ Fri, 06 Nov 2015 14:00:04 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6626

  Abbiamo in gran parte dedicato la puntata di Martedì 3 Novembre di Rockdj ad uno dei gruppi che, da metà anni 60 fino ai giorni nostri, ha segnato in maniera indelebile la storia del rock: i Pink Floyd. Abbiamo selezionato alcuni dei loro brani e in studio, in versione acustica, abbiamo ospitato i “Synapse”: ...

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Abbiamo in gran parte dedicato la puntata di Martedì 3 Novembre di Rockdj ad uno dei gruppi che, da metà anni 60 fino ai giorni nostri, ha segnato in maniera indelebile la storia del rock: i Pink Floyd.

Abbiamo selezionato alcuni dei loro brani e in studio, in versione acustica, abbiamo ospitato i “Synapse”: tribute band appunto dei Pink Floyd.

I Synapse sono una tribute band fiorentina formata da Tobia Cosi (chitarra, voce), Vanni Cosi (tastiere, voce), Simone Gaudenzi (batteria), Lorenzo Faini (chitarra, sax, programmazione, voce), Giorgio Segoni (chitarra, voce) e Angelo Felice (basso).

I Synapse nascono nel 2008 come tribute band generica di rock anni 70-80 (di quella formazione è rimasto solo Vanni), poi nella loro scaletta entra anche “Shine on you crazy diamond” dei Pink Floyd e le difficoltà che il gruppo affronta nell’eseguire questo brano fanno nascere una sfida: provare ad affrontare esclusivamente i brani del grande gruppo inglese.

Infatti i Synapse riproducono nei loro live la discografia completa dei Pink Floyd, dal periodo psichedelico dell’era Barett a quelli più recenti dopo l’uscita di scena di Waters, con grande cura dei suoni e dedizione negli arrangiamenti.

Il nome scelto dal gruppo invece, non ha niente a che spartire coi Pink Floyd: nasce dalla parola sinapsi, che è il collegamento fra due fibre che trasmettono un impulso nervoso. Da qui Synapse, perché il gruppo quando suona cerca di trasmettere all’ascoltatore, la propria passione e l’amore per la musica eseguita.

Nei nostri studi sono venuti Tobia, Vanni, Lorenzo e Giorgio che hanno riproposto, in chiave acustica, “Breathe” e “Brain Damage” (da Dark side of the moon), “Fat old sun” (da Atom heart mother” e ” Wish you were here” dall’album omonimo.

Facebook: Synapse

Sito internet: www.synapse-band.it

Mirco Chiaramonti 

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Fall in Rock – Heading For The East https://www.breakoff.it/fall-in-rock-heading-for-the-east/ Tue, 03 Nov 2015 14:00:57 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6581

  Venticinque anni fa il mondo del metal tirò un sospiro di sollievo: Kai Hansen, dopo aver lasciato la miglior formazione che gli Helloween abbiano mai conosciuto, tornò sulla scena con una nuova creatura, i Gamma Ray, incidendo l’unico disco che, per chi scrive, possa essere considerato il terzo “Keeper of the seven keys”. Venticinque ...

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Venticinque anni fa il mondo del metal tirò un sospiro di sollievo: Kai Hansen, dopo aver lasciato la miglior formazione che gli Helloween abbiano mai conosciuto, tornò sulla scena con una nuova creatura, i Gamma Ray, incidendo l’unico disco che, per chi scrive, possa essere considerato il terzo “Keeper of the seven keys”.

Venticinque anni sono passati e di quella formazione non è rimasto quasi nessuno, soprattutto il talentuoso vocalist Ralph Scheepers, ma il buon Kai non perde l’occasione di rispolverare il passato con una serie di ristampe tanto interessanti sul piano dei contenuti quanto orride per le discutibili copertine.

Tra queste spunta tuttavia un’opera inedita, almeno su cd: “Heading for the East” è la trasposizione audio dell’omonimo concerto giapponese pubblicato originariamente in VHS e successivamente in DVD.

Il gruppo aveva all’attivo solamente l’ottimo debut che viene proposto per intero, fatta eccezione per la cover di “Look at yourself” e “Hold your ground” (solamente accennata) insieme a “Who do you think you are” e ad una buona selezione del patrimonio helloweeniano di Kai Hansen: “I want out”, “Save us” e “Ride the sky” (quest’ultima cantata proprio dal biondo chitarrista).

La band esegue i pezzi con estrema perizia e la prestazione di Ralph è a dir poco strepitosa (ascoltare “The Silence” per credere). È l’occasione ideale per sentire brani poi scomparsi dalle scalette del gruppo, come la lunga “Heading for Tomorrow” o la veloce “Lust for Life”.

Piccola curiosità: è l’unico live a contenere “Heaven can Wait”, classico del gruppo curiosamente assente nelle uscite live ufficiali.

Per i fan finalmente l’occasione per celebrare i venticinque anni dei Gamma Ray e per riscoprire una formazione che, per quanto di breve vita, ha lasciato un segno profondo nella storia del power metal teutonico.

Enrico Spinelli

 

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Rock Dj – Intervista ai Dangerego https://www.breakoff.it/rock-dj-intervista-ai-dangerego/ Fri, 30 Oct 2015 14:00:53 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6550

  Nella puntata di Martedì 27 Ottobre a Rockdj sono tornati a trovarci, dopo un paio d’anni, i Dangerego, per presentarci la loro nuova creatura: il secondo lavoro in studio, “Special dreamer”. I Dangerego sono un gruppo rock fiorentino formatosi nel 2005 composto da Enrico Francesca (chitarra), Lorenzo Giusti (chitarra), Flavio Angelini (chitarra voce), Claudio ...

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Nella puntata di Martedì 27 Ottobre a Rockdj sono tornati a trovarci, dopo un paio d’anni, i Dangerego, per presentarci la loro nuova creatura: il secondo lavoro in studio, “Special dreamer”.

I Dangerego sono un gruppo rock fiorentino formatosi nel 2005 composto da Enrico Francesca (chitarra), Lorenzo Giusti (chitarra), Flavio Angelini (chitarra voce), Claudio Zucchelli (basso) e Massimiliano Max Innocenti (batteria).

Come detto in apertura i Dangerego erano già passati negli studi di Radio Mugello in due occasioni: la prima per presentare il primo lavoro in studio”Autopsy”, uscito nel 2011 (ristampato nel 2013), successivamente per suonare dei loro brani in versione acustica.

Questa volta volevano, come detto, presentarci il loro nuovo album, che li ha visti tornare in studio dopo diversi anni, con la necessità di mettere nero su bianco quelli che sono i Dangerego nel 2015.

“Special dreamer” è un lavoro scritto a più mani dal gruppo, a differenza di “Autopsy”, che era stato quasi interamente composto da Enrico, ed è il primo lavoro in studio con Massimiliano (entrato nel 2012) alla batteria.

Questi cambiamenti hanno fatto si che questo album sia decisamente un lavoro ambizioso, più vario nel sound e nello stile, contraddistinto da  varie influenze, con brani che spaziano dal metal all’hard rock, passando per il grunge, comprendendo perfino parti acustiche.

Durante la chiacchierata con il gruppo, venuto in radio al gran completo, abbiamo ascoltato dal loro ultimo disco: “Winter’s come” (di cui a breve uscirà il video), “Special dream” e “Red dawn”.

Facebook: Dangerego

Sito internet: www.dangerego.com

Mirco Chiaramonti 

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Bring The Noise – Terremoto, Litfiba https://www.breakoff.it/bring-the-noise-terremoto-litfiba/ Thu, 29 Oct 2015 14:53:45 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6518

Ecco la video recensione di “Terremoto” dei Litfiba, a cura di Bring The Noise!

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Ecco la video recensione di “Terremoto” dei Litfiba, a cura di Bring The Noise!

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Fall In Rock – Subsonica live @ Mercati Generali https://www.breakoff.it/fall-in-rock-subsonica-live-magazzini-generali/ Tue, 27 Oct 2015 13:50:51 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6444

  Corre l’anno 2000. Ho quindici anni e sto guardando Sanremo. Nel lento e poco esaltante succedersi dei vari “big” in gara, un Pavarotti non particolarmente entusiasta annuncia i Subsonica, band nuova ai grandi palchi, prima volta al Festival della Canzone Italiana. Il brano presentato è “Tutti i miei sbagli”. Il 2000, come non potrebbe ...

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Corre l’anno 2000. Ho quindici anni e sto guardando Sanremo. Nel lento e poco esaltante succedersi dei vari “big” in gara, un Pavarotti non particolarmente entusiasta annuncia i Subsonica, band nuova ai grandi palchi, prima volta al Festival della Canzone Italiana. Il brano presentato è “Tutti i miei sbagli”.

Il 2000, come non potrebbe essere diversamente data l’importanza intrinseca del nuovo millennio nascente, è per me l’anno della svolta musicale. Esce “Brave New World” degli Iron Maiden, che scatena in me l’immensa passione per l’hard rock e l’heavy metal, ma da quel brano dei Subsonica, gruppo all’epoca pressoché sconosciuto, nasce in me l’amore per l’elettronica di qualità, per il rock innovato con le giuste sperimentazioni.

Corre l’anno 2015. Ho trent’anni e per la prima volta sto per vedere i Subsonica live, a Milano, ai Mercati Generali.

Ottima location, facilmente raggiungibile, facilità di parcheggio. Unico neo: è all’aperto, comincia a fare fresco la sera, per fortuna non minaccia di piovere.

L’evento non è sold out, ma comunque il pubblico è abbondante e freme nell’attesa dei suoi beniamini.

Giungiamo subito all’unica forse evidente pecca della serata. Per motivi rimasti ignoti e che nessuno ha citato in altre recensioni, il concerto è iniziato ben cinquanta minuti dopo l’orario previsto. Tralasciando il fatto che mezz’ora dopo l’orario d’inizio ancora dovevano essere accordate le chitarre dai tecnici e sistemate le bottiglie d’acqua sul palco, una minima spiegazione a mio parere sarebbe stata cortese.

Infine si accendono le luci e il nervosismo dell’attesa viene spazzato via di colpo. O meglio, da “Un colpo di pistola”, primo brano eseguito della serata. Si prosegue con “Lazzaro”, “Attacca il panico” e “La glaciazione”, per poi tornare nel vivo con le hit “Disco Labirinto”, “Nuvole Rapide” e “Nuova Ossessione”.

Il pubblico è caldo e risponde bene allo scatenato frontman, la band non sbaglia un colpo, è coesa e la presenza scenica non manca.

Si prosegue con “Up patriots to Arms”, cover di Battiato, seguita da un momento meno frenetico in cui sono suonate “I cerchi degli alberi” e “Di Domenica”.

Le ben note “Strade” e “Specchio” fanno da preludio all’ultima parte del live.

Samuel, il cantante, chiede al pubblico se eseguire un’ultima parte di scaletta più elettronica o più ballabile. Il pubblico propende per la prima scelta, pur rinunciando, cito testualmente il frontman, a “limonare di più”.

Si riparte con “Veleno”, seguita da “Depre”, quasi mai riproposta dal vivo, “Il Diluvio”, “L’errore”, “Piombo”, “Benzina Ogoshi” e “Preso Blu”.

Siamo ormai in un turbinio frenetico di elettronica sostenuta e spinta dal groove rock della sezione ritmica e del chitarrista, che si fondono insieme in un sound perfetto.

“Odore” viene annunciato come ultimo pezzo e l’epilogo diventa ovvio. Purtroppo non ho avuto il piacere di ascoltare la (mia) amata “Il mio Dj”, ma sentirò come “encore”, quel brano che quindici anni fa quasi mi convinse che per Sanremo potesse esserci speranza. Quasi, dato che ovviamente, piccola digressione, i Subsonica arrivarono ultimi.

“Tutti i miei sbagli” viene annunciata. In versione acustica.

Ciò che segue è un’opinione personale di chi scrive e assolutamente prescinde dalla fantastica esibizione che i Subsonica ci hanno regalato in quel di Milano.

La libertà di un professionista di riarrangiare il suo repertorio inedito è sacrosanta. Capisco anche che spesso le hit famose che devono essere riproposte obbligatoriamente dal vivo, finiscano per annoiare i propri autori.

Con questo però io vorrei dire che a mio parere non è saggio stravolgere così tanto un brano che è l’essenza del gruppo, che tutti si aspettano, l’ultimo in scaletta, magari mai sentito live da chi segue la band da poco o per la prima volta.

L’elettronica effettivamente non è presente, ma la chitarra è leggermente  distorta, intervengono batteria e piano, consegnando il brano a una sonorità più grunge che acustica.

Il pubblico non apprezza fino in fondo, ma tant’è, chi è sul palco ha gli strumenti…dalla parte del manico.

 

Daniele Cristellon

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Rock Dj – Thorobred’s https://www.breakoff.it/rock-dj-thorobreds/ Fri, 23 Oct 2015 16:52:44 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6432

  Nella puntata di Martedì 20-10-2015 a Rockdj, sono passati a trovarci negli studi di Radio Mugello, i Thorobred’s. Scopriamo un la storia del gruppo. Nel Febbraio 2014 Sam (chitarra e voce) inizia a scrivere materiale da solo, arrabbiato per la conclusione del percorso del suo gruppo precedente. Rendendosi conto di non poter eseguire i ...

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Nella puntata di Martedì 20-10-2015 a Rockdj, sono passati a trovarci negli studi di Radio Mugello, i Thorobred’s.

Scopriamo un la storia del gruppo.

Nel Febbraio 2014 Sam (chitarra e voce) inizia a scrivere materiale da solo, arrabbiato per la conclusione del percorso del suo gruppo precedente.

Rendendosi conto di non poter eseguire i brani da lui composti da solo, inizia la ricerca di musicisti adatti a realizzare questo nuovo progetto.

Questa ricerca porta così a Luglio 2014 all’entrata quasi simultanea nei Thorobred’s di Frank Fury al basso e Puio, chitarra solista e cori.

Le idee di Sam cosi vengono registrate dapprima con lui stesso alla batteria nel Giugno – Settembre  del 2014.

Ad Ottobre Sam propone a Mr. Crimi di entrare a far  parte del gruppo e così, col nuovo batterista ricominciano le registrazioni di “On  the ground” (titolo del loro primo album), che esce sotto l’etichetta RNC  il 19 Maggio 2015.

In radio come rappresentanti del gruppo sono venuti Sam, Mr. Crimi e Alessandro (manager), Da “On the ground “ci siamo ascoltati “Brake” (primo singolo di cui c’è anche un video), “In my way” e “In my boulevard”.

Come progetti futuri il gruppo ha in uscita a breve il video del secondo singolo, ed è già in studio per registrare quello che sarà il successore di”On the ground”, in uscita prima dell’estate 2016.

Facebook: Thorobred’s

Mirco Chiaramonti 

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Fall In Rock – Condition Human https://www.breakoff.it/fall-in-rock-condition-human/ Tue, 20 Oct 2015 13:00:41 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6352

    Ad essere sincero non ci speravo. Avevo amato i Queensrÿche storici dei primi dei dischi, avevo tutto sommato apprezzato i non indimenticabili “Operation: Mindcrime II” e “America Soldier”, ma soprattutto non avevo affatto digerito lo split con lo storico cantante Geoff Tate e quasi per dispetto avevo deciso di ignorare il loro come-back ...

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Ad essere sincero non ci speravo. Avevo amato i Queensrÿche storici dei primi dei dischi, avevo tutto sommato apprezzato i non indimenticabili “Operation: Mindcrime II” e “America Soldier”, ma soprattutto non avevo affatto digerito lo split con lo storico cantante Geoff Tate e quasi per dispetto avevo deciso di ignorare il loro come-back omonimo.

Ed eccomi invece qua a contraddirmi e a parlarvi del secondo lavoro con Todd La Torre dietro il microfono: Condition Human. Glisserò subito la noiosa e polemica querelle sul vero cantante dei Queensrÿche e discorsi simili: Todd è un vocalist molto versatile, tranquillamente in grado di gestire diversi stili e timbri vocali, esattamente ciò di cui ha bisogno una band che ha sempre fatto della varietà e della sperimentazione il proprio marchio di fabbrica; indubbiamente manca della spontaneità del suo ingombrante predecessore e appare quasi come un freddo esecutore, ma poco importa visto l’ottimo risultato raggiunto (e il non perfetto stato di forma di Geoff, oltre a un calo ispirativo che si riflette in due album da solista assolutamente dimenticabili).

Ancora una volta è la musica a parlare al di là delle chiacchiere e di una copertina oggettivamente apprezzabile (a mio avviso la migliore della storia del gruppo), e dunque cosa troviamo in questo lavoro? L’apertura è da brivido con Arrow of time, brano potente e diretto con venature di U.S. Power insolite quanto gradite; Guardians, a mio avviso tra le migliori, potrebbe tranquillamente essere uscita dal capolavoro “Operation: Mindcrime” (e non solo per la citazione che non riporto perché veramente banale), Hellfire è cattivissima e Toxic Remedy è una piccola opera a sé, complessa e diretta allo stesso tempo.

Lo spettro dei lavori storici aleggia su tutte le tracce successive, con le splendide ballads Bullettproof e Just us sugli scudi, senza mai dare la sensazione di già sentito e senza mai annoiare, complice il continuo cambio di tempo e la varietà stilistica.

La lunga title-track, echi di Promised Land, chiude degnamente un lavoro vario eppure non eterogeneo, classico eppure non mera copia, tradizionale e sperimentale, a dir bene tutte caratteristiche con cui vengono descritti i lavori migliori dei Queensrÿche.

Ogni traccia risulta immediata e coinvolgente, senza mai cadere nella banalità, per cui risulta inutile affrontarle singolarmente.

Ed è davvero una gioia ritrovare sul podio degli ascolti un gruppo che ha regalato tanto alla storia della musica e che, a giudicare da queste premesse, sembra avere ancora tanto da dire.

E allora, citando ancora una volta Guardian… ops, “Operation: Mindcrime”, alziamo le braccia al cielo e urliamo con tutte le forze: Revolution calling!

 

VOTO 8

 

Enrico Spinelli

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Rock Dj – Intervista ai Mantra https://www.breakoff.it/rock-dj-intervista-ai-mantra/ Fri, 16 Oct 2015 13:00:26 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6334

Questa settimana a Rockdj, nella puntata di Martedì 13 Ottobre, abbiamo avuto ospite in studio Andrea dei Mantra. I Mantra sono un gruppo hard rock di Firenze e Siena formati da Iacopo”Jack”Meille (voce), Gianluca Galli (chitarra), Senio Firmati (batteria) e Andrea “Ace” Bartolini (basso). I Mantra si formano ad inizio del 2000 ed a Settembre ...

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mantra

Questa settimana a Rockdj, nella puntata di Martedì 13 Ottobre, abbiamo avuto ospite in studio Andrea dei Mantra.

I Mantra sono un gruppo hard rock di Firenze e Siena formati da Iacopo”Jack”Meille (voce), Gianluca Galli (chitarra), Senio Firmati (batteria) e Andrea “Ace” Bartolini (basso).

I Mantra si formano ad inizio del 2000 ed a Settembre hanno pubblicato il loro nuovo album “I4d”, quarto album del gruppo, il lavoro precedente risaliva al 2006.

Il sound di questo disco ha chiari riferimenti all’hard rock anni 80, amato da tutti i componenti del gruppo, non mancano però influenze più moderne che si sentono soprattutto nel suono delle chitarre.

Parlando invece dei testi, interamente scritti dal cantante Iacopo, spaziano su molti argomenti senza un concept che li lega, su questo lavoro tendenzialmente sono molto aggressivi e arrabbiati.

L’album è stato pubblicato da un’etichetta tedesca: “7 hard” (terra questa da sempre molto interessata all’hard rock di stampo classico) e distribuito in tutto il mondo, tranne in Italia dove se ne occupa “Audioglobe”.

Proprio in questi ultimi mesi, i Mantra hanno deciso di inserire in sede live una seconda chitarra suonata da Mario Assenato, per riproporre al meglio il sound corposo del loro ultimo lavoro in studio.

Durante la chiacchierata con Andrea ci siamo ascoltati da “I4d” tre brani “Instruction for destruction”, “The grinder” e la ballata “Endless night”.

Facebook: Mantra

Sito internet: www.mantra.rocks

Mirco Chiaramonti 

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Fall In Rock – Rattle That Lock https://www.breakoff.it/fall-in-rock-rattle-that-lock/ Tue, 13 Oct 2015 13:00:47 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6276

    Elegante. Questo è l’aggettivo con cui mi è stato presentato l’ultimo lavoro di uno dei chitarristi che più di tutti ha influenzato la mia adolescenza musicale, il quarto di una carriera solista piuttosto altalenante (e il primo, a mio avviso, con una copertina decente). In effetti è questo il modo migliore per descrivere ...

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Elegante. Questo è l’aggettivo con cui mi è stato presentato l’ultimo lavoro di uno dei chitarristi che più di tutti ha influenzato la mia adolescenza musicale, il quarto di una carriera solista piuttosto altalenante (e il primo, a mio avviso, con una copertina decente). In effetti è questo il modo migliore per descrivere un album che fa dell’eterogeneità e dell’eleganza il suo punto di forza. L’inconfondibile sound della chitarra che ha reso immortale Shine on you crazy diamond percorre le trame più profonde della dimensione musica senza necessariamente adagiarsi su un passato ricco e al tempo stesso ingombrante.

Varie facce si celano in queste dieci tracce: spiazza la title track (il cui tema riprende le quattro note create da Michaël Boumendil che precedono gli annunci alle stazioni ferroviarie della SNCF), commerciale nell’andamento ma con il pregio innegabile di piantarsi subito in testa.

Brani con Dancing right in front of me, The girl in yellow dress (in vero a tratti un po’ noiosetta) o A boat lies waiting esulano da qualsiasi categoria e richiedono più di un ascolto per essere metabolizzate, complesse nei loro giri ora blues, ora jazz ora swing.

Poi tre capolavori assoluti, Faces of stone, In any tongue (la mia preferita per intensità) e Today, forse i più pinkfloydiani, brani di grande carica emotiva e dall’andamento quasi epico, cadenzati nelle strofe che si aprono su ritornelli ariosi che richiamano la bellezza di opere quali l’indimenticabile Comfortably numb, momenti che segnano il confine spesso incerto tra storia e leggenda.

Troviamo ben tre strumentali, 5AM, Beauty e …And then, vere perle del nostro, che con le sue dita riesce a esplorare i territori più disparati con sapiente maestria e perizia tecnica che non cede mai al virtuosismo fine a se stesso (la sensazione è che il giorno in cui deciderà di realizzare un album esclusivamente strumentale, questo sarà il famoso disco da portare su un’isola deserta).

 Il primo ascolto termina con tanti punti interrogativi che trovano risposta solo con ascolti successivi: si, perchè questo è un lavoro in cui è necessario entrare pian piano, assaporando più volte le varie sfumature; non è un disco elitario, riservato a intenditori o pochi eletti, ma un viaggio che richiede la giusta dedizione e concentrazione e di non arrendersi a una prima superficiale impressione, aperto a tutti gli amanti della musica e della ricerca di nuove dimensioni. Riassumendo il tutto in una parola: elegante.

8

Enrico Spinelli

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Rock Dj – Farewell to Hearth and Home https://www.breakoff.it/rock-dj-farewell-to-hearth-and-home/ Fri, 09 Oct 2015 13:00:09 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6258

Nella puntata di Martedì 06-10-2015 a Rock Dj abbiamo ospitato, in versione acustica, i Farewell to Hearth and Home. I Farewell to Hearth and Home si formano nel 2010 a Legri ed attualmente sono composti da Athos Molteni (ukulele baritono, voce), Marco Balducci (chitarra acustica ed elettrica), Nicola Beneventi (basso), Diego Boboli (wurlitzer piano), Francesco ...

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farewell

Nella puntata di Martedì 06-10-2015 a Rock Dj abbiamo ospitato, in versione acustica, i Farewell to Hearth and Home.

I Farewell to Hearth and Home si formano nel 2010 a Legri ed attualmente sono composti da Athos Molteni (ukulele baritono, voce), Marco Balducci (chitarra acustica ed elettrica), Nicola Beneventi (basso), Diego Boboli (wurlitzer piano), Francesco Fanciullacci (batteria), Emma Lanza (violino).
Il gruppo viene formato nel 2010 da Athos e Diego, che con questa formazione a due  producono in casa il loro primo ep, dal titolo non casuale “The Domestic Ep”.
Per poter eseguire live i brani, i due sentono l’esigenza di allargare il numero dei membri del gruppo, che vengono incamerati da due gruppi a loro molto affini: i Mitici Gorgi (passati anche loro a Rock Dj) e i Granprogetto.
Il nome del gruppo come spesso accade nasce in maniera piuttosto casuale, la sua traduzione in italiano sarebbe ” addio al focolare domestico” e richiama secondo il gruppo ad un senso di transizione fra cose perdute e il futuro che ci attende.
Nel Settembre 2015 arriva il primo album”Diversions” prodotto dall’etichetta discografica “Millesei dischi” (composta  da membri dei Farewell, Mitici Gorgi e Granprogetto).
Non risulta facile ascoltando i Farewell etichettarli con un genere musicale. Spaziano dal folk all’indie rock, con l’uso di strumenti molto ricercati come l’ukulele, il wurlitzer piano e il mandolino (nel rock usato molto raramente).
In radio, in rappresentanza dei Farewell, sono venuti per presentarci dei pezzi in acustico Athos, Nicola e Francesco. Armati di chitarra acustica, ukulele baritono, ukulele basso e mandolino, ci hanno suonato “How the nautical routes”, “Dorian you may  kiss your bride” (entrambi da Diversions) e “Nocturne”, estratta dal loro primo ep.
Facebook: Farewell to Hearth and Home
Facebook: Millesei dischi
Sito internet www.milleseidischi.it
Mirco Chiaramonti 

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Bring The Noise – Claire Briant Nesti https://www.breakoff.it/bring-the-noise-claire-briant-nesti/ Fri, 09 Oct 2015 10:22:36 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6262

  – Ciao Claire! Com’è che dalla lirica ti sei avvicinata al rock e al metal?  – Ciao! Innanzitutto grazie infinite per quest’intervista! Il mio incontro con il rock è stato del tutto casuale. Ero alle prove con una banda per un concerto di Natale, quando uno dei clarinettisti si è avvicinato e mi ha ...

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inside

 

– Ciao Claire! Com’è che dalla lirica ti sei avvicinata al rock e al metal?
 – Ciao! Innanzitutto grazie infinite per quest’intervista! Il mio incontro con il rock è stato del tutto casuale. Ero alle prove con una banda per un concerto di Natale, quando uno dei clarinettisti si è avvicinato e mi ha chiesto se volevo fare parte della sua band metal, nella quale suonava la batteria. All’inizio non sapevo assolutamente nulla di questo mondo e la nostra prima prova è stata davvero divertente. Anche se all’inizio ero scettica, il metal è entrato con tutta la sua potenza e dopo 5 anni sono sempre qui. Direi che è stato l’incontro più bello della mia vita!
– Fra poco sarà il primo anniversario di “Oikoumene”, il tuo esordio discografico assieme agli “Inside Mankind”. Cosa possiamo trovare all’interno di questo album?
– In Oikoumene si trova la vita. Il percorso che abbiamo fatto per giungere alla scrittura di questo disco è stato lungo. Diciamo che è il primo punto fermo dopo quasi dieci anni di attività. Nel disco si racconta la scoperta del divino nelle esperienze di vita quotidiana. Abbiamo la paura (Fear), l’ipocrisia (Phariseum), l’amore (Keep me by the stars), fino a raggiungere la chiave di volta nella suite Human Divine. Si trovano tantissime influenze e generi, dal technical death al progressive puro anni ’70, al power/symphonic metal…Insomma vi invito a scoprirlo! 
– Tornando alla lirica,qual è il repertorio che preferisci?
– Nel mondo della lirica ci sono moltissimi repertori. In questi anni di studio, insieme ai miei Maestri Mayumi Kuroki e Nicola Mottaran, abbiamo affrontato da W.A.Mozart a I.Stravinskij. Adoro le dissonanze e l’imprevedibilità del repertorio del ‘900, la drammaticità delle grandi eroine pucciniane (le mie preferite Liù e Magda), ma la dolcezza e l’estasi delle pagine mozartiane sono indimenticabili.
– E del progetto JMP cosa ci racconti?
– I JMP nascono dall’idea dell’eclettico, bravissimo e super folle Gabriele Bellini. Abbiamo cominciato facendo improvvisazione su colonne sonore di film. Risultato? Ogni concerto non può essere uguale all’altro. Inoltre, in occasione dell’uscita del nuovo disco “Acustic Spaces”, Gabriele ha voluto inserire il nostro progetto come guest per il pezzo Skyland. Posso dirvi dunque che qualcosa bolle in pentola…magari ne riparleremo!!
– Dal punto di vista delle opportunità professionali e dei rapporti interpersonali che differenze trovi tra il mondo della lirica e il mondo del rock?
– Quello italiano è davvero un panorama difficile. In Italia la lirica è vista come qualcosa di costoso, d’élite e di difficile interpretazione. Nessuno va più a teatro e quindi le disponibilità di lavoro sono sempre meno. C’è molta poca collaborazione e il livello di competizione è davvero alto. Posso dire di avere poche amiche cantanti liriche come me (Ele, Marghe, Ayaka vi voglio bene!).

Nel metal la situazione non è migliore, dato che il panorama è davvero saturo. Le band sono moltissime ed alcune sono collaborative. Quello che manca è il supporto tra band. Nessuno va più a vedere concerti di band emergenti, quindi sono pochi i locali a sostenere l’underground. Un peccato.

 
– Data la tua versatilità, dopo aver sperimentato varie aree musicali, ne esiste una con la quale non ti sei mai confrontata e vorresti farlo in futuro?
– Durante i miei anni di studio ho toccato diversi stili e generi: lirica, jazz, rock, soul e metal. Quello che mi piacerebbe fare è imparare la tecnica growl. Potrebbe essere davvero interessante.

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Fall In Rock – Hollywood Vampires https://www.breakoff.it/fall-in-rock-hollywood-vampires/ Wed, 07 Oct 2015 15:41:22 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6215

“Listen to them, the children of the night, what music they make” C’era una volta il Rainbow, un locale su Sunset Strips, luogo di ritrovo di giovani con un sogno chiamato rock’n’roll, un sogno ben alimentato da fiumi di alcol; principale attrazione della serata era Keith Moon e i suoi stravaganti travestimenti, oltre ai suoi ...

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hollywoodvampires

“Listen to them, the children of the night, what music they make”

C’era una volta il Rainbow, un locale su Sunset Strips, luogo di ritrovo di giovani con un sogno chiamato rock’n’roll, un sogno ben alimentato da fiumi di alcol; principale attrazione della serata era Keith Moon e i suoi stravaganti travestimenti, oltre ai suoi devastanti atteggiamenti.

In un angolo di questo locale un gruppo di amici aveva fondato un club esclusivo, Hollywood Vampires: per essere ammessi bisognava semplicemente bere più degli altri. Di questo club hanno fatto parte signorini di nulla come Jim Morrison, Jimi Hendrix, Keith Moon e John Lennon tra gli altri.

Oggi, 40 e passa anni dopo, molti di questi sono morti, e il presidente di quel club, per gli amici Alice Cooper, insieme a un altro signorino, Joe Parry, decide di celebrare i suoi amici alcolizzati morti con un disco, e per farlo raduna una pletora di musicisti tra i migliori e comunque afferenti a quello stesso mondo: ecco così comparire Dave Grohl, Joe Walsh, Paul Mc Cartney, Brian Johnson e tanti altri, oltre all’amico Jhonny Depp, qui in veste di chitarrista.

Tredici tracce, più un intro (ovviamente un passo di “Dracula”) recitata dall’immortale Cristopher Lee (RIP), due inediti e undici cover tra pezzi noti e brani meno conosciuti e reinterpretati con grande maestria.

Apre le danze Reise the Dead, classica rock song dell’Alice Cooper moderno, con un ritmo dinamico e un ritornello immediato, che fa da degno apripista a un viaggio nel tunnel della storia della musica con la M maiuscola: pezzi stranoti come Whole lotta love (qui in duetto con Brian Johnson), Break in through, My generation riprendono vita accanto a perle nascoste quali Jepster (T-Rex memoria), Come and get it (duetto con Paul Mc Cartney) e a una travolgente School’s out in medley con la storica Another brick in the Wall 2 (impreziosita ulteriormente dal duetto con Brian Johnson).

Chiude il cerchio My dead drunk freinds, che inizia come ballata blues per diventare un vero e proprio inno da osteria, sempre ben ancorato nella miglior tradizione cooperiana.

Non un banale disco di cover, ma una vera e propria festa, una celebrazione di un mondo lontano eppure sempre vicino nei cuori di chi ancora sogna con la chitarra in pugno e una birra nell’altra mano. C’è tutto, il blues, il rock acido, la psichedelia, il rock più ruffianotto, tutte le sfaccettature di quel caleidoscopico mondo chiamato rock’n’roll. Il viaggio finisce, ma la voglia di rifarlo è tanta, come una bevuta tra vecchi amici.

Metà anni 70, John Lennon finisce uno dei suoi ultimi concerti; vede tra i presenti Alice Cooper e gli chiede: “Sono ancora un vampiro?”

Alice ribatte: “Sento odore di sangue!”

John: “Sono ancora un vampiro sì”

VOTO 9

Enrico Spinelli

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Rock Dj – Intervista ai Rumore Rosa https://www.breakoff.it/rock-dj-intervista-ai-rumore-rosa/ Fri, 02 Oct 2015 14:18:47 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6202

Nella puntata di Martedì 29 Settembre a Rockdj abbiamo ospitato i Rumore Rosa, che sono venuti a trovarci per presentare il loro nuovo disco”Uoaaoo” uscito proprio in questi giorni. I Rumore Rosa si formano ad inizio 2001 a Greve in Chianti ed attualmente sono formati da Margherita Vienni(voce), Daniele Palmi (batteria), Francesco Baggiani (chitarra) e ...

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Nella puntata di Martedì 29 Settembre a Rockdj abbiamo ospitato i Rumore Rosa, che sono venuti a trovarci per presentare il loro nuovo disco”Uoaaoo” uscito proprio in questi giorni.

I Rumore Rosa si formano ad inizio 2001 a Greve in Chianti ed attualmente sono formati da Margherita Vienni(voce), Daniele Palmi (batteria), Francesco Baggiani (chitarra) e Matteo Giorgietti (basso).

Nel 2002 il gruppo incide il primo singolo”Fuori dal cerchio” in allegato alla rivista”Tribe”, che gli permetterà di iniziare a farsi conoscere e addirittura di arrivare a suonare all'”Heinekem jammin festival” insieme a Muse, Garbage e Red Hot Chili Peppers.

Nel 2003 esce il promo ep registrato dal vivo: “Solo un errore”, cinque pezzi inediti più una cover di Lucio Battisti, “Io vivrò senza te”.

Invece nel 2005 arriva il primo vero album in studio, “Piccoli disturbi mentali”, con il quale partecipano al “Flippaut festival”a Bologna con Audioslave, Prodigy e Slipknot, poi i Rumore Rosa intraprendono un lungo tour che li porterà a suonare fino al 2007 in Italia e in Europa.

Dopo questo lungo tour il gruppo si ferma per prendersi una pausa e raccogliere le idee per produrre il loro terzo lavoro, questa sosta poi’ si protrae per maggior tempo del previsto per varie vicissitudini.

Arriviamo così al 2012 quando i Rumore Rosa tornano con il singolo “Tutti fioriscono in primavera” (vi consiglio di cercare il video su youtube), che poi verrà incluso nell’album “Uoaaoo” uscito proprio in questi giorni.

Nel loro nuovo album si avverte una mutazione del sound del gruppo diventato più maturo ed elegante, con contaminazioni elettroniche e suoni  più dilatati.

Nei testi che compongono”Uoaaoo” i Rumore Rosa trattano temi molto ancorati alla realtà che viviamo, parlano del disagio e della difficoltà di vivere nella nostra società,con tematiche che affrontano la diseguaglianza e il rifiuto dei canoni che ci vengono imposti ogni giorno.

 

Facebook Rumorerosa

YouTube Rumorerosa

Sito internet www.rumorerosa.com

 

Mirco Chiaramonti

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Fall in Rock – Slayer – Repentless https://www.breakoff.it/fall-in-rock-slayer-repentless/ Wed, 30 Sep 2015 13:00:34 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6164

Li avevamo dati per morti, finiti, non tanto per il discutibile licenziamento di Dave Lombardo in favore del pur eccellente Paul Bostaph quanto per la morte di uno dei pilastri fondamentali della band, Jeff Hanneman. Si aggiunga a questo l’altalenante qualità delle uscite post Season in the abyss, buona parte delle quali contaminate da influenze ...

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Li avevamo dati per morti, finiti, non tanto per il discutibile licenziamento di Dave Lombardo in favore del pur eccellente Paul Bostaph quanto per la morte di uno dei pilastri fondamentali della band, Jeff Hanneman. Si aggiunga a questo l’altalenante qualità delle uscite post Season in the abyss, buona parte delle quali contaminate da influenze hardcore-punk poco attinenti con gli eccelsi esordi. Non nascondo che i precedenti Christ Illusion e World Painted Blood si erano distinti per una doppia facciata: canzoni di elvata qualità e dalla spiccata vena thrash alternate a composizioni anonime o, nella migliore delle valutazioni, manieristiche. Con un misto di curiosità e perplessità mi sono quindi accostato a questa nuova uscita, che vanta per di più l’interessante ingresso in formazione di Gary Holt, e dopo un paio di ascolti mi sento di confermare quanto detto riguardo i due dischi sopracitati. Ancora una volta gli Slayer piazzano una serie di ottime canzoni, nella migliore tradizione thrash statunitense, e una serie di brani poco incisivi o sfiancanti. L’inizio è assolutamente dei migliori con la cattiva e velocissima title-track, uno dei pezzi migliori dell’ultimo corso della band, e non sfigurano della tracklist nemmeno la più lenta Cast the First Stone (echi di South of Heaven), la sperimentale When the stilness comes (che tanto ha diviso i fans) o la più classica You against you, tutti brani già sentiti in anteprima. E il resto? Qualche buono spunto sicuramente, vedi Chasing death (tipica slayer song), così come Take control o Implode( anch’essa già rilasciata in rete) alcune tracce ordinarie e un finale interrogativo come non mai, Pride in Prejudice, anonima e stancante quasi come se fosse di un’altra band. Niente da dire sul lavoro dei musicisti, che come sempre svolgono alla grande il loro compito , con un particolare plauso ai nuovi entrati, o sull’inconfondibile voce di Tom Araya. Il vero problema di fondo è la mancanza di immediatezza: chi compra un album degli Slayer si aspetta una scarica di violenza nelle orecchie e brani che si piantino subito in testa, e non è purtroppo il caso di questo lavoro che necessità di più ascolti per essere afferrato in pieno proprio per la presenza di tracce fin troppo lente per lo standard del gruppo. In generale la sensazione a fine ascolto è di una mezza soddisfazione perchè il gruppo dimostra di saper scrivere delle songs notevoli, ma su penalizza con un’eccessiva eterogeneità e con la mancanza di continuità. Forse un gradino sopra quanto fatto negli ultimi quindici anni, ma ancora troppo poco per tornare a fare paura.
VOTO 7

 

Enrico Spinelli

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Rock Dj – Intervista ai Finister https://www.breakoff.it/rock-dj-intervista-ai-finister/ Wed, 30 Sep 2015 09:14:48 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6167

Nella puntata di Martedì 22 Settembre a Rockdj abbiamo ospitato negli studi di Radio Mugello, i Finister. I Finister sono un gruppo rock di Firenze formato da Elia Rinaldi (voce, chitarra), Orlando Ciolli (tastiere, sax), Leonardo Brambilla (basso) e Lorenzo Burgio (batteria). Con questa formazione il gruppo è attivo dal 2012, e dopo un ep ...

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Nella puntata di Martedì 22 Settembre a Rockdj abbiamo ospitato negli studi di Radio Mugello, i Finister.

I Finister sono un gruppo rock di Firenze formato da Elia Rinaldi (voce, chitarra), Orlando Ciolli (tastiere, sax), Leonardo Brambilla (basso) e Lorenzo Burgio (batteria).

Con questa formazione il gruppo è attivo dal 2012, e dopo un ep dal titolo “Nothing is real” e attività live in Italia ed Inghilterra, nel Marzo 2015 sono usciti con il loro primo album”Suburs of mind”.

Sempre nel 2015 la band vince Arezzo Wave band per la Toscana, ed ha occasione di condividere il palco con artisti del calibro di The Kooks, Prodigy e Motorhead.

Durante l’estate di quest’anno hanno suonato in numerosi festival italiani e non solo, come l’Exit festival (in Serbia), Arezzo Wave, Festambiente ed Eutropia festival.

Parlando invece del genere proposto dal gruppo, il loro primo ep era molto influenzato dal progressive rock, mentre in “Suburbs of mind” hanno ampliato il loro sound, con  ispirazioni che vanno da due grandi gruppi alternative rock come Muse e Radiohead, al dark wave anni 80, ma anche a Jeff Buckley.

Durante la trasmissione dal loro album”Suburs of mind” ci siamo ascoltati “Bite the snake” (primo singolo di cui su YouTube si trova anche il video molto dark ed esoterico), “The way (I used to know)”, e la lunga e complessa “The Key”, nella quale la loro vena progressive rock ritorna a farsi sentire.

 

Facebook:  Finister

YouTube: Finister channel

 

Mirco Chiaramonti

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Bring the Noise – Racconta Brave New World https://www.breakoff.it/bring-the-noise-racconta-brave-new-world/ Thu, 24 Sep 2015 15:49:50 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6143

“Oggi torniamo a occuparci di dischi e lo abbiamo fatto scegliendo al primo disco del nuovo millennio degli iron maiden che segna il ritorno di bruce replica omega dickinson, questo è “Brave New World”. Lapo Nencioni & Michel Agostini

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“Oggi torniamo a occuparci di dischi e lo abbiamo fatto scegliendo al primo disco del nuovo millennio degli iron maiden che segna il ritorno di bruce replica omega dickinson, questo è “Brave New World”.

Lapo Nencioni & Michel Agostini

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Rockdj – Etruschi From Lakota https://www.breakoff.it/rockdj-etruschi-from-lakota/ Fri, 18 Sep 2015 10:26:52 +0000 https://www.breakoff.it/?p=6064

Con la puntata seconda puntata di Martedì 15 Settembre di Rockdj, abbiamo ricominciato, come nostra tradizione, a ospitare nuovamente in studio gruppi rock. I primi della stagione sono stati gli Etruschi from Lakota, rappresentati da Dario Canal. Gli Etruschi from Lakota sono un gruppo rock nato nel 2011 a Montecastelli Pisano e sono formati da ...

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Con la puntata seconda puntata di Martedì 15 Settembre di Rockdj, abbiamo ricominciato, come nostra tradizione, a ospitare nuovamente in studio gruppi rock. I primi della stagione sono stati gli Etruschi from Lakota, rappresentati da Dario Canal.

Gli Etruschi from Lakota sono un gruppo rock nato nel 2011 a Montecastelli Pisano e sono formati da Simone Sarducci (chitarra), Pietro Marini (chitarra), Diego Ribechini (basso), Luigi Ciampini (batteria) e Dario Canal (voce).

Il nome del gruppo nasce, come spesso accade, in maniera strana: da un poster attaccato in camera della mamma del cantante su cui c’era scritto Etruschi from Lakota. Il nome ha subito convinto il gruppo perché miscela l’appartenenza alla propria terra d’origine con il mondo d’oltre oceano, che li affascina musicalmente e non solo.

Fondamentale nella loro crescita è stato l’incontro con il produttore Nicola Baronti. Nel Marzo 2012 è uscito il loro primo ep “Davanti al muro”, nel Gennaio 2013 il primo album “I nuovi mostri” ed infine nel Gennaio 2015 “Non ci resta che ridere”.

Durante questi anni gli Etruschi from Lakota hanno anche ricevuto dei riconoscimenti: il prestigioso premio Fawi nel 2013, assegnato dalla fondazione Arezzo Wave al miglior gruppo emergente italiano; e nel Febbraio 2014 il premio Buscaglione.

La forza del gruppo comunque sono i live. Dario ci ha parlato, durante la nostra  chiacchierata, di quello in cui hanno avuto occasione di suonare nel carcere di Volterra per i detenuti della struttura: un’esperienza che difficilmente dimenticheranno, della quale sono disponibili video su YouTube.

Durante l’intervista ci siamo ascoltati dall’album “Non ci resta che piangere”: “Cornflakes” (di cui c’è un video su YouTube girato a Londra), “Nella vena di vino”, “Erisimo” ed inoltre Dario, armato di chitarra, ha eseguito live “Abramo”.

 

Facebook: Etruschi from Lakota

YouTube: Etruschi from Lakota

 

Mirco Chiaramonti

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Rockdj – Marlene Kuntz – Catartica https://www.breakoff.it/rockdj-marlene-kuntz-catartica/ Fri, 11 Sep 2015 13:00:46 +0000 https://www.breakoff.it/?p=5948

Prima di ripartire, dalla settimana prossima, con i report dei gruppi che passeranno a trovarci a Rockdj (trasmissione rock in onda tutti i Martedi dalle 21 alle 23 su Radio Mugello); per questa prima rubrica dopo la pausa estiva voglio parlavi di un album che l’anno scorso ha compiuto 20 anni: “Catartica” dei Marlene Kuntz. ...

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Prima di ripartire, dalla settimana prossima, con i report dei gruppi che passeranno a trovarci a Rockdj (trasmissione rock in onda tutti i Martedi dalle 21 alle 23 su Radio Mugello); per questa prima rubrica dopo la pausa estiva voglio parlavi di un album che l’anno scorso ha compiuto 20 anni: “Catartica” dei Marlene Kuntz.

“Catartica” è il primo album dei Marlene Kuntz pubblicato il 13-05-1994 per l’etichetta discografica, all’epoca neonata, “Consorzio suonatori indipendenti”.

I Marlene Kuntz sono un gruppo alternative rock formatosi nella provincia di Cuneo nel 1990. All’epoca di questo disco erano formati da Cristiano Godano (voce,chitarra), Riccardo Tesio (chitarra), Luca Bergia (batteria) e Franco Ballatore (basso).

Curiosa la storia del nome del gruppo: Marlene, per la passione nei confronti dell’attrice Marlene Dietrich, Kuntz da un brano con questo titolo dei Butthole Surfers, che in slang inglese corrisponde al termine italiano “fighe”.

La nascita di questo album è da far risalire ad un concorso musicale del 1992: Rock targato Italia, che offriva spazio a gruppi emergenti che provenivano da tutta Italia. Dava inoltre la possibilità ad i gruppi finalisti di partecipare ad una compilation prodotta da Gianni Maroccolo (bassista Csi, Cccp, Litfiba).

I Marlene Kuntz riuscirono ad entrare nei gruppi che facevano parte della compilation, facendosi così notare al punto che Gianni Maroccolo gli propose di registrare tutto il repertorio a Torino, per poi cercare una casa discografica per incidere il loro primo lavoro.

Nonostante vari contatti con case discografiche indipendenti e non, i Marlene scelsero di autoprodursi, e dopo aver reclutato Marco Lega, già presente nella compilation rock targato Italia, si spostarono a Calenzano, dove eseguirono le registrazioni del disco.

Sicuramente questo loro primo lavoro subì una forte influenza dal suono noise dei newyorkesi Sonic Youth (soprattutto per quanto riguarda alcune canzoni come “Non ti scorgo più” e “Sonica”), mentre altre sono più rock e aggressive (“Mk, “Festa mesta”). Non mancano anche canzoni più malinconiche e dolci (“Nuotando nell’aria”,”Lieve”).

E’ un album che segnò una bella svolta nel panorama rock alternativo italiano dell’epoca e che fu il punto iniziale della carriera dei Marlene Kuntz, la quale proseguì con buoni riscontri di pubblico e di critica, fino ai giorni nostri.

 

Mirco Chiaramonti

 

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Bring The Noise – Caparezza live in Prato https://www.breakoff.it/bring-the-noise-caparezza-live-in-prato/ Thu, 10 Sep 2015 12:50:47 +0000 https://www.breakoff.it/?p=5951

Prato – A più di un anno dall’inizio, prosegue il “Museica Tour”, parte 2 stavolta, che fa tappa in Piazza del Duomo a Prato. Ebbene sì, Caparezza prosegue questo viaggio sulla scia dell’ennesimo capolavoro, partorito un anno fa. Ormai è difficile aggiungere altro perchè ok, cambiano le scenografie, i costumi, le battute e la scaletta ...

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Prato – A più di un anno dall’inizio, prosegue il “Museica Tour”, parte 2 stavolta, che fa tappa in Piazza del Duomo a Prato.

Ebbene sì, Caparezza prosegue questo viaggio sulla scia dell’ennesimo capolavoro, partorito un anno fa.

Ormai è difficile aggiungere altro perchè ok, cambiano le scenografie, i costumi, le battute e la scaletta si aggiorna, ma il risultato è sempre il solito: uno show straordinario.

L’attitudine è quella consolidata di alternare alla musica la solita razione di arte (che fra l’altro è il concept dell’album), di teatro, citazioni e riflessioni politico-sociali aggiunte ad una bella dose di talvolta tagliente ironia.

Diventa quasi inutile soffermarsi sulla scaletta (per quella vi rimando a Setlist Fm che tanto ci azzecca) in quanto il  fulcro della serata rimane lo spettacolo in tutto il suo insieme che Capa ci offre ad ogni occasione, sostenuto dall’intera band che si rivela ancora una volta un’altra componente fondamentale.

La sensazione che mi lascia ogni volta è sempre la solita: felicità pura per un quarantenne puro come un bambino che trasmette dal palco (e non solo) tutto se stesso, senza filtri, un artista che ormai va considerato per ovvi meriti un genio di questa prima parte del XXI secolo.

 

Lapo Nencioni

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Diaframma – Siberia https://www.breakoff.it/diaframma-siberia/ Fri, 31 Jul 2015 13:00:16 +0000 https://www.breakoff.it/?p=5842

Questa settimana voglio parlavi di un album davvero importante nella musica rock italiana, ovvero il primo lavoro in studio dei Diaframma dal titolo”Siberia”. “Siberia” esce nel Dicembre 1984 dopo che i Diaframma, band fiorentina, avevano pubblicato un paio di ep, ed è a tutt’oggi considerato un punto di riferimento della scena new wave italiana. I ...

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Questa settimana voglio parlavi di un album davvero importante nella musica rock italiana, ovvero il primo lavoro in studio dei Diaframma dal titolo”Siberia”.

“Siberia” esce nel Dicembre 1984 dopo che i Diaframma, band fiorentina, avevano pubblicato un paio di ep, ed è a tutt’oggi considerato un punto di riferimento della scena new wave italiana.

I Diaframma ai tempi di questo disco erano formati da Miro Sassoloni (voce), Federico Fiumani(chitarra), Leandro Cicchi (basso), Gianni Cicchi (batteria)

La musica di “Siberia” risulta influenzata dai gruppi post-punk (Joy Division in primis) con suoni dark e testi che esprimono un forte disagio interiore, un disco difficile da digerire per gli amanti di riff, assoli, tecnica, qui è l’atmosfera che fa la vera differenza.

Sempre parlando dell’importanza e dell’influenza che questo disco ha avuto nella musica in Italia, la prestigiosa rivista musicale Rolling Stones, lo ha posizionato al numero 7 negli album italiani più belli di sempre.

Questo lavori riuscì a portare i Diaframma fuori dall’underground fiorentino (molto attivo in quegli anni con gruppi come Litfiba,Neon,Moda..), per quanto riguarda l’immagine della copertina invece è tratta dall’archivio fotografico del Touring Club italiano e ricorda le opere di Bruegel.

Visto che ho citato i Litfiba (tra l’altro proprio  settimana scorsa i due gruppi hanno suonato insieme all’Ippodromo Visarno a Firenze), su “Siberia” in un brano dal titolo “Amsterdam”, c’è una collaborazione tre le  band e i due cantanti Miro Sassoloni e Piero Pelù duettano insieme.

Negli anni successivi i Diaframma prenderanno musicalmente altre direzioni, con l’ingresso nei testi dell’ironia (totalmente assente in Siberia), e con Federico Fiumani che oltre che il ruolo di chitarrista si prenderà anche quello di cantante.

Dovendo scegliere tre brani che mi colpiscono in questo disco sicuramente la tiletrack, un vero e proprio inno dark, la già citata “Amsterdam” e “Delorenzo”.

 

Mirco Chiaramonti

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Rock Dj – Verdena https://www.breakoff.it/rock-dj-verdena/ Fri, 24 Jul 2015 19:06:47 +0000 https://www.breakoff.it/?p=5804

Questa settimana voglio parlavi dell’esordio di uno dei gruppi che poi si sono rivelati fra i più interessanti della scena rock italiana,i Verdena. Il primo album omonimo dei Verdena esce il 24-09-1999 e i tre componenti del gruppo Alberto Ferrari (voce, chitarra), Robetta Sammarelli (basso)  e Luca Ferrari (batteria) all’epoca erano poco più che diciotteni. ...

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Questa settimana voglio parlavi dell’esordio di uno dei gruppi che poi si sono rivelati fra i più interessanti della scena rock italiana,i Verdena.

Il primo album omonimo dei Verdena esce il 24-09-1999 e i tre componenti del gruppo Alberto Ferrari (voce, chitarra), Robetta Sammarelli (basso)  e Luca Ferrari (batteria) all’epoca erano poco più che diciotteni.

I Verdena si formano nel 1995 ad Albino (Bergamo) e dopo qualche ep arrivano alla registrazione di questi loro primo lavoro, sotto l’ala protettrice della produzione di Giorgio Canali (chitarrista  C.s.i e P.g.r).

Questo album è molto influenzato dalla musica che in quegli anni aveva ridato una sveglia al movimento rock, ovvero il grunge, infatti i Verdena verranno definiti i Nirvana italiani, etichetta che non piacque alla band, e dalla quale si distanzieranno con i lavori successivi, in cui il gruppo amplierà il proprio sound.

Nonostante forse questo sia l’album meno personale dei Verdena ed un lavoro a tratti ancora un po’ acerbo, è comunque un grande disco d’esordio, senza pezzi riempitivi, dal sound corposo e con la voce di Alberto che lo contraddistingue.

Il soggetto scelto per la copertina del disco è un giocattolo collezionabile di una serie presente nei kinder sorpresa (chi di noi non li conosce).

Altro anedotto riguardante questo album è che nella versione vinile dello stesso, si trova il brano “Omogenia”, l’unico caso in cui a cantare una canzone dei Verdena, è la bassista Robera Sammarelli.

Dovendo scegliere i tre brani più rappresentativi direi “Ovunque” che apre il disco, “Valvanuota”(forse il singolo di maggior successo dei Verdena) e “Viba”.

 

Mirco Chiaramonti

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Ac\Dc – Back In Black https://www.breakoff.it/acdc-back-in-black/ Wed, 22 Jul 2015 18:07:47 +0000 https://www.breakoff.it/?p=5796

Visto che settimana scorsa sono passati da Imola per l’unica data italiana del loro tour mondiale (e io c’ero), voglio parlavi degli Ac-Dc, e del loro album”Back in black” Uscito nel Luglio 1980 “Back in black” è il settimo album degli Ac-Dc, il disco di maggior successo commerciale della band con più di 50 milioni ...

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Visto che settimana scorsa sono passati da Imola per l’unica data italiana del loro tour mondiale (e io c’ero), voglio parlavi degli Ac-Dc, e del loro album”Back in black”

Uscito nel Luglio 1980 “Back in black” è il settimo album degli Ac-Dc, il disco di maggior successo commerciale della band con più di 50 milioni di copie vendute (22 milioni solo negli Stati Uniti), infatti è secondo nelle vendite solo a “Thriller” di Micheal Jackson (fonte Wikipedia).

Questo album è anche il primo del gruppo senza Bon Scott, il cantante morto improvvisamente il 19-02-1980 all’età di 33 anni, a causa di un’intossicazione acuta da alcol.

“Back in black” è infatti dedicato alla sua memoria, lo si capisce subito dai primi secondi della prima traccia, con i rintocchi di una campana sui quali la band suona “Hells bells”.

Al posto di Bon Scott venne reclutato Brian Johnson alla voce, la morte di Scott influì molto anche sui temi trattati nel disco, che si avvicina ad un concept album sulla morte e l’edonismo.

L’album fu registrato ai Compasspoint studios alle Bahamas non con pochi problemi: attrezzature bloccate alla dogana, forte tempesta tropicale che mandò in cortocircuito le apparecchiature dello studio, nonostante tutto il disco venne alla luce.

La copertina totalmente nera fu una scelta del gruppo come segno di lutto, l’Atantic records (casa discografica degli Ac-Dc) aveva qualche perplessità,ma accettò l’idea a patto che la band mettesse un contorno grigio alle lettere del logo Ac-Dc, per rendere riconoscibile al pubblico che fosse un disco degli australiani.

Questo album è uno di quelli che non si può non avere nella propria discografia personale, un concentrato di rock compatto e graffiante, con brani come la title track,”Shoot to thrill” e “You shock me all night long”.

 

Mirco Chiaramonti

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