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Denny Calamai, Autore a Breakoff https://www.breakoff.it/author/denny-calamai/ Social Web Magazine Wed, 02 May 2018 09:03:42 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.0.2 Frostpunk – Recensione https://www.breakoff.it/frostpunk-recensione/ Wed, 02 May 2018 09:03:40 +0000 https://www.breakoff.it/?p=12324

WINTER HAS COME   Per l’ultima stagione di Game of Thrones dovremo aspettare ancora un anno, ma il titolo rende benissimo il gioco che sto per raccontarvi.   Lo attendevo con ansia, e questo Frostpunk si è rivelato davvero un gioiellino in tutto e per tutto.   Un gestionale? Un society sim? Un survival? Nessuno, ...

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WINTER HAS COME

 

Per l’ultima stagione di Game of Thrones dovremo aspettare ancora un anno, ma il titolo rende benissimo il gioco che sto per raccontarvi.

 

Lo attendevo con ansia, e questo Frostpunk si è rivelato davvero un gioiellino in tutto e per tutto.

 

Un gestionale? Un society sim? Un survival?

Nessuno, e tutti e tre messi insieme.

 

In Polonia ci hanno preso gusto a fare videogiochi, fatto sta che dopo l’abnorme successo di Cd Pojekt, anche 11bit sta avendo il suo momento di gloria.

Già con This War of Mine, lo studio polacco si era preso un bel palcoscenico, ma con Frostpunk si è voluti andare ancora più avanti.

 

 

Ci troviamo nel 1800 circa e il clima come lo conosciamo non esiste più. Il mondo è stato investito da una nuova glaciazione e prima che le speranze diventassero nulle, i londinesi si sono mossi verso i ricchissimi giacimenti di carbone artici dove hanno costruito una serie di reattori termici per far sopravvivere nuove città al riparo dal gelo. Molte altre nazioni hanno seguito l’esempio, ma solo gli ex cittadini della capitale britannica sono riusciti nel loro intento.

 

In Frostpunk siamo soli. Soli. Completamente soli.

 

L’ultima colonia del mondo è la nostra, il resto è tutto ghiaccio e morte. Le uniche speranze sono appese al nostro generatore e alla città che dovremo costruirci intorno e che dovrà essere mantenuta ben calda per poter sopravvivere.

Il calore, ma anche il cibo ed un buon livello sanitario saranno i fattori che andranno ad influire sui due principali indicatori del gioco: la speranza e il malcontento.

 

Una città felice, con la pancia piena e rispettosa delle leggi e del lavoro, sarà una città che riuscirà a sopravvivere alle temperature impossibili del nord, mentre invece alti livelli di malcontento o la perdita della speranza, oppure l’esaurimento delle scorte di carbone, equivarranno al game over con la conseguente morte di tutti i cittadini della colonia.

 

Dovremo quindi costruire la nostra città attorno al generatore e rifornirla costantemente di tutto quello che riusciremo ad accantonare per sopravvivere un determinato tot di giorni, stando sempre attenti al termometro e dando più o meno energia al generatore per non far morire di freddo la nostra popolazione.

Potremo anche organizzare spedizioni al di fuori del nostro cratere, alla ricerca di sopravvissuti, risorse e luoghi sperduti che potranno nascondere insidie o ricche ricompense.

 

Come detto quindi parliamo di un city builder e di un survival allo stesso tempo, in più la presenza di decisioni morali molto marcate rende Frostpunk anche un perfetto simulatore societario.

Arrivati ad un certo punto della partita infatti, dovremo prendere una decisione incredibilmente drastica seguire due vie distinte con bonus e malus annessi.

 

Diciamolo subito: non potremo salvare tutti.

Sarà praticamente impossibile avere una colonia felice e spensierata. Il freddo è il nemico maggiore, ma anche il malcontento della società potrebbe portare a furti o atti di vandalismo. Inoltre ogni struttura necessita ovviamente lavoratori, che se perderanno la speranza smetteranno di accumulare risorse rimanendo inermi contro la tempesta.

 

Sta a noi portare avanti al meglio possibile la nostra colonia.

Una colonia che anche visivamente è un gioiellino steampunk con costruzioni di epoca vittoriana ed un generatore che a seconda della potenza erogata sbufferà ed emetterà suoni metallici che ci faranno mandare subito un occhio alla potenza erogata, al consumo di carbone e al rischio rottura.

 

Un gioco assolutamente non facile, ma bellissimo ed estremamente consigliato!

 

Denny Calamai

 

 

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Far Cry 5 – Recensione https://www.breakoff.it/far-cry-5-recensione/ Wed, 18 Apr 2018 13:13:43 +0000 https://www.breakoff.it/?p=12244

PREGHIERE & PALLOTTOLE E siamo arrivati a cinque. Per la quinta volta ci ritroviamo soli, sperduti e braccati dal cattivone di turno. Perché Far Cry è sempre stato questo: una caccia all’uomo continua in un ambiente inospitale che piano piano riusciamo a plasmare, raccogliendo risorse, scoprendo luoghi nascosti e preparando imboscate fino all’obiettivo ultimo: vendetta/rivalsa ...

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PREGHIERE & PALLOTTOLE

E siamo arrivati a cinque.

Per la quinta volta ci ritroviamo soli, sperduti e braccati dal cattivone di turno. Perché Far Cry è sempre stato questo: una caccia all’uomo continua in un ambiente inospitale che piano piano riusciamo a plasmare, raccogliendo risorse, scoprendo luoghi nascosti e preparando imboscate fino all’obiettivo ultimo: vendetta/rivalsa e tirarci fuori dai guai.

Siamo dunque arrivati alla quinta declinazione del titolo Ubisoft che mantiene tutto sommato inalterate tutte le argomentazioni di cui sopra, ma che cambia drasticamente in quanto ad ambientazione.

A partire infatti dall’ottimo Far Cry 3, ci siamo allontanati dalle isole tropicali, passando per le lande innevate dello splendido Kyrat del quarto capitolo, con una parentesi preistorica estremamente mal riuscita, giungendo ora nel tranquillo nord america, in Montana per l’esattezza.

Montana, terra dalle ampie valli, dai boschi rigogliosi e pieni di vita, dalle cittadine tranquille, dalla… religione un po’ troppo spinta?

Si. A questa girata, Far Cry fa pesantemente leva sul fanatismo religioso per creare uno dei cattivi più riusciti dell’intera saga.

Hope County (un nome un perché) è infatti preda di Joseph Seed, padre spirituale di una setta di pazzi fissati con torture e benedizioni. Ai non credenti o non troppo devoti vengono riservati trattamenti tutt’altro che principeschi.

Tocca a noi quindi dare una mano allo sceriffo della città per riprenderci palmo a palmo tutta la regione che vive sotto l’egida degli scagnozzi di Seed.

Ogni qualvolta che riusciremo in una missione, che libereremo ostaggi o porteremo a termine incarichi di vario genere, l’indicatore di ribellione salirà fino al livello massimo, che andrà a segnare la riconquista dell’intera area da parte dei cittadini di Hope County.

Nella nostra impresa non saremo soli e potremo reclutare amici umani o compagni animali (come successo a Primal) per darci una mano contro i nemici. Ogni bot che ci porteremo appresso avrà le sue capacità e le sue abilità uniche che lo faranno eccellere nei combattimenti in mischia, stealth o bilanciati.

Lo stile di gioco è totalmente a nostro piacimento e potremo entrare ad armi spianate in ogni dove oppure agire in punta di piedi alla Splinter Cell e prediligere manovre meno chiassose.

Buono il feeling con armi e proiettili, anche gli assalti all’arma bianca offrono una buona resa sia in termini di realismo che divertimento.

I veicoli, come nei precedenti capitoli, sono tanti e di tantissimi tipi: guida rigorosamente arcade, ma spassosa e mai scontata.

Dove eccelle Far Cry 5 è sicuramente nelle ambientazioni e nella grafica. Il Montana di Ubisoft è veramente una gioia per gli occhi e la resa visiva è veramente stupefacente.

Dove invece si sente qualche scricchiolio è quando si parla della trama. Intendiamoci, non stiamo parlando di un gioco noioso e i personaggi sono veramente ben scritti, tuttavia l’eccezionale libertà di approcci e situazioni, unita alla grandezza della mappa, tendono un po’ a slegare la storia che si riprende solo in alcune cut scenes che tirano le fila del discorso.

In definitiva: stiamo sempre parlando di Far Cry: un gioco chiassone e divertente senza troppe pretese, tuttavia, esattamente come per Assassin’s Creed Origins, l’anno di pausa della serie ha giocato tantissimo al prodotto finale.

Brava Ubisoft!

 

Denny Calamai

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Gravel – Recensione https://www.breakoff.it/gravel-recensione/ Mon, 19 Mar 2018 15:39:14 +0000 https://www.breakoff.it/?p=12054

POLVERE E VELOCITA’   Che Milestone non sia l’ultima arrivata in fatto di videogiochi di corse lo dimostra la pluriennale partnership con il campionato di MotoGp.   Gli omonimi giochi che riproducono fedelmente il campionato per eccellenza delle due ruote, si affiancano ai vari Ride, ai Motocross Monster Energy e WRC Rally che sono la ...

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POLVERE E VELOCITA’

 

Che Milestone non sia l’ultima arrivata in fatto di videogiochi di corse lo dimostra la pluriennale partnership con il campionato di MotoGp.

 

Gli omonimi giochi che riproducono fedelmente il campionato per eccellenza delle due ruote, si affiancano ai vari Ride, ai Motocross Monster Energy e WRC Rally che sono la gioia per tutti i bambini fanatici di velocità e adrenalina.

 

Ora però ci allontaniamo dalle due ruote e soprattutto ci allontaniamo dall’asfalto:

 

Stiamo parlando in effetti un incrocio fra un simulatore di rally ed uno show di monster truck.

 

 

Ci getteremo fra sentieri sporchi e melmosi e paludi verdeggianti a bordo di macchinone tamarre, bardate con verniciature sgargianti e ricoperte di adesivi in pieno stile Need For Speed, a rotta di collo per conquistare il primo posto in graduatoria.

 

A farla da padrone è ovviamente la modalità carriera che ci farà cominciare dalla prima gara e ci porterà, in un susseguirsi di competizioni, a visitare tracciati sperduti fra deserti e montagne in giro per il mondo, con l’obiettivo di conquistare quante più vittorie per poter sbloccare la sfida successiva, fino al “boss” di turno.

Anche arrivando ultimi, Gravel ci garantisce comunque il premio di consolazione grazie agli Show Points: esattamente come avviene in NFS, anche qui eseguire manovre al limite e sorpassi al cardiopalma ci porta punti esperienza utili.

 

Come facilmente intuibile ci troviamo a metà strada fra l’arcade e la simulazione.

 

 

Il tuning delle vetture, gli scontri, il senso di velocità che domina costantemente ogni sfida, fanno da contrappeso ad un sistema di guida che non è un mero esercizio di gamepad.

La guida è tecnica e i tracciati sono complessi: evitare gli scontri con gli elementi ambientali ed eseguire sorpassi e salti al giusto tempo e nella giusta direzione non è cosa semplice già a media difficoltà.

Quando invece ci troviamo a gareggiare con il pilota esperto di turno che culmina lo scenario, le cose si fanno ancora più complesse e avere la macchina tamarra non servirà a nulla se non sappiamo usare bene cambio e freni.

 

Oltre alla citata modalità carriera ci possiamo sbizzarrire con altre quattro specializzazioni che vanno dall’arrivare primi, al terminare i circuiti in un tempo limite, all’eseguire manovre più o meno spettacolari.

 

Molto buono il comparto grafico: l’affidabile e ormai rodato Unreal Engine fa il suo onesto lavoro ma forse si poteva spingere ancora un po’ di più visto che alla fine, il titolo si basa proprio sulla grafica.

E la cura più elevata dei dettagli si vede proprio nelle sfide testa a testa di fine scenario dove la grafica è veramente fotorealistica: è lì che il lavoro di Milestone si è concentrato maggiormente in tutti i sensi.

 

Un buon prodotto quindi: godibile, immediato e divertente senza pretese.

 

Denny Calamai

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Kingdom Come: Deliverance – Recensione https://www.breakoff.it/kingdom-come-deliverance-recensione/ Mon, 19 Feb 2018 10:20:03 +0000 https://www.breakoff.it/?p=11865  TEMPI OSCURI   “Tempi oscuri. Tempi oscuri davvero!”   Il mago Merlino disneyano definiva così il medioevo: un’epoca buia, senza nessun tipo di agio in cui signori e re governavano la plebaglia che divideva la casa con prole e bestie per superare i rigidi inverni.   Kingdom Come: Deliverance ci porta esattamente in questo tipo ...

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 TEMPI OSCURI

 

“Tempi oscuri. Tempi oscuri davvero!”

 

Il mago Merlino disneyano definiva così il medioevo: un’epoca buia, senza nessun tipo di agio in cui signori e re governavano la plebaglia che divideva la casa con prole e bestie per superare i rigidi inverni.

 

Kingdom Come: Deliverance ci porta esattamente in questo tipo di medioevo, il medioevo storico. Il medioevo vero.

 

 

Henry è il figlio del fabbro: un ragazzetto imberbe, con la faccia da tonto che pensa a bere e a correre dietro alle belle ragazze del paese. Uno straccione: cioè più o meno rimarrà dall’inizio fino alla fine della storia.

In questa storia infatti non c’è l’ascesa dello sconosciuto figlio di nessuno ad eroe leggendario: qui un semplice ragazzo cerca di farsi faticosamente strada nella Boemia di fine quattordicesimo secolo, sconquassata dallo Scisma d’Oriente.

 

Non ci sono eroi in armature scintillanti, non ci sono reliquie leggendarie, non c’è il mana.

 

Kingdom Come è pura storia, esattamente come si potrebbe leggere in un libro a scuola: una storia dove se scassinate il forziere del fornaio non ci troverete un randello +5, ma semplicemente qualche sacco di farina e il mattarello.

 

L’opera di Warhorse Studio è un gdr purissimo, che mescola approfonditamente gli elementi del gioco di ruolo a quelli di un simulatore di vita medievale.

 

La trama non brilla in quanto ad originalità, ma è estremamente ben scritta: una storia di vendetta che vedrà costretto Henry ad imbracciare le armi per cercare gli assassini del padre e per cercare di non rimetterci la pelle in un mondo realizzato alla perfezione.

 

Come detto, di gioco di ruolo stiamo parlando e perciò le meccaniche sono comuni a quelle di un altro qualsiasi gioco di ruolo, ma sono portate all’estremo. La dialettica per esempio, sarà un elemento cardine della storia. Qui un alto punteggio in carisma non potrà convertire alla nostra causa una guardia cittadina o un signorotto del posto: i nobili sono nobili, la plebe china il capo e si becca pure qualche legnata.

 

Parlare con una contadina mostrerà le emozioni di un Henry timido e impacciato, nulla a che vedere con le frasi a effetto dell’affascinante strigo con i capelli bianchi.

 

Anche il combattimento richiede molto impegno, accortezza e un po’ di frustrazione. La scherma medievale è un’arte e va padroneggiata con pose, attacchi e movimenti specifici per non rimanere stecchiti dal primo bandito vestito di cenci che si incontra per strada.

 

 

Kingdom Come è il gioco di ruolo puro per i veri puristi.

 

La fame, la sete, il freddo, le emozioni: tutte quelle aggiunte che vengono apportate tramite mod ad uno Skyrim o ad un The Witcher, qui sono la normalità.

La grafica è meravigliosa, immersiva ed anche questa, molto realistica. Nelle case dei plebei troveremo poche suppellettili e qualche pentola, i castelli saranno estremamente ben difesi e scassinare i lucchetti sarà un vero e proprio incubo.

 

Insomma un gioco crudo che ci narra un’epoca cruda. Un gioco per veri appassionati e non per giocatori occasionali che sicuramente troveranno non pochi ostacoli nel loro “prendere le cose alla leggera”. Un gioco che però merita assolutamente almeno di essere provato e capito, perché il realismo e la sostanza sono quanto di più perfetto un gdr possa chiedere.

 

Denny Calamai

 

 

 

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Railway Empire – Recensione https://www.breakoff.it/railway-empire-recensione/ Mon, 05 Feb 2018 15:51:34 +0000 https://www.breakoff.it/?p=11787

CIUF CIUF!   Finalmente. Finalmente abbiamo un nuovo gioco con i treni.   E qui non si parla di un Transport Fever qualunque o di un Train Simulator fatto con i piedi.   Ve lo ricordate Railroad Tycoon? Vi ricordate quanto era profondo e complesso? Non si trattava solo di costruire linee ferroviarie e di ...

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CIUF CIUF!

 

Finalmente. Finalmente abbiamo un nuovo gioco con i treni.

 

E qui non si parla di un Transport Fever qualunque o di un Train Simulator fatto con i piedi.

 

Ve lo ricordate Railroad Tycoon? Vi ricordate quanto era profondo e complesso?

Non si trattava solo di costruire linee ferroviarie e di agganciare vagoni alle locomotive, no. Railroad Tycoon era un gestionale estremamente ben fatto che richiedeva anche una buona dose di conoscenza manageriale e finanziaria.

 

Ecco, pensate quindi a Railroad Tycoon, approfonditelo, ingranditelo, perfezionatelo ed avrete Railway Empire.

 

Avevo avuto modo di provarne la beta alla Gamescom e già da quei pochi istanti avevo capito che sarebbe stato un gran bel gioco.

Bene subito essere chiari: non è un gioco adatto a tutti.

 

Non sono mai stato un gran fanatico di treni, ma dai tempi del suddetto Railroad Tycoon, il genere gestionale su rotaia mi aveva colpito.

Railway Empire è un gioco che richiede tempo, pazienza ed un pizzico di frustrazione.

 

Ci troviamo in America, nel 1800 circa. La prima locomotiva, importato dalla mamma Inghilterra, approda oltreoceano pronta a soddisfare le esigenze di uomini semplici ed industriali, grazie ad un collegamento ferroviario sempre più fitto.

La campagna e gli scenari sono tutti incentrati su questo periodo storico con tutte le innovazioni e le sfide che un territorio grande come l’America poteva offrire. Partiremo quindi alla conquista dell’ovest creando linee nelle grandi pianure, oppure potremo unire le floride città della East Coast comprando locomotive sempre più veloci per sfruttare la grande richiesta di trasporto merci, passeggeri e posta. Potremo anche prendere il controllo delle aziende cittadine o di piantagioni sparse sulla mappa: comprandole potremo espandere o migliorarle, il tutto per aumentare il nostro capitale societario.

 

Costruire linee ferroviarie, scambi e stazioni non è infatti sufficiente. Nel mondo dell’industria dell’800 bisogna anche capire bene tutte le trappole e le opportunità che il mondo finanziario può offrire.

 

 

Non siamo gli unici magnati che vogliono conquistare l’America a colpi di rotaie: i nostri concorrenti sono agguerriti e non esiteranno a metterci i bastoni fra le ruote costruendo una ferrovia accanto alla nostra fabbrica o sabotando la nostra locomotiva più veloce. Dovremo essere abili a giocare in borsa, ad emettere azioni ed obbligazioni passando per la compravendita di beni o immobili all’asta e ad un’eventuale fusione di compagnie.

 

Oltre a tutta questa roba, in Railway Empire è possibile gestire due alberi tecnologici. Ogni mese guadagneremo punti ricerca che potremo spendere per rendere più affidabile la nostra locamotiva, più redditizie le nostre aziende oppure potremo trovare degli escamotage per trattenere quanto più a lungo i passeggeri nelle nostre stazioni.

 

Insomma Railway Empire è un gioco bello ed estremamente complesso e sfaccettato.

 

È un gioco lento e ponderato dove ogni decisione necessita di un po’ di ragionamento prima di essere presa. Un gioco non per tutti quindi, ma per chi come il sottoscritto apprezza i manageriali, lo adorerà.

 

Denny Calamai

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Warhammer Total War II: Rise of the Tomb Kings – Recensione https://www.breakoff.it/warhammer-total-war-ii-rise-of-the-tomb-kings-recensione/ Mon, 22 Jan 2018 13:59:44 +0000 https://www.breakoff.it/?p=11673

LA MORTE È SOLTANTO IL PRINCIPIO Credevate davvero che le peripezie nel mondo di Ulthuan fossero finite? Credevate davvero che soltanto quattro razze si sarebbero scontrate per il dominio sul vortice della magia? Sbagliavate. Sega e Creative Assembly sono sempre state bravissime a corredare la saga dei Total War con dlc e contenuti extra che ...

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LA MORTE È SOLTANTO IL PRINCIPIO

Credevate davvero che le peripezie nel mondo di Ulthuan fossero finite? Credevate davvero che soltanto quattro razze si sarebbero scontrate per il dominio sul vortice della magia?

Sbagliavate.

Sega e Creative Assembly sono sempre state bravissime a corredare la saga dei Total War con dlc e contenuti extra che vanno da semplici skin aggiuntive a intere campagne giocabili.

Rise of the Tomb Kings è la prima espansione per Total War Warhammer II e diciamocelo subito: le mummie non sono mai state così belle.

Invero i non morti sono da sempre presenti quando si parla di Warhammer, con i Conti Vampiro ed il loro meraviglioso lore (se masticate bene l’inglese leggetevi i romanzi delle Vampire Wars, una chicca per gli appassionati), ma nelle terre di Ulthuan, sotto le desolazioni del deserto, si trovano anche i Re Dei Sepolcri.

Questa è la quinta razza giocabile e il dlc aggiunge oltre alla nuova fazione e ai nuovi eroi, anche una campagna creata ad hoc per l’occasione.

Giocare ai Re dei Sepolcri è un’esperienza del tutto nuova nel mondo dei Total War, perché i numeri fanno la differenza in tutto e per tutto. Questa fazione infatti basa tutta la sua forza sul numero dei soldati, pardon dei non morti, che possiamo evocare in corso della campagna. Le unità base sono in sé per sé estremamente più deboli rispetto alle controparti di elfi, uomini, skaven e gli altri, ma la possibilità di rianimare in continuazione combattenti anche da altre battaglie e sopratutto l’assenza di costi di mantenimento degli eserciti, fa dei Re dei Sepolcri una fazione tanto bella quanto temibile.

Un dlc facile quindi? Tutto l’opposto.

Per contrastare lo strapotere dei grandi numeri, ogni edificio, ogni tecnologia, ogni insediamento, avrà costi da capogiro e lunghi tempi per la realizzazione. Perdere un avamposto potrebbe addirittura comportare un crack così elevato in termini economici e di sviluppo da compromettere l’intera campagna.

Campagna che non segue l’obiettivo principale, il controllo del vortice, come per le altre razze.

I Re dedi Sepolcri sono vecchi, estremamente vecchi. Di un vortice della magia non gliene importa niente. No, loro mirano al potere assoluto, potere derivato dai cinque Tomi di Nagash sparsi in giro per la mappa: sono quelli l’obiettivo ultimo di vittoria per questa nuova fazione. Fazione che si dovrà quindi scontrare con le altre razze, cercando di espandersi oltre i confini del deserto per ritrovare i suddetti volumi.

Le meccaniche di gioco sono ovviamente le stesse, ma la cura maniacale e la trama che accompagna questo dlc valgono assolutamente il prezzo. Prezzo che non è propriamente basso: 17 euro non sono pochi, ma se si considera che ogni dlc è una nuova campagna, un piccolo sacrificio monetario ci sta tutto.

Piccola segnalazione visto che parliamo di dlc.

Sega ha rilasciato per i possessori di Total War Warhammer I e II, Mortal Empires: un dlc che letteralmente fonde entrambi i capitoli in un unico enorme Total War.

In pratica potremo giocare una qualsiasi delle fazioni di entrambi i capitoli e relativi dlc, sulla mappa unita (UNITA) di entrambi i capitoli, ed ovviamente potremo avere interazioni con tutto l’ambiente e con tutte le fazioni presenti senza limitazione alcuna.

Stiamo parlando di un qualcosa di assolutamente mastodontico, con interazioni incredibili, per esempio appunto, potremo far scontrare i Re dei Sepolcri di Ulthuan con i Conti Vampiro della Silvania del primo capitolo.

Un dlc da diventare matti, e sopratutto, completamente gratuito.

 

Denny Calamai

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I videogames più attesi del 2018 https://www.breakoff.it/videogames-piu-attesi-del-2018/ Mon, 08 Jan 2018 15:10:22 +0000 https://www.breakoff.it/?p=11632

IL GAMING DEL NUOVO ANNO    Passato il Natale, passato il capodanno, passata l’Epifania, passati i saldi Steam. L’oroscopo di Paolo Fox ci dice come andranno soldi, amore e fortuna in questo novello 2018. God Mode On invece vi racconta quali saranno i giochi che metteranno in ginocchio le nostre schede video e i nostri ...

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IL GAMING DEL NUOVO ANNO 

 

Passato il Natale, passato il capodanno, passata l’Epifania, passati i saldi Steam. L’oroscopo di Paolo Fox ci dice come andranno soldi, amore e fortuna in questo novello 2018.

God Mode On invece vi racconta quali saranno i giochi che metteranno in ginocchio le nostre schede video e i nostri processori.

 

Ecco la lista dei videogames più attesi del 2018.

 

ANTHEM

Il ruggito di Bioware. L’anti Destiny. Un mondo post apocalittico dominato dalla tecnologia, un mmorpg con una campagna ben sviluppata ed affrontabile anche in singolo. Anthem è il nuovo progetto di Bioware il cui sviluppo è durato ben cinque anni e il cui impegno profuso è andato a scapito di Mass Effect Andromeda che ha risentito di grossi problemi di scrittura ed una trama poco avvincente. Anthem sarà forse il riscatto?

 

 

ANNO 1800

 

In un’epoca di grandissimi cambiamenti, di guerre e di nuove scoperte tecnologiche, Ubisoft mette in scena l’ultimo nato della sua saga strategica per eccellenza. Come per Anthem, anche la casa di Montreal cerca il riscatto dopo Anno 2205 che ha fatto fin troppa poca presa sul cuore dei fan, che dopo il capitolo 1404 hanno visto il lento declino della saga.

 

 

MONSTER HUNTER WORLD

 

Finalmente la saga made in Playstation arriva anche su PC con questo nuovo capitolo completamente innovativo ed immersivo anche per chi della serie non aveva nemmeno sentito parlare.

Un mondo sconfinato, una miriade di cose da fare e di mostri da catturare. Il porting arriverà un po’ in ritardo rispetto alla controparte console, segno che ci si vuole impegnare a fare le cose per bene.

 

 

METRO EXODUS


 

Ne ho parlato nel mio ultimo articolo prima delle vacanze: Exodus è veramente un gioiellino che tutti attendiamo con grande fermento.

La storia di Artyom sembra giunta alla fine, alla ricerca di una speranza di vita nuova fuori dalla gelida Mosca radioattiva, fuori dai bui cunicoli della metropolitana. Ma gli ostacoli non mancano e saranno molti e molto spaventosi. Un fps solido ed estremamente immersivo: non vediamo l’ora di giocarci.

 

 

FADE TO SILENCE

La nuova ip di THQ Nordic mostrata a sorpresa ai Game Awards 2017 è un misto fra un survival, un fps, un gdr. Estremamente ambizioso, estremamente complesso ed estremamente difficile da realizzare. In una fredda distesa innevata dovremo lottare per non morire assiderati o dilaniati da strane ed orribili bestie d’ombra. Lo sviluppo procede bene e le aspettative sono davvero altissime, ma ancora ci sarà da attendere.

 

Denny Calamai

 

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Metro Exodus – Anteprima https://www.breakoff.it/metro-exodus-anteprima/ Mon, 18 Dec 2017 12:11:21 +0000 https://www.breakoff.it/?p=11525

ZDRAVSTVUITE TOVARISH!   Tranquilli, non sono diventato matto. Non sono nemmeno diventato comunista: la politica, di nessun colore, non è argomento che mi interessi, men che meno quando si parla di videogiochi (che diciamocelo, sono estremamente più sensati ed utili della politica), ma quando si parla di Metro, l’accento russo, il freddo che ti entra ...

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ZDRAVSTVUITE TOVARISH!

 

Tranquilli, non sono diventato matto.

Non sono nemmeno diventato comunista: la politica, di nessun colore, non è argomento che mi interessi, men che meno quando si parla di videogiochi (che diciamocelo, sono estremamente più sensati ed utili della politica), ma quando si parla di Metro, l’accento russo, il freddo che ti entra nelle ossa e le radiazioni, sono tutte cose che vengono subito in mente.

 

Come avvenuto per The Witcher, anche Metro 2033 è un videogioco tratto da un libro, l’omonimo Metro 2033 di Dmitrij Gluchovskij. Il romanzo, che vi consiglio caldamente, è ben scritto ed avvincente (niente a che vedere lo sgrammaticatissimo e pessimamente tradotto libro di Sapkowski, il Guardiano degli Innocenti), e racconta di una Russia post atomica, in cui i sopravvissuti si sono dovuti rintanare nella gigantesca e labirintica metropolitana per sopravvivere.

 

Nel sottosuolo si è sviluppata una nuova società, con nuove fazioni e intrighi, dove ogni proiettile e fucile arrugginito sono di grandissimo valore.

 

In superficie invece c’è l’inferno: una desolata, distrutta e gelida Mosca radioattiva, in cui il ticchettio dei contatori geiger e vecchie maschere antigas non vi terranno troppo a lungo al sicuro.

 

Il mondo è popolato da strani esseri e bestie mutate dalle radiazioni che hanno reso Metro 2033, un grandissimo ed estremamente affascinante videogioco.

 

Last Light è stato un seguito di tutto rispetto, in cui non solo si esploravano le fredde e buie gallerie, ma in cui si dava più spazio al mondo di sopra con tutti i pericoli annessi. La struttura base del gameplay non è stata toccata, ma balzi in avanti sono stati compiuti sotto l’aspetto tecnico.

 

Ora, alla cerimonia dei Game Awards 2017, 4A Games ci ha regalato il trailer di Exodus: terzo ed ultimo capitolo della serie.

 

“Non c’è nessuno lì fuori Artyom. Il mondo sta morendo: siamo rimasti soli”.

 

Anna, la moglie di Artyom, è la voce narrante del video e ci accompagna di nuovo sulla superficie della desolata Mosca, e sotto terra, nelle oscure gallerie della metro.

 

Il nostro protagonista e la consorte non si danno ancora per vinti: la speranza è la fiaccola che se pur tenue resta accesa in questo Exodus e che divampa alla fine del trailer in cui si vede un treno a vapore, probabilmente il mezzo che riuscirà a portare i protagonisti verso una nuova vita.

 

Ma il trailer ci dà anche indicazioni su quanto il lavoro di 4A Games sia accurato.

 

Exodus infatti segue le orme dei suoi predecessori: un fps action, con tinte stealth e marcati elementi survival che gira ancora alla perfezione da che il primo Metro vide la luce sette anni fa.

 

Anche in questo terzo capitolo, ritroviamo la stessa frenesia dei combattimenti, un level design ancora più accurato e il costante senso di irrequietezza e di paura ogni volta che ci troviamo a camminare dentro una galleria con solo una piccola torcia ad indicarci la via.

 

L’aspetto tecnico è la cosa che salta immediatamente all’occhio: Exodus è veramente un gioiello per gli occhi.

Sperando che il gioco non sia afflitto da downgrade grafici al momento dell’uscita, la realizzazione artistica è qualcosa di impressionante. Il sottosuolo è sempre più oscuro e sempre più definito, la Mosca sovrastante invece è gigantesca, inospitale e rende perfettamente l’idea dell’olocausto nucleare.

 

Dobbiamo ancora aspettare parecchio: l’autunno 2018 è lontano, ma per quanto visto finora, le speranze e le aspettative sono veramente alte.

 

Denny Calamai

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Biomutant – Anteprima https://www.breakoff.it/biomutant-anteprima/ Mon, 11 Dec 2017 12:16:09 +0000 https://www.breakoff.it/?p=11468

TOPI, MUTAZIONI, FUCILI Nel precedente articolo ho momentaneamente sospeso la mia attività di recensore per dare spazio a disquisizioni filosofiche su gaming, marketing e dichiarazioni un po’ azzardate, ma ora torniamo a dedicarci al gaming puro: lasciamo da parte chiacchiere e speculazioni dunque, imbracciamo fucili, spade e…lisciamoci la coda. Alla Gamescom ho infatti avuto modo ...

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TOPI, MUTAZIONI, FUCILI

Nel precedente articolo ho momentaneamente sospeso la mia attività di recensore per dare spazio a disquisizioni filosofiche su gaming, marketing e dichiarazioni un po’ azzardate, ma ora torniamo a dedicarci al gaming puro: lasciamo da parte chiacchiere e speculazioni dunque, imbracciamo fucili, spade e…lisciamoci la coda.

Alla Gamescom ho infatti avuto modo di provare l’ultimo nato in casa THQ Nordic, un prodotto che, se capace di mantenere le aspettative, potrebbe rivelarsi davvero il colpo da maestro della software house austriaca.

Una sola parola: Biomutant.

Alzi la mano chi si ricorda il vecchio maestro Splinter, padre adottivo delle famose Tartarughe Ninja.

Bene, ora alzi la mano chi si ricorda Rocket, il procione dei Guardiani della galassia.

Ecco, unite le due idee e otterrete il protagonista di Biomutant.

In un futuro post apocalittico, un topastro antropomorfo mutato si troverà a scorrazzare in lungo e in largo in un coloratissimo mondo open world popolato da tante belle bestie, tutte arrabbiate e tutte mutate.

Da quanto appreso dalle parole del capoccia di Experiment 01, il team leader responsabile dello sviluppo, il mondo di Biomutant è andato incontro alla catastrofe a causa del deperimento di un fantomatico albero della vita: starà proprio al nostro eroe con la coda ritrovare una serie di bulbi che potrebbero fornire al suddetto albero mistico l’energia necessaria per salvare il mondo.

Il gioco è fondamentalmente un action rpg con alcune meccaniche stealth, una progressione basata su skill e punti esperienza ed un sistema di moralità che potrà cambiare il nostro buon procione in una spietata pantegana assassina.

Il gameplay è vario, veloce e molto divertente.

Gli scontri all’arma bianca si alternano a fucilate e scariche di pistole futuristiche. Il crafting è inoltre elemento fondamentale: ogni oggetto può essere preso, smontato, riciclato in base alle esigenze e riconvertito in proiettili, armi e attrezzatura varia.

Oltre al menare le mani il nostro procione radioattivo, (che potrà essere modificato ad inizio gioco in ogni particolare: dalla lunghezza delle orecchie al colore della pelliccia, dai baffi alla statura, dalla corporatura agli accessori), dovrà anche dire cose giuste al momento e alla persona, pardon, essere antropomorfo giusto.

Si parla di sei fazioni presenti all’interno del gioco e tanti npc che ci forniranno missioni e informazioni utili per procedere nella trama.

Ci potremo unire ad una di queste fazioni, cercando di salvare il mondo o accelerarne il suo decadimento: tutto sta alla nostra indole, che modificherà radicalmente il karma del protagonista.

Biomutant è un gioco interessante, non lineare ed estremamente divertente, che gioca molto anche sull’ironia.

Gli scontri corpo a corpo sono una vera gioia per gli occhi, ma soprattutto per le orecchie. Lo stile di combattimento ricorda il kung fu o un qualche stile di combattimento orientale, ma la cosa bella sono le onomatopee e le esclamazioni che sentirete ad ogni colpo andato a segno o ad ogni manata incassata.

Il titolo è ancora in piena fase di sviluppo, quindi è presto per tirare le somme ma da quanto visto e dalle notizie che piano piano vengono rilasciate dagli sviluppatori, siamo estremamente fiduciosi nella buona riuscita di questa stranissima ed originale proprietà intellettuale targata THQ.

Appuntamento a metà del 2018 per la release ufficiale: buon lavoro Experiment 01!

 

Denny Calamai

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Single Player: il colpo basso di EA https://www.breakoff.it/single-player-colpo-basso-ea/ Mon, 04 Dec 2017 13:42:37 +0000 https://www.breakoff.it/?p=11440

IL SINGLE PLAYER STA MORENDO?   Oggi abbandono le mie recensioni/anteprime per concentrarmi su una notizia che ha fatto molto discutere: Electronic Arts ha chiuso Visceral Games.   Direte, è già da un mese che lo sappiamo. Ma è solo della settimana scorsa il motivo per cui la software house canadese ha deciso di chiudere ...

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IL SINGLE PLAYER STA MORENDO?

 

Oggi abbandono le mie recensioni/anteprime per concentrarmi su una notizia che ha fatto molto discutere: Electronic Arts ha chiuso Visceral Games.

 

Direte, è già da un mese che lo sappiamo. Ma è solo della settimana scorsa il motivo per cui la software house canadese ha deciso di chiudere la sua succursale, nonché studio creatore di Dead Space: in soldoni i giochi single player non tirano più.

 

Ergo un Dead Space 3 che ha riscosso poco successo e un lavoro fin troppo travagliato sul nuovo gioco di Star Wars, non fanno notizia nè tantomeno vendono.

 

Electronic Arts non sarebbe tale se non sapesse quello che fa, tuttavia questa affermazione è stata un colpo discretamente violento per chi come me, ritiene i giochi a campagna single player ancora un passo avanti al multiplayer di massa.

 

A vedere infatti i titoli che negli ultimi anni si sono aggiudicati il premio di miglior gioco dell’anno troviamo sempre i single player: Horizon Zero Dawn, Fallout 4, Uncharted 4, The Witcher III e solo quest’anno troviamo il fenomeno Player Unknown Battlegrounds fra i candidati. L’unico mmo candidato.

 

Nulla togliendo ai numeri milionari che giochi come Overwatch, il suddetto PUBG, Heartsone, League of Legends e compagnia fanno ancora registrare, le dichiarazioni di EA sono davvero fuori luogo.

 

Stroncare il single player a favore di titoli praticamente usa e getta come alla fine sono gli mmo, è un po’ eccessivo. Per titoli usa e getta non intendo assolutamente titoli da buttare, semplicemente parlo di titoli che lasceranno una minore impronta nella mente del videogiocatore.

 

Mi spiego con un semplicissimo esempio.

 

1992: Indiana Jones & the Fate of Atlantis è l’ultimo capolavoro di Lucas Arts.

2004: Unreal Tournament è campione indiscusso del multiplayer online competitivo.

Titoli cui ho giocato in maniera completa ed approfondita.

 

Ora, a distanza di più di dieci anni, i ricordi più vividi sono quelli legati agli enigmi e alle storie di Lucas Arts che rivivo oggi come allora. Dei milioni di proiettili, delle imprecazioni e dei ruba bandiera di Unreal mi ricordo bene, certo, ma penso: ci giocherei ancora?

 

Forse si, per smaltire lo stress di una giornata storta, ma solo quello. La voglia di un gioco completo, che mi appassioni fino in fondo non è caratteristica di questi titoli, ma dei primi citati.

 

Questo per dire: il marketing oggi fa purtroppo il bello e il cattivo tempo anche nel panorama dei videogiochi, ma cedere un’esperienza single player ad una totalmente online, che gioco forza ha caratteristiche completamente diverse, rischia di essere un errore di proporzioni catastrofiche.

 

Senza il single player non esisterebbero i vari Tomb Raider, Assassin’s Creed, Uncharted, The Last of Us, GTA, Skyrim, Dark Souls, Starcraft e moltissimi altri che potrei citare.

 

La giusta via è come sempre nel mezzo: Destiny 2, le living story di World of Warcraft, le missioni online di Assassin’s Creed Origins, il multiplayer competitivo di Need For Speed tanto per citarne alcuni, sono il connubio fra online e single player che funziona meglio.

 

A questo punto viene spontaneo chiedersi: alla luce di queste dichiarazioni, che razza di prodotto sarà Anthem? Un gioco ibrido online ma saldamente imperniato sulla campagna a bivi narrativi come promesso da Bioware e su cui si sta lavorando da più di cinque anni, o la padrona EA metterà il suo veto e stroncherà un’altra sua proprietà come ha fatto con Visceral?

 

Denny Calamai

 

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Il Cyber Monday del gaming https://www.breakoff.it/il-cyber-monday-del-gaming/ Mon, 27 Nov 2017 10:39:58 +0000 https://www.breakoff.it/?p=11401

Un lunedì di offerte Il Black Friday è praticamente terminato. La calca di persone affette da shopping compulsivo, ansiosi di accaparrarsi fino all’ultimo articolo scontato è giunta al termine. Tralasciando dialoghi sui massimi sistemi in merito al quanto questa tradizione non sia europea, in merito al fatto che non ci sia bisogno di aspettare proprio ...

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Un lunedì di offerte

Il Black Friday è praticamente terminato. La calca di persone affette da shopping compulsivo, ansiosi di accaparrarsi fino all’ultimo articolo scontato è giunta al termine.

Tralasciando dialoghi sui massimi sistemi in merito al quanto questa tradizione non sia europea, in merito al fatto che non ci sia bisogno di aspettare proprio questi giorni per accaparrarsi l’ultimo modello di stura cessi elettrico, in merito a filosofia del consumismo o altre baggianate etiche, oggi è il Cyber Monday che si sa, per ogni gamer rappresenta un ghiotto antipastino prima dei saldi natalizi di Steam.

Ecco dunque le cinque migliori proposte gaming a prezzi decisamente buoni che possiamo accaparrarci nel caso in cui non siano già presenti nella nostra libreria di Steam.

La Terra di Mezzo – L’ombra della Guerra -40%

Se non avete letto la mia recensione, correte a farlo e poi comprate questo gioiellino di Monolith Entertainment.

Si torna a picchiarsi con orchi e goblin fino a trovarsi faccia a faccia con Sauron, con un nuovo sistema Nemesis e tante altre novità.

Divinity Original Sin II -10%

Bello, enorme, rinnovato, completamente in inglese.

Se masticate bene la lingua di Elisabetta II prendete subito questo capolavoro di isometria e strategia a turni, che vi farà tornare con la mente ai bei tempi di Baldur’s Gate e compagnia. Un mondo fantasy immenso e completamente interattivo dove anche perdere un capello per strada può sconvolgere l’intera storia.

Assassin’s Creed Origins -17%

Torniamo a calarci il cappuccio bianco sul viso in uno dei più begli Assassin’s Creed che potessimo desiderare.

Un misto fra the Witcher III e Far Cry, Origins è finalmente la rinascita di Ubisoft che si toglie di dosso con forza i fallimenti degli ultimi due capitoli. Nelle sabbie dell’antico Egitto, comandando il nostro amicone Bayek, potremo fare incetta di tesori, uccidere sinistri figuri ed esplorare una storia bella e decisamente avvincente.

Dirt Bundle -60/80%

Codemasters ha sempre fatto bene quando ci ha messo alla guida di una Focus. Fra strade polverose, curve a gomito e cambi che si inceppano, la serie DiRT arrivata al quarto capitolo, è quanto di più bello e realistico un simulatore di rally possa offrire. Per chi non ci ha mai giocato consiglio il bundle, con tutti i capitoli di DiRT fortemente scontato.

Elder Scrolls/Fallout & The Witcher -60/80%

Diciamocelo, tutti abbiamo almeno un capitolo di ognuna di queste tre serie nella libreria di Steam. Ma per quelli che hanno rosicato a vedere un Season Pass di Fallout 4 a 50 euro, o non si siano decisi a comprare un Blood & Wine al momento dell’uscita, questo è il momento giusto per rimediare.

Si parte quindi con tutti i dlc pesantemente scontati, con season pass a prezzi ribassati e con gli stessi capitoli dei tre franchise a costo irrisorio. Per i ritardatari, o per chi non si è messo in pari a suo tempo, l’occasione è da cogliere al volo!

Denny Calamai

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NiOh – Recensione https://www.breakoff.it/nioh-recensione/ Mon, 13 Nov 2017 12:12:46 +0000 https://www.breakoff.it/?p=11354

PORTING BY TEAM NINJA   NiOh è finalmente concluso.   Soltanto qualche giorno fa il titolo che è riuscito a tenere testa a Dark Souls creandosi un nutrito stuolo di fans su Playstation 4 è arrivato al termine del suo viaggio con il terzo ed ultimo dlc. I Ninja Team, non paghi del successo su ...

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PORTING BY TEAM NINJA

 

NiOh è finalmente concluso.

 

Soltanto qualche giorno fa il titolo che è riuscito a tenere testa a Dark Souls creandosi un nutrito stuolo di fans su Playstation 4 è arrivato al termine del suo viaggio con il terzo ed ultimo dlc.

I Ninja Team, non paghi del successo su console, hanno tentato la strada del porting per far smadonnare, pardon gioire, anche l’utenza pc con l’edizione completa di NiOh.

 

Dunque, NiOh: creatura figlia di Dark Souls ma per certi versi molto differente.

 

Intanto l’ambientazione: l’estremo oriente, con la sua meravigliosa mitologia popolata da demoni e draghi, da fantasmi e spiriti.

Già gli spiriti.

 

Il protagonista della storia non è un giapponese, bensì un inglese dai capelli argentei e gli occhi azzurri che evade da una cella grazie proprio all’aiuto del suo spirito guida, che lo condurrà attraverso una storia lunghissima in un disastrato Giappone del 1600.

 

La trama è una soltanto: niente bivi narrativi o cose simili, ma le missioni benché tutte staccate fra loro, seguono comunque un unico filo conduttore e se Dark Souls vi è sembrato lungo, con NiOh diventerete matti.

I tre dlc gettano altra benzina sul fuoco ad un gioco che già di per sé è enorme.

 

Cito spesso Dark Souls, ma sarebbe più preciso dire che NiOh è molto più figlio di Bloodborne.

Le meccaniche di gioco sono sempre le stesse, basate su tempestività, riflessi pronti e scelta del momento più opportuno per colpire, ma il gameplay è meno rigido rispetto a quello del papà dei Souls, avvicinandosi appunto ai molteplici approcci alla sfida già visti in Bloodborne.

 

La vera differenza con i due sopracitati però sta in… Diablo.

Si perché il rosso made in di Blizzard ci ha donato una cosa chiamata loot, che è praticamente assente in un qualsiasi souls-like ma che la fa da padrone con NiOh.

Ogni arma, armatura o accessorio appartiene a un set, ogni set conferisce abilità extra, ogni abilità incide pesantemente (ribadisco pesantemente) sul nostro gameplay e ogni nemico ci regalerà qualcosa nel momento in cui cadrà sotto il filo tagliente della nostra katana. Quindi preparatevi a lottare anche con schermate piene di numeri riferiti a spade e armature e preparatevi ad affrontare l’incubo dell’inventario pieno. Ogni oggetto potrà essere potenziato, infuso con decide di spiriti guida che doneranno specifici bonus, venduto o convertito in amrita, una sostanza che muove tutta la trama del gioco.

 

NiOh è quindi un prodotto che tolto il gameplay, è più un riuscitissimo ibrido che un clone. La varietà di approccio è pressoché infinita e la storia e l’atmosfera fanno veramente bene il loro lavoro.

Ovviamente stiamo parlando di un gioco estremamente difficile, ma la personalizzazione ed un oculato utilizzo di bonus ed abilità lo rendono molto più “personalizzabile” ed appagante di Dark Souls & co.

 

Il porting com’è? Bello.

Davvero un ottimo lavoro quello svolto dai Ninja Team che sono riusciti a ripulire il tutto e a confezionare un ottimo gioco anche per pc. Inutile dire che si vede che NiOh è un gioco nato su console: la grafica oscilla dalla perfezione del protagonista e dei demoni alla mediocrità di ambienti e nemici comuni.

Niente di male, ma si poteva fare qualcosina di più.

Sonoro ottimo: evocativo e perfetto per accompagnarci in ogni momento.

 

Denny Calamai

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Dungeons III – Recensione https://www.breakoff.it/dungeons-iii-recensione/ Mon, 06 Nov 2017 15:22:23 +0000 https://www.breakoff.it/?p=11334

“IT’S GOOD TO BE BAD”     È bello essere cattivi.   Parte tutto da qui: da una semplice frase che risuona come un gong ogni volta che si sente parlare di dungeon e strategia.   1997, Peter Molyneux passato alla storia come il papà di Fable, ha un chiodo fisso nel cervello: creare giochi ...

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“IT’S GOOD TO BE BAD”

 

 

È bello essere cattivi.

 

Parte tutto da qui: da una semplice frase che risuona come un gong ogni volta che si sente parlare di dungeon e strategia.

 

1997, Peter Molyneux passato alla storia come il papà di Fable, ha un chiodo fisso nel cervello: creare giochi in cui le scelte morali non sono semplicemente la base di tutto, ma sono anche la struttura, le meccaniche e l’impronta che si vuole dare ad ogni partita.

Fable è la storia di un personaggio che nasce, cresce, invecchia e le cui azioni influenzano pesantemente tutto il mondo di gioco e ogni singola cosa che ruota attorno ad esso. Ma non solo Molyneux ci mette fra le mani la scelta di bene e male, ci mette anche nei panni di vere e proprie divinità.

 

Black & White si basa sull’impersonare una divinità che possa scegliere se essere buona o malvagia nel corso della storia grazie alle sue azioni e all’approccio al gioco, influenzando anche il famiglio che si trasformava da coccoloso e mansueto a bestia satanica in base al nostro comportamento.

 

Dungeon Keeper invece è l’esatto opposto: si impersona una divinità malvagia, il signore di un dungeon che combatte gli scintillanti cavalieri senza macchia e senza paura con ogni mezzo e mostro a sua disposizione.

 

Da Dungeon Keeper ad oggi di acqua sotto ai ponti ne è passata parecchia. Bullfrog è fallita e le ultime speranze di vedere l’agognatissimo Dungeon Keeper III, si sono vaporizzate come neve in un vulcano. Ma altre software house hanno cercato di portare avanti l’eredità di Molyneux.

 

War for the Overworld è il primo fac-simile di Dungeon Keeper che però sa molto più di scopiazzatura che di altre cose, mentre invece è la serie di Dungeons che ha portato una ventata di ricordi e allo stesso tempo di freschezza al capitolo che per primo ci mise alla guida di un dungeon venti anni fa.

 

Dungeons III è l’ultima declinazione della saga targata Realmforge Studios che ci accompagna in un viaggio dalla conquista del sottosuolo fino alle rigogliose terre sovrastanti alla testa di un esercito di creature feroci e mostri di ogni sorta, tutto in salsa comica ed infarcita di citazioni.

 

 

Nulla di più semplice e già visto nel gameplay: un gestionale ben fatto in cui potremo sbizzarrirci nella costruzione di un dungeon tanto bello quanto terribile. Scavare stanze sempre più grandi in cui installare dormitori, caveau, sale delle torture, portali e chi più ne ha più ne metta, ci porterà alla creazione di un esercito con cui invadere vicini invidiosi e pomposi re del mondo di sopra in una campagna lunga e vivace piena di missioni secondarie con cui trastullarci.

Il gameplay è semplice, intuitivo e molto divertente, infiocchettato da siparietti comici e citazioni da film, libri, serie tv e gossip dei giorni nostri che ci strapperanno più di un sorriso.

 

Oltre alla mera costruzione della nostra fortezza sotterranea, dovremo anche occuparci di alcuni aspetti ruolistici per potenziare le nostre creature, e le abilità che le aiuteranno in battaglia.

Ogni creatura ha esigenze diverse e soddisfare i capricci dei nostri sudditi costruendo sale della birra e pagando sostanziosi compensi, ci permetterà di ottenere servitori fedeli alla nostra causa, pena ritrovarsi con soltanto un paio di inutili goblin ai nostri piedi.

Ottima la grafica: colorata e molto cartoonesca con rimandi chiari ed evidenti a Warcraft, in aggiunta ad un sonoro piacevole e ad un narratore sempre pronto a tenerci compagnia anche nei momenti più tranquilli.

 

 

Per i nostalgici di Dungeon Keeper un must assoluto.

 

 

 

 

 

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Assassin’s Creed Origins – Recensione https://www.breakoff.it/assassins-creed-origins-recensione/ Mon, 30 Oct 2017 17:43:23 +0000 https://www.breakoff.it/?p=11294

LA RINASCITA EGIZIA   Finalmente.   Sono sempre stato iper critico con la saga di Assassin’s Creed dal secondo capitolo in poi, esattamente da quando Ubisoft ha trasformato la sua innovativa ed incredibile creatura in una mera macchina da soldi fatta con lo stampino e fatta sempre peggio.   Tralasciando l’unica parentesi luminosa chiamata Black ...

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LA RINASCITA EGIZIA

 

Finalmente.

 

Sono sempre stato iper critico con la saga di Assassin’s Creed dal secondo capitolo in poi, esattamente da quando Ubisoft ha trasformato la sua innovativa ed incredibile creatura in una mera macchina da soldi fatta con lo stampino e fatta sempre peggio.

 

Tralasciando l’unica parentesi luminosa chiamata Black Flag, la saga ha dato il peggio di sé con gli ultimi due Unity e Syndicate. Due punti veramente bassi, sia a livello di innovazioni, di interesse e soprattutto di gameplay con bug grossi come voragini.

 

Ubisoft ha finalmente capito che dare retta alla fan base avrebbe portato buoni consigli e quindi ha deciso di evitare la classica uscita annuale di Assassin’s Creed, per lavorare con maggior calma e precisione al nuovo capitolo, che fortunatamente, non fallisce.

 

Origins è davvero una rinascita per la saga che ha fatto grande lo studio di Montreal.

 

 

Egitto, epoca tolemaica.

Mentre assistiamo alla guerra di potere fra Cleopatra e Tolomeo una nuova setta, un nuovo ordine di guerrieri, sta nascendo. Lontani secoli dalla nascita del bianco vestito Altair, un primo inedito assassino, calca la sabbia di un Egitto tumultuoso ed oscuro: Bayek.

 

Affiancato dalla moglie Aya, il nuovo carismatico protagonista ci accompagnerà in un viaggio lunghissimo, con una trama che seppur molto lineare, riesce a farci compagnia con tantissime missioni secondarie, luoghi da esplorare, intrighi e tanta, tantissima esplorazione.

 

Origins nasce dalla mente dei direttori artistici di Black Flag che hanno rielaborato ed arricchito i precedenti capitoli con una corposa iniezione di novità al classico gameplay action che aveva fin troppo annoiato.

 

Sempre di Assassin’s Creed stiamo parlando, ma stavolta c’è qualcosa di diverso, di più realistico e dai toni molto più cupi.

 

Una buona dose di gdr è stata infatti aggiunta: Bayek può migliorare le sue statistiche con l’esperienza e specializzarsi secondo stili di gioco diversi. Armi ed equipaggiamento possono essere personalizzati grazie ad un sistema di crafting che premia i più scrupolosi esploratori, con materiali rari ed oggetti che si potranno trovare (o cacciare) nella grandissima mappa.

 

Anche le missioni secondarie sono davvero ben strutturate e veramente interessanti: Bayek è un protagonista carismatico, Aya un’ottima spalla, ma Ubisoft ha capito che ciò non basta.

 

Servono altre figure da inserire nella routine di gioco, esattamente come ha fatto CD Projekt con il suo the Witcher 3. Un’ottima scrittura dei personaggi secondari ed un altrettanto varia scelta di cose da fare riesce a non rendere mai Origins troppo ripetitivo o scontato.

 

La mappa è liberamente esplorabile, ma servono forza ed equipaggiamento all’altezza per non soccombere in tempo zero, quindi l’escamotage esplorazione-missione secondaria, è gioco forza obbligatoria.

 

Grafica e sonoro toccano vette di eccellenza ed immergono il giocatore in un mondo vivo e pulsante.

Anche il combattimento è più piacevole: i nemici non sono più dei burattini che si mettono in fila per beccarsi le nostre legnate. Troveremo meno nemici, ma un po’ più furbi con un combattimento dinamico che potrà darci anche del filo da torcere a livelli più elevati.

 

Tutto bello quindi? Si, ma non perfetto.

 

Origins è un ottimo passo in avanti, una rinascita sotto ogni punto di vista ma ci sono ancora alcune imperfezioni.

Prima fra tutte lo stealth che ancora non è per nulla appagante, in abbinamento ai cattivi che continuano ad essere comunque tonti in maniera a volte imbarazzante.

Poche pecche insomma, che questa volta si possono perdonare di buon grado.

 

Questo nuovo Assassin’s Creed vale pienamente l’attesa: finalmente un gioco che torna quasi (quasi) ai fasti di Altair: ne sentivamo davvero il bisogno.

 

 

Denny Calamai

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Elex – Recensione https://www.breakoff.it/elex-recensione/ Mon, 23 Oct 2017 15:28:30 +0000 https://www.breakoff.it/?p=11259

  SPADE, FUCILI, DROGHE PESANTI   Piranha: pesce amazzonico carnivoro. Questa la descrizione che potete trovare nel vocabolario.   Piranha Bytes: Gothic. Questa invece è la descrizione che potete trovare nella bibbia dei giochi di ruolo.   Era il 2001 quando lo studio tedesco di Essen tirò fuori dal cilindro questo gioiellino che tutti giocatori ...

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SPADE, FUCILI, DROGHE PESANTI

 

Piranha: pesce amazzonico carnivoro.

Questa la descrizione che potete trovare nel vocabolario.

 

Piranha Bytes: Gothic.

Questa invece è la descrizione che potete trovare nella bibbia dei giochi di ruolo.

 

Era il 2001 quando lo studio tedesco di Essen tirò fuori dal cilindro questo gioiellino che tutti giocatori hanno sentito nominare almeno una volta.

 

Piattaforma di lancio per il più maestoso e decisamente meglio rifinito Morrowind, che Bethesda avrebbe rilasciato proprio l’anno dopo, Gothic è stato il primo ad entrare nell’olimpo degli open world fantasy.

Un prodotto di dimensioni per l’epoca colossali, con una trama piena di intrecci, con fazioni diverse cui affiliarsi e conseguentemente modificare il gameplay, scelte morali e chi più ne ha più ne metta. Insomma quasi un capolavoro.

 

Quasi, perché Gothic ha sempre risentito di grandissimi problemi al gameplay e di pesanti bug.

Come detto, il pregio più grande di Morrowind è stata la qualità generale: animazioni fatte a modino, ottimi effetti, grafica molto rifinita, pochi problemi di compenetrazione poligonale o di legnosità generale.

 

Gothic invece sotto quell’unico punto di vista era una mezza catastrofe.

La saga ha provato a rinnovarsi e a tappare le falle qua e là senza mai riuscirci davvero: Gothic II e III sono andati via via perdendo pubblico e mentre a Bethesda nascevano Oblivion e Skyrim, ad Essen uscivano Risen II e III.

 

Ora, nel 2017, la casa tedesca ci propone Elex.

 

 

Ci troviamo in un futuro remoto regredito a medioevo in cui una misteriosa sostanza governa uomini e menti a tal punto da scatenare guerre per averla.

L’elex è questa arcana miscela che ci farà peregrinare in una nuova e vastissima mappa di gioco, comandando Jax, il protagonista che si trova invischiato in una lotta di potere più grande di lui e in una storia di vendetta e rivalsa.

 

Trama carina, leggermente più ispirata del classico medioevo fantasy, in cui la commistione fra arcano e futuristico fa bene il suo lavoro.

 

In questo nuovo mondo di gioco ci potremo muovere liberamente scoprendo luoghi mistici, città fantascientifiche o castelli, a seconda della fazione e della zona in cui ci troveremo.

I chierici usano l’elex solo per le loro apparecchiature, i berserker rifiutano la sostanza e vivono da contadini guerrieri, i fuorilegge sono anarco-folli-reietti e infine gli Alba, i più potenti, sono gli unici che riescono a consumare l’elex senza risentirne i terribili effetti.

 

Tutto bello fin qui: le fazioni sono ben caratterizzate, molto diverse fra loro e ci porteranno a prendere decisioni importanti già dopo poche ore. Anche le mappe sono estremamente ben riuscite con rimandi a Mad Max, Fallout e Wasteland.

 

Dovunque si respira Gothic. Dovunque si ritrovano i bug di Gothic.

 

 

Punto 1: il Genome Engine.

Un motore grafico vecchio di non so manco quanti anni, con tutti i bug che lo affliggono.

Troveremo quindi animazioni tronco d’albero, compenetrazioni di poligoni, movenze estremamente poco realistiche.

 

Punto 2: il combat system.

Scopiazzato da un certo Dark Souls: risultati pessimi.

La difficoltà del gioco è estremamente elevata, ma non per il grado di sfida, quanto per l’erroneo bilanciamento dei danni. Tanto per capirsi, anche a livelli più alti si può rischiare di essere ammazzati da tre cinghiali.

 

Punto 3: problemi relativi a quest malfunzionanti, inspiegabili morti (tipo cadere da un sasso alto mezzo metro), errori di sincronizzazione durante i dialoghi, varie ed eventuali.

 

Che dire quindi di Elex: bello, ma un cantiere ancora mezzo aperto e con un po’ troppe sbavature.

 

Denny Calamai

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La Terra di Mezzo: l’Ombra della Guerra – Recensione https://www.breakoff.it/la-terra-mezzo-lombra-della-guerra-recensione/ Mon, 16 Oct 2017 13:38:00 +0000 https://www.breakoff.it/?p=11221

VENDETTA TOLKENIANA         30 settembre 2014: Monolith Productions tenta una strada videoludica a metà fra l’altamente rischioso e il mortale. Nei miei precedenti articoli ho avuto modo di parlare di quanto la connessione fra film e videogiochi possa essere tanto attraente quanto fatale, ma in questo caso il finale è stato ottimo.   La Terra ...

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VENDETTA TOLKENIANA      

 

30 settembre 2014: Monolith Productions tenta una strada videoludica a metà fra l’altamente rischioso e il mortale.

Nei miei precedenti articoli ho avuto modo di parlare di quanto la connessione fra film e videogiochi possa essere tanto attraente quanto fatale, ma in questo caso il finale è stato ottimo.

 

La Terra di Mezzo: l’Ombra di Mordor fu un successo straordinario, costruito sulle meccaniche di Assassin’s Creed e Batman Arkham, con l’enorme epopea tolkeniana cui attingere e corredato da una storia ed un innovativo Sistema Nemesis che faceva di ogni scontro una questione personale fra giocatore e il nemico di turno.

 

Ora, a distanza di tre anni, Monolith ci riprova con L’Ombra della Guerra. Sarà riuscita la casa di Kirkland a bissare il successo del precedente capitolo?

 

Decisamente sì.

 

Alla Gamescom ho avuto a disposizione venti minuti di prova per testare il gioco, che ora è già bellamente posizionato nella mia libreria di Steam.

Il prodotto è veramente valido e chi come me ha apprezzato L’Ombra di Mordor, sicuramente andrà a nozze con L’Ombra della Guerra.

 

La storia riprende da dove si era interrotta: Talion, morto e posseduto da Celebrimbor, è ancora alla ricerca di vendetta e stavolta non si accontenterà di sbudellare orchi e troll, ma vuole puntare direttamente al bersaglio grosso: a Sauron.

 

Per riuscire in questa impresa impossibile, verrà forgiato un nuovo anello, in grado di manipolare mente, cuore, azioni di uruk, orchi e goblin al fine di creare un’armata tale da riuscire a sgominare i più alti comandanti di Sauron: dai balrog ai Nazgûl fino all’oscuro signore in persona.

 

I puristi di Tolkien storceranno sicuramente il naso ed avvieranno la loro personale inquisizione contro le pesanti imprecisioni presenti nel gioco: un nuovo anello, orchi come alleati, Shelob formato donna bellissima. Francamente queste polemiche inutili e sterili lasciano il tempo che trovano perché L’Ombra della Guerra è davvero un ottimo prodotto.

Oltre ad offrire maggior profondità della trama e numerose nuove situazioni che arricchiscono di non poco il gameplay, il nuovo sistema Nemesis è quanto di più avanzato si possa volere quando si parla di ia.

Ogni nemico che incontrerete si ricorderà chi siete e come è riuscito a sconfiggervi, ed ogni volta che lo incrocerete di nuovo, sarà pronto a farsi beffe di voi con frasi ad effetto, freddure sempre nuove e movenze credibili e realistiche.

Nemesis si evolverà con il nostro personaggio e con l’evolversi della sua storia.

 

Oltre alle quest principali che ci permetteranno di incontrare figure iconiche della saga tolkeniana e nuovi interessanti personaggi, avremo un enorme parco di missioni secondarie grazie alle quali potremo vagare in lungo e in largo per le zone della mappa incrociando le armi con bestie e nemici di ogni sorta. Anche le nuove abilità che potremo sbloccare accumulando esperienza sono molto divertenti e corredate di nuove mosse che potremo concatenare in violente combo.

 

Un gioco grande e variegato quindi che stupisce anche parlando di grafica: rispetto al precedente capitolo la mole di poligoni è sensibilmente aumentata con edifici, personaggi ed animazioni facciali che aumentano di bellezza e realismo.

Ottimo anche il comparto sonoro con musiche evocative in pieno stile Signore degli Anelli.

 

Unico piccolo appunto: liberate spazio sul disco duro. Il pupo di Monolith richiede all’incirca cento (si, 100) giga di spazio per esprimersi al meglio!

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Forza Motorsport 7 – Recensione https://www.breakoff.it/forza-motorsport-7-recensione/ Mon, 09 Oct 2017 14:40:38 +0000 https://www.breakoff.it/?p=11170

GAS FORZA 7   Quando si parla di simulatori di guida il re indiscusso è senza dubbio Forza Motorsport.   Niente fronzoli, niente giri di parole, per un titolo che dal 2005 ad oggi è riuscito a migliorarsi ad ogni uscita sotto praticamente ogni punto di vista.   Alla Gamescom ho avuto modo di osservare ...

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GAS FORZA 7

 

Quando si parla di simulatori di guida il re indiscusso è senza dubbio Forza Motorsport.

 

Niente fronzoli, niente giri di parole, per un titolo che dal 2005 ad oggi è riuscito a migliorarsi ad ogni uscita sotto praticamente ogni punto di vista.

 

Alla Gamescom ho avuto modo di osservare la nuova creatura di Turn 10 arrivata alla sua settima declinazione: Forza Motorsport 7.

 

Il padiglione già di per sé era meraviglioso: in partnership con Ford che portava sullo stand la sua nuova Fiesta, il nuovo Forza permetteva di testare con mano tutte le caratteristiche dell’ultimo nato negli studi di Redmond.

 

Una sola parola per esprimere quanto provato: realismo puro.

 

Forza 7 basa tutta la sua struttura su un realismo che è quanto di più perfetto visto finora in un videogioco.

In aggiunta a decine di nuovi tracciati, ad una modalità carriera sempre più sfaccettata, alle sfide multiplayer, a centinaia di nuove vetture da pista e strada dagli anni d’oro della formula uno fino ai prototipi di oggi, ciò che spicca su tutto è il realismo.

 

Le condizioni meteo specialmente la fanno da padrone.

 

 

Mettersi a derapare in curva con l’asciutto è una cosa, ma se pensate che con il bagnato sia la stessa musica vi sbagliate di grosso.

 

Ogni volta che inizia a piovere i tracciati possono nascondere insidie in ogni dove, con pozze d’acqua che si formano nelle zone di ristagno e che ci porteranno a cambiare sensibilmente metodo di guida per non finire sul guardrail.

 

Anche le vetture rispondono in maniera totalmente differente a seconda della categoria, delle modifiche, dello stile di guida e delle condizioni della pista.

 

La modalità carriera in questo caso ci aiuta a comprendere meglio ogni bolide e man mano che avanzeremo, potremo compiere aggiustamenti significativi per migliorare le nostre performance. Aggiustamenti che riguardano anche e soprattutto il comparto tecnico della vettura: si va dalla pressione delle gomme alla lunghezza dei rapporti, dall’incidenza degli spoiler all’altezza da terra della vettura. In più abbiamo un ricco mercato aftermarket con una lista ben fornita di componenti e potenziamenti.

 

Abbiamo parlato del grandissimo realismo, ma c’è anche da sottolineare che Forza 7 è un gioco adatto a tutti con una curva di difficoltà che può essere ampiamente rimaneggiata.

Lo stile di guida infatti può variare dalla simulazione pura all’arcade a seconda di quanti aiuti vogliamo ricevere: si va dall’assistenza in frenata, all’assenza dell’usura delle parti, delle gomme, fino ad arrivare al comando per riavvolgere il tempo onde evitare un errore che potrebbe costarci caro in gara.

 

In ogni caso quindi ci si diverte sempre alla guida senza mai avere la sensazione di frustrazione o di legnosità.

La giocabilità e la grafica di Forza 7 sono infatti cavalli di battaglia che lasceranno a bocca aperta anche gli utenti più esigenti.

La bellezza dei tracciati, la cura maniacale delle vetture, dei danni e delle condizioni atmosferiche sono qualcosa di eccezionale.

 

Oltre che sulla qualità Forza 7 punta anche sulla quantità: si può scegliere fra gara libera, la sopra citata modalità carriera, la Driver’s Cup, il Forzathon, la modalità Rivali, lo schermo condiviso e il multiplayer che già si dimostra vivace e popolato.

 

Ce n’è per tutti i gusti!

 

 

Denny Calamai

 

 

 

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Total War Warhammer II – Recensione https://www.breakoff.it/total-war-warhammer-ii-recensione/ Mon, 02 Oct 2017 10:45:48 +0000 https://www.breakoff.it/?p=11118

DI NUOVO NELLA MISCHIA Un anno fa uno dei migliori sodalizi degli ultimi tempi, quello fra Games Workshop e Creative Assembly, ha prodotto un gioiello che ha rappresentato e rappresenta il paese dei balocchi per gli amanti di fantasy e strategia in tempo reale. Total War Warhammer è a tutt’oggi uno (se non il migliore) ...

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DI NUOVO NELLA MISCHIA

Un anno fa uno dei migliori sodalizi degli ultimi tempi, quello fra Games Workshop e Creative Assembly, ha prodotto un gioiello che ha rappresentato e rappresenta il paese dei balocchi per gli amanti di fantasy e strategia in tempo reale.

Total War Warhammer è a tutt’oggi uno (se non il migliore) rts fantasy in circolazione, ma come annunciato già tempo addietro dalla stessa Creative Assembly, le sorprese non sono finite.

Dopo continui aggiornamenti al gioco base e corposi dlc che hanno ampliato ancora di più il lore e la giocabilità, la mamma dei Total War ci ha donato un nuovo Warhammer, e anche questa volta il risultato è eccezionale.

 

 

Si potrebbe pensare che Total War Warhammer II sia una semplice espansione del primo capitolo, ma sono bastati quindici minuti di prova alla Gamescom per apprezzare tutti i miglioramenti e le novità.

Innanzitutto si parte dalle quattro nuove razze giocabili, ognuna con due eroi a disposizione: skaven, elfi oscuri, uomini lucertola ed elfi alti, sono i nuovi protagonisti che si scontreranno nella nuova mappa che è ancora più grande di quella del precedente.

Stavolta ci spostiamo nei regni di Ulthuan, ai margini esterni del Vortice della Magia: proprio questo particolarissimo maelstrom sarà l’obiettivo ultimo della nuova campagna.

A differenza del precedente capitolo, le condizioni di vittoria saranno il controllo totale della mappa e sopratutto, il controllo del Vortice.

Per riuscire nell’impresa dovremo vedercela con rituali magici ed orde del Chaos infuriate che attaccheranno ogni qualvolta compiremo significativi passi avanti.

La differenza nel gameplay sta proprio qui: non potremo più asserragliarci nelle nostre roccaforti ma saremo costretti a continue sortite perché anche i nostri rivali si avvicineranno sempre più all’obiettivo.

 

 

Una campagna dinamica quindi, più guidata anche per i nuovi giocatori, che si dividerà in scontri campali, imboscate, assedi e esplorazioni di vecchi siti e rovine in pieno stile gdr.

Anche la gestione dei turni diventa più accurata con recap continui che ci garantiranno una visione ad ampio raggio su cosa possiamo o non possiamo fare. Prima di concedere turni agli avversari il gioco ci permette di riflettere quindi, concedendoci una curva di apprendimento un po’ più malleabile e meno spietata rispetto al precedente Total War.

Unici punti deboli restano purtroppo la gestione della diplomazia, che seppur migliorata sotto molti aspetti, pecca di realismo con dichiarazioni di guerra improvvise o tregue insensate, e gli effetti degli incantesimi che sono ancora un po’ posticci e legnosi.

Per il resto invece è tutto perfetto.

La differenziazione delle razze, degli stili di combattimento, delle zone della mappa e delle animazioni è a dir poco sbalorditiva.

Passi in avanti sono stati fatti anche per quanto riguarda l’ottimizzazione, specialmente con i tempi di caricamento che si sono sensibilmente ridotti (finalmente!).

La mia copia personale è già nella libreria di Steam. Non importa essere fan come me per capire che questo gioco merita il prezzo pieno cui è venduto.

Se ci mettete anche il fatto che i possessori di entrambi i capitoli potranno giocare sulla mappa unificata di entrambi i giochi, potete immaginare quanto vasta e rigiocabile sia questa serie.

Creative Assembly sa decisamente come coccolare i suoi utenti.

Denny Calamai

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XCOM 2: War of the Chosen – Recensione https://www.breakoff.it/xcom-2-war-of-the-chosen-recensione/ Mon, 25 Sep 2017 12:05:46 +0000 https://www.breakoff.it/?p=11080

  MENACE 1-5, STATO CONFERMATO     Pensavate di essere riusciti a sconfiggere l’invasione dei perfidi sectoidi?   Pensavate che gli anziani non avrebbero provato a mettere ancora i bastoni fra le ruote a voi e al vostro team XCOM?   Pensavate male.   War of the Chosen è il dlc che chi ancora non ...

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MENACE 1-5, STATO CONFERMATO

 

 

Pensavate di essere riusciti a sconfiggere l’invasione dei perfidi sectoidi?

 

Pensavate che gli anziani non avrebbero provato a mettere ancora i bastoni fra le ruote a voi e al vostro team XCOM?

 

Pensavate male.

 

War of the Chosen è il dlc che chi ancora non era sazio di XCOM 2 sperava di avere fra le mani.

Uscito ormai qualche settimana fa, il nuovo lavoro di Firaxis è in tutto e per tutto un nuovo capitolo della pluripremiata saga XCOM.

 

Dov’eravamo rimasti quindi?

 

Gli alieni ci avevano soggiogati, infiltrandosi nel tessuto cittadino, nelle nostre case e nella alte sfere. Di fatto, l’umanità tutta è sotto il giogo dei sectoidi che tramite propaganda mirata ed aiuti da loschi figuri umani, riescono tranquillamente a governare il pianeta terra mostrando una mera facciata di cooperazione ed armonia fra uomini ed alieni quando i veri scopi celati sono ben più sinistri.

 

Ma il team XCOM è ancora operativo e cerca nuove reclute e nuove occasioni per ostacolare in tutti i modi i sinistri piani nascosti degli alieni.

 

War of the Chosen è un XCOM 2 “vitaminizzato”.

 

Chi ha già familiarità con la saga si troverà subito a suo agio nel dlc. Dlc pensato anche a chi di XCOM non ha manco sentito parlare.

 

Il gioco riparte da dove si era fermato: le prime missioni che fungono un po’ da tutorial, un po’ da recap, sono un ottimo ponte per riprendere in mano le redini del gioco.

 

Le novità sono invero molto poche e sinceramente, meglio così.

 

 

Andare a toccare un impianto di gioco praticamente perfetto sarebbe stato un suicidio dichiarato, e Firaxis ha capito che poche aggiunte mirate sarebbero bastate per fare di nuovo centro.

 

Ritroviamo quindi la solita strategia a turni in mappe però ancora più grandi e interattive, con vecchi e nuovi nemici e un’ia che diventa ancora più cattiva.

Ci troveremo infatti a dover duellare oltre che con i classici team nemici, anche con tre campioni dei sectoidi che appariranno casualmente in determinate zone durante lo svolgimento delle missioni.

 

Ognuno dei tre super ha abilità particolari ed un gameplay unico che darà moltissimo filo da torcere anche ai giocatori più esperti.

Giocare a modalità normale rappresenta già un buon grado di sfida e quindi raccomando cautela ai novellini, pena la frustrazione dopo mezza missione.

 

Per combattere i suddetti cattivoni, potremo fare affidamento su tre fazioni alleate, tutte con peculiarità proprie e missioni dedicate, che ci forniranno un eroe ciascuna da schierare insieme al nostro team.

 

Oltre a queste innovazioni si registrano anche dei potenziamenti per i nostri soldati che potranno stringere legami di amicizia fra loro onde poter sfruttare bonus unici per sè stessi e la squadra. Ma ad ogni bonus c’è un malus: se nel precedente XCOM potevate schierare il vostro dream team, ora non lo potrete più fare: i soldati oltre a poter essere feriti, torneranno stanchi da ogni missione e necessiteranno di riposo prima di poter essere schierati nuovamente. Il tutto quindi per movimentare un po’ il gameplay che altrimenti rischiava di essere un mero clone di XCOM 2.

 

Quindi che dire? Questo War of the Chosen può essere etichettato come more of the same? Si e no. Diciamo più un corposo new game plus per chi ha giocato ad XCOM 2 ed un capitolo tutto da scoprire per tutti gli altri.

 

 

Denny Calamai

 

 

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Divinity Original Sin II – Recensione https://www.breakoff.it/divinity-original-sin-recensione/ Mon, 18 Sep 2017 14:42:24 +0000 https://www.breakoff.it/?p=11048

UN ALTRO CENTRO PER LARIAN   Che Divinity Original Sin fosse un gioco estremamente ben fatto è questione ormai assodata.   Il lavoro che i Larian Studios riuscirono a svolgere grazie ai fondi di una campagna Kickstarter bella sostanziosa, è ancora oggi ampiamente giocato e seguito da una nutrita schiera di fan dei gdr isometrici ...

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UN ALTRO CENTRO PER LARIAN

 

Che Divinity Original Sin fosse un gioco estremamente ben fatto è questione ormai assodata.

 

Il lavoro che i Larian Studios riuscirono a svolgere grazie ai fondi di una campagna Kickstarter bella sostanziosa, è ancora oggi ampiamente giocato e seguito da una nutrita schiera di fan dei gdr isometrici vecchio stampo.

 

A differenza del coraggioso ma meno fruibile Tyranny, Divinity Original Sin fu un gradito ritorno alle origini del gioco di ruolo fantasy guardando a capolavori come Baldur’s Gate, Icewind Dale e Neverwinter Nights.

 

Un gioco che tuttavia aveva una differenza sostanziale con questi giganti del passato: era totalmente, e ribadisco totalmente, free roaming e pieno di interazioni con l’ambiente, con gli npc, con compagni di party.

 

Le missioni si svolgono cercando in libri, casse, parlando o cercando di dedurre il proseguo della storia dall’ambiente circostante. Niente indicatori, niente checkpoint, niente suggerimenti. Niente di niente. Modalità hardcore totale.

 

 

Anche il combattimento differisce rispetto ai titoli Black Isle/Obsidian: sempre a turni come D&D insegna, ma con una struttura ad esagoni come Heroes of Might & Magic o Disciples.

 

A differenza del suo diretto concorrente Pillars of Eternity quindi, Divinity Original Sin è un gioco per un’utenza ancora più paziente e minuziosa, pena l’essere abbandonato dopo poche ore a causa di una difficoltà veramente elevata. Eppure come detto, il peccato originale è piaciuto così tanto da meritarsi un sequel più bello, più grande ed ancora più complicato da risolvere.

 

Divinity Original Sin II, uscito già da qualche giorno permette di imbarcarci in un’avventura nuova di pacca.

Ho detto imbarcarci non a caso, perché la storia inizia proprio a bordo di una nave diretta a Fort Joy, con il nostro alter ego digitale vestito solo di stracci e con un collare anti magia al collo, che si mette sulle tracce di una strega che volutamente si è diretta in questo luogo dove è bandita ogni forma di magia, pena il gabbio.

 

È ancora troppo presto per valutare la storia nel complesso, ma sembra che la trama di Divinity Original Sin II sia un po’ più avvincente di quella del predecessore. Forse il difetto più grande del primo gioco era appunto una storyline un po’ troppo banale e se paragonata per esempio proprio a quella di Pillars of Eternity.

 

Quindi nuova storia, nuovi personaggi con cui allearsi e nuove razze con cui giocare che apriranno nuove opzioni di battaglia (il cui sistema è rimasto sostanzialmente quello del primo capitolo) e soprattutto nuove linee di dialogo a seconda dell’interlocutore.

 

Già i dialoghi.

 

Come accaduto per Torment: Tides of Numenera, anche qui niente italiano.

 

Una traduzione completa delle migliaia e migliaia di linee di dialogo di questo Divinity Original Sin II sarebbe costata troppo a fronte di una previsione di vendita in Italia non troppo elevata.

 

Marketing spietato purtroppo, quindi se non capite molto bene l’idioma della regina Elisabetta (molto bene perché spesso i dialoghi utilizzano forme di inglese arcaico per rendere al meglio la parlata ad esempio dei nani o dei pirati), lasciate stare questo gioco: i dialoghi sono fondamentali e leggere ogni singola nota sgualcita può essere utile.

 

Se per voi questo non rappresenta un impedimento, troverete allora un titolo veramente ben fatto e veramente complesso. Anche gettare una pallina di carta in terra in una delle vastissime mappe potrebbe avere una ripercussione sulla storia o sui rapporti fra i personaggi: questo per farvi capire quanto interessante sia questo Divinity Original Sin II.

 

Consigliato!

 

Denny Calamai

 

 

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Guild Wars 2 – Path of Fire https://www.breakoff.it/guild-wars-2-path-of-fire/ Mon, 11 Sep 2017 15:03:12 +0000 https://www.breakoff.it/?p=10999

 SULLE TRACCE DI BALTHAZAR   Esattamente il 28 aprile di dodici anni fa, il fin troppo blasonato e strapotente World of Warcraft trovò un degno avversario nel panorama del multiplayer online.   Un avversario che si dimostrò totalmente differente dall’ormai rodato titolo Blizzard, a partire dalla modalità free to play che fu subito un plus ...

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 SULLE TRACCE DI BALTHAZAR

 

Esattamente il 28 aprile di dodici anni fa, il fin troppo blasonato e strapotente World of Warcraft trovò un degno avversario nel panorama del multiplayer online.

 

Un avversario che si dimostrò totalmente differente dall’ormai rodato titolo Blizzard, a partire dalla modalità free to play che fu subito un plus pesante ed azzeccato. A corredo della già ottima offerta, venne aggiunto un gameplay che spingeva fortissimo sulla componente cooperativa, letteralmente obbligando i giocatori a riunirsi per affrontare le missioni di una delle più avvincenti storyline nel panorama mmorpg.

 

Quel gioco era Guild Wars, ed oggi, a distanza di così tanto tempo, la guerra delle gilde di Arenanet torna alla ribalta con Path of Fire.

 

 

Il successo di Guild Wars fu confermato dai 6 milioni di giocatori attivi che portarono NCsoft ed Arenanet ad ampliare l’universo di Guild Wars con tre espansioni ed un secondo capitolo, rilasciato nel 2012, caratterizzato da un gameplay ampliato e rivisto, nuove classi, razze, specializzazioni, ed una prima espansione non proprio riuscita, ma comunque molto stimolante (la verticalità delle mappe e la cattiveria dell’ia erano già sufficienti a giustificare il costo del pacchetto).

 

I continui rilasci di pacchetti aggiuntivi, gli eventi, l’utilizzo dei mega server per facilitare le interazioni fra gli utenti e soprattutto una living story da giocare tutta d’un fiato, sono stati il ponte per Path of Fire, l’ultima espansione che vedrà la luce il 22 settembre.

 

Per evitare le critiche e rimediare al mezzo passo falso compiuto con Heart of Thornes (la precedente espansione), Arenanet stavolta ha preferito fare leva sullo zoccolo duro della comunità, ovvero sui giocatori di più vecchia data, ambientando Path of Fire nelle cocenti sabbie del Deserto di Cristallo.

Quelli come me che hanno passato interminabili ore su Nightfall, hanno sentito un hype incontrollabile al vedere le immagini del nuovo setting che riportava alla mente tanti cari ricordi del terzo dlc dell’originale Guild Wars.

 

Si torna quindi a calcare le distese brucianti di Elona con oasi sparse e città nel deserto in mappe che saranno ancora più grandi. Le più grandi in assoluto di tutta la saga.

 

Per andare in lungo e in largo all’inseguimento di Balthazar, il Dio della Guerra decaduto e voglioso di vendetta, potremo contare sulla novità vera e propria di questa espansione: le mount.

 

Nella lingua di Dante possiamo tradurlo in cavalcature: come nel miglior Monster Hunter che si rispetti, dovremo andare in cerca del nostro compagno a quattro zampe (o pinne, o ali), per domarlo e renderlo mansueto onde poter percorrere il vastissimo continente di Path of Fire.

 

Non saranno solo i deserti infatti a farla da padrone, ci saranno anche zone boscose e distese innevate con nuovi nemici e boss da affrontare, eventi che coinvolgeranno frotte di giocatori, un pvp con un world vs world migliorato ed una nuova trama che si preannuncia davvero ben strutturata.

 

Non saranno presenti nuove razze, ma nuove specializzazioni elite con cui potremo aggiornare i nostri personaggi per renderli ancora più efficaci secondo il nostro modus giocandi; insomma questo Path of Fire sembra un’ottima calibrazione fra vecchie glorie e nuove aggiunte ad una macchina ben oliata.

 

Il prezzo poi è decisamente abbordabile in pieno stile Arenanet: 29 euro.

 

Datemi retta, compratelo subito!

 

Denny Calamai

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Monster Hunter World – Anteprima https://www.breakoff.it/monster-hunter-world-anteprima/ Thu, 27 Jul 2017 15:19:31 +0000 https://www.breakoff.it/?p=10976

A CACCIA SU PC              Come già accaduto per molti titoli del suo palmares, Capcom sta lavorando sul florido mercato dell’utenza pc con remaster e nuove ip fruibili anche per i possessori di mouse e tastiera.   Il colosso giapponese stavolta ci porta un titolo che da sempre è stato ...

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A CACCIA SU PC           

 

Come già accaduto per molti titoli del suo palmares, Capcom sta lavorando sul florido mercato dell’utenza pc con remaster e nuove ip fruibili anche per i possessori di mouse e tastiera.

 

Il colosso giapponese stavolta ci porta un titolo che da sempre è stato esclusiva Playstation ma che nel 2018 sbarcherà anche su pc con un capitolo tutto nuovo e tutto da scoprire.

 

Monster Hunter World è l’ultimo nato e attualmente in fase di sviluppo negli studi di Osaka che prevede di aprire le porte a chi di caccia ai mostri sa poco e nulla.

 

World è il quinto capitolo della serie principale e non si è servito del numero 5 proprio per attirare anche i neofiti della saga.

È essenzialmente un mmo ma con una fortissima componente pve che lo rende a tutti gli effetti un titolo assolutamente giocabile in solitaria per goderne appieno la trama e le meccaniche.

 

La cosa è semplice: siamo degli avventurieri a caccia di mostri.

Ogni missione un mostro più grande, ogni mostro più grande, un mostro più pericoloso.

 

Un open world gigantesco con mappe che saranno, promettono gli sviluppatori, più grandi di quelle viste nel capitolo precedente di due/tre volte, senza caricamenti fra un’area e l’altra per garantire massima immersività.

 

L’armamentario a nostra disposizione è quanto di più ampio e variegato ci si possa aspettare e gli stili di combattimento, legati a doppio filo con quelli delle edizioni precedenti, ne sono la normale conseguenza.

 

L’avventura è basata sul seguire le tracce e una volta localizzata la preda, cercare di abbatterla con tutti i mezzi possibili utilizzando l’ambiente a nostro favore, lavorando di strategia e forza bruta.

 

Non saremo ovviamente soli nella nostra caccia: se ci trovassimo in difficoltà potremmo sempre utilizzare un flare per segnalare la nostra posizione ad altri giocatori del server, oppure ancora meglio, potremo servirci della chicchina che Capcom ci serve sul piatto d’argento: tutto l’ecosistema.

 

Il detto “il nemico del mio nemico, è mio amico” è quanto di più vero in questo caso: mostri troppo forti o troppo grandi per essere affrontati da soli, potranno essere sconfitti con l’ausilio di altri bestioni, predatori naturali della nostra attuale preda.

La bravura starà nell’attirare una bestia nella tana di un’altra e godersi lo spettacolo. Il colpo di grazia starà a noi darlo, ma con tattica e un po’ di fortuna, potremmo andarcene avendo preso due piccioni con una fava.

 

Essenzialmente immutato invece il sistema di crafting che sembra proprio quello dei vecchi capitoli: utile per costruirci armi ed equipaggiamento sempre più performanti, in base ai componenti che riusciremo ad estrarre dalle prede abbattute.

 

Capcom ha già annunciato di volersi prendere un po’ più di tempo per la release su pc, segno che la volontà di fare le cose per bene c’è tutta. Gli ultimi trailer fanno già venire l’acquolina in bocca, quindi mettiamoci comodi ed aspettiamo fiduciosi il 2018.

 

Con questo articolo God Mode On se ne va in ferie, o meglio, se ne va alla Gamescom.

 

Ci vediamo a settembre carichi di novità dalla baraonda di Colonia!

 

Denny Calamai

 

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Darkest Dungeon: The Crimson Court – Recensione https://www.breakoff.it/darkest-dungeon-the-crimson-court-recensione/ Mon, 17 Jul 2017 13:55:36 +0000 https://www.breakoff.it/?p=10964

  ANCORA PIU’ CATTIVO   C’è un qualcosa di estremamente masochistico che spinge i giocatori verso imprese che sanno di non poter portare a termine…   …di non poter portare a termine e, per giunta imprese che finiranno quasi sicuramente per mettere a rischio un’intera campagna.   Negli studi di Red Hook si è lavorato ...

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ANCORA PIU’ CATTIVO

 

C’è un qualcosa di estremamente masochistico che spinge i giocatori verso imprese che sanno di non poter portare a termine…

 

…di non poter portare a termine e, per giunta imprese che finiranno quasi sicuramente per mettere a rischio un’intera campagna.

 

Negli studi di Red Hook si è lavorato proprio per soddisfare questo strano gusto degli hardcore gamers.

Quando si parla di difficoltà nei videogiochi tutti vanno subito a pensare a Dark Souls, ma in verità è Darkest Dungeon che detiene lo scettro.

 

Una grafica più da acquerello che da videogioco.

Un dungeon crawler semplice e bidimensionale.

Un roguelike tanto spietato quanto crudele.

 

All’inizio di ogni partita, subito dopo i titoli, Darkest Dungeon mette subito in chiaro i toni che prenderà l’avventura.

 

 

I salvataggi sono automatici ed irreversibili, non si può fuggire dal dungeon pena 4 pesantissimi malus, la morte di un personaggio è permanente.

Non ci sono tutorial e le spiegazioni sono ridotte all’osso: spetta al videogiocatore capire come e cosa fare per non morire.

Già di per sé quindi, Darkest Dungeon è un gioco quasi impossibile da portare a termine, ma con l’espansione The Crimson Court, il livello viene acuito ancora di più.

Non se ne sentiva minimamente la mancanza, ma nella landa desolata di Hamlet sono giunti anche i vampiri.

 

Tutto il dlc ruota attorno ad una nuova pesante e morbosa cortina rosso sangue che colpirà i nostri avventurieri in tutta la sua furia.

I vampiri si presenteranno nelle nuove mappe dalle tinte grigie e rosse, nelle più svariate forme: zanzaroni assetati di sangue, mostri emofagi, loschi figuri e chi più ne ha più ne metta. Di fatto procedendo nell’avventura si capisce subito che c’è qualcosa di ben più pericoloso ed oscuro che sta agendo nell’ombra.

 

La Maledizione Cremisi infatti sarà la vera protagonista di questo dlc, e colpirà i nostri avventurieri rendendo le vicende davvero drammatiche.

 

 

A differenza dello stress che già è molto difficile da debellare, la maledizione colpirà e si diffonderà fra i nostri avventurieri rendendoli poco a poco dei mostri assetati di sangue che non esiteranno a mangiarsi l’un con l’altro se portati in missione. Le fiale di sangue, utili a tenere a bada gli effetti del morbo sono tanto rare e tanto complesse da trovare, e se pensate che la nuova classe del Flagellatore possa essere un respiro di sollievo vi sbagliate.

 

Quando un avventuriero è ammorbato, è quasi certo che la sua esistenza sia compromessa: meglio toglierlo subito dal roster prima di complicare maggiormente le cose.

 

I nuovi edifici che possono essere potenziati e questa nuova classe sono soltanto uno zuccherino con retrogusto amaro che lasciano invariata la difficoltà del gioco.

 

Se siete quindi alle prime armi, questo dlc non fa per voi: servono ore ed ore del precedente Darkest Dungeon per capire, o quantomeno sopportare, l’indecenza e la difficoltà di questa espansione.

 

La soddisfazione che si prova nel portare a termine la missione è enorme, ma richiede pazienza, pianificazione ed una sequela infinita di bestemmie.

 

Giocatore avvisato…

 

Denny Calamai

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Castlevania – Recensione (Anime Netflix) https://www.breakoff.it/castlevania-recensione/ Mon, 10 Jul 2017 15:12:24 +0000 https://www.breakoff.it/?p=10957

NETFLIX CI PROVA   Chi vi scrive non è mai stato un grande fan di Castlevania.   Da non estimatore dei giochi made in Japan e delle loro caratteristiche, la serie Konami non mi ha mai attirato più di tanto e pur avendo giocato ad alcuni capitoli e conoscendo la storia e la trama che ...

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NETFLIX CI PROVA

 

Chi vi scrive non è mai stato un grande fan di Castlevania.

 

Da non estimatore dei giochi made in Japan e delle loro caratteristiche, la serie Konami non mi ha mai attirato più di tanto e pur avendo giocato ad alcuni capitoli e conoscendo la storia e la trama che li sorreggono, ho sempre preferito giochi a sfondo vampirico occidentali, primo fra tutti l’indimenticabile Vampire: The Masquerade.

 

In trepidante attesa per il Vampyr di Dontnod, il piatto forte a base di sangue fresco e denti aguzzi lo offre inaspettatamente Netflix questa volta.

 

Il colosso televisivo americano che tanto bene sta facendo anche qui da noi con produzioni che variano fra il molto buono e l’ottimo, ha deciso di provarci con il mondo di videogiochi.

 

Trappola mortale sia per registi folli e squattrinati (leggasi Uwe Boll) che giganti cinematografici come Universal Pictures&co, i videogiochi sono ancora elemento tabù quando vengono portati su schermo, quindi la mossa di Netflix di produrre una serie anime su Castlevania, è una mossa quanto mai rischiosa.

 

Le quattro puntate che compongono la prima stagione, fungono più da stagione zero, introducendo il mondo del Dracula di Konami anche a chi come me ne sa poco o niente.

 

Siamo nel 1400: l’inquisizione si adopera strenuamente per stroncare ogni forma di magia ed eresia in una Valacchia immaginaria. La veemenza con cui la Santa Sede combatte è elevatissima, al punto di arrivare a bruciare sul rogo anche Lisa, nientepopodimeno che la moglie di Dracula in persona.

Il signore dei vampiri è magnanimo e concede un anno di tempo all’umanità per fare ammenda: manco a dirlo agli umani non importa nulla della minaccia che invece risulta veritiera, andando a concretizzarsi con l’assalto delle truppe vampiriche sulla popolazione.

 

Il primo episodio è quindi un inno a Symphony of the Night, ma i restanti episodi non seguono i vari capitoli di Castlevania alla lettera: sono piuttosto un sunto molto ben riuscito.

 

Il protagonista della serie è infatti il buon Trevor Belmont che viene affiancato dai suoi compagni Alucard e Sypha Belnades (tutti riconducibili a Castlevania III). Trevor in questo caso è però un personaggio totalmente all’opposto di quello bello, coraggioso e puro dei videogiochi.

 

Qui il protagonista è il figlio di una famiglia decaduta, accusata di stregoneria e radiata da tutti gli ambiti.

Le quattro puntate non vertono quindi sulla storia della lotta tra Dracula e Trevor, bensì sulla nascita dello stesso come cacciatore di demoni.

 

I trailer possono ingannare e sebbene l’atmosfera ed i richiami ai giochi siano belli e presenti, la serie si muove su ritmi molto compassati e “chiacchierati”.

 

Grossi spiegoni dipanano la trama e i personaggi che passano molto più tempo a dialogare che a menare le mani.

Per questo è bene intendere questa season one, più come un grosso episodio pilota che funge da apripista alla seconda stagione, già annunciata e gonfia di quattro episodi in più rispetto a questa, ma ancora senza data di uscita.

 

Ottimo il climax che si raggiunge nell’ultima puntata con una lunga sequenza d’azione culminante in un colpo di scena abbastanza telefonato, ma ben congegnato che ci fa restare con la voglia di sapere come andrà a finire.

 

25 minuti circa ad episodio piacevoli e ben fatti sia per chi ha videogiocato che no. Il minutaggio è classico da anime: una manciata di giri di lancetta che però fanno da palliativo nell’attesa dell’inverno che si abbatterà domanica 16 luglio, con Game Of Thrones.

 

Denny Calamai

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Aven Colony – Anteprima https://www.breakoff.it/aven-colony-anteprima/ Mon, 03 Jul 2017 14:33:36 +0000 https://www.breakoff.it/?p=10937

  SINDACI SPAZIALI   Era da parecchio tempo che sentivo la voglia di un bel gioco city builder con cui dilettarmi. Per chi come me ha passato l’infanzia macinando i tre fratelli Sierra Entertainment Caesar III, Faraon e Zeus, sa che dagli anni d’oro a questa parte i city builder sono andati via via a ...

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SINDACI SPAZIALI

 

Era da parecchio tempo che sentivo la voglia di un bel gioco city builder con cui dilettarmi.

Per chi come me ha passato l’infanzia macinando i tre fratelli Sierra Entertainment Caesar III, Faraon e Zeus, sa che dagli anni d’oro a questa parte i city builder sono andati via via a mancare nel panorama videoludico.

 

La serie di Anno, specialmente con 1404, è stata un’ottima serie di prodotti che però hanno calato di qualità specialmente con l’ultimo arrivato Anno 2250.

Ci sono ovviamente Sim City e Cities Skylines, che integrano la costruzione della città ad aspetti manageriali profondi e sfaccettati, ma sono essenzialmente titoli sandbox, la cui qualità seppur elevatissima, dopo un po’ lascia il tempo che trova.

E poi c’è Tropico. Aspettando il sesto capitolo, annunciato con un trailer cinematico all’E3 per il 2018, Kalypso media ha saputo reincarnare lo spirito dei vecchi titoli in tutto e per tutto, con una storia che facesse da guida allo sviluppo della città e mantenendo gli standard manageriali elevati introdotti con Cities Skylines.

 

Ma ora però facciamo un passo ancora più lungo ed addentriamoci nello spazio profondo, verso un nuovo pianeta da chiamare casa e in cui la casa ce la dovremo costruire.

 

 

Aven Colony, in uscita il 25 luglio prossimo, cerca proprio di ripercorrere la strada di tutti i giochi precedenti in un’atmosfera fantascientifica che si preannuncia davvero stuzzicante.

 

In effetti, la strada della colonia spaziale era già stata percorsa, ma costruire una base avanzata in un pianeta inospitale ha sempre un certo fascino.

 

Sviluppato in collaborazione fra Team 17 e Mothership Entertainment, Aven Colony ci catapulta in una luna che orbita intorno ad un gigante gassoso, sulla quale dovremo costruire la nostra nuova casa.

 

L’interfaccia di gioco è chiara e pulita: novellini e veterani del genere non avranno problema alcuno a capire il funzionamento dei comandi e riusciranno tranquillamente a tenere sotto controllo tutti i parametri del novello insediamento.

 

La campagna di Aven Colony si sviluppa linearmente, facendoci scoprire a poco a poco le funzionalità degli edifici e la mappa di gioco che si presenta vasta e ricca di cose da fare.

Dovremo muoverci con i nostri scout per esplorare un mondo tanto bello quanto pericoloso per recuperare le risorse necessarie al corretto funzionamento della nostra città e per assicurare una vita felice e dignitosa ai suoi abitanti.

 

L’aspetto manageriale infatti risiede proprio qui.

Oltre al dover assicurare forniture di cibo, beni variegati, energia elettrica ed aria pulita (non dimenticate che siamo su un pianeta alieno) con la costruzione di edifici ed impianti, dovremo anche farci ben volere dalla nostra popolazione amministrando la politica e gli aspetti burocratici della nostra cittadina.

 

In tutto ciò saremo ostacolati anche da fattori esterni come le avverse condizioni del paesaggio e del clima o l’invasione di specie autoctone: potremo per esempio ritrovarci con un’epidemia di funghi alieni nei condotti d’aerazione mettendo a rischio l’intera colonia.

 

Anche la modalità costruzione libera funziona bene ed è ben caratterizzata, quindi si riescono a soddisfare i gusti di tutti.

 

Come per Hellblade: Senua’s Sacrifice, anche Aven Colony viene venduto al prezzo più che abbordabile di 29 euro. Con i saldi Steam in corso lo trovate pure a 3 euro meno: meglio di così!

 

Denny Calamai

 

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Hellblade: Senua’s Sacrifice – Anteprima https://www.breakoff.it/hellblade-senuas-sacrifice-anteprima/ Mon, 26 Jun 2017 13:48:15 +0000 https://www.breakoff.it/?p=10881

L’INFERNO VICHINGO   I saldi Steam sono in corso e tutti ci stiamo abbuffando di videogiochi da aggiungere in libreria con un budget davvero irrisorio. Tuttavia si sa, farsi prendere la mano e lasciare il portafoglio troppo aperto è cosa normale in questi casi, quindi per darsi un freno è bene dare un occhio alle ...

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L’INFERNO VICHINGO

 

I saldi Steam sono in corso e tutti ci stiamo abbuffando di videogiochi da aggiungere in libreria con un budget davvero irrisorio. Tuttavia si sa, farsi prendere la mano e lasciare il portafoglio troppo aperto è cosa normale in questi casi, quindi per darsi un freno è bene dare un occhio alle prossime uscite e cercare di mantenere un po’ di fiorini in saccoccia.

 

Sto parlando di un gioco estremamente particolare ed estremamente attraente che vedrà la luce fra poco più di un mese, l’8 agosto per essere precisi.

 

Hellblade: Senua’s Sacrifice è un titolo sviluppato da Ninja Thoery (già creatori di Heavenly Sword, Enslaved e Devil May Cry) che ci porta in un oscuro viaggio a confine fra conscio ed inconscio, nelle gelide e buie atmosfere dell’Helheim vichingo: il regno dei morti norreno.

Senua è una guerriera celtica con problemi mentali legati al rapporto con la madre. Ogni giorno la ragazza vive in due mondi distinti: quello reale, e quello immaginario che prende le fattezze di un inferno fumoso ed oscuro popolato da demoni e creature tanto mostruose quanto pericolose, e compito della giovane sarà proprio quello di farsi strada in questo mondo terribile.

 

La mano di Ninja Theory si riconosce anche in questo caso: lo sviluppo del personaggio è assente, ma il combat system ricorda molto quello dei titoli precedenti con un colpo leggero, uno potente e mobilità ai massimi livelli per sfuggire agli attacchi nemici.

 

Fondamentale in questo caso, come si può ben immaginare, è la trama e le sensazioni che derivano dal giocare il prodotto.

Senua non è un mero essere fatto di pixel e poligoni, ma trova il suo corpo e la sua faccia, nella persona di Melina Juergens, aka la video editor di Ninja Theory.

 

Ogni combattimento, ogni mossa, ogni pensiero di Senua viene espresso alla perfezione tramite una motion capture fisica, e soprattutto facciale, che mai come in questo caso riesce a far trasparire paure ed emozioni del nostro alter ego digitale.

 

Come si può notare, il viaggio introspettivo di Senua è la parte fondamentale di tutta l’opera che si impernia totalmente sull’immersività e l’immedesimazione nella protagonista.

Non stiamo ovviamente parlando di un videogioco horror alla Outlast, quanto piuttosto di un action con pesantissimi richiami ad un thriller psicologico.

 

I puzzle ambientali andranno a braccetto con i combattimenti e le abilità della protagonista saranno calibrate per essere il più “normali” possibili, ancora una volta a ribadire il concetto di un semplice essere umano che deve lottare armato solo di coraggio e spada, contro mostri e luoghi che traggono un potere abnorme dalle paure e dalla psiche umana.

 

Staremo a vedere.

La curiosità è veramente tanta e benché Hellblade non sia classificato come titolo tripla A, sembrerebbe davvero un buon prodotto.

Detto che anche il costo è abbordabilissimo (circa 30 euro), direi che possiamo tranquillamente permetterci questa piccola spesa.

 

Denny Calamai

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E3 2017: il riassuntone https://www.breakoff.it/e3-2017-il-riassuntone/ Mon, 19 Jun 2017 11:50:45 +0000 https://www.breakoff.it/?p=10845

BYE BYE L.A.   Anche quest’anno il giugno torrido e appiccicoso è foriero di novità videoludiche a pacchi in quel di Los Angeles, nella coloratissima fiera dell’E3. Mentre l’anno scorso le nuove idee sono state poche e ben poco attraenti, quest’anno i botti sono arrivati in gran numero, ed ogni casa produttrice ha messo in ...

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BYE BYE L.A.

 

Anche quest’anno il giugno torrido e appiccicoso è foriero di novità videoludiche a pacchi in quel di Los Angeles, nella coloratissima fiera dell’E3.

Mentre l’anno scorso le nuove idee sono state poche e ben poco attraenti, quest’anno i botti sono arrivati in gran numero, ed ogni casa produttrice ha messo in mostra i suoi nuovi giocattoli.

 

UBISOFT

Forse il colpo più grosso, anche se più volte spifferato, lo ha fatto la casa di Montreal con Assassin’s Creed: Origins.

Ambientato nell’Egitto dei Faraoni, Origins percorre le gesta di Bayik fra storia e mito. Profondamente rivisitato nel gameplay, molto più libero, realistico e ruolistico, quest’ultimo capitolo della saga nata con Altair promette di invertire il piattume e la noia degli ultimi capitoli. Se ci riuscirà, lo vedremo il 27 ottobre.
 

 

Si procede con Far Cry 5 di cui vi avevo già parlato nell’anteprima dedicata. Come per Assassin’s Creed, siamo sempre ed indubbiamente davanti al classico gioco Ubisoft che segue il filone dei predecessori: divertente e sicuramente longevo, anche questo Far Cry sarà una piacevole aggiunta alla biblioteca di Steam.

 

Ultimo prodotto interessante, figlio dell’ottimo Assassin’s Creed Black Flag, è Skull & Bones, mmo piratesco basato totalmente sulle battaglie navali. L’assenza della campagna si fa sentire, ma gli scontri a colpi di cannone sono davvero ben realizzati. Ogni nave può essere personalizzata ed è pensata specificatamente per un solo stile di gioco: praticamente un gdr navale. Che sia la risposta a Sea of Thieves?

 

 

EA

Dicembre è lontanissimo, ma Star Wars è già nel vivo con Battlefront 2. Commento a caldo? Semplicemente totale. Guardate il trailer e ancoratevi alla sedia: potreste rischiare di ribaltare.
 

Dalle stelle all’asfalto la strada è breve, e allora via giù a rotta di collo per le strade di Fortune Valley a bordo di mostri rombanti in pieno stile Fast & Furious con Need For Speed Payback. Come già detto nell’anteprima, si preannuncia un gioco veramente divertente e ben riuscito, un vero e proprio ritorno alle origini cercando di far bene come solo Underground e Most Wanted avevano fatto.

 

Cambiamo argomento e setting per sparare la bomba più grossa.

Anthem: l’urlo di Bioware. Quattro anni di sviluppo, un solo potentissimo colpo che fa centro con precisione mortale.

Un mmorpg, un fps competitivo con una campagna che si preannuncia spettacolare, come spettacolare è il gameplay: siamo in un futuro lontano in cui l’umanità si trova a lottare per la sopravvivenza. Rinchiusi in biotute ci ritroveremo a scorrazzare e svolazzare in scenari che dire meravigliosi è dire poco. Ogni tuta ha le sue caratteristiche per stili di gioco differenti: starà a noi capire come e quando usarli. Fortissimi i richiami grafici a Destiny: Anthem sembra proprio nato per contrastare il colosso Bungie.

 
 
BETHESDA

Male. Male, male. Ok l’annuncio di Evil Within 2. Ok l’annuncio di Wolfenstein: The New Colossus, ma i pezzi grossi dove sono? Del nuovo Elder Scrolls, si è capito, non se ne parla manco a pregare, anzi si preferisce spendere tempo in uno Skyrim VR di cui non si sentiva per nulla la mancanza. Starfield, ancora non svelata nuova ip ambientata in un futuro fatto di tute e viaggi stellari, manco menzionato. Boh. Speriamo nella Gamescom…
 

 
FOCUS HOME

Simpatica piccola casa di sviluppo francese che ci delizia con un nuovo trailer e gameplay di Vampyr, sempre più attraente, e nuovi trailer dedicati ai nuovissimi e ancora poco noti Call of Cthulhu e A Plague’s Tale. Molto interessanti e da tenere d’occhio.
 

 

SONY

Ok che ci occupiamo di computer games ma quando si buttano in mezzo nomi come God of War 4, Gran Turismo Sport e il promettente Days Gone, un piccolo appunto è bene farlo no?
 

 
 

Denny Calamai


 

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TES Online: Morrowind – Recensione https://www.breakoff.it/tes-online-morrowind-recensione/ Mon, 12 Jun 2017 15:15:13 +0000 https://www.breakoff.it/?p=10837

PATATE DI CENERE   Che Elder Scrolls Online non fosse stato il capolavoro che ZeniMax aveva immaginato non ci sono dubbi. L’mmorpg della software house americana è rimasto sul gozzo un po’ a tutti: canone mensile, pieno di bug, poco rifinito ed estremamente poco immersivo.   Quello forse il peccato maggiore. Quando si vanno a ...

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PATATE DI CENERE

 

Che Elder Scrolls Online non fosse stato il capolavoro che ZeniMax aveva immaginato non ci sono dubbi.

L’mmorpg della software house americana è rimasto sul gozzo un po’ a tutti: canone mensile, pieno di bug, poco rifinito ed estremamente poco immersivo.

 

Quello forse il peccato maggiore.

Quando si vanno a leggere le antiche pergamene di Bethesda, il rischio di farsi male cercando di creare un qualcosa di derivato è altissimo (anzi, facciamo praticamente certo).

 

Lo scarso successo di ESO ha portato ZeniMax a correre ai ripari tamponando le falle rendendo il titolo free to play, introducendo migliorie e correzioni al gameplay ed ampliando storia e lore con nuove fazioni ed aree esplorabili. Il tutto con Tamriel Unlimited.

 

Gli sforzi non sono stati vani ed oggi l’mmorpg “a tema” Skyrim può contare su un discreto numero di giocatori.

 

Il passo successivo per invogliare ancora di più i fans, soprattutto di vecchia data, è stato creare un capitolo ad hoc il cui solo titolo riesce a catturare l’attenzione: Morrowind.

 

Stiamo parlando del 2002, di Vvardenfell, di cenere ed elfi scuri. Stiamo parlando di Elders Scrolls III: il capitolo più amato e riuscito della saga.

 

Per chi come me ha giocato Morrowind, sa benissimo che 200 ore di gioco sono cosa buona e giusta da passare nell’isolone degli Dunmer cercando di farsi largo fra potenti gilde, dei e dedra, reincarnazioni e casate oscure. Tribunal e Bloodmoon, le due espansioni, non fecero altro che aggiungere ore su ore ad un gioco che già di per sé era perfetto in tutto e per tutto.

 

Oggi Morrowind rivive ancora nella sua declinazione Online.

 

 

La carta della nostalgia funziona bene e si è da subito invogliati a creare un nuovo personaggio per specializzarsi nella classe del Warden, l’ultima aggiunta di questo dlc.

Si riparte da Seyda Neen, il piccolo porticciolo avvolto nella nebbia, proprio come nel 2002. Si tornano a vedere i funghi contorti e le case coi tetti di paglia, si torna a vedere pure i silt strider, le rovine dei nani, dei dedra, eppure…

 

Eppure dopo poco si capisce che di rimarchevole c’è molto poco.

 

 

La quest principale anche se decisamente troppo corta, ci porterà a percorrere Vvardenfell in lungo e in largo in tutti i luoghi cari alla memoria, fino a dungeon zeppi di nemici in cui il supporto dei compagni sarà fondamentale.

 

Ma della profondità di Morrowind nessuna traccia.

 

I veri problemi però arrivano sul gameplay che ancora sembra essere rimasto indietro di anni: troppo banale e soprattutto decisamente legnoso e mal rifinito.

 

Il combattimento è la nota in assoluto più negativa. Il più delle volte sembra di fendere l’aria più che i nemici: gli scontri sono approssimativi e benché gli effetti di luce siano carini, il tutto pecca in quanto a realismo e divertimento. Nessuno chiedeva le botte di For Honor o le schivate di Dark Souls, ma un minimo di più ci si poteva applicare. La nuova classe fa il suo dovere per i nuovi arrivati, essendo estremamente personalizzabile e duttile, ma niente più.

 

I Battlegrounds sono invece un divertente passatempo per il post campagna e fanno passare le ore a furia di scontri pvp, ma tutto questo è troppo poco per una espansione che sa molto più di fumo che di arrosto.

 

Denny Calamai

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Need for Speed Payback – Anteprima https://www.breakoff.it/need-for-speed-payback-anteprima/ Wed, 07 Jun 2017 16:28:31 +0000 https://www.breakoff.it/?p=10811

NOS MODE ON Chi vi scrive non fa assolutamente segreto di non gradire giochi sportivi motoristici. Pur essendo cresciuto a furia di distruggere Ford Focus e Toyota Corolla in un certo Colin McRae Rally che ha fatto scuola per i successivi WRC e Dirt Rally, non ho mai apprezzato la ripetitività ciclica ed alla lunga ...

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NOS MODE ON

Chi vi scrive non fa assolutamente segreto di non gradire giochi sportivi motoristici. Pur essendo cresciuto a furia di distruggere Ford Focus e Toyota Corolla in un certo Colin McRae Rally che ha fatto scuola per i successivi WRC e Dirt Rally, non ho mai apprezzato la ripetitività ciclica ed alla lunga noiosa, di questi giochi.

Tutto però cambiò quando mi trovai per le mani il più classico dei classici quando si parla di motori: Need For Speed.

Era il 2003 e il mio cd di NFS Underground si è letteralmente disintegrato da quante volte ci ho giocato.

Correre non era sufficiente in quel mondo notturno: bisognava vincere si, ma anche avere la macchina più tamarra ed appariscente per scalare la classifica.

Underground 2 mantenne intatta la filosofia del predecessore, aggiustandone la grafica e mettendo a disposizione un parco macchine ancora maggiore.

Ma fu con Most Wanted che la serie di Need For Speed fece il vero botto.

Forse il più conosciuto ed apprezzato dopo il primo e vecchissimo Hot Pursuit, Most Wanted metteva in scena un mondo aperto pieno di missioni e cose da fare, in stile GTA se vogliamo fare un paragone un po’ azzardato ma calzante, con una storia fatta di tradimenti e vendette fra automobilisti, inseguimenti con la polizia e macchine talmente tanto realistiche nei dettagli da far impallidire.

Da allora la serie ha avuto un’inflessione cercando invano la strada dei remake e facendo uscire titoli come Carbon, Shift, Undercover e Rivals che però non sono riusciti a farci tornare ai fasti di un tempo.

Ora fra le molte novità del vicinissimo E3, abbiamo scoperto che il 10 novembre potremo finalmente tornare al volante con un nuovo capitolo di Need For Speed.

Payback, letteralmente “La Rivalsa”, è il titolo del ventitreesimo capitolo della serie e ci metterà nei panni di un pilota immerso fino al collo in una storia di vendetta e rivincita contro una misteriosa figura femminile che si capisce essere rea di un tradimento che ha messo nei guai l’intera crew del protagonista.

Mantenendo la filosofia dei migliori capitoli, Payback avrà una trama avvincente che si fonderà insieme ad un gameplay rivisitato ed innovativo. Tagliare per primi il traguardo non sarà sufficiente: come fatto intendere durante il trailer, questo nuovo Need For Speed avrà una parte importante nel tuning estremamente spinto.

Si parla di costruire una vettura da zero e renderla perfetta e grintosa per le sfide che ci verranno in contro.

Ci troveremo a correre nell’open world di Fortune Valley, una città stile Las Vegas, con grattacieli e deserti di sterpaglie.

La cosa innovativa è che ci caleremo nei panni di tre protagonisti differenti, ognuno in lotta contro La Loggia, una misteriosa organizzazione malavitosa che controlla casinò, polizia e malavita.

Ci troveremo in un gioco di scommesse e inseguimenti adrenalinici che ci terranno occupati fra una missione e l’altra, il tutto senza dimenticare il già citato tuning ed un parco auto praticamente sterminato.

La grafica del trailer è superlativa e la storia che viene narrata ricorda molto più da vicino un film che un semplice videogioco. Sicuramente influenzata dai vari Fast & Furious, Ghost Games (una succursale di Electronic Arts) è senz’altro riuscita nel compito di far salire l’hype a dismisura in un giro e mezzo di lancette.

Aspettiamo di vedere un gameplay per confermare le sensazioni che però, sopratutto per i vecchi amanti della serie come il sottoscritto, sono decisamente oltre le aspettative.

Denny Calamai

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Far Cry 5 – Anteprima https://www.breakoff.it/far-cry-5-anteprima/ Mon, 29 May 2017 15:59:51 +0000 https://www.breakoff.it/?p=10738

DAL VANGELO SECONDO UBISOFT   Che fosse nell’aria lo si era intuito, con notizie e leak trapelati dagli studi di Montreal in cui si annunciavano due uscite tripla A per la software house canadese. Mentre tutti erano concentrati sul nuovo Assassin’s Creed, che pare si chiamerà Origins e sarà davvero ambientato nell’antico Egitto come già ...

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DAL VANGELO SECONDO UBISOFT

 

Che fosse nell’aria lo si era intuito, con notizie e leak trapelati dagli studi di Montreal in cui si annunciavano due uscite tripla A per la software house canadese. Mentre tutti erano concentrati sul nuovo Assassin’s Creed, che pare si chiamerà Origins e sarà davvero ambientato nell’antico Egitto come già qui su God Mode On vi avevo anticipato in tempi non sospetti, Ubisoft si è data da fare per confezionare un nuovo capitolo del suo secondo brand per antonomasia.

 

Far Cry 5 è già realtà.

 

 

Pronto e consolidato si è mostrato la settimana scorsa con trailer in computer grafica, immagini, qualche informazione su trama e gameplay, ma soprattutto con la data di uscita, fissata per il 27 febbraio 2018.

Ubisoft tenta quindi il colpo di coda prima della chiusura dell’anno fiscale con un titolo ormai rodato rivolto sia ai nuovi giocatori che ai veterani.

 

Questo nuovo Far Cry non si distanzia molto dai suoi predecessori, ma sicuramente cerca di togliersi di dosso quella brutta macchia nero pece appiccicosa che porta il nome Primal, ovvero il predecessore ambientato all’età della pietra.

 

Il tonfo di Primal è stato pesante e proprio per questo Far Cry 5 tenta di distaccarsi decisamente dal passato.

 

Siamo in Montana, nella ridente cittadina di Hope County, quando una banda di pazzi armati di tutto punto che si fanno chiamare il Progetto dei cancelli dell’Eden, si mette a fare il bello e il cattivo tempo sotto la guida del fanatico Seed: predicatore, anticonformista e totalmente folle.

Come accaduto per Outlast 2, la ricetta villan assetato di sangue/fanatico religioso, è una combo azzeccata e stimolante.

Il buon uomo non chiede altro che tutti i cittadini facciano ciò che vuole, pena l’essere considerati eretici e venire brutalmente tolti di mezzo.

 

Hope County vedrà risorgere la speranza nella forma del nuovo protagonista della storia: un vicesceriffo scaltro e coraggioso cresciuto a pane e film di Chuck Norris, che imbraccerà fucile e pistola per riportare la pace in città.

 

Nella nostra missione non saremo quasi mai soli: Hope County è viva e piena di persone che ne hanno abbastanza dei soprusi di Seed e che ci aiuteranno ben volentieri nel nostro cammino.

 

Potremo giovare anche dell’aiuto di alcuni animali: si potranno infatti ammaestrare cani o piccole bestiole selvatiche, proprio come accadeva in Primal. Speriamo solo che la cosa risulti un minimo realistica: sarebbe poco congruo riuscire ad ammaliare un parente di Yoghi e portarselo dietro in battaglia.

 

Ad ogni modo le sensazioni non sono per nulla negative.

 

Come per ogni Far Cry che si rispetti, l’open world sarà bello, curato e pieno di cose da fare per non rimanere mai con le mani in mano.

Inoltre si ripresentano ancora i bivi narrativi, che però saranno più marcati e porteranno notevoli cambiamenti al mondo di gioco. Nulla di complesso o eclatante come un Dragon Age o un Nier Automata, ma Ubisoft promette grandi cose.

 

Iniziamo a fare la conta dei giorni quindi.

Il grande pregio di Ubisoft è quello di essere instancabile. La speranza è che i suoi nuovi prodotti non siano la mera fotocopia dei precedenti.

 

Assassin’s Creed Origins, The Crew II e quest’ultimo Far Cry fanno ben sperare: mettiamoci comodi ed aspettiamo.

 

Denny Calamai

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Destiny 2 – Anteprima https://www.breakoff.it/destiny-2-anteprima/ Mon, 22 May 2017 14:00:31 +0000 https://www.breakoff.it/?p=10710

BUNGIE, CAPITOLO 2   Amore e odio.   Questi sono i sentimenti che contraddistinsero Destiny fin dai primissimi momenti dalla sua uscita.   Amato perché il titolo sviluppato in collaborazione tra Bungie e Activision fu l’unione di ciò che di meglio i due studi avevano da offrire. Uno sparatutto alla Call of Duty, con l’impianto ...

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BUNGIE, CAPITOLO 2

 

Amore e odio.

 

Questi sono i sentimenti che contraddistinsero Destiny fin dai primissimi momenti dalla sua uscita.

 

Amato perché il titolo sviluppato in collaborazione tra Bungie e Activision fu l’unione di ciò che di meglio i due studi avevano da offrire.

Uno sparatutto alla Call of Duty, con l’impianto e l’impatto futuristico di Halo, una serie di mondi giocabili che potevano essere messi in comune con altri giocatori, un sistema di bottini e ricompense che premiava i giocatori più tenaci ed una valanga di dlc che lo hanno reso uno dei titoli più giocati su console degli ultimi anni.

 

Odiato perché afflitto da pesanti problemi ai server, perché mancante di una vera e propria trama che coprisse i buchi narrativi della storia, e di base perché alla fine Destiny era una sorta di pay to play mascherato: per restare al passo era necessario giocarci sempre, stare in linea coi dlc pena perdersi vaste fatte di gameplay, ed esborsare fior di quattrini per avere una sorta di season pass annuale che garantisse il continuo aggiornamento dei contenuti.

 

Bungie fortunatamente ha dato ascolto alla sua comunità di fans e con gli ultimi dlc e gli eventi per le festività, è sempre riuscita a mantenere vivo l’interesse dei giocatori, che ora vengono premiati con l’annuncio di Destiny 2.

 

Come per Vanquish, anche Bungie ha capito che l’utenza PC è fruttuosa e remunerativa quindi la prima grande novità del sequel è proprio il rilascio anche su piattaforma pc.

 

Seconda novità, anch’essa molto utilizzata ultimamente quando si parla di sequel, è l’impossibilità di importare salvataggi, equipaggiamento o personaggi dal gioco precedente.

Mossa astuta da parte degli studi di Bellevue che così facendo lasciano le porte aperte indistintamente a tutti i videogiocatori, anche a quelli che di Destiny non hanno mai sentito parlare.

 

Si riparte da zero quindi. Tutti uguali: tutti a livello uno con armatura di cartone e pistolina a gommini contro la minaccia dei Cabal, comandati da un perfido e misterioso Ghaul che raderà al suolo l’ultimo avamposto rimasto sulla Terra. A noi il compito di dare una bella lezione al cattivo signore.

 

Come avete capito, la terza novità di Destiny 2 è la presenza di una trama corposa ed accattivante che guidi i giocatori lungo le loro peripezie. Nessuna vecchia conoscenza fa la sua apparizione nel trailer: con buona probabilità i personaggi del primo capitolo sono morti o dispersi quindi la storia, proprio come il discorso personaggi, riparte da zero.

 

Nuove armi e poteri da sbloccare saranno disponibili e dovremo cercarle in lungo e in largo nel nostro sistema solare, liberamente esplorabile, in cui però ci sentiremo più soli che mai: la Terra non è più un rifugio sicuro e in ogni momento potremo essere attaccati.

 

 

Non mancheranno ovviamente i bottini: il sistema di loot che ha fatto le fortune del primo Destiny sarà ovviamente implementato ed enfatizzato anche a questo giro con missioni cooperative e competitive che daranno finalmente un senso alla ricerca di equipaggiamento e tesori che nel precedente capitolo era mero esercizio di ripetitività.

 

Aspettiamo ansiosi dunque il 7 settembre: non vediamo l’ora.

 

Denny Calamai

 

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Vanquish – Anteprima https://www.breakoff.it/vanquish-anteprima/ Tue, 16 May 2017 09:46:17 +0000 https://www.breakoff.it/?p=10659 PLATINUM GAMES A TUTTA FORZA   Stavamo ancora cercando di non ammattire dietro al contorto ed assolutamente stupefacente NieR Automata, con i suoi finali multipli e multiple run, che Platinum Games ci ha rifilato una mazzata fra capo e collo un paio di settimane fa con il porting di Bayonetta su pc.     Felici ...

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PLATINUM GAMES A TUTTA FORZA

 

Stavamo ancora cercando di non ammattire dietro al contorto ed assolutamente stupefacente NieR Automata, con i suoi finali multipli e multiple run, che Platinum Games ci ha rifilato una mazzata fra capo e collo un paio di settimane fa con il porting di Bayonetta su pc.

 

 

Felici e saltellanti, sentiamo letteralmente il fruscio dei soldi che se ne vanno dal portafoglio: finalmente la storia della strega più seducente e spaccaculi del mondo è arrivata anche su pc, rivisitata a 60 fps, con un gameplay fluido, accattivante e quella storia incredibile che solo gli utenti Playstation 3 poterono godersi nel lontano 2009.

Udite udite, assai probabile sarà anche una remaster di Bayonetta 2”, si sente vociferare dal web, e mentre cominciamo a farci la bocca, nel frattempo baloccandoci con i due titoli sopracitati, perdiamo per un attimo il contatto con la realtà. In questa frazione di secondo, proprio come il miglior assassino stealth, Platinum Games ci pugnala di nuovo nel punto dove fa più male: quello dei ricordi.

 

Mi ricordo di averlo giocato all’epoca solo a casa di amici e di averlo desiderato per molto tempo, ma esattamente come per Bayonetta, NIET! Solo PS3 per quel Vanquish che fra una scivolata turbo ed un frullio costante di proiettili era l’essenza stessa del divertimento.

 

Ebbene dalla loro sede in quel di Osaka, alla Platinum Games hanno capito che investire sulla piattaforma PC è sinonimo di guadagni assicurati se si sanno mandare insieme le parole remaster e gioco di successo. I bravi programmatori con gli occhi a mandorla fanno decisamente bene questo lavoro ed ecco che anche il caro vecchio Vanquish arriverà su pc fra poco più di una settimana e più precisamente, il 25 maggio.

 

Creatura di Shinji Mikami, aka il papà di Resident Evil, Vanquish si può considerare come il fratello orientale di Gears of War, con una differenza molto marcata: non c’è tempo per pensare, rifiatare o elaborare strategie perché il gameplay si basa tutto sulla velocità e sulla frenesia.

 

La storia è delle più stereotipate si possa immaginare: un futuro non troppo lontano, un pianeta terra sovrappopolato, la lotta per le poche risorse fra Usa e Russia, Sam Gideon l’eroe di turno; quanto basta per mettere in scena un conflitto a base di sparatorie futuristiche con armi e tute meccaniche.

 

Proprio come in Gears of War, saremo sempre accompagnati dai nostri compagni di squadra che ci saranno utili negli scontri e nelle boss fight, che arriveranno a cadenza regolare ma che non saranno mai facili da affrontare. I pattern e le abilità dei boss così come quelle della maggior parte dei nemici saranno variabili lasciandoci una libertà d’azione elevatissima in cui ci potremo destreggiare a furia di schivate, salti e sparatorie a mezz’aria.

 

L’arsenale a disposizione è quanto di meglio ci si può aspettare da uno sparatutto in terza persona: vario, ampio e fornitissimo di giocattoli tecnologici ad alto tasso distruttivo. In questo contesto anche le coperture non saranno sufficienti: rammentate che ogni macchina, cassonetto, muro o riparo può essere aggirato con un turbo salto o semplicemente distrutto a furia di proiettili.

 

Gli scenari sono vari e spettacolari: si va da treni che corrono a velocità folle su monorotaie a ponti in rovina in cui rimanere in vita sarà una vera e propria sfida, con musiche e specialmente gli effetti sonori che sono davvero ben realizzati.

 

Dalla remaster ci aspettiamo ovviamente una qualità grafica ancora migliore ed una stabilità a 1080p e 60 fps. Leggendo dai requisiti rilasciati dalla Platinum, anche le macchine più datate potranno usufruire di una resa di gioco molto elevata, quindi preparate il portafoglio: l’operazione “nostalgia PS3” continua.

 

Denny Calamai

 

 

 

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Prey – Recensione https://www.breakoff.it/prey-recensione/ Mon, 08 May 2017 11:30:24 +0000 https://www.breakoff.it/?p=10608

OTTIMO DIREI   A pochi giorni dall’uscita nei cinema di Alien: Covenant, ultima declinazione dello xenomorfo targato Ridely Scott, Arkane Studios, già creatori di Dishonored 2, mettono in scena una nuova caccia fra alieni e umani in cui le prede siamo proprio noi.   Prey, che nulla ha a che vedere con l’omonimo originale di ...

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OTTIMO DIREI

 

A pochi giorni dall’uscita nei cinema di Alien: Covenant, ultima declinazione dello xenomorfo targato Ridely Scott, Arkane Studios, già creatori di Dishonored 2, mettono in scena una nuova caccia fra alieni e umani in cui le prede siamo proprio noi.

 

Prey, che nulla ha a che vedere con l’omonimo originale di undici anni fa, è un nuovo inizio per coloro che della vecchia saga non avevano mai sentito parlare.

 

Terra, 2032. Ci svegliamo nel nostro appartamento. In programma abbiamo una visita con il Dottor Bellamy.

La visita si svolge tranquilla e il buon dottore fa per prendere in mano la tazza di caffè sulla sua scrivania.

Ebbene la tazza non è una tazza, ma un alieno nero pece che uccide il dottore creando lo scompiglio nella stanza in cui si propaga un gas soporifero che ci mette ko.

 

Terra, 2032. Ci svegliamo nel nostro appartamento.

Ancora una volta. O forse no…

 

 

La bellezza di Prey comincia dalle prime battute facendoci subito capire con che gioco dovremo misurarci: nulla sarà come sembra, mai fidarsi di nessuno e soprattutto, di niente.

 

Il cliché alieno/mimic seppur non più originale, mantiene comunque inalterato il suo fascino lasciando costantemente il giocatore in stato d’ansia.

 

Prey è un fps dove però le prede siamo proprio noi.

L’ambiente di gioco e l’atmosfera ricordano molto da vicino Alien, la resa grafica invece prende a piene mani da Dishonored 2: il feeling visivo con il precedente lavoro di Arkane è evidente, ma la Talos I, astronave in cui ci troviamo, è totalmente diversa rispetto alla città in cui si muove Corvo.

Condotti oscuri, cunicoli intricati e tanta roba su cui possiamo mettere le mani per modificare il nostro equipaggiamento, ma occhio, perché non tutto è ciò che sembra.

 

La specie aliena chiamata Typhon ha l’abilità di mimetizzarsi con l’ambiente assumendo forme e geometrie familiari per colpire all’ultimo; jump scares assicurati quindi. Oltre a ciò gli alieni avranno anche delle abilità particolari per farci ancora più male.

 

Soli ed indifesi dunque? Soli sì, più o meno, ma non indifesi.

Progredendo con la storia acquisiremo il Neuromod: un aggeggio capace di assorbire i poteri degli alieni che in qualche maniera trasformerà anche noi…

 

Ottimo il gameplay. Fps classico, vivace e dinamico che riserva anche momenti in cui si rivela necessario accendere il cervello.

 

La Gloo Gun, (pistola a colla per gli amici) per esempio, può essere utile a creare barriere, bloccare i veloci “xenomorfi” o costruire scale o rialzi utili per arrivare a quella sporgenza troppo alta per un semplice salto.

Quindi ottima l’esplorazione che premia i più curiosi con loot preziosi per un crafting quanto mai necessario, anche se a lungo andare stanca.

 

Esattamente come per Dishonored 2, le missioni tendono ad essere un po’ troppo ripetitive, e vi faranno percorrere in lungo e in largo la Talos I in cerca di oggetti, persone, varie & eventuali, per poi tornare al punto di partenza. Nulla di nuovo insomma, si poteva fare un po’ meglio, ma ciò non intacca la godibilità del titolo.

 

Oltre infatti alla storia azzeccata, Prey prevede uno svolgimento non lineare e multi approccio per ogni missione. Potete andarvene in giro in punta di piedi oppure sfondare porte e muri cantando la marsigliese: tutto dipende dal vostro stile di gioco.

 

Ultime note tecniche: il CryEngine inizia ad essere un po’ datato ma come sempre è fluido e leggero anche a livello più elevato. Ottime le musiche ed il sonoro, più un buon doppiaggio in italiano che ci farà godere il titolo nella lingua di Dante.

 

Denny Calamai

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The Surge – Anteprima https://www.breakoff.it/the-surge-anteprima/ Mon, 24 Apr 2017 11:30:10 +0000 https://www.breakoff.it/?p=10525

SOULS… IN SPACE C’era una volta From Software, azienducola nipponica che decise di far divertire e bestemmiare allo stesso tempo, videogiocatori di tutto il mondo con un certo Demon’s Souls. Tra porting, dlc e ben tre capitoli di quel Dark Souls che ancora oggi tira fuori il meglio dagli utenti (dove per “meglio” si intendono ...

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SOULS… IN SPACE

C’era una volta From Software, azienducola nipponica che decise di far divertire e bestemmiare allo stesso tempo, videogiocatori di tutto il mondo con un certo Demon’s Souls.

Tra porting, dlc e ben tre capitoli di quel Dark Souls che ancora oggi tira fuori il meglio dagli utenti (dove per “meglio” si intendono blasfemie in lingue morte pronunciate al contrario), From Software si gode il meritato riposo forte di aver creato un filone videoludico che viene comunemente definito souls-like.

Altre case hanno provato ad infilarsi nella scia degli studi di Tokyo con produzioni più o meno riuscite che hanno alimentato la fame degli utenti fra un Dark Souls ed un altro.

Dapprima ha cominciato Capcom con il suo Dragon’s Dogma: un Dark Souls in cooperativa molto più facile e divertente.

Quindi ci ha provato Deck 13 con un altalenante Lords of The Fallen, fotocopia venuta male di Dark Souls 2, infine Team Ninja con il recente Nioh ci mette nei panni di un signore feudale giapponese che se la deve vedere con uomini e mostri a furia di botte e schivate.

Ma facciamo un passo indietro e torniamo a Deck 13.

Esaurite le atmosfere medievali, lo studio giapponese (sempre lì siamo) ha deciso di spostare l’ambientazione dai castelli e gli intricati labirinti, ad astronavi in rovina e paesaggi futuristici, sempre mantenendo lo spirito souls-like.

In due parole: The Surge.

Siamo su un pianeta terra ormai allo sbando e il nostro protagonista, di cui non potremo scegliere la classe, sarà avviluppato in un esoscheletro tecnologico in stile Edge of Tomorrow.

Importanza primaria anche qui alle schivate millimetriche e al punto preciso in cui colpire i nemici, pena incassare colpi che faranno molto male.

Niente classe dicevamo: lo stile di gioco sarà interamente definito dall’equipaggiamento che ci porteremo appresso. Una limitazione che fa storcere un po’ il naso considerando che seppure non sia un capolavoro di rpg, Dark Souls offre una distinzione netta fra le classi.

Di importanza cruciale sarà invece il crafting: nell’hub centrale in cui potremo gestire la crescita del personaggio, le missioni, l’equipaggiamento e compagnia cantante, potremo divertirci a fare gli allegri meccanici con i rottami che troviamo in giro e le parti dei nemici che duramente abbiamo sconfitto.

Colpire un avversario nel punto vulnerabile potrebbe infatti portare al distacco di una parte della sua armatura o del suo equipaggiamento e tutto fa brodo se ci si trova con un rottame in mano e circondati da robot svolazzanti.

Gli scontri sono quasi esclusivamente all’arma bianca, quindi essere dotati di una buona arma e ricoperti da una solida armatura anche se composta da pezzi di nemici, è fondamentale per l’esplorazione e la buona riuscita degli scontri.

Invero tutto, ma davvero tutto, sa di troppo già visto.

I combattimenti e il gameplay sono ovviamente ispirati ai Dark Souls, ma un conto è l’ispirazione un altro è farne la fotocopia.

In tutto ciò l’ambientazione fantascientifica, pur essendo una novità, fa storcere il naso in quanto modelli e personaggi sanno veramente molto di un certo Warhammer 40k: le armaturone, gli spadoni e i martelloni riportano subito agli Space Marine di Games Workshop.

Insomma, questo The Surge ha le carte in regola per essere un gioco divertente ed allo stesso tempo molto propenso a finire nel dimenticatoio.

Vediamo che succede il 16 maggio, il giorno della release…

 

Denny Calamai

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Top 5 Game Villains https://www.breakoff.it/top-5-game-villains/ Mon, 10 Apr 2017 14:30:50 +0000 https://www.breakoff.it/?p=10453

GLI STR***I DEI VIDEOGIOCHI State ancora gironzolando spaesati nella galassia di Andromeda in Mass Effect? Oppure siete a sfilare monete dalle tasche degli elfi con Styx: Shards of Darkness? In effetti questi due ottimi giochi sono accomunati da una grande mancanza: l’assenza di un adeguato cattivo. Il cattivo carismatico e spietato che si fa ricordare ...

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GLI STR***I DEI VIDEOGIOCHI

State ancora gironzolando spaesati nella galassia di Andromeda in Mass Effect? Oppure siete a sfilare monete dalle tasche degli elfi con Styx: Shards of Darkness?

In effetti questi due ottimi giochi sono accomunati da una grande mancanza: l’assenza di un adeguato cattivo. Il cattivo carismatico e spietato che si fa ricordare per la sua perfidia.

God Mode On rimedia con la lista dei cinque cattivi più memorabili della storia dei videogiochi.

Albert Wesker – Resident Evil

Traditore, doppiogiochista, arrivista. Una trinità che incarna perfettamente ciò che il biondo Albert Wesker rappresenta.

Leader della squadra speciale STARS nel primo indimenticabile Resident Evil, si rivela invece agente al soldo della Umbrella Corporation, reo del fallimento della missione e dell’avvio del contagio mondiale. Un bastardo con la B maiuscola.

Jack il Bello – Borderlands 2

Avevo un pony una volta. L’ho chiamato Testa di Merda

C’è una linea sottile che collega la follia alla malvagità e Jack il Bello riesce a percorrerla alla perfezione, incarnando la personalità del cattivo pazzoide ma spassoso, sempre pronto a strapparci un sorriso. Sociopatico con manie di grandezza, Jack è lo spietato CEO della Hyperion Corporation nonché dittatore di Pandora. I suoi interessi e il suo narcisismo passano davanti a tutto e non esiterà a mettere i bastoni fra le ruote ai cacciatori della cripta nella loro missione.

Vaas Montenegro – Far Cry 3

L’antagonista più riuscito della serie, Vaas a differenza di Jack è il cattivo pazzo ma brutale, violento e spietato.

Il suo soprannome “Lo Psicopatico” in effetti fa già presagire molto su che razza di personaggio sia.

Costantemente annebbiato dalla droga, con un’indole naturale per torture e massacri, il ribelle della tribù Rakyat è una minaccia costante per Jason e i suoi amici.

Iconica la citazione a Forrest Gump (Run Forrest! Run!) nella scena in cui Vaas lascia un po’ di vantaggio al protagonista intento a correre per la vita nella fitta giungla di Rook Island.

Joker – Batman Arkham Asylum

Perfettamente riprodotto in game nel pieno stile fumettistico, il Joker di Rocksteady Studios è un cattivo davvero ben riuscito.

Spietato e burlone, il giullare made in DC sarà l’osso più duro di tutto il gioco e richiederà la forza dell’intera Justice League per essere battuto. La sua follia, il suo carisma innato e la sua genialità che lo porta a piani malefici in scala mondiale, sono qualità apprezzatissime da tutti i videogiocatori che vengono catturati dall’ottima realizzazione del personaggio.

Sarah Kerrigan – Starcraft

Diciamocelo pure, tutti vorremmo un cattivo così affascinante. Non a caso, l’ho citata nelle 5 più belle dei videogiochi in quanto a carisma e seduzione, ma la Regina delle Lame non si fa notare solo per i suoi tacchi a spillo ed i suoi occhi fiammeggianti.

Forse il cattivo meglio riuscito dei videogiochi in quanto la sua storia, lunga due capitoli, è straziante ed al tempo stesso estremamente immersiva. La vendetta è motore e catalizzatore della furia di Kerrigan. Un’agente sul campo cui anziché una morte brutale, viene offerta una contorta ed orribile seconda opportunità.

Trasformata nel corpo e nello spirito, lo spettro umano muta nella madre degli Zerg convogliando il suo risentimento nello sciame che diventerà la sua arma contro il traditore Mengsk, nella distruzione di interi mondi e di interi pianeti.

Denny Calamai

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Styx: Shards of Darkness – Recensione https://www.breakoff.it/styx-shards-of-darkness-recensione/ Mon, 03 Apr 2017 14:38:53 +0000 https://www.breakoff.it/?p=10398

THIEF FORMATO GOBLIN     Correva l’anno 1998: i vecchissimi Looking Glass Studios creano un gioco che da quel momento in poi sarebbe diventato il capostipite di un intero genere.   Stiamo parlando dello stealth più puro e crudo e il gioco in questione si chiamava Thief.   Sono passati quasi venti anni da quel ...

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THIEF FORMATO GOBLIN

 

 

Correva l’anno 1998: i vecchissimi Looking Glass Studios creano un gioco che da quel momento in poi sarebbe diventato il capostipite di un intero genere.

 

Stiamo parlando dello stealth più puro e crudo e il gioco in questione si chiamava Thief.

 

Sono passati quasi venti anni da quel momento e il papà degli stealth viene ancora preso a modello da titoli che cercano di mettere al primo posto l’agire silenziosamente al menare le mani.

 

Styx: Master of Shadows è un degno appartenente alla categoria sopra citata, con l’unica differenza che al posto dell’incappucciato umano Garret, troviamo un incappucciato goblin chiamato appunto, Styx.

 

Master of Shadows, uscito nel 2014, aveva messo in evidenza molte buone cose che ogni amante di stealth vuole: attenzione a superfici e rumori, massima silenziosità, una penalità pesantissima ogni volta che si viene scoperti, mappe articolate e interattive.

 

Shards of Darkness è il seguito del precedente titolo e vede ancora una volta il sarcastico protagonista farsi largo in una guerra fra goblin ed umani, arraffando tutto ciò su cui riesce a mettere le sue abili mani.

 

Come detto, Shards of Darkness è il seguito di Master of Shadows e, come è logico aspettarsi, ne migliora moltissimi punti di vista.

 

Le mappe sono ancora più ampie e consentono di affrontare il gioco con approcci estremamente diversi: vogliamo avvelenare le scorte d’acqua delle guardie? O magari possiamo passare attraverso porte e finestre aperte lontano da occhi indiscreti? Possiamo altresì abbattere dalla distanza i nemici con i nostri dardi.

 

A ciò si aggiunge il nuovo sistema di crafting: tutti i giocattoli che useremo avranno bisogno di materiali per essere creati e quindi l’esplorazione diventerà cruciale.

Invero, Shards of Darkness premia proprio quei giocatori che avranno la voglia (e la capacità) di scoprire tutti i segreti delle mappe senza lasciarsi dietro una scia di corpi sanguinolenti.

 

Nelle sue scorribande Styx sarà dotato delle visione ambrata: skill molto simile all’occhio meccanico di Garret che consente al piccolo goblin di individuare oggetti e personaggi con cui interagire.

 

Buone le musiche, un po’ meno le animazioni che si mantengono legnose e veramente bruttine da vedere quando si decide di menare le mani contro i nemici.

 

La cosa che però fa più storcere il naso è la storia.

 

Si parte forte, con un incipit interessante: le vicende iniziano con una guardia umana che decide inaspettatamente di allearsi al nostro piccolo amico verde, le cui battute e black humor sono davvero piacevoli (specialmente i siparietti che partono al momento del game over). Il tutto però sfuma poco a poco perdendo di consistenza e finendo ancora peggio con una conclusione veramente mal scritta.

 

Aggiungiamoci qualche bug di compenetrazione poligonale, alcuni nemici che decidono di starsene immobili a farsi prendere a legnate senza motivi apparenti, ma a parte queste sbavature, Shards of Darkness si dimostra veramente un gioco interessante.

 

Per i patiti di stealth puro come il sottoscritto è un must che deve essere giocato.

 

Le ambientazioni fantasy, le mappe ben caratterizzate e il gameplay vario e soddisfacente sono plus non da poco per una categoria che a parte il suddetto Thief e Splinter Cell, non annovera poi molti titoli simili.

 

Consigliato.

 

Denny Calamai

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Mass Effect Andromeda – Recensione https://www.breakoff.it/mass-effect-andromeda-recensione/ Mon, 27 Mar 2017 15:12:02 +0000 https://www.breakoff.it/?p=10387

A NEW HOME   Ci siamo. Dopo l’anteprima e il riassunto di ciò che era successo all’ N7, il 23 marzo è finalmente giunto: Mass Effect Andromeda è tra noi.   Ci troviamo sulla Hyperion: gigantesca arca stellare con 20.000 passeggeri avvolti nel criosonno, che si risveglia da una navigazione automatica durata 600 anni verso ...

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A NEW HOME

 

Ci siamo.

Dopo l’anteprima e il riassunto di ciò che era successo all’ N7, il 23 marzo è finalmente giunto: Mass Effect Andromeda è tra noi.

 

Ci troviamo sulla Hyperion: gigantesca arca stellare con 20.000 passeggeri avvolti nel criosonno, che si risveglia da una navigazione automatica durata 600 anni verso la galassia di Andromeda, luogo designato per umani, salarian, turian, krogan ed asari come nuova casa. Nuovi pianeti da esplorare e da chiamare casa.

 

Manco a dirlo qualcosa va storto.

 

Il rendez vous è deserto, le altre arche non ci sono e quando cerchiamo di scendere sul primo pianeta designato, ci troviamo a fare i conti con un mondo devastato disseminato da strani relitti alieni e da cattivi misteriosi che sbucano da ogni dove pronti a farci la pelle.

Andromeda: Mass Effect 4? Assolutamente no.

 

La chiave di volta per capire questo prodotto sta proprio qui: non bisogna fare il paragone con i vecchi capitoli.

 

Mass Effect Andromeda è un gioco pronto ad accogliere la nuova generazione, che strizza l’occhio ai vecchi capitoli, ma che non può superarli.

 

Nella trilogia originale, il comandante Shepard si trovava in una guerra di sopravvivenza contro la minaccia dei Razziatori. La trama era delineata e seguiva binari precisi.

 

Andromeda invece è un tuffo nell’ignoto: nuovi mondi, nuove esperienze, nuovi nemici.

Il concetto di esplorazione è il fulcro di tutto: ogni cosa si può scansionare, ogni specie, ogni pianeta, ogni reliquia. Tutto è importante.

 

Il leggerissimo ed efficiente Frostbite Engine fa splendidamente il suo lavoro e la verticalità degli scenari (liberamente esplorabili grazie al jetpack) contribuisce a rendere il gioco una gioia per gli occhi.

 

Le pecche arrivano quando si guardano le animazioni dei volti e dei personaggi: veramente brutte. Si poteva fare davvero di più.

Un grosso neo per un gioco che fa delle emozioni il suo punto cardine.

Se vi aspettate l’espressività di The Witcher resterete delusi.

 

Tuttavia Andromeda trova un punto di forza non indifferente nel combattimento.

 

La deriva action dell’ultimo capitolo viene accentuata ancora di più rendendo Andromeda quasi un fps quando si trova a dover menare le mani. Sia che siamo in mischia o a lungo raggio, gli scontri con i nemici si rivelano davvero divertenti ed estremamente impegnativi.

 

Ottima notizia a corredo: l’IA è dannatamente furba. Trovarsi accerchiati e vedersi piovere granate addosso per farci abbandonare i ripari rappresenta la normailità: ci si diverte parecchio quindi.

 

I continui riferimenti al passato come le musiche calme e misteriose e il Mako, ora Nomad, per l’esplorazione dei pianeti, sono chicchine che scaldano il cuore e che riportano ai fasti del passato.

Ma occhio: come detto prima, vietato fare paragoni.

 

Andromeda non è il capolavoro che tutti si aspettavano. È un ottimo gioco, ma non un capolavoro.

 

Esattamente come successo per Star Wars VII, siamo davanti ad un prodotto ben fatto, avvincente ma non perfetto e soprattutto, un prodotto che non riesce nell’impresa di superare il proprio ingombrante passato.

Ma d’altronde, come appunto per Star Wars, è impossibile superare un gigante che ormai è preso a riferimento come la saga fantascientifica per eccellenza dei videogiochi.

 

Ancora una volta: inutili e deleteri sono i paragoni con i vecchi Mass Effect: è proprio il concetto base ad essere diverso.

 

Ancora più stupidi sono i paragoni che alcuni geni del male, visto l’open world, l’ampio lore e i bivi narrativi, potrebbero fare con The Witcher 3: come paragonare Star Wars a Game of Thrones.

 

Che abbiate giocato ai primi tre capitoli o che siate dei novelli esploratori, godetevi questo Mass Effect senza stare troppo a scervellarvi: vedrete che tempo due ore sarete già invischiati dentro le meraviglie di Andromeda.

 

Le pecche ci sono, ma non riescono ad eclissare la bellezza e l’enormità di questo prodotto.

 

Denny Calamai

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NieR: AUTOMATA – Recensione https://www.breakoff.it/nier-automata-recensione/ Mon, 20 Mar 2017 16:19:18 +0000 https://www.breakoff.it/?p=10320

OSCURA FOLLIA MADE IN JAPAN     Quando si parla di jrpg ho una lacuna talmente grande da essere paragonabile alla Fossa delle Marianne.   Eppure questo NieR: Automata ha catturato la mia attenzione.   Guardando i gameplay ho notato subito i personaggi disegnati con cura e perizia, le animazioni fluide ed un’ambientazione post apocalittica ...

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OSCURA FOLLIA MADE IN JAPAN

 

 

Quando si parla di jrpg ho una lacuna talmente grande da essere paragonabile alla Fossa delle Marianne.

 

Eppure questo NieR: Automata ha catturato la mia attenzione.

 

Guardando i gameplay ho notato subito i personaggi disegnati con cura e perizia, le animazioni fluide ed un’ambientazione post apocalittica che, mai sazio dei vari Mad Max, Fallout, Rage ed orfano di Horizon Zero Dawn, mi sono gustato con estremo piacere.

 

Mi documento e scopro che questo è il seguito dell’originale NieR, a sua volta spin off di Drakengard: tutta farina del sacco di un certo Yoko Taro.

Invero né il titolo né tantomeno l’autore mi dicono nulla, e vedendo i vecchi gameplay resto totalmente esterrefatto: quei due giochi sono proprio orrendi.

 

E Automata quindi?

 

Automata è decisamente più curato rispetto ai predecessori: anche se bisogna dire che è lontanissimo dalla perfezione dei vari The Witcher, Tomb Raider, Mass Effect.

Non è quindi visivamente perfetto (ogni tanto si azzarda pure a laggare), ma la storia che ha da raccontare rasenta il capolavoro.

 

Avete presente i titoli che ho appena nominato? Buttate via tutto.

Buttate via le trame “occidentali”, le storie a lieto fine e le ideologie eroico/buoniste: qui non c’è nulla di tutto ciò.

 

È impossibile fare un sunto della storia di Automata: la campagna è dinamica, nel senso che ogni run sarà diversa dalla precedente.

Non un semplice game plus con finale alternativo, ma veri e propri plot twist che porteranno a sconvolgimenti totali della storia. Anche le sotto quest avranno finali diversi.

 

E ribadisco: per come siamo abituati a pensare noi occidentali, NieR Automata è un gioco sconvolgente che si muove tra il dark più cupo, il nichilismo, il catastrofico e l’assurdo.

 

 

La razza umana sta morendo: gli ultimi sopravvissuti all’assalto di biomacchine assassine si sono asserragliati sulla luna, dove hanno iniziato la produzione di androidi privi di emozioni per far partire la controffensiva.

 

Yorha 2B è l’androide protagonista incaricata di sbaragliare i nemici. Viene affiancata da 9S, la sua controparte maschile, ed un piccolo droide chiamato Pod.

 

Gli scontri sono in stile jrpg, ma sono dinamici, adrenalinici e mutevoli proprio grazie ad un’accurata gestione delle skill dei protagonisti (specie quelle del Pod) che rendono ogni battaglia sempre diversa e ben lontana dalla ripetitività nipponica.

Le configurazioni con cui affronteremo la storia possono essere cambiate al volo, così come le armi, gli equipaggiamenti e gli upgrade che portano ad un sistema di crafting curato e mai banale.

 

Percorrere le mappe in lungo e in largo per trovare i potenziamenti e i collezionabili sarà un vero piacere data la velocità di Yorha e la possibilità di cavalcare mech e strani animali dopo averli domati.

 

Il culmine degli scontri lo si ha con i boss, più un piacere per gli occhi che un esercizio di abilità, ma poco importa: ogni volta che ne abbatteremo uno, la trama si dipanerà con risvolti totalmente inaspettati e ci invoglierà a proseguire.

 

Ma state attenti: il finale più brutto che avete visto finora, non è minimamente paragonabile a quello meno peggio di Automata.

 

È davvero estremamente difficile recensire questo prodotto.

 

Da un lato il comparto tecnico fa storcere il naso, dall’altro la storia lascia senza fiato e totalmente esterrefatti.

Il gameplay è fluido, appagante e viene accompagnato da una colonna sonora pregevole, ma non si può mai sapere cosa aspettarsi da ogni scontro.

 

Di più non si può dire perché sarebbe spoiler e credetemi se dico che fare spoiler su questo NieR Automata, è grave quanto fare spoiler di Game of Thrones.

 

Denny Calamai

 

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Warhammer 40.000: Dawn of War III – Anteprima https://www.breakoff.it/warhammer-40-000-dawn-of-war-iii-anteprima/ Mon, 13 Mar 2017 10:29:17 +0000 https://www.breakoff.it/?p=10254

WARHAMMER 40K: DAWN OF WAR III – ANTEPRIMA   RITORNO ALLE ORIGINI   Sono passati circa sei anni dall’ultimo Dawn Of War.   Sono passati sei anni da che abbiamo abbandonato i fuciloni e i martelloni degli space marine in un armadietto polveroso del nostro ripostiglio.   Bene dunque, il 27 aprile sarà il caso ...

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WARHAMMER 40K: DAWN OF WAR III – ANTEPRIMA

 

RITORNO ALLE ORIGINI

 

Sono passati circa sei anni dall’ultimo Dawn Of War.

 

Sono passati sei anni da che abbiamo abbandonato i fuciloni e i martelloni degli space marine in un armadietto polveroso del nostro ripostiglio.

 

Bene dunque, il 27 aprile sarà il caso di riaprire la nostra fuciliera personale perché una nuova alba di guerra sta sorgendo.

Negli ultimi mesi del 2016, Relic Entertainment aveva fatto trapelare qualcosa sul nuovo Dawn Of War, con un trailer e la possibilità di una breve prova alla Gamescom.

Troppa coda e la presenza di titoli più pesanti come Titanfall 2, Battlefield 1, Torment e Sniper Elite 4 hanno però catturato la mia attenzione ed ho purtroppo tralasciato lo stand di Relic.

 

Invero sono sempre stato un appassionato della declinazione fantasy di Warhammer, con il capolavoro Total War che ancora è capace di regalarmi ore di gioco grazie alle espansioni e agli ultimi dlc, quindi non ho un ricordo molto nitido dell’ultimo Dawn of War.

 

Fortunatamente per me, il terzo capitolo della saga vede una storia completamente slegata dai precedenti capitoli e quindi un ottimo punto di partenza, o in questo caso ri-partenza.

 

Dawn of War III vuole essere un gioco che torna alle origini: un gioco che torna al concetto di rts vecchio stile con una campagna lunga e definita in cui prenderemo il controllo di tutte e tre le razze giocabili (space marine, Eldar ed Orchi), con tante unità, mezzi, edifici e soprattutto gli Eroi che con le proprie abilità potranno ribaltare anche gli scontri più critici.

 

Proprio parlando di queste unità d’élite, spiccano gli elementi ruolistici del gioco, con la personalizzazione di armi e skill propri di ciascun campione, ma ciò in cui Dawn of War III vede un chiaro ritorno al passato è la possibilità di edificare una base operativa.

Dawn of War II, così come il vecchissimo Mark of Chaos, metteva a disposizione un manipolo di soldati le cui fila potevano essere talvolta ingrossate in corso missione, ma non si poteva in nessun modo generare unità data l’assenza di edifici.

Crediti ed energia che si genera mantenendo il controllo dei nodi sparsi lungo le mappe, sono i due requisiti principali per costruire gli edifici e renderli produttivi al fine di creare un adeguato esercito.

 

In tutto ciò bisogna dire che Dawn of War III si mantiene fedele ai canoni della serie anche dal punto di vista tecnico.

Detto che le musiche sono come sempre di pregevole fattura ed accompagnano il giocatore in tutte le fasi di gioco (dall’esplorazione delle belle e particolareggiate mappe, alle schermaglie fino agli assalti con decine e decine di unità), il comparto visivo si mantiene molto old style.

Pur spingendo forte l’acceleratore su effetti grafici e particellari, si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad un Dawn of War II, più che al successore.

 

Poco male: il 2016 è stato l’anno in cui si ha avuto un ritorno al passato importante nel panorama gdr/rts.

 

Il già citato Torment, Tyranny, Homeworld Desert’s of Kharak e Pillars of Eternity (di cui è stato da poco annunciato il seguito), sono solo gli esempi più importanti della rinascita di generi che si tengono ben ancorati ai santi vecchi riportando il giocatore alle atmosfere di un tempo.

 

Dawn of War III segue la stessa filosofia e dunque sarà sicuramente un ottimo prodotto.
Denny Calamai

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La Terra di Mezzo: l’Ombra della Guerra – Anteprima https://www.breakoff.it/la-terra-mezzo-ombra-della-guerra-anteprima/ Tue, 07 Mar 2017 10:59:23 +0000 https://www.breakoff.it/?p=10211

TRA LE FIAMME DEL MONTE FATO   2014, Monolith Production già madre di quel F.E.A.R. che ho elencato nella lista dei cinque giochi horror meno conosciuti ma allo stesso tempo molto interessanti, tira fuori un prodotto che ci porta nella favola fantasy per eccellenza.   L’Ombra di Mordor, action rpg che nacque come “prodotto derivato”, ...

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TRA LE FIAMME DEL MONTE FATO

 

2014, Monolith Production già madre di quel F.E.A.R. che ho elencato nella lista dei cinque giochi horror meno conosciuti ma allo stesso tempo molto interessanti, tira fuori un prodotto che ci porta nella favola fantasy per eccellenza.

 

L’Ombra di Mordor, action rpg che nacque come “prodotto derivato”, fu una graditissima sorpresa dal gameplay fluido e divertente e con una storia azzeccata, dinamica e capace di raccontare le vicende del ramingo Talion legate a doppio filo con quelle dell’elfo Celebrimbor, creatore dell’unico anello.

 

Lasciando perdere le inutili e totalmente idiote polemiche/boicottaggi/isterie fanboyste in merito al quanto la scrittura del gioco si discosti dalla storia di Tolkien (trattasi appunto di giochi che non hanno nessuna presunzione di riscrivere l’insuperabile capolavoro originale), Monolith ha tutte le intenzioni di fare sul serio il 25 agosto di quest’anno, riportandoci nuovamente nella Terra di Mezzo con il nuovissimo L’Ombra della Guerra.

Il leak della settimana scorsa seppure scarno di notizie precise, era riuscito in poche ore a generare grosse aspettative e speranze.

Due giorni più tardi, l’annuncio ufficiale, la data di uscita e soprattutto il trailer, hanno confermato tutto amplificando in maniera potente l’hype creatosi.

 

Ancora niente dal punto di vista del gameplay, ma le molte informazioni rilasciate da David Haddad, capoccia di Warner Bros Interactive Entertainment, fanno luce su quello che sarà questo nuovo gioco.

 

La storia si colloca fra Lo Hobbit e La Compagnia dell’Anello e riprende da dove si era interrotta: Talion e Celebrimbor ancora affamati di vendetta, decidono di forgiare un nuovo anello onde possedere un potere tale da riuscire a rovesciare il dominio di Sauron dalle fondamenta fino alla cima.

 

Ne L’Ombra della Guerra infatti non ci limiteremo più a combattere contro orchi, uruk e goblin, ma ci troveremo faccia a faccia con le creature più leggendarie dell’universo Tolkeniano: a partire dai balrog, passando per i Nazgûl finendo proprio ad incrociare le armi con Sauron in persona.

 

Il sistema Nemesis che andava a creare ogni volta che lo incrociavamo, storie di vendetta e rivalsa con il boss di turno che ci aveva ucciso o era riuscito a sfuggirci, ora viene ampliato indistintamente per tutti i nemici generando esperienze di gioco sempre differenti. Ciò significa che ogni nemico ricorderà di avervi visto e si ricorderà le vostre debolezze, cercando di colpirvi proprio dove fa più male.

Ovviamente anche il mondo di gioco viene ampliato e si presenterà più grande di quello visto nel precedente capitolo. Potremo quindi scorrazzare liberamente lungo la mappa trovando accampamenti, città, rovine e luoghi memorabili della saga Tolkeniana. In aggiunta a ciò, faranno da corollario alla storia nuovi personaggi e nemici che arricchiranno ed approfondiranno la storia del nostro ibrido umano/spettro.

 

L’impianto gdr, spingendo sempre più sull’action che sul ruolo puro, viene comunque irrobustito per andare a creare un’esperienza di gioco più definita e personalizzabile.

 

In tutto ciò la storia sembra davvero promettere bene, e se si considera che il bello del primo capitolo stava proprio lì (umano ed elfo legati dalla vendetta per le rispettive famiglie uccise dagli sgherri di Sauron), anche in questo secondo girò è lecito aspettarsi grandi cose.

 

Segnatevi la data dunque: 25 agosto.

 

L’appuntamento sapete tutti dove sarà:

 

“in una landa desolata: squassata da fiamme, cenere e polvere. L’aria stessa che si respira è un’esalazione velenosa…”

 

 

Denny Calamai

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Halo Wars 2 – Recensione https://www.breakoff.it/halo-wars-2-recensione/ Mon, 27 Feb 2017 13:17:58 +0000 https://www.breakoff.it/?p=10149

AGE OF MASTERCHIEF   C’era una volta Halo, sparatutto in prima persona sviluppato da Microsoft in collaborazione con Bungie che dal 2013 ad oggi è riuscito a vendere qualcosa come 55 milioni di copie in tutto il mondo, grazie ad una storia sviluppata su più capitoli e supportata da un universo espanso fatto di romanzi, ...

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AGE OF MASTERCHIEF

 

C’era una volta Halo, sparatutto in prima persona sviluppato da Microsoft in collaborazione con Bungie che dal 2013 ad oggi è riuscito a vendere qualcosa come 55 milioni di copie in tutto il mondo, grazie ad una storia sviluppata su più capitoli e supportata da un universo espanso fatto di romanzi, fumetti e serie animate.

 

Arriviamo ad oggi con la saga di Masterchief che si trascina stanca sugli echi di un passato glorioso, lasciata un po’ andare con gli ultimi capitoli ed offuscata da un certo Destiny che tanto sa di Halo ma che Halo non è.

 

Fatto sta che per cercare di smuovere un po’ le acque, 343 Industries e Creative Assembly decidono di tirare fuori un prodotto che lascia da parte l’azione classica da fps per dedicarsi alla strategia più ragionata degli rts.

 

Halo Wars 2 è il seguito di quell’Halo Wars del 2009 sviluppato da Ensemble Studios (sì, proprio quelli di Age of Empires), che cerca di dare nuova linfa alla guerra fantascientifica di Microsoft.

Sviluppato per Xone, il porting di Halo Wars 2 è invero fatto estremamente bene, sfruttando a pieno tutto ciò che di buono ha da offrire il pc, con menù personalizzabili e più articolati rispetto alla versione console, e soprattutto sfruttando le DirectX 12 che gioco forza rendono il tutto molto più fluido e bello da vedere.

 

La storia si svolge 28 anni dopo gli eventi narrati nel primo capitolo: il comandante Cutter e la sua UNSC si ributtano nella mischia in una storia bella ed articolata.

 

È davvero inaspettato riuscire a trovare in questo Halo Wars 2 un rts arricchito da boss fight, tower defense, controllo mappa, obiettivi a tempo e una forte componente esplorativa alla ricerca dei numerosi collezionabili sparsi in giro per le mappe (ricordate i teschi?).

 

Edificare le strutture e il reclutamento truppe, non sono momenti morti in questo caso: il gioco è veloce e gli obiettivi secondari abbondano per non lasciarci mai con le mani in mano.

 

Anche la narrazione è resa molto bene.

Al contrario del primo Halo Wars in cui la storia si dipanava con legnosissime scenette, qui i personaggi parlano durante le missioni per immergere il giocatore nella trama e le cinematic sono delle vere chicche di grafica in cui si può apprezzare la definizione di uomini e mezzi, dei boss, la bellezza degli effetti luminosi e l’ambiente circostante.

 

Dicevamo delle mappe: veramente molto particolareggiate e piene di elementi soprattutto di fogliame ed alberi che arricchiscono notevolmente l’azione di gioco.

 

Multiplayer buono: l’esperienza si basa principalmente su scontri 2vs2 e 3vs3 in cui si renderà necessario capire la strategia del nemico e analizzare bene tutte le risorse a disposizione per non commettere errori.

In definitiva, Halo Wars 2 è un rts niente male.

 

Non ha la complessità di un Total War, ma sicuramente non è il vecchio strategico stile Age Of Empires in cui ci si ritrovava ad ammassare risorse come forsennati per creare un’orda con cui disintegrare il nemico.

 

Qui le situazioni variano piacevolmente e, benché la struttura risorsa – edificio – unità non abbia nulla di nuovo da raccontare, ci si ritrova con un buon prodotto in mano che ci farà passare molte ore nella campagna principale se ne perseguiremo tutti gli obiettivi.

 

Simpatica anche la modalità Blitz che trasforma il gioco in una specie di partita passatemi il termine, alla Magic, in cui potremo usufruire di un mazzo in cui le carte saranno le unità ognuna dotata dei propri poteri, bonus e malus che influiranno immediatamente con effetti diversi l’una dall’altra.

 

Un seguito che convince quindi e che merita attenzione.

 

Denny Calamai

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Vorrei, ma non porting… https://www.breakoff.it/vorrei-non-porting/ Mon, 20 Feb 2017 12:13:39 +0000 https://www.breakoff.it/?p=10055

I TITOLI CHE VORREMMO SU PC   Non è mistero che colui che scrive è un fedelissimo adepto della gloriosa pc master race. Non è mistero che da sempre ritengo e sempre riterrò il pc lo strumento in assoluto più potente (previa giusta spesa) per godere al meglio del gaming, e di moltissime altre funzioni ...

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I TITOLI CHE VORREMMO SU PC

 

Non è mistero che colui che scrive è un fedelissimo adepto della gloriosa pc master race.

Non è mistero che da sempre ritengo e sempre riterrò il pc lo strumento in assoluto più potente (previa giusta spesa) per godere al meglio del gaming, e di moltissime altre funzioni che una console si può solo lontanamente sognare.

Tuttavia quando si vedono dei titoloni in esclusiva Xbox o Playstation, scende la lacrimuccia al sapere che tali giochi non vedranno la luce su pc.

Rise of the Tomb Raider, Gears of War 4, GTA 5, tanto per citarne alcuni, sono stati pubblicati molto in ritardo su pc preferendo il lancio su console, ma ce ne sono altri che sono esclusive console e non vedranno mai il porting su pc.

Ecco dunque i cinque titoli che più vorremmo su pc.

BLOODBORNE

 Bloodborne-logo

 

Simile nell’aspetto e nel contenuto al fratello maggiore Dark Souls, Bloodborne è comunque un qualcosa di diverso.

La giocabilità è identica, eppure c’è quel non so che di attraente nel titolo From Software che fa molta gola.

Saranno le cupe atmosfere vittoriane, o il fatto che il gioco sia un minimo più abbordabile, o semplicemente la storia, fatto sta che l’assenza di Bloodborne su pc si fa sentire eccome.

UNCHARTED

Uncharted_logo

Il parente più stretto di Tomb Raider, con una storia altrettanto avvincente, è un altro grande assente su pc.

Esclusiva Sony, Uncharted è sempre e comunque stato un titolo per antonomasia di Playstation.

La presenza su computer di Lara Croft, grazie specialmente alle ultime due apparizioni, regge bene il colpo, ma la storia di Nathan Drake lunga quattro capitoli è veramente interessante.

Uncharted 4 specialmente sembra aver fatto un passo avanti talmente tanto grande da essere osannato praticamente da tutto il mondo in quanto a storia e gameplay. Lo volete? Prendetevi la PS4.

RED DEAD REDEMPTION

 Red_Dead_Redemption_Logo

Rockstar ci ha abituati con GTA 5 ad avere fede, ma per adesso abbiamo una flebile speranza e nulla più di vedere il secondo capitolo dell’open world western anche su pc.

Red Dead Redemption può essere definito come il GTA con cavalli & Colt e la sua assenza su pc sin da quando uscì nell’ormai lontano maggio 2010, ancora si fa sentire.

Un gioco enorme, con una storia avvincente ed una giocabilità elevatissima così come Rockstar vuole.

Attorno al secondo capitolo sta montando un’attesa enorme: sicuramente sarà ben meritata.

HORIZON ZERO DAWN

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Titolo in uscita a brevissimo: il 28 febbraio per essere precisi.

Titolo che sto facendo una fatica bestiale a non incrociare in video, spot, immagini e quant’altro per non mangiarmi le mani fino ai gomiti.

Esclusivissima PS4, il prodotto di Guerrilla Games promette di sconvolgere il mondo degli action rpg.

Open world ambientato in un 3000 dC popolato da strane macchine senzienti, ci narrerà le gesta della protagonista Aloy e delle sue peripezie nelle enormi e splendidamente realizzate mappe interattive.

Magari sarà un buco nell’acqua, ma ho moltissima paura di sbagliarmi (e infatti ti sbagli) e penso che questo gioco sarà veramente impressionante.

THE LAST OF US

 the-last-of-us-logo

 

Il capolavoro assoluto di Naughty Dog è l’assenza che più pesa e che fa più male a noi utenti pc.

Sovraccaricata in maniera inverosimile di premi, tutti meritati, l’avventura di Ellie e Joel nel mondo post apocalittico a metà fra The Walking Dead e Io Sono Leggenda, spinge molto più sulla trama e sulle relazioni fra i protagonisti che sul mero gameplay.

Il gioco funziona talmente tanto bene che ne è stato annunciato il sequel il 3 dicembre scorso: anche qui, o si possiede una PS4, oppure ci dovremo accontentare di farcelo raccontare dagli amici.

Denny Calamai

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Top 5 Cuori Infranti https://www.breakoff.it/top-5-cuori-infranti/ Mon, 13 Feb 2017 12:43:52 +0000 https://www.breakoff.it/?p=9982

UNHAPPY VALENTINE’S DAY Domani è San Valentino. Sarebbe normale se mi mettessi a scrivere delle più belle storie d’amore dei videogiochi. Ma dove starebbe l’originalità? Vediamola dal punto di vista opposto stavolta: la festa diabetica per eccellenza che si trasforma nel peggior incubo da cuore infranto. Ecco le cinque delusioni amorose videoludiche più cocenti. [SPOILER ...

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UNHAPPY VALENTINE’S DAY

Domani è San Valentino.

Sarebbe normale se mi mettessi a scrivere delle più belle storie d’amore dei videogiochi.

Ma dove starebbe l’originalità?

Vediamola dal punto di vista opposto stavolta: la festa diabetica per eccellenza che si trasforma nel peggior incubo da cuore infranto.

Ecco le cinque delusioni amorose videoludiche più cocenti.

[SPOILER ALERT]

CIRILLA – The Witcher 3

Ciri

Partiamo a giocare e ci troviamo ad allenare una giovanissima Ciri formato barattolo: bruttina e decisamente rompicoglioni.

Procedendo nella storia però la ritroviamo cresciuta ed enormemente più gnocca. Il pensiero di ogni giocatore vola subito ad un possibile coinvolgimento amoroso, ma se non si vuole finire nella categoria incesto di Youporn, è bene rammentare che la bella spadaccina è la figlioccia di Geralt. Guardare ma non toccare!

Mesti mesti, dovrete ripiegare su Triss o Yennefer (buttale via).

CITRA – Far Cry 3

citra

Avete appena finito il gioco. La vostra fidanzata Liza è salva, ma Citra, la ragazza della tribù Rakyat che tanto vi ha aiutato, viene pugnalata a morte.

Ricaricare salvataggio -> Finale alternativo.

La vostra conversione ai Rakyat esige il sacrificio di Liza…

Vabbè, una coltellata e siamo a posto.

Citra, estasiata, vi si concede carnalmente proprio sull’altare sacrificale. Mammelle al vento, gemiti da film hard, ma al momento della felicità venite pugnalati… proprio da Citra!

La vostra morte è il sacrificio ultimo per far nascere il guerriero supremo della tribù Rakyat: vostro figlio appena concepito, che non vedrete mai.

Occhio a chi donate il vostro cuoricino: potreste ritrovarvi senza budella.

KELLY CHAMBERS – Mass Effect 2

kelly

Sempre gentile e disponibile per il comandante Shepard, che non lesina flirt con la brunetta ufficiale.

Prima di impegnarsi nelle romance maggiori, una sveltina col furiere della Normandy ci può stare dai.

Ma… Non è che avete ritardato le operazioni per prepararvi al meglio per la missione finale vero?

Se la risposta è sì, arriverete giusto in tempo per vedere la vostra Kelly prigioniera sciogliersi (si, sciogliersi) dentro un tubo dei Collettori.

Una scena fortina: forse era meglio affrettarsi e salvare l’equipaggio…

ELIKA – Prince of Persia Prodigy

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Il sentimento sboccia piano piano fra principe e principessa come nelle favole, ma la bella Elika dovrà sacrificarsi per sigillare Ahriman nella sua prigione.

Il principe (rimasto pure a bocca asciutta) non ci sta: un patto col Dio della Corruzione val bene la vita della giovane.

Elika resuscita. Fine.

C-COME FINE?! NO PORCA PUTTANA!

Vai di dlc!

La storia d’amore continua, ah che bello!

Ancora una volta abbiamo la meglio sui nemici, ma Ahriman riesce a fuggire.

Peccato. Ma ora un bacino ci sta però!

“Sono l’ultima degli Ahura. Ahriman è libero e il mio compito è fermarlo”.

Detto ciò, vedrete quella maledetta figa di legno levitare da un balcone lasciandovi con il due di picche più colossale della storia dei videogiochi.

JADE – Dying Light

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Jade è la runner più bella di Harran.

A poco a poco fra lei e il protagonista inizia ad esserci un certo feeling e giocando, ci si affeziona al personaggio che è davvero ben realizzato.

Il perfido Rais però ci mette del suo e rapisce la bella.

Dopo una lotta contro zombi e sgherri, scopriamo con orrore il gioco del cattivo: Jade è stata morsa e si sta trasformando.

Noi pure siamo stati morsi, ci stiamo trasformando e c’è solo una fiala di antidoto.

Dopo una scena al cardiopalma dove tutto sembrerà il contrario di tutto, ci troveremo una siringa infilata nel torace: nella trance da trasformazione Jade si è sacrificata curandoci.

Una volta aver realizzato l’accaduto, la nostra salvatrice si trasformerà del tutto.

A chi toccherà ucciderla?

Lacrimoni.

Denny Calamai

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Resident Evil 7 – Recensione https://www.breakoff.it/resident-evil-7-recensione/ Mon, 06 Feb 2017 15:12:46 +0000 https://www.breakoff.it/?p=9965

CAPCOM È TORNATA Non ho nessun problema ad ammetterlo. Pochi minuti dopo aver avviato il gioco mi sono fermato davanti alla casa dei Baker, ho fatto uno screenshot e l’ho postato su facebook, commentando semplicemente: non dormirò mai più. Per uno come me che è attratto dai giochi horror, ma troppo fifone per provarli, Resident ...

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CAPCOM È TORNATA

Non ho nessun problema ad ammetterlo.

Pochi minuti dopo aver avviato il gioco mi sono fermato davanti alla casa dei Baker, ho fatto uno screenshot e l’ho postato su facebook, commentando semplicemente: non dormirò mai più.

Per uno come me che è attratto dai giochi horror, ma troppo fifone per provarli, Resident Evil è la madre di tutti gli incubi e allo stesso tempo un must che ogni volta devo giocare.

A leggere le anteprime, avevo storto un po’ il naso tuttavia: niente zombi, una storia stereotipata con la casa piena di matti e poco altro. Bastano invece pochi minuti di gioco per capire che Capcom è tornata.

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Le atmosfere claustrofobiche, la tensione, la trama che si rivela bella e intricata, l’ansia di non sapere cosa si celi dietro le porte, le safe zone con i bauli e i tantissimi enigmi, riportano subito al primo indimenticabile capitolo.

Niente zombi come detto: riceviamo un messaggio da nostra moglie (data per morta da tre anni) che ci scongiura di venirla a prendere da quella che sembra la classica casa horror dei film americani, in cui pare sia tenuta prigioniera.

Un intro cinematografico ci illustra la situazione e in men che non si dica ci troviamo a vagare per i meandri della casa maledetta.

Invero troveremo dopo poco la nostra mogliettina, incredibilmente viva, vegeta e stranamente “normale”. La normalità durerà poco tuttavia e in breve faremo la conoscenza dei membri della famiglia Baker, i padroni della casa: folli assassini e con una resistenza sovrumana a pallottole & coltellate.

C’è qualcosa in quel posto che trasforma e rende praticamente invulnerabili coloro che lo abitano.

Starà a noi capire il mistero della casa, dovendo sfuggire alla cara famigliola, alla mogliettina premurosa e ad altre bestie non meglio specificate: tutti cercheranno di farci la pelle.

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Come nel primo capitolo di Resident Evil, una volta entrati, non si esce.

In casa correre a vanvera non ha senso: le porte sono sbarrate o richiederanno chiavi particolari. Armadi e cassetti sono spesso chiusi e necessiteranno di grimaldelli.

Le armi sono poche, i proiettili ancora meno. Erbe medicinali ce ne sono, ma vanno combinate con i reagenti appositi: che facciamo, prendiamo il fucile e lasciamo l’erbetta o prendiamo il reagente e molliamo un grimaldello?

Dubbi atroci. E rumori sinistri tutto intorno che non ci lasceranno tempo per pensare.

La visuale in prima persona, non sulla spalla come nei vecchi capitoli, è ancora più immersiva. La grafica del Re Engine è buona e permette di giocare il titolo a 60fps stabili con tutti i settaggi al massimo.

La musica è praticamente assente, eccezion fatta per il jingle misterioso e rilassante che fa rifiatare il cervello all’interno delle safe zone. Una volta tornati nella casa però, le uniche musiche che sentirete sono quelle che accompagneranno i colpi di scena e i (fortunatamente pochi) jump scares ottimi per volar via dalla sedia.

Nelle fasi esplorative sentiremo soltanto i rumori splendidamente realizzati, che contribuiranno a generare ansia come un titolo horror vuole.

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Resident Evil 7 è bello. Terribile, ma bello.

Esattamente ciò che ci si aspettava: più cervello che pallottole, più ansia che spaventi gratuiti, più trama che storia scontata.

Personalmente faccio fatica a giocarlo a mezzogiorno, con le luci accese e l’audio al minimo, ma se volete finire in analisi per il resto della vostra vita, potete provarlo con il visore VR: non dite che non vi avevo avvertito.

Denny Calamai

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Prey – Anteprima https://www.breakoff.it/prey-anteprima/ Mon, 30 Jan 2017 15:40:15 +0000 https://www.breakoff.it/?p=9918

COS’ERA QUEL RUMORE? Ridley Scott ha avuto il grandissimo pregio di farci vedere gli alieni da un punto di vista estremamente differente da ciò che il cinema ci aveva mostrato fino all’uscita del primo Alien. Non più mostri senza cervello spinti dalla sete di sangue ma creature di un’intelligenza superiore alla media, con lo spirito ...

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COS’ERA QUEL RUMORE?

Ridley Scott ha avuto il grandissimo pregio di farci vedere gli alieni da un punto di vista estremamente differente da ciò che il cinema ci aveva mostrato fino all’uscita del primo Alien.

Non più mostri senza cervello spinti dalla sete di sangue ma creature di un’intelligenza superiore alla media, con lo spirito del cacciatore proprio del loro dna.

Il quasi ottantenne regista inglese è riuscito a stravolgere gli equilibri facendo sì che proprio noi umani fossimo soli, indifesi e costantemente braccati: la preda perfetta.

Prey, in uscita proprio quest’anno, incarna lo spirito di Alien.

Morgan Yu, membro dell’equipaggio della stazione spaziale Talos I, si trova a dover fronteggiare una crisi che potenzialmente potrebbe devastare l’intera umanità.

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La Talos I è un centro di ricerca orbitante stanziato da Kennedy in collaborazione con la Russia (molto bella questa situazione anacronistica), per studiare una specie aliena mutaforma chiamata Typhon. Indovinate chi riesce a scappare dalla sua gabbia e a sterminare tutto l’equipaggio?

Morgan è un fortunato superstite, ma non un superstite qualsiasi, perché a suo modo è anche lui un esperimento, dal momento in cui è in grado di assorbire i poteri degli alieni: una sorta di top gamma dello sviluppo umano.

Questa capacità del protagonista rende il gameplay sfaccettato e diverso rispetto a quello di un normale fps spaziale.

Prey è infatti un gdr a tutti gli effetti.

Il Psycoscope è l’aggeggio che ci permette di assorbire i poteri degli alieni una volta messi a cuccia. Tali capacità possono essere equipaggiate mediante i Modificatori Neuronali che si trovano nelle fasi esplorative e che permettono uno sviluppo del personaggio estremamente peculiare.

Tale sviluppo è il fulcro di tutto il gameplay: gli alieni non sono stupidi, ma soprattutto non sono tutti uguali.

Ogni tipologia di nemico che incontriamo avrà le sue caratteristiche: alcuni ci colpiranno da lontano, altri arriveranno in corsa, altri ancora assumeranno le sembianze di cose o oggetti e ci faranno saltare dalla poltrona con jump scares ben piazzati.

Starà proprio a noi riuscire a capire come districarci in ogni situazione al fine di restare in vita.

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I nemici sono variegati e molto ben caratterizzati, ma ciò che li rende ancora più ostici sono le mappe completamente interattive e splendidamente realizzate.

Ogni livello della Talos I è completamente esplorabile in lungo e in largo, e soprattutto in alto.

La verticalità e la caratterizzazione degli spazi richiederà l’utilizzo di oggetti, appigli, armi e un jetpack che ci dovremo costruire per arrivare in anfratti e zone nascoste o non immediatamente raggiungibili.

Il backtracking sarà obbligatorio e necessario man mano che acquisteremo nuovi poteri dagli alieni.

Non mancheranno le fasi a gravità zero con conseguente livello dell’ossigeno come accadeva in Dead Space.

Non mancherà neppure un elaborato sistema di crafting: Prey non è un survival, ma i proiettili scarseggiano e trovare tutto ciò che può essere utile a fabbricare una granata alla buona, è sempre ben accetto.

In tutto ciò, la sensazione di essere preda è la costante che ci viene ricordata anche dal titolo.

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Non si sa mai se quella scatola sia veramente una scatola. Non si sa mai se dietro una ventola si celi qualche presenza inquietante.

Magari siamo intenti a cercare di capire come raggiungere quella piattaforma (con la Gluegun, la pistola a colla che può creare anche scalini o rialzi) che un rumore alle nostre spalle ci fa sbiancare.

Prey è una fusione fra la profondità di Dishonored, con cui condivide gli stessi produttori, e la tensione di Alien Isolation. Il crafting, l’utilizzo dei poteri, la complessità e l’interagibilità delle mappe rendono questo prodotto veramente molto interessante.

Denny Calamai

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For Honor – Anteprima https://www.breakoff.it/for-honor-anteprima/ Mon, 23 Jan 2017 13:44:47 +0000 https://www.breakoff.it/?p=9864

ASCIA/SPADONE/KATANA No, non sto parlando di una qualche bizzarra morra cinese. Non sto parlando di una puntata di Passaggio a Nord Ovest dedicata al medioevo. Non sto nemmeno scegliendo l’arma dal mio mercante di fiducia di D&D. Sto parlando piuttosto dell’ultimo titolo di Ubisoft, che dopo il mediocre risultato di Assassin’s Creed Syndicate e la ...

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ASCIA/SPADONE/KATANA

No, non sto parlando di una qualche bizzarra morra cinese.

Non sto parlando di una puntata di Passaggio a Nord Ovest dedicata al medioevo.

Non sto nemmeno scegliendo l’arma dal mio mercante di fiducia di D&D.

Sto parlando piuttosto dell’ultimo titolo di Ubisoft, che dopo il mediocre risultato di Assassin’s Creed Syndicate e la partnership con Justin Kurzel nell’addattamento cinematografico della saga di Altair, sembra aver fatto davvero un lavoro niente male con il suo ultimo progetto: For Honor.

Ne avevo già parlato nell’articolo dedicato ai cinque giochi più attesi del 2017 e le ultime notizie, i trailer e le informazioni rilasciate dalla casa di Montreal, sembrano non tradire le aspettative.

“Tempi oscuri. Tempi oscuri davvero!”

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Così diceva l’indimenticabile Mago Merlino di mamma Disney quando si parlava di Medioevo.

E For Honor prende i tre popoli più amati e rappresentativi di quell’epoca tumultuosa: i cavalieri feudali in pesanti armature, i vichinghi chiassosi e impellicciati, gli onorevoli e implacabili samurai.

Bene e quindi?

E quindi che succederebbe se un qualche strano cataclisma sconquassasse l’assetto geologico dell’intero pianeta e mettesse a contatto le tre fazioni sopracitate?

Un grandissimo e divertentissimo caos fatto di armature, armi e guerrieri che se le danno di santa ragione.

Da una folle idea partorita in una non meglio specificata trance da programmazione, Ubisoft è riuscita a creare un gioco davvero niente male.

Strizzando l’occhio a Blizzard e ai suoi due gioielli che iniziano per Star/War e trovano desinenza comune in –craft, anche in For Honor i tre belligeranti popoli capiranno poco a poco che un più potente e misterioso nemico comune è il responsabile della strana situazione.

Action puro giocabile sia in single player che in pvp online, For Honor inizia con la scelta della fazione mettendo a disposizione quattro personaggi giocabili, che variano per caratteristiche in base al proprio stile di gioco.

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Dal tank puro allo stealth, dal melee al ranged, il gameplay si basa su attacchi, schivate e parate in scontri uno contro uno. Man mano che la storia prosegue si trovano armi ed equipaggiamenti che andranno ad incrementare il livello del nostro eroe e conseguentemente la difficoltà degli scontri.

Il cuore del gioco è ovviamente online con modalità più o meno già viste ed un mondo persistente che si evolverà ad intervalli di tempo regolari, ma la campagna non è secondaria ed anzi svolge l’importante ruolo di tutorial per padroneggiare al meglio ogni fazione in tutte le situazioni possibili.

Come detto, For Honor è divertente e chiassone, ma è un po’ diverso dai più banali fratelli Assassin’s Creed: menare le mani a caso con clic forsennati del mouse non è la strategia vincente in questo caso.

Il paragone con Dark Souls sarebbe oltremodo inadeguato, ma anche qui schivare, parare ed usare trappole diventa indispensabile per vincere gli scontri.

In tutto ciò, il lavoro svolto dalle musiche epiche e soprattutto da una grafica a dir poco meravigliosa, è assolutamente rimarchevole.

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Un processore di fascia medio alta ed un’ottima Gtx 1060 vi permetteranno di macinare poligoni fluidamente sempre intorno al frame rate massimo.

Vedere le animazioni e la perfetta caratterizzazione di armi ed armature è un vero piacere.

Se poi siete single, avete il cuore infranto, o sognate di mettere le mani addosso al partner adultero di turno, For Honor vi dà l’opportunità di passare un ottimo San Valentino a sfogarvi davanti al pc, perché è proprio il 14 febbraio la data dell’uscita ufficiale.

Denny Calamai

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Vampyr – Anteprima https://www.breakoff.it/vampyr-anteprima/ Mon, 16 Jan 2017 15:53:23 +0000 https://www.breakoff.it/?p=9808

“LA SETE TI ASSALE…” Esattamente diciassette anni fa, un imberbe ragazzino che si dilettava fra gli scontri campali di Age of Empires, i salti e le piroette di una spigolosa Lara Croft e le meraviglie fantasy di Baldur’s Gate, venne per caso a conoscenza di un gioco che lo avrebbe assorbito per decine e decine ...

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“LA SETE TI ASSALE…”

Esattamente diciassette anni fa, un imberbe ragazzino che si dilettava fra gli scontri campali di Age of Empires, i salti e le piroette di una spigolosa Lara Croft e le meraviglie fantasy di Baldur’s Gate, venne per caso a conoscenza di un gioco che lo avrebbe assorbito per decine e decine di ore, trasportandolo in una Praga cupa e spietata.

All’epoca avevo tredici anni, ma Vampire: The Masquerade – Redemption fu una scoperta rivoluzionaria.

Un gameplay profondo, una grafica innovativa, un gdr cupo e ottimamente realizzato in cui le scelte morali pesavano più dei combattimenti e in cui la trama era talmente sviluppata da aver bisogno di una seconda run per capire appieno la storia.

I vari Legacy of Kain, Castelvania e la gioia per noi ometti Bloodrayne, hanno spadroneggiato nei primi anni 2000 conquistandosi un posto privilegiato insieme a Vampire nei ricordi degli utenti. Poi, il silenzio fino ad oggi.

Il 2017 segnerà infatti il ritorno in grande stile dei vampiri con l’ultimo lavoro dei Dontnod Studio: Vampyr.

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Londra, 1918.

Jonathan Reid brillante medico, torna a casa dopo gli orrori della guerra portando con sé una malattia sconosciuta: una sete incontrollabile di sangue umano.

La sua mente di scienziato analizza il problema razionalmente e lo porta a comprendere la sua trasformazione da uomo a vampiro.

Nel frattempo il protagonista scopre di non essere il solo a portare tale fardello: a Londra ci sono altri come lui, e ci sono anche molti non infetti appartenenti ad un’antica setta che danno la caccia ai vampiri sin dall’alba dei tempi.

Il buon dottore se la dovrà vedere quindi con i cacciatori, con i vampiri e con la sua incessante sete.

In tutto ciò l’obiettivo ultimo sarà ricercare l’origine del terribile male che sembra strettamente legato all’influenza spagnola che in passato aveva falcidiato la popolazione.

I lavori dei Dontnod come Life is Strange e Remember Me ci hanno abituato ad ottime storie ed ottimi personaggi: Vampyr non sembra assolutamente da meno e i trailer e le informazioni rivelate alla Gamescom fanno davvero ben sperare.

In questo caso si specifica che a differenza di Life Is Strange in cui si poteva riavvolgere il tempo stile Prince of Persia, le scelte saranno irreversibili.

Farsi prendere la mano per guadagnare più velocemente punti esperienza azzannando gente a caso, porterà a ripercussioni tangibili nel breve e lungo termine.

I personaggi uccisi, le loro quest e i loro agganci con altri npc svaniranno, ripercussioni si potranno vedere anche sulla stessa Londra che mano a mano si popolerà solo di vampiri rendendola un vero inferno.

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Scelte morali decisamente marcate renderanno quindi il gioco crudo e spietato, perfetto se si considera con quanta cura sono realizzati gli scenari.

Esattamente come accadeva nel cimitero ebraico di Praga in Vampire, la Londra post guerra di Vampyr trasmette ansia ed immersività.

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Poco ancora si è visto per quando riguarda i combattimenti, ma il sappiamo già che il gioco avrà un impianto gdr ed open world in modo da dare massima libertà agli utenti.

In tutto ciò, Vampyr gode anche di massima cura per quello che riguarda il lore e le leggende vampiresche: non si potrà (ovviamente) girellare per strada di giorno, non potremo infilarci in casa altrui se non invitati, ma potremo controllare la mente dei personaggi e tante altre piccole chicche che porteranno Vampyr ad avere più finali in base a come ci siamo comportati.

Ancora la data precisa deve essere annunciata, ma sembra proprio che l’attesa valga le aspettative.

Denny Calamai

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Assassin’s Creed – Recensione https://www.breakoff.it/assassins-creed-recensione/ Mon, 09 Jan 2017 15:03:38 +0000 https://www.breakoff.it/?p=9780

PROMOSSO CON RISERVA Giovedì pre Befana, animo abbacchiato, poca voglia di lavorare. Provo a tirarmi su facendo una capatina al cinema.   Letteralmente evoco l’amico nerd per eccellenza a supporto e armati di ben poche speranze, prendiamo i biglietti per l’ultimo lavoro di Justin Kurzel: il lungometraggio di Assassin’s Creed. Consci di come la saga ...

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PROMOSSO CON RISERVA

Giovedì pre Befana, animo abbacchiato, poca voglia di lavorare. Provo a tirarmi su facendo una capatina al cinema.  

Letteralmente evoco l’amico nerd per eccellenza a supporto e armati di ben poche speranze, prendiamo i biglietti per l’ultimo lavoro di Justin Kurzel: il lungometraggio di Assassin’s Creed.

Consci di come la saga videoludica sia andata sfaldandosi negli anni perdendo tutto il suo fascino e la sua giocabilità, entriamo in sala con l’idea che dopo pochi minuti saremmo fuggiti nella sala accanto a rivedere Rogue One, e invece…

“Che cos’è un ricordo, signor Miles- ehm… Lynch?”

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Il lungometraggio tratta le gesta di Callum Lynch (Michael Fassbender) la cui perfetta sincronia con i geni dell’antenato assassino Aguilar de Nerha, porterà i responsabili Abstergo Jeremy Irons e Marion Cotillard a recuperare la mela dell’Eden per conto dei Templari.

Oltremodo saggia la scelta del regista di non narrare le gesta di personalità ingombranti come Altair o Ezio Auditore, ma di impostare la trama con personaggi e scenari creati ad hoc per l’occasione. Anche l’animus è ridisegnato: più interattivo e di facile comprensione anche per quei pochissimi che non avessero familiarità con la saga Ubisoft.

Ebbene con il mio collega ci siamo dovuti ricredere man mano che il film andava avanti: il primo tempo scorre bene, introducendo i vari personaggi, le dinamiche assassini-templari, la Abstergo e la mela dell’Eden. In questo caso il manufatto non permette di gestire spazio e tempo ma influisce annullando il libero arbitrio delle persone.

Poco male, la storia regge e regia, costumi e fotografia sono veramente ottimi e ben realizzati. Lo spagnolo utilizzato per le scene con Aguilar e la rimarchevole caratura degli attori contribuiscono a dare un tono di serietà e congruenza al film. Insomma siamo molto ben lontani da quell’accozzaglia di elementi fra il caotico e il kitsch che era il Warcraft di Duncan Jones.

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Tutto bene quindi? Purtroppo, no…

Se il primo tempo è molto interessante, la seconda parte del film si può descrivere come: “cose a caso”.

Quando l’azione comincia ad entrare nel vivo con quelli che dovrebbero essere i colpi di scena, la trama perde coerenza facendo rimanere gli spettatori con dei buchi narrativi che somigliano più a voragini.

Prese di coscienza improvvise, flashback senza senso, ribaltoni poco comprensibili e un finale caotico che lascia la porta spalancata ad un eventuale sequel, desincronizzano (facciamo i nerd fino in fondo) quella che era stata un’ottima partenza.

Peccato, perché se io che conosco la saga a menadito fatico a capire, immagino chi va al cinema per il gusto di vedere il film.

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È comunque apprezzabile la curva, sebbene ancora molto poco arcuata, che l’industria cinematografica sta percorrendo per avvicinarsi a quella videoludica.

Warcraft è stato un fallimento totale pur avendo alle spalle milioni di investimento. Assassin’s Creed mette a frutto i soldi spesi e prova a reggere botta riuscendoci in parte: l’attenzione del regista e del produttore verso il titolo Ubisoft lo si trova nelle spettacolari scene di azione, nella ricercatezza dei costumi e nella trama particolare, che però svolge il lavoro solo a metà.  

Peccato ancora quindi: i presupposti per un ottimo film c’erano tutti. È uscito un buon film che si presterà ad essere riguardato, ma niente capolavoro.

Denny Calamai

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TOP 5 2017: i giochi più attesi https://www.breakoff.it/top-5-2017-i-giochi-piu-attesi/ Tue, 27 Dec 2016 12:48:00 +0000 https://www.breakoff.it/?p=9697

I 5 GIOCHI PIU’ ATTESI DEL PROSSIMO ANNO Era il 18 gennaio quando il primo articolo di God Mode On venne alla luce. Passati i bagordi di Natale e San Silvestro, mi sentivo pronto ad offrirvi una disamina dei migliori giochi usciti nell’anno appena trascorso. Ma adesso, con lo stomaco in subbuglio per gli ultimi ...

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I 5 GIOCHI PIU’ ATTESI DEL PROSSIMO ANNO

Era il 18 gennaio quando il primo articolo di God Mode On venne alla luce.

Passati i bagordi di Natale e San Silvestro, mi sentivo pronto ad offrirvi una disamina dei migliori giochi usciti nell’anno appena trascorso.

Ma adesso, con lo stomaco in subbuglio per gli ultimi panettoni e con la mente occupata a gestire il tarlo del “COSA FACCIO A CAPODANNO?”, posso soltanto pensare al 2017 e ai succosi frutti che il mercato pc sarà in grado di offrire.

Ecco quindi i 5 titoli più attesi che vedremo prossimamente sui nostri schermi.

PREY

Vi siete persi l’originale Prey del 2006?

Poco male, ci pensano gli Arkane Studios (già creatori di Dishonored) a ributtarvi nello spazio profondo, pistola in mano a sparare ad inquietanti alieni simili ad ombre che usciranno da ogni dove nella sperduta stazione spaziale in cui verrete catapultati.

Nei panni del giovane Morgan Yu ve la dovrete vedere con bestie terrificanti in un gameplay tutto nuovo, cercando di mantenere quel poco di sanità mentale che vi resta.

CONSIGLIATO

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SEA OF THIEVES

C’è il simulatore di volo, quello di guida, quello della fattoria, quello della capra. E il simulatore dei pirati?

Nel 2017 avremo anche quello. Sì perchè Sea of Thieves ci farà gestire interamente la ciurma, la nave, le rotte, le armi, tutto quello che comporta il mondo piratesco.

MMO comprensivo di campagna e pvp, Sea of Thieves è ancora un oggetto un po’ misterioso ma estremamente sfaccettato, in grado di offrire situazioni e scenari estremamente variegati.

PROMETTENTE

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FOR HONOR

Cavalieri, Vichinghi o Samurai?

In due parole: For Honor.

Ne abbiamo visto una beta qualche tempo fa e che dire: trash a livelli abbastanza violenti ma divertimento a livelli ancora più alti. Tre dei popoli più rappresentativi del medioevo che se le danno di santa ragione in una campagna inaspettatamente godibile e molto azzeccata. Grafica da urlo, sonoro epico, giocabilità totale.

Ascia, spadone o katana? Choose your weapon.

EPICO

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RESIDENT EVIL 7 – BIOHAZARD

Ne avevo già parlato nell’anteprima dedicata e gli ultimi gameplay non fanno altro che accrescere l’hype attorno al nuovo capitolo della saga zombie per eccellenza che torna alle case infestate, ai rumori nella notte, alle poche pallottole e alla tantissima suspance.

Il supporto per i visori a realtà virtuale garantirà sicuramente un plus non da poco per l’ultima fatica di Capcom che sicuramente si contenderà lo scettro di migliore horror insieme ad Outlast 2.

INQUIETANTE

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MASS EFFECT ANDROMEDA

Sono di parte?

Decisamente si, ma sono anche realista nel dire che Mass Effect Andromeda, di cui avevo già parlato nell’articolo dedicato all’N7, è davvero il gioco più atteso di tutto il 2017.

Gli ultimi trailer e le nuove informazioni che stanno via via uscendo dagli studi di Bioware, fanno presagire al capolavoro imminente.

Con il Frostbite Engine spinto ai suoi massimi livelli (altro che quelli di Fifa 2017), affogheremo nei meandri di Andromeda, nei suoi incredibili scenari popolati da bestie e razze di ogni sorta, dove il combattimento e l’interazione dei personaggi saranno fondamentali per procedere nell’avventura. Il tutto condito dalla sapiente narrazione di Bioware che ci immergerà ancora una volta nelle sue incredibili storie fino al midollo.

MUST

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Detto ciò, passo e chiudo: God Mode On vi augura una buona fine e un miglior principio, dandovi appuntamento con nuovi articoli e notizie dal mondo del gaming nel 2017.

Io intanto mi rimetto a pensare al capodanno, con una fetta di panettone alla mano…

Denny Calamai

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The Dwarves – Recensione https://www.breakoff.it/the-dwarves/ Mon, 19 Dec 2016 15:25:08 +0000 https://www.breakoff.it/?p=9598

PER VRACCAS! Vi è presa bene a leggere l’ultimo articolo sugli Elfi Silvani di Warhammer vero? Siete già dispersi nei boschi a parlare con le piante e a contemplare il lento scorrere dei fiumiciattoli vero? Ok cancellate tutto. La calma, la tranquillità, la sobrietà (specialmente quella), via tutto. Oggi si parla casino, di martelli che ...

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PER VRACCAS!

Vi è presa bene a leggere l’ultimo articolo sugli Elfi Silvani di Warhammer vero?

Siete già dispersi nei boschi a parlare con le piante e a contemplare il lento scorrere dei fiumiciattoli vero?

Ok cancellate tutto.

La calma, la tranquillità, la sobrietà (specialmente quella), via tutto.

Oggi si parla casino, di martelli che picchiano su incudini

come dannati, di muscoli nerboruti e di birra.

In una parola: Nani.

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Era il 2006 quando un oscuro scrittore teutonico uscì con un romanzo dal titolo: Die Zwerge.

Memori del report sul Gwent, sapete che il mio tedesco varia dall’inesistente al totalmente inesistente, ma fortunatamente i traduttori italiani hanno fatto un buon lavoro convertendo nella lingua di Dante il libro del biondo signore di Homburg, col titolo: Le Cinque Stirpi.

La lettura piacevole e la traduzione dell’intera pentalogia, mi hanno introdotto alla vita dei Nani, in questa saga protagonisti assoluti, protettori della Terra Nascosta che si scontrano contro bestie di ogni sorta e minacce ancor più grandi.

Anche i programmatori di THQ Nordic devono essersi appassionati alla saga, tanto che ci hanno fatto un videogioco a titolo, manco a dirlo: The Dwarves.

L’impianto è quello del fantasy classico: un rpg tattico che impernia tutto il gameplay sull’eccellente narrazione.

Fedelissimo ai libri di Heitz, il prodotto della software house austriaca ci porta a gestire un party di nani allegri e chiassosi in compagnia dei loro martelli da guerra, delle asce e delle folte barbe.

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La gestione del party, la pausa tattica, i dialoghi a scelta multipla e l’atmosfera ricordano molto da vicino Dragon Age, ma i combattimenti sono molto diversi e sono tarati con una difficoltà molto, molto alta.

Nel tutorial impostato a difficoltà massima sono durato quanto un gatto sull’Aurelia.

Gli scontri si basano sull’utilizzo di un party a 4, ogni elemento con le sue abilità speciali contro legioni di avversari.

Se non si è avvezzi all’utilizzo delle skill, della pausa tattica e della gestione oculata del party, è bene subito impostare la difficoltà a livello normale per non venire spazzati via.

In tutto ciò, dovremo farci strada lungo la quest principale e molte missioni secondarie che arricchiranno il già variegato lore e ci permetteranno di esplorare in lungo e in largo la mappa di gioco.

Ovviamente, dato che la narrazione segue perfettamente i libri, la scelta delle azioni e la presenza di bivi narrativi, sarà molto ridotta e si limiterà soltanto a piccole variazioni quasi ininfluenti ai fini della storia.

Storia che narra le gesta di Tungdil Manodoro, un nano ben istruito dal mago Lot-Ionan, il quale gli affida una speciale missione che lo porterà fuori dalle sale sotterranee in compagnia di amici e compagni.

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La grafica azzeccata che segue una deriva warcraftiana squisitamente realizzata, e un comparto audio buono rendono the Dwarves piacevole e molto soddisfacente soprattutto quando si iniziano a far volare le mani. Per quanto riguarda la localizzazione italiana invece proprio non ci siamo: le linee di dialogo sono tradotte in maniera troppo approssimativa, tanto che per gustare al meglio la faccenda, conviene quasi impostare i sottotitoli in inglese per non perdersi pezzi di trama.

35 euro il prezzo: non male se si considera la resa finale molto simpatica, curata e coinvolgente.

Da giocarsi con boccale di birra a portata, barba incolta, rutto libero e imprecazioni volanti.

Denny Calamai

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