martedì 21 Gennaio 2020 - 07:05

Select your Top Menu from wp menus

Star Wars: L’Ascesa di Skywalker – Recensione

Il capitolo conclusivo della nuova trilogia di Star Wars, e dell’intero filone principale dell’universo di Guerre Stellari cominciato 42 anni fa, è arrivato al cinema gravato da aspettative diverse dal solito. Non solo da quelle che logicamente si hanno verso opere che necessariamente devono chiudere un racconto, ma anche da un carico di responsabilità extra dovuto all’accoglienza ricevuta dal precedente capitolo, il più divisivo e ambizioso dei nove.


Gli Ultimi Jedi di Rian Johnson, al netto di alcune cadute di stile, ebbe il merito di mettere in pista nuove idee nel dogmatico mondo della galassia lontana lontana ampliando gli orizzonti di un racconto che oramai sembrava ingabbiato nella ripetizione. Da una parte fu per questo stimato, ma d’altro canto cadde vittima di un fandom tossico che ancora oggi schiuma di rabbia.

Dopotutto nelle trilogie il capitolo di mezzo è caratterizzato dal conflitto, mentre quello finale mette in atto la pacificazione (con tarallucci & vino). Nel caso di Star Wars questa operazione deve essere compiuta anche a livelli metacinematografici, e per metterla in pratica ecco tornare J.J. Abrams, colui che aveva aperto questo nuovo ciclo con Il Risveglio della Forza. Con lui al timone, come era logico aspettarsi, nel bene e nel male torna quel buon grado di accondiscendenza che mai disgarba al pubblico più talebano.

Da questo punto di vista, L’Ascesa di Skywalker fa un passo indietro rispetto al suo predecessore: alcune scelte di trama forzatamente inutili e l’esilio di alcuni personaggi relegati ora a ruoli di comparsa puzzano di paviditá e scuse non richieste per la presunta colpa di aver osato troppo in passato. 

Il restauratore J.J. Abrams mentre ripara qualcosa che si era rotto nel precedente film

Il vero peccato della nuova trilogia risiede piuttosto in un’inadeguata pianificazione d’insieme. Stavolta lo si percepisce subito sin dall’iconico opening crawl, il testo scorrevole che apre il film.

Episodio IX parte a eventi già in corso, dandoci quasi la sensazione di esserci persi qualcosa e rilegando a scritte nello spazio quello che, se pensato per tempo, sarebbe stato un clamoroso cliffhanger per la fine di episodio VIII. Lo fa perché ciò che segue sono due ore e venti densissime di eventi, rivelazioni e colpi di scena più o meno riusciti. 

L’affollamento di questi elementi, sia nell’iniziale parte più lenta della pellicola che nella frenetica seconda parte, ti impedisce di avere il giusto tempo per metabolizzare ciò a cui si assiste e far sedimentare le cose (motivo per il quale gli appassionati saranno portati a fare quanto prima una seconda visione).

In mezzo a questa frenesia troviamo alcuni momenti di respiro con scene di grande umanità davvero ben riuscite, in grado di dare una cifra a personaggi fino ad ora poco interessanti (Finn e Poe su tutti) e di toccare emotivamente in più di un’occasione. 

Ancora una volta sugli scudi la prestazione di Adam Driver e l’arco narrativo del suo Kylo Ren che qui trova magnifico compimento. È lui la vera costante della trilogia, subito seguito dal suo alter ego Rey, interpretata da Daisy Ridley.

La fotografia portentosa accompagna tutta la durata del film, in grado come non mai di trasmettere tutto ciò che la messa in scena richiede: paura, inquietudine, gioia, malinconia, commozione, rabbia. Tutte caratteristiche certamente presenti ne L’Ascesa di Skywalker, anche se come detto sin troppo condensate.

A completare il quadro ci sono ambientazioni da brivido dove avvengono scontri che risaltano per coreografia e originalità delle situazioni (e dopo nove film fa quasi strano constatarlo); nuove creature che stabiliscono da subito un feeling con lo spettatore, quella meravigliosa magia che è marchio di fabbrica di Star Wars a partire dal 1977.

Si arriva così al finale e, ancor prima di realizzare che si sta assistendo all’estremo saluto della saga, ecco che il film finisce. Come ciò che ci è più caro vorremmo che restasse con noi per un altro po’, ma siamo ai titoli di coda.

Con così tanti sviluppi da dipanare Abrams riesce a trovare una conclusione onorevole a un viaggio durato decenni e trasmesso di generazione in generazione. 

La vicenda degli Skywalker pare aver trovato una degna sepoltura. La sua eredità ha pesato molto, troppo, in un universo narrativo che di certo non finisce qui. Ma come insegna L’Ascesa di Skywalker non bisognerebbe farsi sopraffare dalla genealogia e questioni di sangue, bensì fare il proprio corso e vivere attraverso le proprie azioni. Indubbiamente potevano capirlo meglio anche Abrams e la Lucasfilm.

Francesco Barducci

About The Author

Francesco Barducci

Responsabile categoria MEDIA e autore di Switch OFF per Breakoff.it // videomaker di Bischerate e speaker per Break the Radio // grafico senza pedigree // nel tempo libero bere, dormire, pedalare, ripetere.

Related posts

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close