mercoledì 21 Agosto 2019 - 12:22

Vi presento Christopher Robin

Vi presento Christopher Robin nasce sul filone dei film-biopic riguardante gli autori delle fiabe di fine ‘800 – primi ‘900 e la genesi dei loro prodotti più famosi. Iniziato nel 2004 da Neverland: un sogno per la vita di Marc Forster, passando da Saving Mr Banks, la bellezza di questi film sta nella esplicitazione del dolore, delle profonde angosce e tensioni emotive che hanno generato, contrariamente, racconti salvifici e di speranza. Un contrasto, forse reso più evidente dai prodotti finali Disney che epuravano molti aspetti crudi nascosti da patine oleografiche, che è stato spesso un marchio di fabbrica dei romanzieri più creativi di quegli anni.

Il film narra la storia di Alan Alexander Milne (Domhnall Gleeson) e della nascita dei personaggi di Winnie the Pooh. Segnato dagli orrori della prima guerra mondiale e del suo passato militare, il commediografo inglese fatica a riprendersi e ricollocarsi nelle quotidiane vicende familiari e lavorative. Sposato con la fredda e sprezzante Daphne (Margot Robbie), decide di trasferirsi nelle campagne inglesi di East Sussex dopo la nascita del figlio Christopher Robin. Scelta dovuta al tentativo disperato di lasciarsi dietro i demoni che lo affliggono e di ritrovare l’ispirazione per la scrittura.

Curtis, ormai esperto di film a tema biografico dopo quelli su Marilyn Monroe e Maria Altmann (Woman in Gold), ha la giusta intuizione di non limitarsi al mero racconto della nascita dei personaggi del bosco dei cento acri ma di puntare in particolar modo al contesto per cui nascono lavorando sulle dinamiche familiari di quegli anni, piene di paure per il possibile arrivo di nuove guerre in un misto di rassegnazione e nervosa attesa. Ma questi stessi elementi porteranno la famiglia Milne ad un distacco emotivo e ad una completa mancanza di calore umano all’interno del nucleo familiare. Si differenzia in questo solo il rapporto tra il bambino e la tata (una bravissima Kelly Macdonald), vera educatrice di Christopher e suo unico riferimento emozionale.

 

L’inaspettato successo del romanzo, che ha risposto all’esigenza mondiale di trovare un simbolo di amore e speranza, porterà però a nuovi conflitti tra l’autore e suo figlio, protagonista della storia, che si sentirà depredato dei pochi momenti intimi avuti con suo padre ed ora di completo dominio pubblico. Poco enfatizzato è l’aspetto opportunista dei genitori nei confronti del successo del loro figlio/personaggio oberato di interviste e vita sociale da star. Forse il faccino di Christopher Robin bambino, un po’ troppo pacioccone e mono espressivo, non esprime al meglio quello che, nella realtà storica, è stato uno degli aspetti più gravi da lui vissuti.

Il film scorre gradevolmente e linearmente senza grossi picchi emozionali. Non c’è la ricerca della lacrima facile e struggente né la volontà di esasperare il dramma della guerra. La fotografia è sobria ed una colonna sonora un po’ standardizzata ma perfettamente in linea ai film d’epoca di questo tipo. L’espressionismo registico viene messo in disparte per dare il ruolo di protagonista alla storia, con un carattere però forse troppo giornalistico, nonostante il genere biografico lo richieda, ma che forse meritava una maggiore volontà artistica che permettesse di sognare come è riuscito a fare l’orsetto Winnie negli anni ‘20 per il suo pubblico.

 

 

Alessandro Alberghina

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Alessandro Alberghina

Permaloso come Martin McFly // paranoico come Boris Yellnikoff // simpatico come Jack Torrance // appassionato di arte contemporanea, di architettura e dei giorni dispari del calendario.

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