giovedì 23 Maggio 2019 - 20:27

The Place – Recensione

RECENSIONE THE PLACE di Paolo Genovese

Dopo il grande successo di Perfetti sconosciuti, Genovese torna al cinema con un altro one set location ma con temi molto più ambiziosi e profondi. Se in Perfetti sconosciuti si indagava sull’altra faccia nascosta delle persone che conosciamo o, meglio, che pensiamo di conoscere, in The Place questa indagine avviene su se stessi portandoci a scoprire i nostri lati oscuri che, per remore psicologiche, tendiamo a nascondere a noi stessi.

 

Tratto (forse troppo) dalla serie tv The Booth at the End di Christopher Kubasik, The Place è un concept film girato unicamente all’interno di un bar dove un misterioso uomo (uno straordinario Valerio Mastandrea) vive giorno e notte scrivendo e leggendo sulla sua agenda ed incontrando persone per cui può realizzare desideri in cambio di azioni, spesso riprovevoli. Non sappiamo chi o cosa è lui. Un diavolo, un Dio, uno psicologo, il libero arbitrio, il destino oppure semplicemente non esiste. Il film gioca con lo spettatore rendendolo partecipe di ciò che succede lasciando completa interpretabilità nella testa di chi guarda.

Un film corale con un cast di attori straordinari e di grandissima levatura tecnica, una fotografia minimale e profonda ed una piacevolissima colonna sonora condita con una ciliegina finale di Marianne Mirage particolarmente coerente all’atmosfera del film. Una scrittura difficile e perfetta che mantiene la tensione fino alla fine nonostante la fissità scenica e la ridondanza coreografica delle azioni.

 

Nove personaggi ed otto storie si intersecano in questo gomitolo narrativo che piano piano si districa portandoci ad un finale sorprendente e misterioso. Chi vuole salvare suo figlio, chi vuol essere più bella, chi ritrovare la fede, chi incontrare la donna dei suoi desideri. Per qualunque desiderio c’è un’opportunità data dall’uomo, dopo un’analisi della sua agenda, che porta i suoi interlocutori a dover fare delle scelte utilizzando una specie di legge del contrappasso dantesco.

 

Le scene, intervallate da morbide dissolvenze, si “riposano” tramite gli interventi della cameriera del bar (Sabrina Ferilli) che è l’unica interessata all’uomo non per i suoi poteri, di cui sembra all’oscuro, ma per le sue capacità di rapportarsi alle persone e all’effetto che produce in esse.

 

Il film ha una struttura teatrale ma al tempo stesso ha qualcosa anche dell’arte letteraria. Il film infatti non è solo ciò che si vede ed avviene nel bar ma soprattutto ciò che non si vede ed è raccontato dai personaggi all’uomo misterioso. Due piani di assunzione delle vicende, una visiva ed una immaginifica (come appunto nei libri) che in qualche modo rendono lo spettatore elemento attivo di una parte del film.

 

La domanda di partenza del film è quella su cosa siamo disposti a fare per ottenere quello che vogliamo e nel contempo quindi anche capire chi siamo veramente. Ma soprattutto mette in moto una serie di riflessioni morali su noi stessi, sulla presa di coscienza delle nostre responsabilità (”Non riesco a credere che lei mi abbia spinto a fare una cosa così atroce.” ”Io non spingo nessuno.” ”Ma a volte sa, non è vero che siamo liberi di scegliere.”), su ciò che è bene e male e come siamo capaci di distinguerli e di rapportarcisi (“Sei in mostro!” “Diciamo che do da mangiare ai mostri”).

 

In conclusione The Place è un film che mancava nel panorama italiano, difficile e ambizioso, sia tecnicamente che nei temi come non succedeva dai tempi del neorealismo e dove ci si interroga su noi stessi e sulla società utilizzando stratagemmi tecnici un po’ incoerenti, come il fatto che venga dato un po’ tutto per scontato e non spiegato, nonostante aspetti al limite tra magia e religione, tra situazioni grottesche e coincidenze surreali ma che aggiungono fascino ad una storia che non è una storia ma semplicemente la rappresentazione di ciò che abbiamo paura di poter essere.

 

About The Author

Alessandro Alberghina

Permaloso come Martin McFly // paranoico come Boris Yellnikoff // simpatico come Jack Torrance // appassionato di arte contemporanea, di architettura e dei giorni dispari del calendario.

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