domenica 25 giugno 2017 - 03:55

TES Online: Morrowind – Recensione

PATATE DI CENERE

 

Che Elder Scrolls Online non fosse stato il capolavoro che ZeniMax aveva immaginato non ci sono dubbi.

L’mmorpg della software house americana è rimasto sul gozzo un po’ a tutti: canone mensile, pieno di bug, poco rifinito ed estremamente poco immersivo.

 

Quello forse il peccato maggiore.

Quando si vanno a leggere le antiche pergamene di Bethesda, il rischio di farsi male cercando di creare un qualcosa di derivato è altissimo (anzi, facciamo praticamente certo).

 

Lo scarso successo di ESO ha portato ZeniMax a correre ai ripari tamponando le falle rendendo il titolo free to play, introducendo migliorie e correzioni al gameplay ed ampliando storia e lore con nuove fazioni ed aree esplorabili. Il tutto con Tamriel Unlimited.

 

Gli sforzi non sono stati vani ed oggi l’mmorpg “a tema” Skyrim può contare su un discreto numero di giocatori.

 

Il passo successivo per invogliare ancora di più i fans, soprattutto di vecchia data, è stato creare un capitolo ad hoc il cui solo titolo riesce a catturare l’attenzione: Morrowind.

 

Stiamo parlando del 2002, di Vvardenfell, di cenere ed elfi scuri. Stiamo parlando di Elders Scrolls III: il capitolo più amato e riuscito della saga.

 

Per chi come me ha giocato Morrowind, sa benissimo che 200 ore di gioco sono cosa buona e giusta da passare nell’isolone degli Dunmer cercando di farsi largo fra potenti gilde, dei e dedra, reincarnazioni e casate oscure. Tribunal e Bloodmoon, le due espansioni, non fecero altro che aggiungere ore su ore ad un gioco che già di per sé era perfetto in tutto e per tutto.

 

Oggi Morrowind rivive ancora nella sua declinazione Online.

 

 

La carta della nostalgia funziona bene e si è da subito invogliati a creare un nuovo personaggio per specializzarsi nella classe del Warden, l’ultima aggiunta di questo dlc.

Si riparte da Seyda Neen, il piccolo porticciolo avvolto nella nebbia, proprio come nel 2002. Si tornano a vedere i funghi contorti e le case coi tetti di paglia, si torna a vedere pure i silt strider, le rovine dei nani, dei dedra, eppure…

 

Eppure dopo poco si capisce che di rimarchevole c’è molto poco.

 

 

La quest principale anche se decisamente troppo corta, ci porterà a percorrere Vvardenfell in lungo e in largo in tutti i luoghi cari alla memoria, fino a dungeon zeppi di nemici in cui il supporto dei compagni sarà fondamentale.

 

Ma della profondità di Morrowind nessuna traccia.

 

I veri problemi però arrivano sul gameplay che ancora sembra essere rimasto indietro di anni: troppo banale e soprattutto decisamente legnoso e mal rifinito.

 

Il combattimento è la nota in assoluto più negativa. Il più delle volte sembra di fendere l’aria più che i nemici: gli scontri sono approssimativi e benché gli effetti di luce siano carini, il tutto pecca in quanto a realismo e divertimento. Nessuno chiedeva le botte di For Honor o le schivate di Dark Souls, ma un minimo di più ci si poteva applicare. La nuova classe fa il suo dovere per i nuovi arrivati, essendo estremamente personalizzabile e duttile, ma niente più.

 

I Battlegrounds sono invece un divertente passatempo per il post campagna e fanno passare le ore a furia di scontri pvp, ma tutto questo è troppo poco per una espansione che sa molto più di fumo che di arrosto.

 

Denny Calamai

About The Author

Denny Calamai

Autore della rubrica God Mode On per Breakoff.it // studente di ingegneria e lavoratore // musicista e dj // gattofilo integralista // cuoco mancato // pro gamer

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