mercoledì 26 Giugno 2019 - 19:14

Star Wars, Il Risveglio della Forza – Recensione

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4,05 Miliardi. E non parlo di incassi, né di spettatori. Quella è la cifra con la quale Disney ha acquistato a fine 2012 la Lucasfilm e di conseguenza tutti i diritti sul franchise Star Wars. Sembrerà brutale iniziare da un dato così freddo e materiale ma informazioni del genere sono basilari per comprendere meccanismi puramente commerciali dietro a certe produzioni. Star Wars Il risveglio della Forza (con annessi e connessi che si porterà dietro) doveva essere un successo. Per forza.

Alla Disney il fallimento non è contemplato, figuriamoci quando ci sono certe cifre di mezzo. E allora tutto doveva essere perfetto, dalle anticipazioni alla data d’uscita nelle sale.

Vi siete accorti che sostanzialmente in ogni ambito della nostra vita siamo stati bombardati dall’iconico titolo della saga? Offerte di qualsiasi tipo: auto in edizione speciale, gadget della vecchia trilogia, magliette, cofanetti dei film precedenti ecc ecc.. No, i commercianti non si sono fatti furbi e i negozi di giocattoli non ne hanno approfittato per tirar fuori le rimanenze di magazzino targate 1977. È semplicemente tutto pilotato dall’alto affinché il settimo capitolo della saga gonfiasse a modo il portafoglio degli abitanti di quel magico (?) castello chiamato Walt Disney Pictures.

Ho infranto i vostri sogni? Affar vostro. Aprite gli occhi.

Detto questo si sa, il male per fare il suo sporco lavoro spesso si affida alle più candide creature che popolano il nostro mondo e allora può anche accadere che Il Risveglio della Forza sia, in effetti, un ottimo prodotto.

Quel che si apprezza di più nel film scritto e diretto da JJ Abrams è sicuramente il forte legame con la prima trilogia sia nella messa in scena che nello svolgimento, talmente simile per temi e per situazioni all’originale del ‘77 che si potrebbe quasi parlare di un episodio 7 ottenuto sfruttando l’espediente del remake per creare qualcosa di nuovo e appetibile.

Al di là dei numerosi personaggi, principali e non, della saga originale (fondamentali per risvegliare nei fan quell’empatia sopita e quasi distrutta da quel mezzo disastro della seconda Trilogia) ci sono continue citazioni: inquadrature e ambienti sia interni che esterni, quasi continuamente si ha l’impressione di trovarsi di fronte al reale proseguimento della saga interrottasi nel 1983 con Il Ritorno dello Jedi.

Lo sforzo lo si apprezza ancor più pensando alla materialità di certi effetti speciali: maschere, make up vecchio stile fatto di plastilina, stampi e vere ricostruzioni; materiale tangibile, non fredda e spocchiosa CGI. Lo stesso BB8, erede conclamato del caro R2D2 è stato costruito realmente: un droide pilotato a distanza che tanto ricorda gli eroi metallici che apparirono sullo schermo ormai 40 anni fa.

JJ Abrams dimostra ancora una volta di saper dare nuova luce a soggetti ormai datati (si pensi a Star Trek) portando avanti un’estetica del tutto personale che prende ancor più maggior vigore grazie a ottime capacità di regia.

Il Risveglio della Forza coinvolge ma non emoziona, l’epicità dell’originale è inarrivabile e, per il momento coinvolgimento e simpatia verso i personaggi sono ridotti alle vecchie conoscenze della saga. Il passaggio di consegna tra vecchio e nuovo è avvenuto ma solo a livello di produzione e attori.

Episodio 7 rende ancor più merito alla trilogia originale, capace di influenzare intere generazioni ed elevato a cult inarrivabile per come questo nuovo film è strutturato (solo i capolavori hanno dei remake) JJ Abrams questo lo sapeva bene e ha cavalcato l’onda, per così dire. Quel fantastico mondo ideato da George Lucas non tornerà mai indietro. Per nessuna cifra al mondo.

Andrea Vannini

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Andrea Vannini

Autore della rubrica Recensioni..in so many words per Breakoff.it // organizzatore di eventi // il cinema la sua più grande passione // pessimista galoppante // nel tempo libero alterna MMA, Brazilian Jujitsu e dormite

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5 Comments

  1. Dagma O'Neill

    La recensione offre più spazio alle cifre della Disney e dei botteghini (interessanti fino ad un certo punto per chi era in sala ad applaudire il Falcon, Solo, e la famiglia Skywalker) che alla passione intrisa nella pellicola.
    Abrams sapeva che il pubblico affezionato non avrebbe retto all’ennesimo fallimento in fatto di cgi e dialoghi, ed è riuscito a trovare un equilibrio tra vecchi e nuovi cliché cinematografici così da appagare anche i più puntigliosi (me). Qui dov’è recensito l’arrivo in scena degli x-wing? Dove si parla della scacchiera del Falcon? Dove sta l’enfasi su Snoke? Dove abbiamo lasciato Maz Kanata con il “cimelio” che custodisce nel suo scantinato (tra l’altro molto simile in ruolo e atmosfera alla caverna di Dagoba)? Nessuna parola sulla coppia Han/Leia, è uno scherzo? 😀
    Siamo tutti d’accordo sulla trama: molto simile ad episodio IV, a volte – all’inizio – dai toni troppo giocosi (lo scambio di battute cameratistiche tra Finn e Poe spiattellato nei primi minuti di visione è stato un po’ disturbante), ma non sono d’accordo sul “non emoziona”, né sul fatto che i nuovi personaggi non coinvolgano il pubblico.
    A mio parere la bella Rey è già entrata nel cuore di chi da bambino/a sognava di combattere al fianco degli Jedi, di chi si chiedeva se mai potesse esserci una Jedi (me) – l’universo espanso era roba scarna, per fortuna, che ancora non aveva fagocitato il film in sé e ancora non aveva quasi soppiantato l’andare al cinema a godere di due ore di epicità. Svolge bene la sua parte, ha un viso azzeccato, molto piacevole, non troieggiante (non è poco di questi tempi). Insomma, è una gran figa che non rimane in mente solo perché fa la prima donna ma perché quando combatte ti viene in mente che il suo cognome potrebbe essere più importante di quello che si pensava, perché il suo personaggio è molto simile a quel Luke che hai amato anni fa, e perché ha fegato anziché pettorali.
    Come del resto ha un viso naturale Kylo Ren (apro l’ombrello per evitare la pioggia di insulti): va bene, è brutto, abbiamo capito. Non è il figone della situazione. Ma questo un fan accorto dovrebbe evincerlo anche da come si comporta, dall’ossessione sfrenata per il nonno, da come si nasconde dietro alla sua maschera quasi fosse consapevole della sua insicurezza, quasi sapesse che oltre a quella è un ragazzo a metà che non sfiora neanche i livelli di combattimento del suo idolo: invece pare che anche molti fan accorti si siano abituati alla figaggine plasticosa dei divi di Hollywood e non vogliano altro se non un Hamsworth, o almeno una dose dei loro steroidi.
    Driver è un volto normale, un volto che sa emozionarsi, fingere, arrabbiarsi, un volto che PER FORTUNA non ricalca quello dell’attore del nonno nella nuova trilogia, un volto di Hollywood non troieggiante (abuso del termine per la parità dei sessi). E Ren in sé è fragile, deve esserlo altrimenti non avrebbe mai ceduto al lato oscuro, ha subito mezzo insegnamento dallo zio e mezzo da Snoke (?), tra l’altro mai completato… non capisco cosa si aspettasse il pubblico da questo nuovo cattivo, che per me nella sua imperfezione (fisica, emotiva) è uno dei personaggi meglio riusciti del film.
    Due parole anche su Finn e Poe: beh, il secondo non è – e mai sarà – Skywalker. Può combattere quanto vuole sul suo X-Wing ma resterà sempre e solo “il miglior pilota della Resistenza” e non vuole altro. Le sue scene servono (più a Finn che allo spettatore) a metterci a nostro agio, tranquillizzarci e dire “ehi, tutto bene, la resistenza è viva, ed è molto più in gamba di come ve la ricordavate”. Per quanto riguarda Finn le speculazioni si sprecano e nonostante sia uno stormtrooper che riesce – udite udite – a colpire effettivamente un bersaglio, per quanto la sua ironia sia spicciola (sarà abituato a standard molto bassi), e per quanto i suoi tentativi di catturare il cuore di Rey siano penosi, io l’ho apprezzato e l’ho subito messo nella lista dei personaggi “tollerati” perché necessari.
    Ci sarebbe da discorrere ancora a lungo anche sui lati negativi del film, ma volevo chiudere. Lascio un cuoricino a chi ha letto fino a qui.

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