giovedì 23 Maggio 2019 - 20:33

Stanlio e Ollio – Recensione

Los Angeles, 1937, attraverso un lunghissimo piano sequenza della scena di apertura veniamo immediatamente immersi dentro la magia di Hollywood all’interno degli studios dove hanno lavorato uno dei duo comici più importanti ed iconici dello scorso secolo, Stan Laurel e Oliver Hardy.

Il film si apre nel periodo in cui erano all’apice della loro carriera durante la produzione del film “I fanciulli del West”. Problematiche di tipo contrattuale con la produzione, soprattutto da parte di Laurel, portano però ad una irrimediabile rottura con la stessa casa e di conseguenza uno strappo nel sodalizio artistico della coppia. Hardy, infatti, “tradisce” il proprio compagno continuando assieme ad un altro partner e rinnovando il contratto alle condizioni della 20th Century Fox.

Già dai primi minuti Baird riesce a ben spiegare come la complementarietà dei personaggi di Stanlio e Ollio si riproponesse anche nella vita reale ma con opposto carattere. Se nei film Stan Laurel era un ometto mingherlino e tontolone nella realtà era la mente autrice comica degli sketch e soprattutto dotato di grande personalità, mentre Oliver Hardy era il braccio, accondiscendente e pigro nonostante interpretasse la parte del burbero sagace.

Dopo il breve prologo introduttivo del loro successo, attraverso un salto temporale di sedici anni, veniamo trasportati nel periodo crepuscolare delle loro carriere costrette a riunirsi nei piccoli teatri europei, dove avevano ancora un po’ di successo, in attesa di essere ingaggiati e prodotti in un Robin Hood cinematografico sceneggiato dallo stesso Laurel. Invecchiati, malandati e con un rapporto reciproco sempre in bilico sul filo dei ricordi, la tournee continua verso un climax malinconico adornato della comicità surreale dei re indiscussi dello slapstick.

Stanlio e Ollio non è un semplice biopic di una famosa coppia comica degli anni ’30 dello scorso secolo ma racconta il dietro le quinte, privato e professionale, di una coppia di amici e colleghi e del continuo sovrapporsi di questi ambiti. Le difficoltà emotive e sentimentali nel riuscire a dosare e fondere situazioni reali e di finzione tra loro, le loro famiglie ed il pubblico. Mostra la genesi delle loro gag e di come siano riuscite ad entrare nel cuore di un America che stava facendo i conti con le conseguenze della crisi economica del ’29. Una risata infantile quanto genuina che rispondeva alle esigenze di una popolazione che aveva perso sicurezza e mostrava il bisogno di una serenità purificatoria.

Tratta dal libro “Laurel & Hardy – The British Tours”, la storia approfondisce anche gli aspetti introspettivi dell’attore comico che, diversamente da altri tipi di artisti dell’ambito teatrale e cinematografico, è spesso costretto a portare una maschera anche fuori dai set o dai palchi sentendosi costretto ad apparire un gioioso clown anche in pubblico, sopprimendo le proprie reali emozioni e nascondendo sentimenti e difficoltà. Un aspetto quasi eroico se si pensa al contesto storico in cui spesso si trovano ed all’empatia che in qualche modo sono costretti a provare.

In conclusione, Stanlio e Ollio è un film sobrio ma potente, realizzato con una tecnica minimale ed elegante.  Le prove di Steve Coogan (Laurel) e John C. Reilly (Hardy) sono eccezionali. Capaci di una perfetta riproposizione tecnica delle storiche gag senza apparire caricature scimmiottanti e riuscendo ad apporgli una personalità credibile seppur quasi sconosciuta ai più.

Un film leggero ma emotivamente pesante, come erano apparentemente anche loro. Dietro il loro umorismo fanciullesco si nascondevano storie umane di elevata complessità, di profonde ambizioni e volontà creative. Un dietro le quinte dello spettacolo e dell’animo umano di due uomini che, a modo loro, hanno protetto una società che aveva bisogno di lieve umanità.

Alessandro Alberghina

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Alessandro Alberghina

Permaloso come Martin McFly // paranoico come Boris Yellnikoff // simpatico come Jack Torrance // appassionato di arte contemporanea, di architettura e dei giorni dispari del calendario.

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