venerdì 26 Aprile 2019 - 08:40

Shazam! – Recensione

Shazam!, nuovo film dell’universo DC Comics, si distacca stilisticamente e cinematograficamente dalle precedenti pellicole della casa editrice andando a collocarsi in una sorta di limbo tra quello che è sempre stata storicamente questa casa e la sua concorrente Marvel.

Vengono infatti acquietati i toni dark e decadentisti a favore di uno stile più patinato e glam. Nonostante gli altalenanti risultati di pubblico dei film dell’universo DC, sembra abbastanza chiara negli ultimi tempi la volontà di seguire il filone stilistico della casa antagonista dalla quale è stata superata soprattutto sul piano dei film extended universe (ovvero quello con più personaggi uniti in un unico film). Shazam!, invece, essendo un film stand alone (ovvero con un unico carattere principale) funziona molto meglio. Questo probabilmente perché dà sempre i personaggi DC hanno una caratterizzazione dei protagonisti più profonda e complessa rispetto alla Marvel Comics (che punta invece maggiormente sulla spettacolarità e l’appeal dei personaggi), riuscendo a dettare allo spettatore un’empatia ed una capacità “immedesimativa” superiore. Qualità che vengono meno approfondite nelle trame dei multiuniverse. L’aspetto psicologico è, quindi, fondamentale all’interno di questo universo ed è quindi un peccato che il regista David Sandberg abbia deciso di puntare su una versione più estetica e commerciale mortificando di fatto questi valori.

Shazam è difatti l’alter ego di Billy Batson, un ragazzino orfano alla ricerca continua della propria madre, che viene scelto dal mago Shazam per la purezza del proprio cuore, come Campione del bene per sconfiggere il dottor Sivana e i Sette Peccati Capitali, ed a cui dona i propri poteri che gli permettono di trasformarsi in un supereroe adulto con variegate capacità ispirate agli eroi della mitologia greca.

Shazam si potrebbe definire un personaggio ibrido tra Batman e Superman a cui si aggiunge la logica della magia e quindi del sovrannaturale. Un’eroe adolescente all’interno di un corpo adulto e che ricorda vagamente il Renato Pozzetto di Da Grande per quanto riguarda gli aspetti comico grotteschi della storia, distanziandosi anni luce dall’umorismo dissacrante e volgare in stile Deadpoll. Inoltre, tra la presenza di altri bambini orfani, i luoghi studenteschi ed il periodo natalizio in cui è inserita la storia, l’atmosfera risulta tendenzialmente disneyana e buonista.

La storia è divertente e scorre piacevolmente lungo le oltre due ore di pellicola ma qualunque tematica inserita viene sempre toccata troppo marginalmente, lasciando quella sensazione di vuoto narrativo e di mancanza di introspezione dei personaggi che impoverisce la qualità della trama che viene sostenuta dalle buone coreografie dei combattimenti e dal dinamismo della sceneggiatura.

Il villain, interpretato da un ottimo Mark Strong, è l’unico a distaccarsi dall’atmosfera goliardica del film risultando però un elemento cacofonico all’interno dell’armonia leggera della storia. La sua genesi è la medesima del protagonista buono e sarebbe stato interessante approfondire come uguali eventi ed analoghi traumi infantili possano portare a strade diverse. Zachary Levi, invece, riesce a calarsi perfettamente nella parte dell’adulto con l’anima d’adolescente ma rimangono deboli alcune battute troppo indirizzate ad un pubblico tra i dieci ed i sedici anni.

In conclusione, Shazam! è un piacevole film di intrattenimento coi toni della classica commedia natalizia ma non riesce a dare una forte identità ad un eroe che avrebbe potuto essere portato sul grande schermo con maggiore qualità autoriale, come fece ai tempi Nolan, piuttosto che commerciale, ambito in cui la DC non riesce evidentemente ad imporsi. Nell’attesa dell’uscita del nuovo Joker con Joaquin Phoenix, che pare cercare strade alternative, si rimane per il momento con questa serie di supereroi DC che fanno del vorrei ma non posso la loro predominante caratteristica.

Alessandro Alberghina

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Alessandro Alberghina

Permaloso come Martin McFly // paranoico come Boris Yellnikoff // simpatico come Jack Torrance // appassionato di arte contemporanea, di architettura e dei giorni dispari del calendario.

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