lunedì 21 agosto 2017 - 21:42

E se Beppe Fenoglio fosse…

Quel giorno, dopo notti di sogni confusi e terribili, Beppe Fenoglio si svegliò vicino ad un albero, sconvolto dal freddo. Aprì gli occhi. Intorno a sé vedeva la campagna di sempre, le poche case seminate nel verde. Ecco, pensò, a José è toccato di vedersi l’occupazione nazista a Parigi; Jacques, quel buon diavolo di un Jacques con il cuore spezzato, si ritroverà  addirittura in Vietnam, soltanto a me capitano queste campagne, nemmeno scappare è più concesso, buon Dio. Eppure, dentro di lui, come tra due fiumi paralleli e scuri, si muoveva la certezza che quello, proprio quello, era il suo posto, con il gelo e la nebbia, con la solitudine come compagna fedele, con il fucile pronto a cantare. Pensò a Luciana, ai suoi capelli lunghi, ecco che, nella memoria di Beppe, il corpo della donna si faceva d’oro come l’estate. Da quanto tempo non la vedeva? Da quanto non la toccava, ché il mondo è fatto di carne e poco possono gli amori platonici, quando un giorno viviamo e il giorno avanti, forse, no?

Prese il fucile, sparò due colpi in aria. Fu sufficiente per scacciare la mosca della solitudine: due compagni vennero correndo, urlandogli che quello non era certo il modo. Il più scuro arrivò a puntargli l’arma sulla fronte.

  • Spara, disse Beppe. Sognerò comunque queste campagne, sarò comunque d’aiuto, ciò che accade nella notte appartiene ancora alla vita.
  • Che volevi fare? Che volevi fare?

Beppe non rispose, poi disse che non lo sapeva, che era stanco della guerra. Lo disse chiaro e tondo che era stanco della guerra, non poteva andare avanti, non più, aveva voglia di dormire con Luciana. Voi, malintenzionati, penserete senz’altro a ludiche attività carnali. Sbaglierete, amici, ché il bravo Beppe desidera condividere il suo sonno vivido di sogni con la sua donna, due corpi che si toccano senza ancora unirsi, il calore che passa come da un fuoco, giudicate adesso la potenza di questo atto chiamato sonno, sono certo che ritrarrete il pensiero, come a dire che no, non volevate certo ironizzare su una cosa tanto grave.

Ad ogni modo, il ragazzo più scuro gli disse che, per quel gesto, c’era la condanna a morte.

  • Mi dispiace, disse Beppe
  • Tutto qua?
  • Mi dispiace, molto, aggiunse Beppe
  • Lei è un uomo di poche parole
  • Luciana, disse Beppe
  • Cosa c’entra questo nome?
  • Preferisco pronunciare poche parole, ma buone
  • Non ha altro in mente, adesso?
  • Luciana, ripeté Beppe.

Il partigiano biondo lo guardò e sorrise, l’altro abbassò il fucile.

  • Prenditi una settimana di pausa, compagno.
  • Luciana, urlò Beppe.

Poi, finalmente sveglio, prese la strada di casa.

Giovanni Luca Valea

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Giovanni Luca Valea

Autore della rubrica "Il vangelo secondo Giovanni" // Ha pubblicato "Canzoni di rabbia, poesie d'amore" con Carmignani Editrice // Lento di professione // Incompreso (per fortuna)

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