venerdì 26 Aprile 2019 - 08:44

Ricordi? – Recensione del nuovo film di Valerio Mieli

Ricordi?, è il secondo film di Valerio Mieli che esce a quasi dieci anni di distanza dal precedente Dieci inverni e che si può quasi considerare un trattato di fisica in ambito filosofico.

Come nel precedente film il tempo resta grande protagonista della storia. L’assunto di base rimane comunque abbastanza semplice ovvero che non esiste un’unica realtà per l’uomo. Esiste una realtà percepita, falsata dai sentimenti provati in quell’istante o nell’istante in cui la si ricorda. La stessa realtà può variare durante il tempo ed il passare delle stagioni, anche a causa di nuovi accadimenti che possono corrompere il ricordo di un momento. Lo stato d’animo, infatti, filtra e modifica la percezione degli eventi e fa sì che quello che per una persona percepisce come bello possa divenire inconciliabilmente diverso per un’altra.

I due protagonisti sono una coppia giovane dove lui (Luca Marinelli) è un ragazzo triste e tormentato, ancorato ad un passato malinconico e che non riesce ad esprimere emozioni positive e leggere. Lei (Linda Caridi) fa invece dell’allegria la sua essenza vitale. Concentrata sul presente non aspetta l’aiuto della nostalgia per rendere belli i momenti vissuti ma riceve il piacere nel “qui ed ora” in piena consapevolezza. Legami emozionali archetepici come, passato – pesantezza – tristezza vs presente – leggerezza – contentezza avvolgono le linee narrative di questo film che si rappresenta in maniera complessa e caotica, esattamente come sono i pensieri ed i ricordi dei due innamorati e come quelli di qualunque altra coppia. Caratteri che si confronteranno e muteranno simbioticamente la personalità dei due protagonisti.

La trama non si poggia sui classici atti cinematografici o teatrali ma è come un gomitolo che si dipana lentamente sciogliendo il filo della narrazione in un finale che tende a dare delle “non risposte” in quanto il tutto si basa sulla soggettività.

Si può considerare Ricordi? un film sperimentale che tende a rappresentare più un concetto che una storia. Tra i ricordi, alle volte surreali, ed i continui flashback e flashforward che si alternano lungo la linea temporale del film, la storia d’amore gioca un ruolo fondamentale ma senza mai decollare a causa di questa alternanza di scene e di visioni.

Nonostante la diversità della trama e dei generi cinematografici Mieli si rifà moltissimo ad Eternal Sunshine of a Spotless Mind (non fatemelo scrivere col titolo italiano vi prego!) del regista visionario M. Gondry. Ne rimane però la poetica e l’aspetto lievemente angosciante determinato dagli aspetti simil-kafkiani degli argomenti trattati.

Marinelli si conferma uno dei giovani attori più camaleontici ed affascinanti del panorama italiano mentre Linda Caridi si scopre come una interessante promessa che ha dovuto affrontare un ruolo affatto semplice. Ogni ricordo, difatti, viene recitato due volte interpretando di volta in volta i due diversi stati d’animo. Il tutto in una recitazione non impostata che dà quasi l’idea di stare spiando persone reali senza andare però verso una caratterizzazione semi-amatoriale di tipo neorealista.

 

In conclusione, questo nuovo film italiano si può considerare un viaggio onirico e poetico all’interno dei meandri della mente atto ad indagare e scoprire che tutto ciò che custodiamo non è per forza qualcosa di immutevole e dogmatico. Ed è interessante notare come nonostante vengano rappresentate entrambe le visioni dei diversi caratteri dei personaggi il film si possa esprimere come tendenzialmente malinconico. La vitalità e la spensieratezza vengono spesso risucchiate nel vortice tormentato e depressivo degli stati emotivi tristi forse anche perché, come spiegato durante il primo incontro dei due ragazzi, la mancanza di ricordi negativi ti mostra come, apparentemente, una persona superficiale lasciandoti quasi un senso di colpa immotivato. Ma come diceva una vecchia canzone dei Bluvertigo, la gioia non è leggerezza (superficialità) ma semplicemente il desiderio di inventare (creare) qualcosa.

Alessandro Alberghina

About The Author

Alessandro Alberghina

Permaloso come Martin McFly // paranoico come Boris Yellnikoff // simpatico come Jack Torrance // appassionato di arte contemporanea, di architettura e dei giorni dispari del calendario.

Related posts

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close