sabato 21 luglio 2018 - 08:04

Ready Player One – Recensione

Dopo il successo di The Post, Steven Spielberg torna al cinema con qualcosa di completamente diverso dimostrandosi ancora una volta uno dei registi più eterogenei della cinematografia mondiale.

Ready Player One è un adeguamento del romanzo di Ernest Cline, il quale ha collaborato con Zak Penn (Last action hero) alla scrittura della sceneggiatura adattandola al contesto visivo senza snaturare l’essenza del romanzo nonostante i vistosi cambiamenti.

Il soggetto è molto semplice. Siamo nell’anno 2045, in uno scenario semi-distopico, dove la Terra, trascurata, è stata lasciata andare nel suo lento ed inesorabile declino rendendola praticamente invivibile. Le persone si rifugiano perciò in OASIS, una realtà virtuale da vivere tramite piattaforme per la realtà aumentata dove ognuno può essere ciò che vuole, creata da una specie di guru a metà tra Jobs e Casaleggio, che alla sua morte ha deciso di donare il gioco e tutti i suoi averi a chi sarà in grado di superare alcune prove all’interno dello stesso gioco.

Per coloro che, molto superficialmente, in film quali La forma dell’acqua hanno visto analogie con Splash – Una sirena a Manhattan o la versione ittica de La bella e la bestia, la trama di questo film risulterà un evidente plagio a Tutti gli uomini del deficiente della Gialappa’s con Crozza e De Luigi. Fortunatamente nelle trame dell’arte cinematografica esistono sottotesti costruiti su forti strutture narrative che distinguono pur divertenti ciofeche da capolavori. Ready Player One non raggiungerà forse queste vette ma sicuramente diventerà un film iconico nel suo genere.

Iconico quanto le miriadi di citazioni inserite a secchiate una dopo l’altra per la gioia di nerd e millenials che entrano nel gioco in una sorta di caccia all’”easter eggs” che è anche l’obbiettivo degli stessi protagonisti del film. Easter eggs (per chi non lo sapesse sono contenuti nascosti, in informatica o nei film, da trovare tramite stratagemmi) non semplicemente visivi ma anche coreografici, scenografici, citazionistici o inserite nelle musiche meravigliose di Alan Silvestri che si autocita numerose volte strizzando continuamente l’occhio agli appassionati dei sui lavori.

Il film intrattiene su più livelli di assunzione, giocando con il pubblico ma allo stesso tempo lavorando su molti aspetti sociali e psicologici della nostra realtà attuale. Con un po’ di retorica Spielberg ci mostra un mondo dove reale e virtuale si equivalgono e le emozioni surrogate vengono messe sullo stesso piano di quelle reali. Un virtuale che non si ferma solo nella logica di una vita senza interazioni sociali reali ma dove l’estrema libertà creativa, dove l’unico limite è la fantasia che ognuno possiede, è di per sé una gabbia mentale in cui l’uomo si rifugia per non affrontare le proprie emozioni. Per certi aspetti è un Matrix consapevole e volontario.

Tecnicamente il film è ineccepibile nonostante forse l’eccessiva psichedelia delle scene action all’interno di OASIS che però avvolgono completamente lo spettatore togliendogli secondi di fiato. Bravi sia i giovani attori, che Spielberg riesce sempre ad esaltare, che Mendelsohn e Mark Rylance nonostante caratterizzazioni un po’ superficiali ma per certi aspetti secondari all’interno di un film visivamente barocco che ha puntato soprattutto all’aspetto intrattenitivo e che ha dovuto condensare tantissima storia all’interno di poco più di due ore. Ed anche per questo gli si perdona l’eccessivo uso della voce fuori campo.

In conclusione Ready Player One è un film veramente divertente, che viaggia con il ritmo incalzante di una canzone rap e che, come in quest’ultime, si riesce a far apprezzare anche non capendo tutti gli slang e riferimenti presenti. Un film quindi non solo per chi riuscirà a riconoscere la moltitudine di citazioni, ma anche per chi vorrà godersi una storia moderna sullo sfondo di una realtà cruda e malinconica ma con la leggerezza, genuinità e voglia di avventura in stile Goonies di cui, non casualmente, Spielberg era produttore ed inventore.

Alessandro Alberghina

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Alessandro Alberghina

Permaloso come Martin McFly // paranoico come Boris Yellnikoff // simpatico come Jack Torrance // appassionato di arte contemporanea, di architettura e dei giorni dispari del calendario.

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