martedì 17 ottobre 2017 - 22:28

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E se William Shakespeare fosse…

William Shakespeare prese posto in platea. La notte era fredda e le stelle incerte. Si era lasciato il vento e la sua donna alle spalle, ah, aveva pensato, al diavolo tutto, un po’ di buona musica, del vino, qualche boccata alla mia pipa e tutto tornerà come prima. Si imbrogliava, niente di più. Quella notte, al teatro, suonavano Bach, Bach il quadrato e l’austero, niente di meglio della geometria per sistemare il cuore.

  • Signore, speriamo che il concerto non duri troppo, gli confidò sorridendo una donna
  • Vedremo, rispose soltanto William

A poco a poco, le luci si fecero più scure, fino a sparire del tutto. La prima nota spezzò il silenzio come un coltello che affonda nella carne. William guardò la locandina del concerto per capire che cosa stessero suonando quei poveri diavoli, certo che ci vuole un bel coraggio a salire su di un palcoscenico, arroganza e pazzia, ecco cosa ci vuole. Meglio la sua vita, senza applausi, ma lontano dal rischio. Talento e sudore, studio e fatica, soltanto questa desiderava e scontava.

Poi, la vecchia tristezza, che tanto antica non era, prese posto accanto a lui. Shakespeare non aveva occupato la poltrona con il cappotto e il cappello, ecco che era rimasta libera, a disposizione di chiunque fosse entrato. Il sempre puntuale caso aveva voluto che lì si fosse seduta la tristezza, già, proprio la tristezza.

  • Signor Shakespeare, fece lei
  • Signora tristezza, rispose lui
  • Un bel concerto, tutto sommato
  • Siamo appena all’inizio, ma promette assai bene
  • Shhh!, fece la signora accanto a lui, non è questo modo di stare a teatro!
  • Signora, ho ricevuto una visita
  • Non mi interessa, ma chi è che verrebbe a trovare un amico a teatro?
  • La tristezza, signora
  • Lei dev’essere un folle
  • Mi diletto a scrivere tragedie, commedie, poesie
  • Appunto, avevo detto che lei era completamente pazzo, tanto più che vicino a lei io non vedo nessuno

Shakespeare scosse le spalle. La tristezza gli chiese complicità con una strizzata d’occhi e gli strinse la mano, ecco, senti che freddo fa fuori, ma fuori è tutta la tua vita, dimmi, continuò la tristezza, lo senti che freddo fa nella tua vita? William non rispondeva niente, incalzato dalle domande, non sapeva che ribattere, ci sarebbe forse riuscito uno di quei suonatori arroganti e pazzi, lui no, lui sapeva solo tacere.

La tristezza gli mise il cappotto addosso, come fosse una coperta.

William ringraziò di vero cuore la sua fedele compagna poi, piano piano, mentre i suonatori sembravano guardarlo, prese a piangere.

Il giorno prima era morto suo padre. William si alzò dalla poltrona e corse per strada, urlando.

  • Signora, le piace il concerto?
  • Lei chi è, rispose la brava donna
  • La tristezza, madame

Accavallò le gambe e cominciò, da capo, il suo racconto.

 

Giovanni Luca Valea

 

 

 

About The Author

Giovanni Luca Valea

Autore della rubrica "Il vangelo secondo Giovanni" // Ha pubblicato "Canzoni di rabbia, poesie d'amore" con Carmignani Editrice // Lento di professione // Incompreso (per fortuna)

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