mercoledì 19 dicembre 2018 - 06:44

Orange is the New Black: l’umanità oltre le divise

NB:THIS IS A NOT A SPOILER ZONE. Nell’articolo saranno inseriti alcuni degli avvenimenti principali della serie con il solo scopo di descrivere la personalità dei personaggi in questione, senza dettagli su motivi e vicende. Se non hai mai visto la serie, sentiti comunque libero di leggere l’articolo.

 

Orange is the new black, da molti (compreso il sottoscritto da ora in avanti) abbreviato con l’acronimo OITNB”, è una serie tv statunitense ambientata in un carcere femminile ed ispirata su una storia vera: quella di Piper Kerman. La scrittrice in questione infatti ha vissuto un anno della sua vita in un carcere per riciclaggio di denaro. Durante questo “soggiorno” però, ha sfruttato l’ambiente circostante per un racconto sulla sua vita in quel, sicuramente particolare, anno. Non è affatto un caso infatti che la protagonista della serie tv si chiami proprio “Piper” ed abbia da scontare un anno per riciclaggio di denaro.

La storia ovviamente è molto più fitta di quanto si pensa. Il motivo per cui la donna viene condannata è una denuncia, sporta dalla sua ex compagna Alex, su un suo coinvolgimento indiretto (riciclaggio di denaro sporco, per appunto) in una delle più pericolose attività criminali: il narcotraffico. La cosa che salta subito all’occhio, e poi si intuisce sempre di più andando avanti con la serie, è il carattere instabile di Piper. Il suo costante non identificarsi in qualcosa, il non avere mai una precisa posizione nel mondo in cui vive, la porta spesso a cacciarsi in diversi guai. Primo tra tutti, il riciclaggio.

 

“Ok, ma la serie di che parla?” Questa è una domanda lecita, a cui però si rischia sempre di non trovare abbastanza parole per rispondere. Considerando infatti le emozioni, I flashback e le storie che vengono inserite durante la serie, si farebbe prima a scrivere di cosa non parla. Ma cercherò di essere il più sintetico possibile.

 

Secondo il mio punto di vista, OITNB potrebbe essere tranquillamente divisa in due parti: le prime tre stagioni e le altre tre (presto una settima in arrivo, l’ultima della serie).

 

Nelle prime tre stagioni viviamo, insieme a Piper, la vita di una carcerata. Infatti elemento base in queste prime tre è la sua complicata e sfaccettata relazione con la sua ex, nonché causa di reclusione: Alex. Tramite diversi flashback e avvenimenti contemporanei infatti delineiamo sempre di più la storia che le due hanno vissuto e stanno vivendo, e ci rendiamo conto di una cosa: sono fatte per stare insieme. La personalità forte, decisa, di Alex, è sicuramente la sponda di cui ha bisogno Piper per trovare una sua entità nel mondo che la circonda, mentre Piper rappresenta per Alex ciò che lei, complice la sua vita malfamata, non ha mai avuto: stabilità.

 

 Poi, prima come sfondo ma in seguito in maniera sempre più necessaria, viene descritto l’ambiente circostante e i personaggi che vivono con le due protagoniste. Alcune di loro, tra cui Taystee in particolare, diventeranno l’essenza della seconda parte della serie. Ciò che traspare chiaro in queste prime tre stagioni è il degrado misto a menefreghismo che regna sovrano nel carcere. Le detenute sono trattate con la minima cura necessaria e viene completamente ignorata la loro personalità, l’umano che esse hanno oltre il numero di serie carcerario. Questo è sicuramente uno tra I temi più importanti della serie nonché la miccia che poi farà esplodere la bomba da tempo innescata: la ribellione delle detenute. Ovviamente c’è anche una buona parte di queste prime tre stagioni incentrato sulla vita precedente delle detenute e sul tipo di vita che sono solite vivere li: una vita sicuramente fatta di eccessi (a parer mio il tema della omosessualità fin troppo esplicito) e infrazioni, che quasi sempre portano a guai.

Passiamo adesso alla seconda parte, le ultime tre stagioni. Quelle che, personalmente, preferisco per la non eccessiva e spesso sfiancante monotonia che possono avere le prime tre stagioni. Esplode il sentimento delle detenute. Questa loro umanità, il loro essere persone vere oltre a numeri di serie, viene intravista, per poi proseguire forte, dalla fine della terza stagione. Il bagno nel lago oltre le mura del carcere, causato da una distrazione delle guardie, mette a nudo la loro personalità.

Hanno bisogno di un contatto con la realtà, e uno sgarro alle regole, seppur banale, permette loro di sentirsi vive. Fare un qualcosa di diverso, le priva di qualsiasi etichetta sono solite portare e ci fa vedere cosa sono realmente: persone vere, che si meritano un’altra possibilità e un trattamento migliore.

 

Un trattamento migliore. È proprio questo il motivo per cui scoppia alla fine della quarta stagione e va avanti per tutta la quinta, una rivolta in cui le detenute prendono il controllo del carcere e negoziano per migliorare la loro vita. Qui non conta più il carcere, conta la personalità e il carattere delle detenute, cosa vivono e di cosa hanno bisogno per stare meglio. Solo in questo contesto possiamo capire cosa significa essere una carcerata e desideriamo la libertà esattamente quanto loro.

Per concludere, OITNB rappresenta, secondo me, solo in parte la vita dei detenuti. Rappresenta per lo più una denuncia al sistema penitenziario, un avvertimento lanciato dagli ideatori: non si può pensare di migliorare una persona con il carcere, se prima di tutto non viene migliorato il carcere stesso.

 

Cristiano Marchetti

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