mercoledì 24 Aprile 2019 - 11:04

Narcos Messico: facce diverse ma stessa eccellenza

NB:THIS IS NOT A SPOILER ZONE. Il presente articolo ha il solo scopo di descrivere le caratteristiche di questo nuovo capitolo nel mondo del narcotraffico.

 

Dalla Colombia al Messico. Dallo spietato Escobar, passando per i gentiluomini di Calì, al carismatico calcolatore Felix Gallardo. Proprio con quest’ultimo narcotrafficante inizia il nuovo capitolo di della docu-serie pluripremiata.

Lo scopo del creatore adesso è un altro: mostrare al pubblico le ragioni che hanno portato il Messico ad essere una delle nazioni più importanti per lo smercio della droga nel mondo. Ad oggi infatti il Messico è tristemente una tra le nazioni con più alto tasso di omicidi e delinquenza, ed il motivo è uno solo: il narcotraffico.

Diciamo che il compito era tutt’altro che facile. Infatti, le precedenti stagioni hanno sicuramente portato la serie ad un livello alto e si sa, quando si è abituati a certe prestazioni, è facile rimanere delusi. Fortunatamente però questo nuovo progetto è stato realizzato in maniera talmente bella che mi ha portato a non sentire la nostalgia di Escobar, cosa che invece ho sentito nella terza stagione (che comunque è molto valida).

 

Come già citato precedentemente, il personaggio centrale attorno cui ruota la storia è Felix Gallardo, un ex agente della polizia che ha deciso di entrare nel mondo dell’illegalità con il suo socio in affari Rafael Quintero. Quest’ultimo, grazie all’invenzione di un nuovo tipo di Marijuana (essenzialmente la femmina della cannabis, la parte che sballa) garantisce a Felix un ottimo biglietto da visita per entrare nel mondo della criminalità e creare un sistema di trasporto che garantisca lo spostamento della merce dal Messico agli Stati Uniti e da qui in tutto il mondo, dove i profitti schizzano alle stelle. Ovviamente c’è qualcuno che non è d’accordo con tutto questo: l’agente Camarena. Per chi non lo sapesse, Camarena è sicuramente uno tra i motivi più importanti per cui la Dea oggi vale più di qualsiasi altra organizzazione antidroga.

Ma al di là della storia, che trovo molto avvincente e piena di colpi di scena, quel che mi ha veramente colpito del nuovo Narcos Messico è la realtà in cui la serie ci immerge.

Basta con la Colombia produttrice di cocaina, facciamo vedere come uno ad oggi dei cartelli più pericolosi del mondo (quello di Sinaloa, ndr) riesce ad imporre le sue condizioni. Facciamo vedere di cosa sono capaci i messicani.

 

Credetemi, ci sono stati momenti in cui non sono riuscito a guardare lo schermo dalla violenza e crudità delle scene. Il concetto è semplice: sei un elemento pericoloso? Vieni ucciso. Pero’ non in maniera semplice, il cartello deve lasciare un messaggio agli altri, e quel messaggio è il tuo corpo.

 

Al di là delle scene però, c’è da dire che una tra le cose più riuscite sono le inquadrature. Non fraintendetemi, già da prima Narcos aveva delle belle riprese, ma adesso hanno decisamente cambiato registro. Ci sono momenti in cui ti senti nella sparatoria, o addirittura vicino alle persone che parlano. Da brividi.

 

Inoltre, per chi sentisse la mancanza di Pablo, vi do una buona notizia: avrete modo di rivedere sia lui che i gentiluomini di Calì.

 

L’unica vera pecca con cui concludo questo articolo e che mi ha un po’ deluso è la modalità con cui Camarena riesce ad intervenire in queste attività illecite. Purtroppo non corrisponde  alla realtà storica e considerando che parliamo di una Docu-serie, questo non è un problema da poco.

 

Cristiano Marchetti

About The Author

Cristiano Marchetti

Aspirante medico con una passione per le serie tv e le moto da enduro // Sogno un mondo in cui posso andare a letto senza mettere la sveglia e mangiare senza ingrassare // Fondamentalmente mi piacerebbe viaggiare e scoprire il mondo ma non ho i soldi neanche per l’abbonamento mensile di Spotify.

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