giovedì 27 Giugno 2019 - 01:13

Matrigna – Recensione

“A chi vuole più bene la mamma?”, questo viene chiesto a Noemi nella stanza del commissariato alcuni giorni dopo la scomparsa del fratello Andrea, di appena sei anni. La madre le aveva affidato il compito di tenerlo per mano e vigilare su di lui. Eppure, d’improvviso qualcosa sfugge al controllo; il piccolo Andrea scompare nel bel mezzo di una festa di carnevale. Qualcuno forse lo ha rapito. Sì, perché Andrea sembrerebbe essere il figlio prediletto; bellissimo, biondissimo, occhi azzurri, il bambino che tutti vorrebbero avere e mai perdere. Mentre Noemi, la sorella di nove anni, banale, noiosa e ordinaria è una anonima figura, indefinita, che si muove in secondo piano come una macchia dietro l’immagine di una famiglia distrutta dal dolore della perdita.

Stiamo parlando di Matrigna, il nuovo libro della finalista nell’edizione 2017 del Premio Strega, Teresa Ciabatti. Un’indagine a ritroso per risalire dalle profondità di questo dolore che si consuma tra sospetti, proclami su giornali e tivù. Un cordone rosso che quasi sembra seguire il progetto narrativo dell’autrice anche attraverso le sue opere precedenti.

Nella storia, dopo la tragedia della scomparsa del fratellino, Noemi cresce, si laurea lontano da casa, lavora, ha amici e perfino un fidanzato. Quando però la telefonata della madre la richiama al paese da Roma, allora quel passato faticoso, da cui s’era creduta salva, torna prepotente.

Dopo tanti anni da quel dolore immenso anche la madre è cambiata, le appare frivola e in compagnia di un giovane ragazzo dal quale si sente attratta.

Nella mente di Noemi affiorano i ricordi di quel drammatico giorno e di tutti gli anni successivi, memorie distorte, inventate per individuare i colpevoli (amici, parenti, un famigliare, una zia, una sorella, dei trafficanti d’organi?), tracce forse recuperate ma sempre poco affidabili per via della credibilità della voce che le narra: la poca garanzia narrativa come marchio di fabbrica della prosa della Ciabatti. Ricorda, lei – la bambina invidiosa dell’affetto che i genitori rivolgono al fratello scomparso – oppure immagina. Intanto la storia della scomparsa del piccolo Andrea, con un’artefatto immaginifico, si sovrappone con poche aderenze a un autentico fatto di cronaca che ebbe un reale e grande interesse internazionale. La scarsa qualità dei ricordi falsa l’attendibilità della storia. Noemi recupera, aggiunge ai fatti, sottrae alla narrazione porzioni di verità, minimizza, estremizza.

Riconoscibilissima nella sua voce nervosa, sincopata, che corre avanti e indietro attraverso gli anni, la Ciabatti si mette nuovamente alla prova sul suo argomento principe che sembra non interrompersi mai nella sua produzione, ma formare un continuum: le gelosie in famiglia, l’amore mai equo, paritario, sempre di parte, la perdita dei ruoli madre/figlia-figlia/sorella, i bilanci di una vita.

Come ossessionata dai ricordi dell’infanzia e faticosamente impegnata a trovare loro una giusta allocazione nel tempo, per dare grazia o trovare giustizia, Matrigna continua e porta avanti fedelmente questa crociata personale dell’autrice contro se stessa, contro il fantasma di lei bambina.

Luca Calò

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Luca Calò

Scrivo // Quando non scrivo, penso a cosa scrivere // Appassionato, sognatore e sperimentatore // Amo le short stories; non serve molto tempo per leggerle, giusto quello che si potrebbe utilizzare per portare fuori il cane o per cambiare colore ai capelli, eppure ti cambiano la vita.

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