mercoledì 21 Agosto 2019 - 12:21

Loro 2 – Recensione

La storia di Berlusconi la conosciamo bene. Anzi una storia. Quella che ha raccontato lui stesso e che ci è stata mostrata tramite i vari media, berlusconiani o meno che fossero. Qual è questa storia? Ne “La guerra civile fredda” di Daniele Luttazzi ci viene data un’ipotesi di come nasce la favola del cavaliere di Arcore: gli strateghi politici americani capirono che l’elettorato non votava in modo razionale ma in base a suggestioni emotive. Vinci le elezioni se sei in grado di creare con l’elettore un legame emotivo. Si costruisce perciò un personaggio che abbia degli elementi fondamentali. Ostacoli da superare (toghe rosse, stampa comunista), debolezze (vanità, falsità, guasconate), un obbiettivo da raggiungere a tutti i costi (risollevare il paese e proteggerlo dal pericolo comunista oppure evitare la galera, dipende dai punti di vista!). Il una storia ben raccontata è sempre stato il vero potere di Berlusconi.

Di questa storia Sorrentino ci mostra il backstage, il making of, il dietro le quinte del personaggio Berlusconi che si scinde mostrando la sua struttura fragile. Non più le debolezze di prima, che in qualche modo rispecchiano quelle di molti italiani, ma le debolezze che un uomo del suo calibro non può permettersi di avere. L’umanità, alle volte disumana, di Berlusconi viene mostrata rompendo la catena, che egli stesso aveva creato, per produrre quel legame emotivo col suo elettorato. Loro 2 è infatti molto più incentrato su LUI rispetto alla prima parte del film incentrata invece sul personaggio di Scamarcio.

La scelta di dividere il film in due parti è abbastanza opinabile. Per certi aspetti il primo fa da zavorra al secondo, più interessante, dove però non si chiudono molte storie della prima parte lasciando quindi un senso di insoddisfazione. La seconda parte conferma inoltre lo stile pop e naif della pellicola dove i classici riferimenti felliniani vengono offuscati a favore di scelte registiche alla Tarantino o alla Coen brothers. Uno su tutti l’esilarante fake trailer sulle vicende di Lady D., “Congo Diana”, per raccontare il modus operandi fatto di favori atti a comprare questo o quell’altro personaggio, che ricorda i falsi trailer in Grindhouse.

Uno sberleffo dei tanti che in questa seconda parte si mostrano con molta più convinzione della prima. I senatori comprati, le cene eleganti, le promesse mai mantenute, la provenienza dei soldi con cui ha iniziato la sua ascesa imprenditoriale e politica. Sberleffi alle volte troppo espliciti che hanno volgarizzato un film che poteva dire tutto questo senza mostrare. Come nella scena dove un fantastico Servillo-Berlusconi telefona ad un casuale numero per vendere un appartamento ad una signora. Sorrentino invece decide di scendere, in alcuni casi, dai non detti, dalle metafore e dalle allegorie per dire in faccia al vero Berlusconi ciò che probabilmente molti avrebbero voluto dirgli o gli hanno detto veramente senza mezzi termini. Un aspetto tendenzialmente disarmonico dal contesto ma che probabilmente ha dato anche concretezza ad un film altrimenti troppo basato su ipotesi di sceneggiatura più o meno veritiere.

In conclusione Loro è un film che usa i sentimenti per dire la verità. O per lo meno una parte. Le maschere pirandelliane possono cadere solo sotto i colpi di sentimenti ed emozioni e Sorrentino usa queste “armi” per mostrare le sfaccettature più nascoste di uno dei personaggi più in mostra degli ultimi 20 anni. Non si può definire un film a favore o contro Berlusconi. Proprio per i motivi spiegati inizialmente. I suoi nemici e le accuse verso di lui sono la sua forza così come il mostrare i suoi aspetti più fragili ed emotivi possono invece apparire come elementi deturpanti della sua figura “unta dal Signore”.

Ad ogni modo un film fuori dagli schemi, con un cast eccezionale, tecnicamente solido e divertente con un finale emozionante dove finalmente si vedono “anche” LORO. Un film da vedere.

Alessandro Alberghina

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Alessandro Alberghina

Permaloso come Martin McFly // paranoico come Boris Yellnikoff // simpatico come Jack Torrance // appassionato di arte contemporanea, di architettura e dei giorni dispari del calendario.

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2 Comments

    1. Alessandro Alberghina

      Secondo molti rispecchierebbe la figura di Bertolaso, capo della protezione civile, dati i riferimenti alla gestione degli appalti ai “massaggi” nel centro benessere. Penso però che Sorrentino abbia semplicemente creato vari personaggi come delle chimere. Vedi il personaggio di Santino, un po’ Bondi, un po’ Letta ma con le camicie di Formigoni. Neanche Berlusconi nel film sa chi sia Dio per cui probabilmente rientra più in una figura allegorica completamente inventata atta a laicizzare e smitizzare quella di Berlusconi che per quanto potente è alla fine semplicemente un uomo.

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