venerdì 21 settembre 2018 - 20:33

Loro 1 – Recensione

Dopo aver ricevuto l’Oscar come miglior film straniero nel 2014 Sorrentino ringraziò, tra gli altri, anche Maradona per essergli stato di ispirazione. Se ne La grande Bellezza lo ispirò per il senso dello spettacolo che sapeva regalare durante gli allenamenti, in Loro 1 si potrebbe dire che dal fantasista argentino è riuscito ad assorbire le capacità “dribblatore”. Come Maradona ti faceva credere di andare a sinistra mentre ti dribblava a destra, così Sorrentino riesce a spiazzare lo spettatore in un film su Berlusconi quasi senza Berlusconi. O meglio, senza il Berlusconi che conosciamo noi.

Assuefatti ai salotti politici televisivi degli ultimi 20 anni, siamo abituati a pensare al cavaliere di Arcore in modalità dicotomiche, come succede spesso nella finzione cinematografica, fumettistica o letteraria, tra eroi e villain, tra sacro e profano, tra pornografia e sentimento. Ma qui non si parla solo del personaggio, si parla dell’uomo. Non si parla di politica ma di potere. Non si parla degli italiani ma di “Loro”.

E chi sono loro? Gaber, all’inizio dell’ascesa politica e televisiva di Berlusconi dichiarò: “Non temo il Berlusconi in sé, temo il Berlusconi che è in me”. Loro sono coloro che hanno assorbito Berlusconi nei modi, nella logica imprenditoriale e che lo hanno introiettato senza nemmeno accorgersene. Chi si aspettava un film critico con una sceneggiatura giudicante alla Travaglio o Sabina Guzzanti rimarrà deluso. Quell’aspetto, ormai stra-conosciuto, viene meno, a favore di una visione più profonda e personale collocata in un’estetica tipicamente “sorrentiniana”.

 

Dopo la strenua ricerca di film senza trama, il regista napoletano decodifica anche il genere del film senza creare commistioni ma optando per un qualcosa che semplicemente non è. Troppo lontano dal biopic per essere definito tale, difficilmente si riesce a collocare in altri ambiti. Frasi e storie reali si intrecciano con situazioni stravaganti ed assurde. Personaggi inventati si alternano a quelli veri con nomi alle volte corretti, alle volte modificati. Come Tarantino, che utilizzando trame e generi da b-movie riesce ad elevarli per produrre film tecnicamente e narrativamente raffinati, in Loro Sorrentino eleva alcuni aspetti grotteschi tipici del cinepanettone portandoli in una realtà politica critica. E questo è, per certi versi, la metafora stessa del berlusconismo: un italiano medio tutto donne, auto e pallone che aspira ad elevarsi ad ambiti di potere e rispetto che, per quanto fittizi, sono l’unica cosa che conta nella società dell’apparenza e della comunicazione.

In attesa di Loro 2 questa prima parte è a sua volta divisa in due tempi dove nel primo si parla di loro tramite soprattutto il personaggio arrivista interpretato da Scamarcio e dove la figura di Berlusconi viene citata unicamente tramite la parola LUI. Parola di tre lettere come Dio e tale è la sacralità che usano i personaggi quando ne parlano. Lui che appare solo nella seconda parte collocato nella sua villa privata in Sardegna durante le difficoltà coniugali con Veronica Lario. Un Lui pasoliniamente laicizzato. Non uno sguardo indulgente dunque ma, al contrario, ironicamente blasfemo. Uno sguardo che svela il trucco (non quello composto da molto fard come sappiamo) di un uomo a cui tutti gli italiani, che lo abbiano votato o meno, che lo abbiano amato o meno, hanno creduto.

Difficile dare una valutazione conclusiva ad una prima parte di un film che non è definibile in maniera a sé stante. Tutto si potrebbe ribaltare ed il messaggio, sempre ce ne sia uno, potrebbe avere sapori completamente diversi.

Fare un film su Berlusconi e su questi temi ancora da metabolizzare nella storia del nostro paese è una scelta coraggiosa e che va premiata per il rischio corso. Un racconto tra immagini dure e metafore, tra visioni oniriche felliniane e gag da bagaglino. Un racconto dell’Italia nelle sue contraddizioni, nel suo svilimento e degrado. Una lente di ingrandimento di un graffito sulla Venere del Botticelli, di un ananas nella pizza, della parola apericena nel nostro dizionario.

Alessandro Alberghina

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Alessandro Alberghina

Permaloso come Martin McFly // paranoico come Boris Yellnikoff // simpatico come Jack Torrance // appassionato di arte contemporanea, di architettura e dei giorni dispari del calendario.

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