venerdì 14 dicembre 2018 - 01:50

Walsch ha parlato con Dio

È arrivato il momento di fare una bella chiacchierata con Dio. Avete capito bene, con Dio. Basta con i vostri psicoanalisti e i vostri compañeros del Fantacalcio. Mettete un attimo in borsa le miss sputasentenze con cui andate in piscina o al club delle cuoche per caso. È il momento di parlare con Dio. Non mi sto inventando nulla: per me avete almeno una volta voluto rivolgervi a-tu-per-tu con Dio in persona, chiedergli magari un miracolo, un bel miracolo coi fiocchi. Vi giuro che ho avuto il piacere di conoscere, giorni e giorni fa (anni dovrei dire) una tipa che voleva un miracolo di questa sorta: nuova vita, nuovo marito, nuova auto (Range Rover se avesse potuto scegliere). Ma non giudico, non giudichiamo, Dio è misericordioso perciò la saviezza in questo caso è fuori luogo come un gatto vicino all’acquasantiera. Ma poi, davvero, che hanno fatto i gatti di male per essere associati al diavolo? Superstizioni. Nient’altro. Superstizioni che li hanno resi i “nemici della fede”.

Conversazioni con Dio è un libro composto da tre volumi in tutto, di cui il primo uscito nel 1998. L’autore è Neale Donald Walsch, un eccentrico americano diventato famoso proprio grazie a queste pagine di conversazioni con il Creatore.
Perché ho tirato fuori dalla libreria proprio questo libro? Non c’è un perché. Non deve esserci sempre una ragione, e oggi che si parla di questo libro che ci proietta nell’oltremondano, meno che mai. Il libro ha semplicemente incrociato il mio sguardo che diceva ora che cosa recensisco? E la “apparizione divina” di queste conversazioni è caduta a fagiolo. Eccoci qui dunque, a parlare con Dio. È ovvio che per avere un incontro più ravvicinato con l’Altissimo dovrete leggere le tre conversazioni, nonché i tre volumi, voi stessi.
Anche questo mese non potete dire che il libro non abbia niente a che vedere con la vita di tutti i giorni. C’è sempre qualcuno che parla con Dio. Una volta vidi una vecchiarda in un supermercato, avrà avuto 80 anni buoni, che pregava nel reparto surgelati… Non so in realtà se stesse effettivamente pregando, fatto sta che aveva le mani congiunte e bofonchiava qualcosa sotto i suoi denti radi. Era più che palese che cercasse di entrare in contatto con l’altro mondo. Non voglio credere che volesse un consiglio divino se comprare gli spinaci o i sofficini col prosciutto. Mi piace pensare che fosse stata costretta ad uscire a fare la spesa proprio nell’ora in cui consuetudinariamente si raccoglieva davanti al crocifisso per pregare.
La gente prega ovunque e nei momenti meno aspettati; ad essere inaspettata spesso è proprio la gente che prega, un Big Jim con un coccodrillo tatuato sul braccio ad esempio o un metallaro che si sente Corey Taylor. La pratica della preghiera è piuttosto vecchia: risale al Medioevo, all’omaggio feudale fatto al signore dai vassalli. Il culto del Cristianesimo guardò proprio a questo. Da allora il cerimoniale non è più cambiato, non è piú passato di “moda” insomma. C’è qualcosa di tanto lontano e di tanto vicino a noi quanto la preghiera? La preghiera non ha età (tipo Amy Adams), non ha dimora (chiesa, supermercato, toilette dell’autogrill), e non ha nemmeno tempo. Questo per dire che la preghiera è onnicomprensiva e plurisecolare, un’invenzione vincente si potrebbe dire.

Questo libro, anzi dovremmo dire questi tre libri, ci fanno capire quanto sia essenziale stabilire un contatto spirituale con l’Oltre, e non necessariamente con l’uomo venerando dalla lunga barba (come i rabbini ci hanno fatto credere) ma semplicemente con l’inintelligibile. Non tutto quello che pare spiegabile con la ragione è effettivamente spiegabile con la ragione. Detta così può sembrare una contraddizione, ma non lo è. Non ci interessa un broccolo se un problema è apparentemente risolvibile col “3+2” o con i rimedi della logica, e seppure verrà risolto in questo modo la sua risoluzione resterà sempre di superficie e non arriverà mai a curare gli spacchi sottocutanei. Una parte consistente della nostra personalità è guidata dall’Es e questo, come centro del vulcanismo irrazionalistico del nostro Io, ha bisogno di connettersi con il “non-scibile umano” per sentirsi completo e compreso. Deve connettersi e comunicare con esso. È nella sua natura che cerchi di farlo. Non vi sto dicendo di pregare o di conversare con Dio, niente di tutto questo: che ognuno faccia i conti con la propria vocazione mangiatempo; quel che è certo è che Walsch ha compreso la necessità di allacciare la propria irrazionalità a quella cosmica. Walsch, amici miei – che sia vero o no – ha parlato con Dio e la buona notizia è che non ha consultato, dopo averlo fatto, nessuno strizzacervelli. Sara dunque vero? Come dice la Luhrmann, God talks back?

Antonello Mortato

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Antonello Mortato

Responsabile categoria READING per Breakoff.it // scrittore & poeta // ama viaggiare e scrivere e/o scrivere viaggiando // nel tempo libero legge, suona la chitarra e si dà alla vita mondana // obiettivo: navigare in sogni illusoriamente irrealizzabili e trasformarli in realtà.

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