venerdì 21 settembre 2018 - 20:47

Kundera e le conseguenze di uno scherzo

Avete presente Ludvik Jahn de “Lo scherzo” di Kundera? Sì, dai, quel romanzo ambientato nella Cecoslovacchia degli anni ’50 del dopoguerra in cui c’è uno studente che finisce male per colpa di una scherzosa cartolina inviata ad una ragazza. Per chi non ce l’ha presente riassumerò: Ludvik scrive questa fatidica cartolina in cui si burla dell’ottimismo del socialismo e poi… zbam, finisce in carcere. Non vi dirò come finisce il romanzo. Mi dispiace ma non ho alcuna intenzione di risparmiarvene la lettura. Vi chiederete però come mai Ludvik finisca in carcere. Le ragioni sono essenzialmente due: la ragazza prende tutto un po’ troppo sul serio e poi l’amico di Lud non ci pensa due volte a piantargli un colpo (molto) basso.
Le conseguenze dello scherzo sono molte: viene espulso dall’università, finisce a lavorare in miniera come militare e solo alla fine viene messo in gattabuia.

Oggi ho ripreso fra le mani questo romanzo che avevo letto anni fa, e mi sono detto che non posso non aprire la rubrica senza parlarvi di questa fatica kunderiana. È straordinario come i romanzi – anche quelli più incanutiti – ci parlino tanto di noi e del Presente. In questa rubrica vorrò proprio scavare tra le pagine di certi libri dimenticati nelle vostre librerie, e provare a dargli voce. Non so se lo sapete, ma i libri parlano molto. Diamine se parlano! Sono dei chiacchieroni patentati… altro che le primipare raccolte spiritualmente attorno ad una brocca di caffè.
Se un libro parla da sé chi se ne sbatte le uova di questa rubrica, direte. Ma ci sono almeno quattordici buone ragioni che mi hanno spinto ad iniziarla. Se ve le dicessi tutte vi stancherei prima del tempo. Facciamo che vi dico solo le prime due: non tratterò dei libri noiosamente (avrei scritto su qualche barbuta rivista di letteratura scritta da altrettante teste barbute altrimenti, non qui) e poi parlerò di cose in cui tutti possono ritrovarsi, noia del giovedì pomeriggio a parte.

Che si diceva? Ah sì, Kundera. Ora niente più cartoline, chi manda più cartoline oggigiorno? Solo gli zii e le suocere in vacanza per farti maledire lo Yorkshire, magari. Ora si whatsappa, altro che cartoline. Io le mando uguale, perciò chiamatemi pure zio Antonello. Ma veniamo al dunque. Vi sarà capitato qualche volta di mandare dei messaggi che vi abbiano compromesso. Mi viene in mente un caso estremo, ricordate quella notizia che ci tirò addosso il tg qualche tempo fa a proposito della ragazzina che si tolse la vita perché una sua amica aveva “social-diffuso” un suo video piccante? Be’, il libro di Kundera è come se fra le tante cose ci dicesse anche: “ragazzi fate attenzione ai messaggi che vi recapitate con il vostro whatsapp perché dall’altra parte qualcuno potrebbe malinterpretarli od usarli contro di voi”.
Lud la cartolina la manda ad una ragazza per attaccare bottone. Non esisteva mica Tinder ancora (tanto meno Happn), sennò si sarebbe scaricato l’app e buonanotte. Ma da quelle tre righe disinvolte si scatena il putiferio. Qualcuno parlerebbe di equivoco, qualcun altro di sfiga acuta. L’amico di Lud gioca sicuramente un ruolo importante nella storyline. Tipo vi è mai capitato che una vostra amica o un vostro amico vi stesse dietro ma che a voi interessasse un’altra/o ragazza/o con cui quella/o che vi faceva la corte si è confidata/o? Bel casino. Ecco, questo è un perfetto esempio di terzo incomodo che potrebbe guastare la festa. A volte ci riesce, altre volte no. Nel caso de “Lo Scherzo” l’amico ci riesce eccome e le conseguenze non sono solo quelle di un sogno d’amore infranto, ma qualcosa di molto peggio: Ludvik cade letteramente in disgrazia.

Come promesso non vi svelerò il finale, ma devo necessariamente aggiungervi un altro pezzo di trama. Ludvik dopo essere stato disingannato e strattonato via dai fumi della rivoluzione, ha ferma in mente una parola sola: vendetta. Cercherà in tutti i modi di coprire di onta “l’amico”, se così possiamo ancora definirlo. Cosa succede poi non ve lo dirò (una promessa è una promessa). Diciamo invece qualcosa sulla vendetta e per farlo mi trasformerò – solo per pochi istanti non temete – in una di quelle teste barbute di cui vi parlavo prima che scrivono su riviste barbute. “Vendetta” viene dal latino vindicta: era il bastone con cui si pungeva lo schiavo che doveva essere rimesso in libertà. Si parla perciò di quel prurito alle natiche che ti prende quando sai che puoi riscattarti da un’ingiustizia subita. Il problema è che in una vendetta il tempismo gioca un ruolo molto importante. Mettiamo ad esempio che sei a passeggiare con la tua ragazza e ad un certo punto uno sconosciuto a cavallo di uno scooter sbuca dal nulla e le soffia la borsa; fai la denuncia e tutto quanto, passano una sfilza di anni e un bel giorno vai a messa e lo riconosci sull’altare che celebra la funzione. Che fai poi? Aspetti che esca dalla sacrestia per dargli una lezione? Ma non è nemmeno colpa tua se quel disastro umano si sia pentito e nel frattempo abbia deciso di prendere i voti. Kundera ci parla della vendetta in modo molto simile, come un qualcosa di fuori luogo: intempestiva e sorprendente. Una vendetta che porta al rovescio della medaglia. Quando leggerete il libro fino all’ultima pagina capirete di cosa sto parlando.

Come avete visto un romanzo può dirci tanto di noi e di quello che viviamo tutti i giorni. In questo, riassumendo, potremmo trovarci un monito alla lesività dei messaggi e delle riflessioni sulla falsa amicizia e sul senso della vendetta, quest’ultima da sempre attuale… la conoscevano perfino i nostri primati che si dedicavano i peggiori spregi quando uno rubava la Cheeta della situazione all’altro. Detto questo, c’è da aggiungere una sola cosa: il titolo. Quanto è bello il titolo “Lo scherzo”? Se ci pensate è stupefacentemente azzeccato. Tutto quanto ha inizio da uno scherzo, da un gioco umoristico lontano da qualsiasi provocazione o sovrasenso. Lud voleva solo flirtare, niente di più e niente di meno. Per concludere mi viene in mente una canzone che è nel catalogo dei classici senza tempo, parlo di uno dei piccoli gioielli dei fratelli Gibb, “I started a joke”: I started a joke/ which started the whole world crying/ But I didn’t see, oh no/ that the joke was on me, oh no.
Non scherzavo quando dicevo che i romanzi sono strettamente legati alla nostra vita di tutti giorni, difatti chi di voi l’avrebbe mai detto che Ludvik de “Lo scherzo” fosse anche il protagonista di una canzone strappalacrime del ‘68?

Antonello Mortato

 

About The Author

Antonello Mortato

Responsabile categoria READING per Breakoff.it // scrittore & poeta // ama viaggiare e scrivere e/o scrivere viaggiando // nel tempo libero legge, suona la chitarra e si dà alla vita mondana // obiettivo: navigare in sogni illusoriamente irrealizzabili e trasformarli in realtà.

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