giovedì 15 novembre 2018 - 13:45

Jurassic World: il Regno Distrutto – Recensione

Jurassic World – Il Regno Distrutto è il quinto capitolo della saga cinematografica basata sui romanzi di Michael Crichton, e seguito del film del 2015, che si può considerare a 14 anni dalla trilogia iniziale, la nuova ripartenza del franchising con tema i dinosauri.

A tre anni dai fatti che portarono alla distruzione del parco giurassico gestito da Claire Dearing (Bryce Dallas Howard) il senato degli Stati Uniti discute sulla possibilità di salvare i dinosauri rimasti sull’isola di Isla Nublar dall’imminente eruzione vulcanica che porterebbe alla loro secondo estinzione dalla faccia della Terra. Verranno però sconsigliati dal Dr. Ian Malcolm (Jeff Goldblum) che raccomanda di lasciarli al proprio destino. Un ex socio di Hammond, progenitore del parco, organizza una missione di salvataggio alternativa chiedendo l’aiuto di Claire e Owen (Chris Pratt), esperto dei velociraptor, per portare in salvo le pericolose creature preistoriche.  La missione si rivelerà meno altruista ed “animalista” di quel che doveva essere con tutte le conseguenze del caso.

Il meccanismo di questa saga negli anni non è mai cambiato. Una situazione potenzialmente idilliaca con volontà filantropiche e positive, si tramuta in una reale catastrofe dettata dall’egoismo e dall’avidità dell’uomo, se non anche dal suo complesso di onnipotenza come animale (teoricamente) dominante sulla Terra.

Perso lo spessore registico dei primi film di Spielberg (che rimane comunque il produttore esecutivo), i nuovi episodi sono costruiti come i dinosauri ibridi da laboratorio protagonisti delle ultime due puntate. Ed anche con lo stesso intento, ovvero quello di creare un prodotto il più possibile vendibile. Questo non è né un merito né un demerito ma un semplice dato di fatto. Bayona costruisce un buon prodotto cinematografico dove divertimento, tensione e azione sono costruite con fare meticoloso ed originale ma di cui si percepisce l’artificiosità tipica del sorriso del venditore di materassi mentre ti mostra il suo prodotto ad offerta limitata fino ai suoi successivi cinquemila rinnovi.

È una trama fatta per compiacere, grandi e bambini, e ci riesce discretamente bene nonostante alcune scene per fanatici al limite della parodia grottesca bollywoodiana. Nei film di fantascienza si tende a tollerare discrasie tecniche, buchi di sceneggiatura e scelte opinabili dei protagonisti ma in alcuni casi la scrittura di Trevorrow, regista del precedente film, si è fatta prendere la mano rischiando di far sprofondare un blockbuster commerciale a quello che Fantozzi pensava de La Corazzata Kotiomkin.

Il cast, oltre al piacevole cameo di Goldblum, è di tutto rispetto, soprattutto con la conferma di Chris Pratt nel ruolo di duro un po’ scanzonato, tipico del repertorio di Harrison Ford, di cui potrebbe essere presto l’erede come prosecutore delle prossime puntate di Indiana Jones.

In conclusione Il regno distrutto è un ottimo film di intrattenimento, tecnicamente ben fatto, con una fotografia che valorizza ogni scena d’azione e che dà allo spettatore medio quello che un film sui dinosauri deve dare. Le carenze sono piuttosto a livello di trama, nonostante alcuni risvolti sorprendenti, che potrebbero portare i futuri sequel ad un ultimo bivio prima del poco auspicabile ritorno a remake o reboot. Infatti, o riusciranno a dare nuova linfa ad un soggetto ormai abbastanza consumato dagli anni e dalle sceneggiature, o finiranno nella trashata definitiva da mettere in libreria tra Alex l’ariete e Pecore assassine.

Alessandro Alberghina

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Alessandro Alberghina

Permaloso come Martin McFly // paranoico come Boris Yellnikoff // simpatico come Jack Torrance // appassionato di arte contemporanea, di architettura e dei giorni dispari del calendario.

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