mercoledì 12 Agosto 2020 - 20:47

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IT – Recensione

Quando venni a sapere la notizia che la Warner avrebbe prodotto un nuovo adattamento cinematografico del più famoso libro di Stephen King la mia reazione fu tipo “Eccoci, di nuovo…”.

Con questa storia dei remake/reboot in questi anni sono stati sciupati talmente tanti capolavori che ogni volta se ne sente parlare viene automatico storcere un po’ il naso. Stavolta però, il caso ha voluto che il lavoro diretto da Andres Muschietti (già autore de La madre, 2013) sia un lavoro dal valore assoluto.

Innanzitutto per due motivi fondamentali: questo nuovo IT è tutto tranne un remake o reboot ma soprattutto, il film del 1990 targato Tommy Lee Wallace (con un Tim Curry sugli scudi, sia chiaro) non è certo un capolavoro.

Il film segue lo stesso format del suo predecessore, i due episodi (il secondo previsto per autunno dell’anno prossimo) stile miniserie tv permettono di affrontare al meglio la stesura di un racconto che si basa su un libro di mille pagine e che si estende all’interno di un vastissimo arco temporale, accompagnando i protagonisti dall’età pre-peli sul petto, a quella del “divorziato con due figli”. Non è roba da ridere direi.

Muschietti, in due ore circa di proiezione condensa all’interno del suo film vari generi cinematografici, dei quali l’horror non è certo il primo che viene in mente.

È un’operazione nostalgica degli anni ’80 quella messa in atto, epoca peraltro nella quale si svolge la sceneggiatura firmata Cary Fukunaga (True Detective, e ho detto tutto), probabilmente l’ultimo grande decennio di spessore del cinema Hollywoodiano e dell’horror stesso (come ricorda anche il film, nel 1984 usciva un mostro come “A NightMare on Elm Street”, per citarne uno).

Dall’horror al racconto di formazione il passo è breve, tanto che sembra di ritrovarsi di fronte ad un Stand by Me (King, di nuovo) su base orrorifica che contemporaneamente fa riscoprire agli occhi le calde estati che tutti abbiamo trascorso da ragazzini e dall’altro strizza inequivocabilmente l’occhio alle nuove generazioni.

È tutto perfettamente mescolato e tutto perfettamente in linea con l’obiettivo. Ma non solo il gioiello di Rob Reiner del 1986 passa per la testa del più attento spettatore. C’è tutto il cinema adolescenziale degli anni Ottanta, quello in cui la fantascienza diventava roba per ragazzini con Ritorno al Futuro, I Goonies ed ET. Dove il linguaggio cinematografico si semplifica a favore dell’empatia con il pubblico dei più “piccoli”.

In IT ritroviamo la spensieratezza dell’eta preadolescenziale costantemente accompagnata dall’ansia e dall’incubo del male che incombe. Il nuovo Pennywise, personaggio cult sotto ogni punto di vista, si smarca dall’inarrivabile interpretazione del fenomeno Tim Curry diventando soggetto meno personalizzato dall’attore che lo interpreta e più rappresentazione del male assoluto, simbolo dell’incubo nel senso più stretto del termine.

Con una velata ma sempre presente CGI, il Clown Danzante interpretato da Bill Skarsgård è inquietante e spaventoso ai massimi termini ogni qualvolta avvenga il suo ingresso in scena. Da brividi svariate sequenze, tra cui su tutte probabilmente quella che si svolge in cantina a casa di Billy.

Questo nuovo IT è stato una piacevole sorpresa, in tutti i sensi. Definirlo un horror ne sminuisce quasi le potenzialità e personalmente ritengo alcuni temi molto più forti e presenti rispetto a Pennywise che mangia i bambini. Uno su tutti, ovviamente, l’amicizia.

C’è un gruppo di ragazzini, disagiati, problematici, la cui vita è per certi versi un casino, un incubo di per se. Sono già grandi perché si trovano ad affrontare difficoltà e problematiche dei grandi e da soli, probabilmente, non ce la farebbero. Per affrontare la vita, le sue difficoltà e i suoi denti aguzzi, non possono che stringersi l’un l’altro, in un abbraccio impenetrabile, scudo e arma per affrontare la realtà ed in essa anche l’incubo.

Sono eroi, moderni e senza età. Ed ognuno di noi si rivedrà in quel gruppo di scapigliati, nelle loro gesta, nei loro primi sguardi alle ragazzine, nel loro ribellarsi al bullo di turno, nel loro crescere insieme e diventare grandi durante il corso di una sola estate. Combattendo insieme ogni giorno contro la vita, per vivere.

 

Andrea Vannini

About The Author

Andrea Vannini

Autore della rubrica Recensioni..in so many words per Breakoff.it // organizzatore di eventi // il cinema la sua più grande passione // pessimista galoppante // nel tempo libero alterna MMA, Brazilian Jujitsu e dormite

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