mercoledì 21 Agosto 2019 - 12:20

IT e l’evoluzione della paura

IT è tornato! Il personaggio creato da Stephen King nel 1986 riappare nel nuovo film di Andrès Muschietti uscito in Italia il 19 ottobre, 27 anni dopo la miniserie televisiva che terrorizzò la generazione dei millenials, in particolare quella nata negli anni ’80.

Due film imparagonabili da molti punti di vista. L’IT del 2017 è un film vero, realizzato con un budget importante, con tecnica e attori di tutto spessore. La serie degli anni ’90, vista oggi, risulta ai limiti del ridicolo malgrado l’ottima interpretazione di Tim Curry. Eppure nonostante tutto quest’ultimo aveva qualcosa capace di toccare le paura più profonda dei ragazzi.

Il nuovo IT è molto più esplicito, con scene splatter e violente dove la paura non è semplicemente suggerita ma mostrata, grazie anche ad una CGI ottima ed un montaggio sonoro ben fatto nonostante l’uso eccessivo del jumpscare.

IT non è un semplice film di paura ma un film sulla paura. Un’analisi psico-sociologica su ciò che l’uomo teme soprattutto negli anni preadolescenziali, punto dove si interrompe la prima parte della storia. Pennywise infatti è un essere mutaforma capace di mostrarsi ad ogni singolo bambino con le sembianze della sua peggiore paura e che si nutre del terrore che ha ispirato.

È interessante notare come in quest’ultimo film certi mutamenti sono cambiati o elusi, rispetto sia al romanzo che alla versione televisiva. Spariti mummie, licantropi e mostri di Frankenstein, le paure sono trasmesse da personaggi meno ancestrali e più sovrannaturali.

Rispetto a 30 anni fa infatti sono cambiate le paure e siamo cambiati noi (rivolgendomi ai millenials di cui prima). Era sufficiente mostrare meno perché la paura era di fatto l’ignoto che veniva riempito con la propria fantasia.

In una società multimediale e super-social però non esiste più questo spazio, che deve essere quindi riempito con quanto di più possibile orrorifico sia immaginabile dal regista. Non è un caso infatti che negli ultimi anni i sottogeneri dell’horror come i torture porn (Hostel, Saw, etc) abbiano avuto un peso importante nella distribuzione cinematografica. Esplicitazioni grafiche che però non toccano le corde più profonde dell’inconscio come faceva il vecchio IT, soprattutto nella forma di Pennywise, il clown ballerino.

Il clown per Stephen King (e non solo) è infatti il personaggio più inquietante della sua infanzia. Esiste anche una fobia certificata, la coulrofobia.

D’altronde il pagliaccio è un uomo mascherato che fugge da qualsiasi interpretazione dei suoi intenti. Una persona risulta inquietante quando non si capisce se sia da temere o meno. Un individuo truccato con il disegno di una posticcia bocca sorridente che non per forza combacia con la vera espressione del suo volto è un aspetto terribile per la sicurezza che un bambino ricerca in un adulto.

Un altro aspetto interessante in IT è il ruolo dato agli adulti. Complici ed in simbiosi con l’entità demoniaca a malapena si accorgono dei fatti truci che avvengono nella cittadina di Derry. Un’interpretazione può essere che le paure degli adulti sono diverse, meno archetipiche e basate sulle influenze della società. I personaggi inquietanti diverrebbero semplici attori del grottesco. A meno di non far apparire esattori delle tasse o taglia-teste aziendali.

King mostra un mondo degli adulti che ha perso la speranza, dove la paura ha vinto creando un luogo dove nessuno ha paura.

Ed è un po’ questa la morale: le paure non vanno sconfitte, vanno affrontate. Devono essere mantenute in un limbo dove se troppo alte ti paralizzano, se troppo basse non ti motivano. E per affrontarle devi andarle a cercare in prima persona, come faranno i Losers all’interno delle fogne, che altro non sono che la metafora dell’inconscio. Un luogo oscuro in cui è difficile andare ed in cui è facile perdersi. Aspetto, quest’ultimo, fondamentale del romanzo e poco curato in entrambi i film a causa della quasi impossibile trasposizione cinematografica.

Per cui se avete perso le vostre paure, andate a cercarle, prima che un palloncino rosso torni a cercare voi.

 

Alessandro Alberghina

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Alessandro Alberghina

Permaloso come Martin McFly // paranoico come Boris Yellnikoff // simpatico come Jack Torrance // appassionato di arte contemporanea, di architettura e dei giorni dispari del calendario.

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