martedì 16 ottobre 2018 - 19:52

Io sono Dot – Recensione

La fortuna di nascere in una famiglia perfetta non capita mica a tutti, è chiaro; e quando a questo si aggiunge anche il fatto che i tuoi genitori sono dei falliti totali allora non ti chiedi neppure cosa ne sarà di te in futuro. Lasci semplicemente che accada, il futuro. La strada è tracciata, tanto vale percorrerla. Con il romanzo “Io sono Dot”, lo scrittore statunitense Joe R. Lansdale sembra provare a rompere – in maniera geniale e sognante – il filo rosso che collega il destino dei figli a quello dei genitori; un’inversione di tendenza rispetto a quei fallimenti congeniti, iscritti nel patrimonio genetico, che sembrano trasmettersi nelle generazioni successive e tanto capaci di influenzarne l’esistenza. L’autore con una tecnica di evocazione quasi filmica, alla Peyton Reed verrebbe da dire, ci regala lo scorcio di un vissuto americano periferico, lontano dalle luci della città e vicinissimo alla povertà degli emarginati, degli esclusi.

Dorothy Sherman sa cosa vuol dire nascere nel posto sbagliato e da dei genitori buoni a nulla. La sua vita è un disastro su tutti i fronti: un giorno suo padre esce di casa per andare a prendere le sigarette e non fa più ritorno: lei ha solo 12 anni. Quando ne ha 17 la sua vita non migliora di certo: ha un modesto lavoro e si ritrova a vivere con la madre, il fratello minore Franck e una nonna svogliata in una roulotte nelle campagne del profondo Sud dell’America.
Anche la sorella di Dot, Raylynn, scappa da una relazione complicata e violenta. Casa Sherman diventa ben presto un concentrato di infelicità, di personalità tragicomiche e vite sospese. La miseria si respira a secchiate in quella casa su ruote e c’è poco di tutto. Tuttavia, Dorothy non ne vuole proprio sapere di stare lì a vedere la vita passarle accanto. Ha dei sogni: vuole prendere il diploma, andare al college e ottenere una laurea, tutto per cercare di affrancarsi da quella sorta di prospettiva di insuccesso a cui sembra essere stata predestinata. Per adesso si accontenta di fare la cameriera sui pattini in un Drive-In, in attesa della svolta decisiva. L’inversione di marcia si presenta quando un fantomatico Zio di nome Elbert compare nella roulotte di famiglia. Grazie a lui, Dorothy dal caratteraccio e dalla lingua tagliente, cercherà di riscattarsi dimostrando che il frutto, qualche volta, può cadere lontano dall’albero.

Mai banale e fuori dal tono paternalistico, la scrittura di Lansdale è la vera sorpresa; funge da contrappunto alla banalità e al dramma della vita che narra e ne stempera la carica emotiva, rendendo la lettura scorrevole e leggera. Niente di meglio per chi vuole concedersi una pausa non troppo impegnativa e nello stesso tempo addentrarsi in una storia multiforme, la storia di questo romanzo in salsa agrodolce.

Luca Calò

About The Author

Luca Calò

Scrivo // Quando non scrivo, penso a cosa scrivere // Appassionato, sognatore e sperimentatore // Amo le short stories; non serve molto tempo per leggerle, giusto quello che si potrebbe utilizzare per portare fuori il cane o per cambiare colore ai capelli, eppure ti cambiano la vita.

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