venerdì 21 settembre 2018 - 20:44

Intervista a Michele Dalai

Per Breakoff abbiamo contattato Michele Dalai, noto conduttore radiofonico, opinionista tv, collaboratore di Repubblica, Sportweek, La Stampa e autore di opere come “Onora il Babbuino” e “La lentezza della luce”. Nella nostra chiaccherata, Michele ci ha raccontato un po’ delle sue attività, dei suoi progetti e delle sue passioni.

 

–       Editore, scrittore, autore televisivo, conduttore radiofonico e televisivo. In quale di queste vesti ti senti maggiormente a tuo agio?

La verità è che non lo so, non l’ho ancora capito e potrebbe essere una buona cosa. Mi piace imparare nuovi linguaggi narrativi, raccontare in tanti modi e con tanti mezzi. Credo sia fondamentale non tradire la propria inclinazione, quando l’ho fatto mi sono ritrovato in difficoltà e senza chiavi di lettura. L’opinionista, per esempio, è una cosa che non voglio mai più fare. Un po’ perché non penso di avere opinioni su tutto, poi perché credo che più delle opinioni conti la competenza e spesso, molto spesso conosco poco dei temi su cui mi vengono chieste opinioni

 

–       Sei sulla scena letteraria ormai da diversi anni, avendo pubblicato ben cinque libri, l’ultimo dei quali è “La lentezza della luce“, uscito proprio quest’ anno. Per chi non lo avesse ancora letto, di cosa parla questo tuo ultimo lavoro?

Di crescere senza il talento che uno avrebbe voluto possedere, di adeguarsi a questa condizione, di trasformarla in una virtù. Il tutto letto attraverso la bellissima lente d’ingrandimento dello sport.

 

–       Che esperienza è stata poterne parlare agli incontri con gli studenti di licei e università italiani?

Un’esperienza bellissima, complessa e piena di sfide. Gli adulti sono corrotti, nel senso che vivono di pregiudizi radicati e sanno recitare. I liceali, gli adolescenti no, in genere non hanno filtri e la loro fiducia devi conquistartela, fiducia e ascolto. L’attenzione di quei ragazzi è un premio fantastico, arriva all’improvviso come un’onda d’urto e cambia il suono delle aule in cui li incontri. Un attimo prima non c’erano, un secondo dopo ti seguono, è straordinario ed emozionante.

–       Hai condotto anche dei programmi tv (su Sky, proprio quest’anno, “Due di uno“) come “Ultras nel mondo: curve infuocate” su Discovery Channel e DMAX riguardante appunto il mondo degli ultras, di cui si parla spesso da ormai molti anni. Qual è la tua visione riguardo questo fenomeno?

È cambiata negli anni. Credo sia una delle possibili manifestazioni del ribellismo giovanile e la considero una delle migliori, quando è creativa e non stupidamente violenta. Ma quando vedo i miei coetanei che per motivi diversi ma mai troppo nobili continuano a giocare alla guerra da stadio, un po’ mi deprimo.

–       Dal 2015 conduci su Radio 2 “Ettore” un programma nel quale, in particolar modo nell’ultima stagione, hai avuto modo di raccontare brillantemente la vita di molti personaggi che hanno lasciato il segno nella storia del mondo sportivo, politico, culturale, musicale, sociale, cinematografico e chi più ne ha più ne metta. Quale di questi numerosi personaggi ti ha emozionato di più tratteggiare? 

Il mio idolo Edward Murrow, l’uomo che ha inventato un nuovo modo di fare televisione e di racontare i fatti. La storia del Titanic e le mille storie chiuse in quella più grande. La vita di James Brown e quella di Joe Frazier, la storia di Anna Magnani. Ma fatico a limitarmi a queste, mi innamoro di molte delle storie che racconto.

–       Quanto è importante, grazie allo storytelling, tenere vive queste personalità, soprattutto per chi non ha avuto modo di viverle?

È un dovere morale. Tramandare la memoria, non permettere che donne e uomini straordinari come quelli vengano dimenticati, portare quando si può la testimonianza della loro voce.

 

–       Un’altra delle tue grandi passioni è sicuramente la musica; quali sono i tuoi gusti a riguardo? So che in passato sei stato anche batterista di alcune band punk della scena milanese…

Un batterista tecnicamente mediocre ma molto generoso e abbastanza preciso. Sono onnivoro. Più semplice dirti cosa non ascolto: prog rock, reggaeton e techno. Darei un braccio per riavere i Beastie Boys.

 

–       Prima di salutarci ti voglio chiedere a quali progetti stai lavorando,magari puoi darci qualche anteprima..

È andato in onda da poco su Rai Due un mio speciale su Bartali e il Tour del 1948. Da quello potrebbero nascere altre occasioni. Vorrei portare proprio quella storia nei teatri, con un musicista che stimo molto (ma di cui per ora non faccio il nome). A settembre inizia la quarta stagione di Ettore. Mi dovrete sopportare ancora per un po’

 

Intervista di Lapo Nencioni

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