mercoledì 20 febbraio 2019 - 10:39

Intervista a Carlo Lucarelli

Carlo Lucarelli.   Photo: Marilla Sicilia/ LaPresse

Sicuramente un personaggio di #attualità, quello svelato nell’ interv-YOU! di questa settimana.  Scopriamo insieme i suoi nuovi progetti e anche qualche “cicca” del passato di Carlo Lucarelli .

– Scrittore, regista, sceneggiatore e giornalista, il pubblico italiano ti conosce soprattutto come conduttore televisivo di programmi di successo in cui hai analizzato con maestria fatti di cronaca e casi più o meno (ir)risolti, degli ultimi sessant’anni della storia italiana. Ma da dove nasce questa passione, che ti ha portato a diventare uno dei migliori giallisti italiani?

Mia madre era una grande lettrice, che leggeva di tutto e quando incontrava un libro che le era piaciuto me lo passava, fin da quando ero un ragazzino. Senza commenti, senza distinzioni di genere o altro, solo che le era piaciuto e basta. Non sempre piacevano anche a me, naturalmente, ma dopo un po’ mi sono accorto che apprezzavo soprattutto i romanzi scritti in un certo modo. Mistero, suspense, tensione e una storia che non viene raccontata tutta subito. E che di solito ha a che fare con la metà oscura del mondo e delle cose. E’ così che più che scegliermelo da solo e coscientemente mi sono ritrovato a guardare le storie -sia come lettore che come scrittore, sia quelle reali che quelle inventate da un certo punto di vista.

– Tra i casi che hai analizzato, qual è stato il più difficile da ricostruire e conseguentemente portare sullo schermo? E qual è, invece, quello che ti ha appassionato maggiormente?

Non c’è stato un caso più difficile di altri, nel senso che tutti mi hanno emozionato e colpito allo stesso modo, altrimenti non li avrei scelti, e tutti, sia i casi di cronaca che raccontavamo agli inizi che quelli più storici e politici degli ultimi anni, avevano le stesse difficoltà. Raccontare le cose il più oggettivamente possibile, basandoci su fatti accertati e ipotesi dichiarate, in modo da non sembrare faziosi o farci querelare. Nessuno ha idea quante cose di cui abbiamo intima e soggettiva certezza non possano essere raccontate facilmente in assenza di atti giudiziari che le comprovano, almeno in televisione e in programmi come il nostro. Non c’è un caso che mi ha appassionato più di altri, altrimenti, appunto, non li avrei scelti. Però do una risposta lo stesso, che è, appunto, una scelta voluta: la strage di Bologna del 2 agosto 1980. E’ la mia città, passo spesso davanti alla crepa che ancora c’è sul muro della sala d’attesa, alcuni miei amici portano i segni addosso della bomba e chiarire fino in fondo i motivi di quella strage farebbe luce su molta della nostra storia recente.

– Hai collaborato come sceneggiatore di famosi film, basti pensare a “Non ho sonno” di Dario Argento, e alla stesura di fumetti del calibro di Dylan Dog, nel caso del numero 153 di Dylan Dog “La strada verso il nulla”; come sono nate queste opportunità? 
Cosa sei riuscito a portare del Carlo Lucarelli scrittore, in queste esperienze?

Mi è capitato di sceneggiare alcuni dei miei romanzi o di seguire personaggi miei, come Coliandro, ed è una richiesta che è sempre venuta dal fatto che romanzi e personaggi fossero, appunto, miei e che quindi potessi dare una mano. Poi un po’ ho imparato e così sono entrato anch’io nel magico mondo della sceneggiatura. La collaborazione a “Non ho sonno” è nata perché un giorno ho incrociato per caso Dario Argento, al Noir in Festival di Courmayeur. Dopo un po’ Dario mi ha telefonato perché stava scrivendo il suo film e aveva bisogno di un esperto di polizieschi con poliziotti, mi reputava tale e mi ha chiesto di dargli una mano. Io, che sono un suo fan sfegatato dai tempi di “Profondo Rosso”, ho colto l’occasione al volo e mi sono tuffato. Esperienza bellissima con un grande regista che allo stesso tempo è una persona piacevolissima. Per Dylan Dog lo stesso, me l’hanno chiesto e mi sono fatto coinvolgere con entusiasmo, visto che Dylan è un personaggio straordinario.

– Molti penseranno ad un’altra delle tue numerose esperienze, quella di Radio Deejay dove nel programma “Dee Giallo” hai saputo toccare ogni parte del mondo ed epoca, trattando di numerosi personaggi tra loro molto diversi. Abbiamo così avuto modo di conoscere aneddoti alquanto interessanti della tua vita personale, come ad esempio che Antonio Meucci era tuo bisnonno; come ne sei venuto a conoscenza e che effetto fa essere nipote di uno dei più grandi geni degli ultimi secoli, nonché nostro concittadino?

Ne parlava sempre mia nonna, che era la sua diretta discendente, Meucci per me è un po’ più che bisnonno. Poi ho cominciato a studiarne la biografia, e ho scoperto anche lì un personaggio straordinario, che ha fatto una vita da romanzo. Rivoluzionario, inventore, amico di Garibaldi, perseguitato dalla sorte che ne ha fatto un personaggio epico. Un grande, davvero, mi ricordavo lo sceneggiato che la Rai fece a suo tempo, quando ero piccolo, con Paolo Stoppa. Credo che sarebbe ora di farne un’altra fiction, sul grande bis-bisnonno Meucci.

– Passando alla musica, è vero che da ragazzo facevi parte di un gruppo punk e che proprio Ted Bundy, uno dei più efferati serial killer della storia,ha ispirato uno dei testi della band?

Si dice che quando si fonda un gruppo così, per gioco, chi non sa suonare niente suona il basso e chi non sa suonare neanche quello canta. Io cantavo, appunto, in un gruppo punk che si perde nella notte dei tempi, così scassati che non riuscimmo a produrre neanche un demotape (preistoria, appunto). Però sì, i nostri temi erano serial killer e film del terrore. Ovviamente ironici e grotteschi, roba da punk.

– Delle numerose esperienze che hai fatto durante la tua carriera, ce n’è una che ti porterai dentro un po’ più delle altre? E se sì, perché?

E’ una di quelle che sto facendo adesso e che ha che fare solo marginalmente col mio mestiere di scrittore. Lavoro per un fondazione della regione Emilia-Romagna che si occupa di aiutare le vittime di gravi reati. E’ una cosa che mi da la sensazione reale di essere concretamente utile a qualcosa – che per un cosiddetto “intellettuale” non è una cosa scontata – e mi fa conoscere direttamente quella metà oscura di cui ho sempre scritto, con risvolti, come la violenza di genere o quella sui minori, davvero agghiaccianti.

– Prima di salutarti e di ringraziarti, non possiamo non chiedere se stai lavorando a qualche nuovo progetto e, soprattutto, quando potremo vederlo!

Sto scrivendo un nuovo romanzo con il mio commissario De Luca, sto pensando a una nuova serie tv per Coliandro, a una terza stagione per “La porta rossa”, la cui seconda dovrebbe andare in onda agli inizi di febbraio, e a un’altra stagione di “Inseparabili”, che intanto andrà in onda a metà gennaio su Sky Arte. Vediamo un po’.

Lapo Nencioni

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Lapo & Michel

Autori per Breakoff della rubrica musicale Bring the Noise // Vocalist di Break the Radio // Fanno cose, vedono gente

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